Il mito della vitamina B12


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La vitamina B12 è un nutriente essenziale per l’organismo di tutti gli Animali, essere Umano compreso, ma nessun Animale è in grado di produrla. Ricordiamoci quindi che la vit.B12 NON è presente naturalmente nei cibi d’origine animale bensì in alcuni microrganismi presenti nel terreno: batteri, funghi e alghe. Le condizioni in grado di provocare una carenza di vitamina B12 sono infatti essenzialmente legate a due situazioni, che tra l’altro possono anche coesistere: la sua disponibilità dietetica e la capacità dell’organismo di assimilarla dagli alimenti che la contengono. Non tutti i nutrizionisti o medici dunque sono a conoscenza delle condizioni che causano la carenza negli onnivori, e ritengono che essi non siano a rischio: supposizione estremamente pericolosa. La vitamina B12 che si trova in tutti i cibi animali (carni, latticini e uova) non viene prodotta dall’Animale, ma rappresenta la quota che l’Animale non utilizza, cioè quella in più rispetto alle richieste del suo organismo. Essa viene ottenuta parte dalla contaminazione microbica del cibo e parte dalla sintesi dei batteri intestinali. Tuttavia, queste fonti non sono considerate sufficienti al giorno d’oggi, dal momento che negli allevamenti gli Animali ricevono mangimi addizionati, che contengono anche vitamina B12 che, quasi sicuramente, deriva sempre da sintesi chimica, più economica. La tanto propagandata naturalità dell’assunzione di vitamina B12 dai cibi animali (e la conseguente supposta innaturalità delle diete che non ne contengono) appare quindi in tutta la sua paradossale, ridicola, inconsistenza. E’ quindi di fatto (e paradossalmente per chi sostiene che l’integrazione di B12 non sarebbe naturale) più naturale per noi assumere la vitamina B12 da chi la produce, cioè i batteri, che dai cibi animali.

 

Fonte dott.essa Luciana Baroni

Foto prelevata dal web

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Diete vegetariane: non confondiamole con quelle più restrittive


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“In questo comunicato vorremmo fare chiarezza sul termine “dieta vegetariana”, al fine di evitare che alcune diete, che seguono regole particolari e restrittive, e quindi potrebbero di fatto essere scarsamente salutari ed equilibrate, vengano fatte passare per “vegetariane” per il semplice fatto che non includono carne e pesce.
Esaminiamo la questione per passi.

Criterio esclusivo o inclusivo?

Se utilizziamo il criterio “esclusivo”, possiamo dire che le diete vegetariane ESCLUDONO totalmente o parzialmente i cibi di origine animale. La dieta latto-ovo-vegetariana esclude le carni di tutti i tipi, pesce incluso; quella vegana o 100% vegetale esclude anche latticini e uova (e miele), ed è quella che SSNV promuove come più salutare per il nostro organismo.
Con questo criterio si ha però accesso a un’ampia varietà di altre diete a base vegetale, che non necessariamente includono anche TUTTI i cibi di origine vegetale, ma possono essere più restrittive.
E’ dunque importante utilizzare invece il criterio “inclusivo”: quelle vegetariane sono diete che includono TUTTI i gruppi di cibi vegetali (cereali, legumi e cibi a base di glutine, verdura, frutta, frutta secca e semi, grassi), e che possono includere o meno cibi di origine animale indiretta, cioè latticini, uova e miele (quelle latto-ovo-vegetariane).
Questo secondo criterio ci chiarisce che il termine “vegetariana” include:
– la dieta vegana o 100% vegetale, la migliore per il nostro organismo e anche l’unica che, dal punto di vista etico, non uccide animali (dato che, statisticamente parlando, la motivazione principale di questa scelta è quella etica);
– la dieta latto-ovo-vegetariana, ovo-vegetariana e latto-vegetariana.

Invece altri tipi di diete a base vegetale, ma più restrittive, devono necessariamente essere indicate diversamente, e già di fatto lo sono, perché i loro seguaci non si definiscono “vegetariani” o “vegani”, ma come:
-fruttariani
-crudisti
-igienisti
-macrobiotici

Il problema si pone infatti quando diete più restrittive come queste vengono definite “vegetariane” o “vegane”, facendo così credere che anche le diete vegetariane propriamente dette siano altrettanto restrittive e altrettanto non equilibrate.

I componenti delle diete vegetariane:

In riferimento ai criteri per la realizzazione di una dieta equilibrata, cioè in grado di fornire tutti i nutrienti e l’energia necessari, solo le diete realmente vegetariane, e non quelle più restrittive, li rispettano.
Un’osservazione sulle diete onnivore, in relazione al loro essere equilibrate o meno: la dieta onnivora media di oggi è fortemente sbilanciata verso i cibi animali e quindi certamente non equilibrata; solo una drastica diminuzione del consumo di carne, pesce, latticini e uova e un deciso aumento del consumo di vegetali può renderla meno sbilanciata. Non si compia dunque l’errore di credere che una dieta onnivora sia automaticamente “equilibrata” solo perché include cibi animali, mentre quelle vegetariane abbiano invece bisogno di accorgimenti e attenzioni: è piuttosto il contrario!

