Imposizione vaccinale


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I vaccini sono un obbligo imposto dalle istituzioni, e di riflesso dalle case farmaceutiche per garantire il diritto al profitto corporativo. E’ pur vero che anche 40 anni addietro esistevano tali vaccinazioni, ma ciò non significa che siano giuste ed utili a non diffondere epidemie. Si dice da anni che molte malattie sono state debellate proprio grazie ai vaccini, ma in realtà non è così…anzi nuovi ceppi virali sono presenti ed altri arriveranno sempre e comunque per garantire il raggiungimento di un obiettivo capitalista. Peggio se molti ritengono, erroneamente, che la diffusione di presunte malattie sia causata da un afflusso esagerato di migranti (vedi ultimo caso di malaria). I motivi per cui avvengono tali episodi, pur terribili, sono da ricercare altrove e in altri ambiti. Purtroppo la strumentalizzazione con cui i mezzi d’informazione intendono fare notizia è ormai quotidiana e su ogni fronte. Non esiste più, o poco, il diritto alla libera informazione anche e soprattutto con l’avvento delle web-news, sempre più infondate e troppo veloci per essere verificate e discusse. Questo è un grave danno che si ripercuote su tutta la collettività, ed in misura ridotta su gli stessi autori di tali scempi scandalistici che perdono quindi ogni credibilità. E’ pur vero che gli utenti finali si preoccupano solamente di creare scalpore ed audience personale, quindi è ovvio e scontato che si arrivasse a questo. Del resto la generazione dei social-network è viva e vegeta proprio grazie al “fake” e a tutto ciò che ne consegue. Quindi…perchè contraddirla ufficialmente?

Di seguito un acuta riflessione su ciò che riguarda l’attuale vaccinazione obbligatoria nata e concepita grazie ad un allarmismo sconsiderato frutto di strategie ben mirate a creare profitto opportunista. Peccato che le vittime di tale scempio commerciale siano ignari e purtroppo innocenti!

Di Adriano Fragano

“Non voglio entrare in merito alla questione vaccini perché è stato detto davvero di tutto, vorrei solo fare una semplice considerazione sulla presunta situazione di “libertà” in cui viviamo. La nostra società ci impone un numero infinito di costrizioni di vario genere, ma le più pesanti e intollerabili – a mio avviso – sono quelle che hanno a che fare con il controllo dei corpi. Quello della campagna forzata di vaccinazione è un esempio lampante: nel nostro Paese non è possibile realmente capire (e tantomeno decidere) cosa iniettare nel nostro corpo, pena l’esclusione da un presunto diritto che però è in realtà un altro obbligo: quello della scolarizzazione e in definitiva dell’inclusione sociale.
I vaccini coatti si collegano con un’altra enorme ingiustizia che riguarda la legittima gestione del nostro corpo (sono solo due esempi ma in realtà ce ne sarebbero davvero molti altri), quella del divieto di decidere quando porre fine alla nostra esistenza. Con questi due esempi si chiude un cerchio di controllo biologico degli individui che parte dalla nascita (vaccinazione) e termina con l’ultimo giorno di vita.
Tali considerazioni sono ovviamente scontate, ma forse sono utili per comprendere in che situazione ci muoviamo anche in relazione alla lotta per le libertà degli altri Animali che sempre più pare essere una finestra aperta sul futuro degli individui della nostra specie.”

 

Foto di John Holcroft

 

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Scopri il tuo Cibo


“Ti sei mai chiesto cosa ci sia dietro ai prodotti che finiscono nei nostri piatti? Ogni prodotto che mettiamo in tavola porta con sé una vera e propria storia spesso al limite dell’immaginabile per noi consumatori finali. Proprio per questo motivo Animal Equality ha deciso di lanciare questo nuovo progetto dal titolo Scopri il tuo Cibo. Questo nuovo mini documentario getta luce sui retroscena dell’industria alimentare svelando le implicazioni etiche, sociali ed ambientali delle nostre scelte quotidiane.
Il tutto in meno di dieci minuti!”

“Un giorno, tra decenni, forse tra un secolo, gli storici guarderanno al passato e parleranno di questi tempi come dell’era della carne. Che a quel punto sarà finita per sempre.”

 

Fonte  Animal Equality Italia (info@animalequality.it)

Una critica al veganismo multifunzionale


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Da Veganzetta.org:

“Il veganismo viene spesso promosso come un’ideologia multifunzionale. Come se l’orrore degli allevamenti non fosse sufficiente ad argomentare in favore della liberazione animale, numerose associazioni animaliste scelgono di ampliare quello che dovrebbe essere un dibattito unicamente etico, portando a sostegno del veganismo preoccupazioni di tipo ecologico o salutistico (anni fa venivano chiamati argomenti indiretti).
Avere una pelle più sana e un sistema immunitario più forte, combattere contro la deforestazione e l’inquinamento degli oceani, vengono elencati tutti come buoni motivi “per passare a veg”. Soprattutto dopo l’uscita del documentario Cowspiracy, che ha tradotto in un linguaggio accessibile al grande pubblico i dati scientifici della FAO sulla relazione tra consumo di prodotti animali e cambiamenti climatici, le motivazioni ambientali del veganismo sono diventate sempre più popolari tra gli attivisti, che frequentemente argomentano come un’alimentazione vegana sia l’unica in grado di salvare il pianeta. Strategie comunicative di tale genere sono da intendersi come speciste. Suggerire di diventare vegani per salvare il pianeta da catastrofi ambientali sottende che l’ecatombe di Animali che si consuma quotidianamente sulle nostre tavole sia un fenomeno di secondaria importanza rispetto all’insostenibilità ambientale del ciclo della carne. Per dirla con Pierre Sigler, promuovere il veganismo con motivazioni ecologiche sarebbe come suggerire di fermare un genocidio “perché produce troppo sangue e questo inquina le acque sotterranee”. Un altro dei problemi principali dell’utilizzare la retorica dell’ecologia antropocentrica a sostegno del veganismo multifunzionale, riguarda il modo in cui gli Animali non Umani vengono rappresentati. Se l’antispecismo vede negli Animali delle vittime che devono essere liberate dal dominio umano, l’ecologia superficiale non guarda all’Animale come a una vittima, ma come a un eco-mostro che mangia e beve troppo, emette centinaia di litri di metano e produce troppe deiezioni. In altre parole, in una comunicazione ambientalista specista, non si considera il fatto che la Mucca sia stata sfruttata, stuprata e ammazzata, ma semplicemente che sia vissuta e che lo abbia fatto in un modo non sostenibile. Il problema che l’ambientalismo antropocentrico si pone, quindi, non è come porre fine al dominio umano sull’Animale, ma come trasformare “l’eco-mostro” in un essere vivente eco-compatibile. Questo è un problema che ha scatenato la creatività perversa di scienziati da ogni parte del mondo – canadesi e statunitensi stanno studiando vaccini contro il metano e mangimi altamente digeribili per rendere sostenibile il ciclo della carne. In India l’Università di Veterinaria dello Stato del Kerala sta allevando le Mucche “amiche del pianeta”: Bovine nane destinate alla produzione di latte, che emettono il 90% di metano in meno di una Mucca normale. In Argentina, invece, l’Istituto Nazionale di Tecnologia Agricola è riuscito a trasformare il metano prodotto dalle Mucche in un’opportunità economica e in una nuova forma di sfruttamento. Inserendo un tubicino all’interno dello stomaco dei ruminanti e collegandolo a un sacchetto fissato sulla loro schiena, i ricercatori sono riusciti a raccogliere il metano prodotto, trasformando le Mucche in una fonte di biocarburante. Secondo gli scienziati argentini, con i suoi gas, una Mucca potrebbe essere in grado di alimentare il motore di un frigorifero. Se dunque il problema ambientale legato al consumo di prodotti animali pare risolvibile al di fuori di una dieta vegana (oltre alle ricerche sopra citate, ci sono anche studi su mangimi in grado di far crescere gli Animali più velocemente, in modo che questi utilizzino meno risorse), il problema etico è invece presente in tutta la sua drammaticità. Il caso delle Mucche indiane dimostra come l’ambientalismo antropocentrico percepisca gli Animali non come soggetti, ma come oggetti da manipolare e trasformare, mentre l’esempio delle Mucche argentine suggerisce la possibilità che un ambientalismo superficiale possa addirittura portare a nuove forme di dominio. Ed è proprio di dominio e di antropocentrismo – e non di salutismo e ambientalismo – che il movimento vegano deve parlare. L’antispecismo mira a decostruire la convinzione che gli Umani godano di uno status morale superiore rispetto agli altri Animali. Come movimento di giustizia sociale, il veganismo etico non può trasformarsi in una crociata senza alcuna ideologia il cui unico scopo sia convertire quante più persone possibili ad una dieta, offrendo ad ogni “infedele” la sua buona ragione (specista) per non mangiare Animali. Come vegani antispecisti, dunque, non stiamo combattendo una crociata, ma prendendo parte a una rivoluzione: una rivoluzione contro un sistema basato sull’oppressione, sullo sfruttamento e sulla mercificazione d’individui.”

Elisa Valenti

Per approfondire:

www.telegraph.co.uk/news/2016/05/05/india-to-fight-climate-change-with-dwarf-cows-that-rarely-break

http://intainforma.inta.gov.ar/?p=19084

 

Original post Una critica al veganismo multifunzionale

 

 

Parlare e discutere di liberazione Animale non solo è precoce, ma azzardato ed assolutamente complesso in un sistema che mercifica le vite. L’approccio salutistico, ambientalista o quant’altro di simile è la mossa più semplice e risolutiva per far capire alle persone quanto sia sbagliato mangiare carne ed affini (sbagliato in termini personali appunto). Anche perchè ciò accade ogni giorno in dibattiti di ogni genere, tra diete varie e strategie commerciali. Ovviamente non è la strada giusta per ottenere una concreta svolta o un radicale cambiamento. Sono necessari decenni, o forse più, di studio e condivisioni. L’attuale empatia non è matura abbastanza per concepire la vita altrui. Il progresso morale non è sufficientemente adeguato, essendo propriamente erede di un passato egoista e prettamente egocentrico. Da qui nasce la considerazione dell’antropocentrismo legato ad ogni pensiero ed azione. Il salutismo vegano non è altro che una direttiva commerciale appositivamente inserita dentro la speculazione, la quale ha poco da condividere con il benessere degli Animali. Lo dimostrano i casi di marketing spregiudicato a cui stiamo assistendo. Nel frattempo mangiando bio e comprando dal contadino otteniamo sicuramente un alternativa ad un mercato spregiudicato e schiacciante, ma questo c’entra ben poco con l’altruismo. Si può essere seguaci di un alimentazione 100% vegetale…e poi praticare di fatto tendenze da serial killer, o seguire un alimentazione con carne e derivati…ed essere attivi in opere solidali e benefiche. Ecco perchè il concetto salutista non sta in piedi, perchè impone a se stessi un considerazione prettamente personale ed egoista, e cioè: lo faccio per me stesso in primis, e poi di riflesso sugli altri. Ma non è così scontato, magari fosse ovvio…gli Animali da reddito vivrebbero già liberi e sani per conto loro. E poi lo stesso concetto salutista lo praticano i difensori delle proteine nobili…quindi serve a ben poco nutrirsi con consapevolezza se poi i risultati sono controversi. Abbattere un sistema capitalista che sperpera ed uccide non è cosa da poco, e certamente non tramite spot veganizzati. Basta osservare ciò che sta accadendo in tv o sui media: dibattiti squallidi e vergognosi. Ognuno difende le proprie parti ed ognuno si impone con astuzia e caparbietà…non è questa la strada giusta. Molti dicono che ogni iniziativa è utile al cambiamento, tutto fa brodo come già menzionato, ma i risultati purtroppo non sono per niente soddisfacenti. Sono aumentati i vegani e i vegetariani…ma gli Animali? Come se la passano? E’ come se si cercasse di combattere l’inquinamento con le auto a batterie, senza considerare che le stesse inquinano egualmente perchè costituite da materiali altrettanto dannosi e tossici. E’ un girare intorno senza risvolti considerevoli ed utili ad una giusta ed equa introspezione. Sostanzialmente nessuno conosce il giusto metodo e nessuno può meglio approcciarsi al cambiamento, è piuttosto una questione di equilibrio e compromesso, questo perchè si rischia di scendere in oscuri ed ipocriti radicalismi che produrrebbero un nulla di fatto. Il salutismo ed ogni pratica cosiddetta funzionale al veganismo si avvicina alla massa proprio perchè intacca il bisogno personale ed individualista di un soggetto. E’ utile ma altrettanto rischioso per gli eventuali risvolti negativi, purtroppo consequenziali perchè appartenenti ad un sistema mercificante che non risparmia nessuno…neppure i vegani.

Chi si ostina a difendere la tesi salutista-ambientalista o che dir si voglia ma, pur ammirando la caparbietà che denota attenzione e sensibilità, distoglie il fulcro della discussione in corso ovvero l’accentramento della presa di coscienza verso obiettivi personali che sono alla base dell’antropocentrismo, e cioè tutto ciò che è contrario alla liberazione Animale. Stessa cosa dicasi per altre discipline come l’ecologia, l’etologia, la biologia, la genetica, la zoologia ecc. ovvero tutte sperimentazioni teoriche pratiche eseguite dall’essere Umano a scopo esclusivamente personale e non propriamente a difesa dell’Animale. Studiare gli Animali e l’ambiente non significa tutelarli e proteggerli…spesso e volentieri tutto l’opposto. Per esempio l’olandese Nikolaas Tinbergen, nobel 1973 per la medicina, propose una sua interpretazione di una malattia psichiatrica che colpisce i bambini, l’autismo, partendo dallo studio del comportamento conflittuale di Uccelli e Pesci. Quindi? Perseguire una teoria antropocentrica tramite pratiche individualiste. Poi se vogliamo parlare di ricette, moda, tendenze e quant’altro inerente all’essere vegani allora dobbiamo trasferirci in un altro luogo che non sia questo. Niente di personale, ma qui non si tratta di fare una gara tra chi è più vegano o meno. Qui si tratta di prendere posizione e distanze su chi o cosa sta snaturando il concetto principale del veganismo che non è sicuramente quello di Greenpeace, nè Ciwf, nè Wwf…solo per fare alcuni nomi. Qui non si tratta di fare una battaglia contro chi segue degli ideali sicuramente particolari, quali sono quelli della tutela ambientale, qui si tratta di fare chiarezza ed affermare quali e cosa siano determinate convinzioni o scelte e a cosa portano. Solo per fare un esempio: in Germania le guardie forestali periodicamente uccidono i Cervi per mantenere costante il loro numero e salvaguardare le foreste, la Norvegia che tanto si dichiara ambientalista ha appena autorizzato la mattanza dei Lupi per salvaguardare le Pecore, in Danimarca la Giraffa Marius di appena 18 mesi e di sana costituzione fu abbattuta nello zoo di Copenaghen perché considerata in sovrannumero, episodio precedente al Leone di appena un anno sezionato in pubblico a scopo scientifico perchè nello zoo c’erano già troppi felini, i Conigli selvatici nei parchi di Stoccolma se troppi vengono fucilati, congelati e poi mandati fuori regione ad una centrale di biogas. E questo avviene in tutto il mondo su vasta scala, spiegando perfettamente come la tesi ambientalista-scientifica-salutista o simile viaggi di pari passo con tutto ciò che non è a favore degli Animali. All’apparenza potrebbe sembrare valida, ma di fatto non porta benefici concreti, almeno per gli Animali. Per capirci, quando la maggior parte delle persone viene a conoscenza che sei vegano-vegetariano…ti chiedono: “E allora cosa mangi?” Non ti domandano perchè lo sei, cioè il concetto e che è alla base della scelta etica, no…si interessano di bisogni personali, ovvero di necessità private e quindi lontane dall’empatia altrui, ovvero il motivo principale che dovrebbe istituire il veganismo come ideologia pacifista collettiva. Questo non avviene perchè si pongono al primo posto i propri bisogni, e con ciò non si ottiene di fatto un cambiamento nelle abitudini e soprattutto nelle consapevolezze, ovvero gli Animali continuano a soffrire e a morire nonostante nei supermercati, nei ristoranti e nelle strade si parli e si mangi vegano. In questo articolo si vuole puntualizzare come il veganismo stia prendendo un altra strada e di come, purtroppo, si stia snaturando il concetto fondamentale che era alla base iniziale: creare empatia, e non egoismo.
La psicosi consumista odierna è in realtà una giustificazione alle proprie malefatte perseguendo interessi personali: i cacciatori che dicono di amare la natura utilizzando lo sport come mezzo di distruzione, i vivisettori che squartano cavie da laboratorio per ricercare una propria scoperta illuminante, gli etologi che studiano il comportamento Animale per rifletterlo su se stessi…ecc.ecc.ecc.

A proposito di veganismo e ambientalismo “di massa”, ovvero due aspetti diversi di concepire la consapevolezza ma costituiti entrambi da un identica matrice fuorviante.

Questa è la proposta di Greenpeace:
“DOBBIAMO IMPARARE A CONSUMARE MENO E MEGLIO. COMPRA IN MODO RESPONSABILE! Ti piacerebbe mangiare pesce senza renderti complice dell’impoverimento del mare? Molte specie ittiche (come tonno, pesce spada e merluzzo) comunemente consumate in Italia, sono pescate con metodi distruttivi che danneggiano e svuotano il mare. La buona notizia è che le alternative esistono: basta conoscerle. SCOPRI LA NOSTRA GUIDA! Con le TUE SCELTE, ogni volta che fai la spesa, puoi contribuire a cambiare il mercato del pesce e premiare chi pesca in modo sostenibile: ad esempio i pescatori artigianali, che usano attrezzi con un basso impatto sull’ambiente. Inoltre, controlla che i rivenditori inseriscano in etichetta le informazioni previste dalle nuove leggi europee: provenienza, stagionalità, taglia minima e metodi di pesca.”

Fonte http://fishfinder.greenpeace.it/

Veramente molto discutibile!

 

(per leggere altri commenti cliccare sul link originale dell’articolo)

I bambini non sono Topi


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di Marina Berati, settembre 2016

“Mi è capitato di leggere un comunicato stampa inviato ad agosto dall’AREA Science Park, un enorme complesso che si trova a Trieste (e in parte a Gorizia) all’interno del quale risiedono molte aziende tecnologiche e centri di ricerca e sviluppo.

Il comunicato si intitolava Obesità infantile: progressione delle patologie epatiche più veloce nell’età pediatrica e nei maschi per cui mi sono detta “Bene, hanno condotto delle ricerche epidemiologiche per studiare il problema, sempre più enorme, dell’obesità infantile… chissà che diano qualche consiglio utile al fine di far consumare meno cibi animali e più cibi vegetali.”

No, nulla di tutto questo: continuando la lettura, capisco di trovarmi davanti invece all’ennesimo inutile esperimento su animali, stavolta compiuto dai ricercatori della Fondazione Italiana Fegato (che fa appunto parte dell’area di ricerca) e pubblicato sulla rivista PLoS ONE lo scorso luglio.

“Ma non si parlava di obesità infantile? Di età pediatrica?”, mi chiedo. Ah, certo, perché hanno usato cuccioli di topo anziché topi adulti! Quindi, i risultati di un esperimento sui cuccioli di topo alimentati con una dieta ricca di grassi e zuccheri vengono presentati come un’indagine su “cosa accade al fegato quando in età pediatrica prevale una dieta a base di junk food – il cibo spazzatura – e di zuccheri”, per evidenziare come la steatosi epatica e la steatoepatite abbiano una “progressione più veloce nell’età pediatrica e nei maschi”.

Diciamo invece le cose come stanno: queste patologie, nei topi cuccioli maschi alimentati con una dieta artificiale piena di grassi hanno una progressione più veloce che nei topi cuccioli femmina e in quelli adulti. Stop. Da questo non si può desumere affatto che lo stesso valga nei bambini (se davvero vale, lo si può sapere solo ricavandolo da studi realistici, non sui topi) e soprattutto non si può presentare il risultato dello studio come un fatto valido per l’età pediatrica.

Studi inutili

L’obesità infantile è una questione seria: che si studino gli innumerevoli casi esistenti, non serve far ammalare apposta dei topi e poi ucciderli.

Non serve per 2 motivi:

1. perché i bambini non sono topi, quindi quello che si ricava dai topi non ci dice nulla di quello che accade sui bambini, così come non ci direbbe quello che accade sui gatti o sui cani;

2. perché di bambini che soffrono di questo problema ce ne sono già tantissimi: si studi l’alimentazione di questi bambini e si operino delle correlazioni sui dati, unendoli ai tanti già noti sulla nutrizione e sui danni dei grassi, specie quelli di origine animali. Questo sì sarebbe davvero utile! E’ molto più oneroso? Certo, rispetto a studiare 70 topi per 4 mesi è estremamente più oneroso, ma in un caso si ottengono dati applicabili e utilizzabili, nell’altro si ottengono informazioni senza utilità – se non quella di vedersi un articolo pubblicato! -, dato che non abbiamo il problema di contrastare un’epidemia di obesità nei topi.

Ancora più grave la conclusione dell’articolo, che promette ulteriore vivisezione e ulteriore spreco di vite, risorse e tempo: “Considerando che l’obesità infantile è in esplosione anche da noi e che il danno al fegato da sindrome metabolica diventerà nei prossimi anni la principale causa di trapianto di fegato, il modello sarà un’ottima piattaforma per studiare i meccanismi che portano al danno, capire le differenze maschio/femmina e testare farmaci e nuovi approcci diagnostici”.

Non è proprio quello di cui abbiamo bisogno: abbiamo bisogno di prevenire queste malattie nei bambini con la corretta nutrizione, e quindi con l’informazione verso i genitori, i quali, senza saperlo, danneggiano i propri figli e li avviano a una morte precoce o a malattie croniche.

D’altro canto, lo afferma lo stesso Ufficio Stampa dell’AREA Science Park, nello stesso articolo “anche un recente report pubblicato dall’Oms Europa richiama l’attenzione proprio sulla necessità di migliorare la nutrizione materna e quella del primo periodo di vita del bambino con l’obiettivo di diminuire il rischio di malattie croniche, inclusa l’obesità”. Esatto, questo dobbiamo fare, informare e far cambiare abitudini, non compiere inutili esperimenti sui topi!

Gli animali “sacrificati” nello studio

Nello studio in oggetto, pubblicato sulla rivista PLoS ONE a luglio, possiamo trovare altri tristi dettagli:

  • sono stati usati 37 cuccioli di topo maschi e 37 femmine, acquistati dagli allevamento Harlan, sottoposti a una dieta ad alto contenuto di grassi e zuccheri (fruttosio nell’acqua da bere); una parte dei topi veniva nutrita normalmente, in modo che fungessero da “gruppo di controllo”; 
  • tutti quelli nutriti con la dieta ad alto contenuto di grassi e zuccheri hanno sviluppato steatosi dopo 8 settimane e molti fibrosi epatica dopo 16 settimane;
  • ogni 4 settimane venivano “sacrificati” alcuni animali e prelevati tessuti e sangue direttamente dal cuore: i vivisettori raramente parlano di uccisione, chiamano sempre “sacrificio” l’atto di uccidere gli animali che usano, nemmeno fossero dei sacerdoti antichi che offrivano animali sugli altari dei loro dei;
  • a fine esperimento sono stati uccisi tutti.

(Fonte: Veronica Marin, Natalia Rosso, Matteo Dal Ben, Alan Raseni, Manuela Boschelle, Cristina Degrassi, Ivana Nemeckova, Petr Nachtigal, Claudio Avellini, Claudio Tiribelli, Silvia Gazzin, An Animal Model for the Juvenile Non-Alcoholic Fatty Liver Disease and Non-Alcoholic Steatohepatitis, PLosONE, http://dx.doi.org/10.1371/journal.pone.0158817)

Nell’articolo gli sperimentatori ci tengono a dire che le procedure di legge sono state tutte rispettate e che il “massimo sforzo” è stato fatto per ridurre il numero di animali usati e la loro sofferenza. Sempre a discrezione degli stessi sperimentatori, naturalmente.

Il vero “sforzo” che servirebbe, però, è quello di eliminare per sempre questo genere di esperimenti: non è di studi su animali che abbiamo bisogno per progredire nella conoscenza della medicina e della biologia. Abbiamo bisogno di studi rilevanti per la specie umana. Non abbiamo bisogno di “sacrifici” animali come nelle antiche religioni, non li vogliamo e non li accettiamo: abbiamo bisogno di scienza moderna e affidabile, fonte di progresso e non di sofferenza e morte.”

 

Original post I bambini non sono topi: basta con la vivisezione!

Cani da…


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I Cani sono stati privati ormai del loro habitat naturale essendo vissuti da secoli con gli esseri Umani. Anche da randagi non hanno vita facile e non saranno mai completamente liberi ed adattati come invece lo sono i Lupi o altri loro simili. E’ sicuramente sbagliato sfruttarli in azioni pericolose, bisognerebbe considerarli con il massimo rispetto come faremmo per un nostro simile. Spesso non è così, e spesso muoiono o si ammalano mentre svolgono il loro lavoro. L’addestramento è duro e faticoso e può durare anni. Certamente se un Cane salva una vita è un grande gesto d’eroismo, ma a che prezzo? Come al solito si giustifica lo sfruttamento con la sempre nota teoria: meglio una vita Umana che Animale. Affermare il contrario in momenti terribili come questi non è facile, e si tende a preferire la morte di un Cane piuttosto che un essere Umano. Lo dimostra il silenzio parziale o nullo in merito alle innumerevoli vittime quali Galline, Maiali o altri Animali d’allevamento…che sarebbero morti comunque tramite macellazione ma almeno evidenziarne i decessi sarebbe stato utile alla presa di coscienza. Si vive in una società assolutamente specista, quindi non dobbiamo neanche meravigliarci se siano necessari ancora tanti decenni prima di concepire la consapevolezza completa della vita altrui…chiunque essa sia.
Detto questo, considerato il particolare momento d’emergenza, bisogna affermare con convinzione che gli Animali, tutti indistintamente, hanno sensibilità e provano emozioni tali e quali alle nostre. Non sanno scrivere o costruire oggetti ma pensano, si esprimono, e agiscono in mille modi. Tutti gli Animali d’affezione credono di essere “amici” del proprio “padrone” Umano (termine spesso utilizzato erroneamente nel linguaggio comune), fino a quando lui non li abbandona o li uccide.
E’ doveroso riflettere sulla necessità urgente di estirpare questa concezione dell’Animale amico dell’essere Umano, ovvero aiutante costretto o circuìto nelle sue occupazioni quotidiane. E’ appurato scientificamente che anche gli Animali provano sensazioni fisiche molto intense. La schiavitù imposta dagli Umani è una macabra testimonianza. Una prova incorruttibile che spiega e racconta come, quando e perchè provano fisicamente e mentalmente tutto il male inflitto. Quindi non esistono Cani violenti, bensì Animali allevati in modo errato e contrario alla naturale evoluzione. Nel caso specifico recente, in cui alcuni Cani hanno aggredito un bambino, nessuno può sapere con esattezza cosa è accaduto nelle menti di quei Animali: un risentimento trascorso, un gesto improvviso che li ha spaventati, una sevizia subita ecc. E’ doveroso riflettere su questo aspetto perchè quando erroneamente si cerca di considerare gli Animali parte integrante di un appartamento bisogna anche responsabilmente considerare ogni aspetto consequenziale del mutamento nell’habitat naturale di questi individui…ovvero esseri viventi senzienti.