Detto questo, i punti principali per ottenere dieta ottimale sono:

– consumo di cibi vegetali variato: consumare quotidianamente cibi appartenenti a tutti i gruppi vegetali (cereali, legumi, verdura, frutta, frutta secca e grassi), senza le esclusioni previste in alcune diete più restrittive. All’interno di ciascun gruppo vegetale vanno variati gli alimenti (non consumare ogni giorno lo stesso legume, la stessa verdura, lo stesso cereale, ecc.).

– La dieta deve garantire adeguate quantità di vitamina B12: punto che sta diventando un’impresa anche nell’alimentazione onnivora, nonostante l’ampio uso di integratori di vitamina B12 nei mangimi degli animali (chi mangia molta carne dunque può sperare di assumere abbastanza vit. B12 solo grazie a tali integratori). Infatti sono spesso presenti problemi di assorbimento che colpiscono molti soggetti, per i quali è consigliabile assumere la vitamina nella forma cristallina contenuta negli integratori (ottenuti, come in natura, da sintesi batterica): è difficile infatti assorbire la vitamina contenuta nel cibo. Ma la difficoltà a ottenere quantità adeguate di vit. B12 dipende anche dal fatto che recentemente è stato riconosciuto che le assunzioni necessarie a mantenere livelli ematici ottimali di vitamina B12 (sopra ai 450 pg/ml) sono ben superiori a quel che si reputava anni fa. Per questo assumere la vitamina a partire da un integratore è un’azione responsabile per tutti, non solo per i vegetariani. 

– E’ necessario garantire all’organismo adeguate quantità di vitamina D: questo non è possibile in nessun tipo di dieta. Questa vitamina viene infatti fornita, anche nella dieta onnivora, solo per il 10% dalla dieta: la fonte naturale è la sua formazione in seguito all’azione dei raggi solari. Purtroppo questo processo è diventato scarsamente efficace per l’uomo: la carenza di questa vitamina è molto diffusa ed è saggio per chiunque garantirsi il fabbisogno attraverso un integratore alle dosi raccomandate dai LARN.

– Il consumo di latticini e uova non è affatto necessario (come taluni “nutrizionisti da TV” vorrebbero far credere!), né risulta utile, anzi, si rivela dannoso, fattore di rischio per le malattie croniche. Se si decide di consumare questi alimenti, lo spazio che devono occupare nella dieta deve essere ridotto al minimo. Tale quantitativo non è in grado di apportare né la necessaria quantità di B12 (che va dunque sempre assunta da integratore nei latto-ovo-vegetariani), né quella di calcio; per contro, nel caso dei latticini, favorisce la perdita di ferro dall’organismo con più meccanismi.

Conclusione:

Da tutto ciò consegue che possono essere definite vegetariane solo le diete che aderiscono a questi principi. Altri tipi di diete, che limitano l’assunzione dietetica di nutrienti, sia attraverso restrizioni sul cibo che attraverso restrizioni sull’uso dei necessari integratori, non possono e non devono essere definite come “diete vegetariane”, ma con il termine che le caratterizza e che i loro stessi aderenti hanno scelto di utilizzare. I vegetariani non debbono essere confusi con queste diete “alternative” come crudismo, fruttarismo, igienismo, dieta macrobiotica, e chi più ne ha più ne metta.”

 

Fonte Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana – SSNV (info@scienzavegetariana.it)

DOSSIER – Disinformazione vegan


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“E’ in atto da oltre un anno una campagna stampa probabilmente orchestrata a tavolino per creare nel pubblico paura e diffidenza verso l’alimentazione vegan nei bambini; una campagna di disinformazione che può creare gravi danni, ingenerando diffidenza dei genitori verso i medici (che i giornali dipingono come contrari all’alimentazione vegan nei bambini, mentre così non è nella maggior parte dei casi). Una campagna davvero amareggiante, perché ha come prime vittime i bambini: le paure che essa crea nei genitori rischiano di causare un allontanamento dai medici e un probabile rifugiarsi presso altri “esperti” che invece esperti non sono affatto, ma si atteggiano a guru di dottrine non basate sulla moderna scienza, bensì su vecchie teorie non scientifiche.
E questo sì può creare danni alla salute dei bambini, non certo l’alimentazione vegan! Tutte le notizie di “bambini ricoverati in ospedale a causa della dieta vegan” o che addirittura verrebbero sottratti alla potestà genitoriale per questa ragione, NON sono rispondenti alla realtà: qui raccogliamo una breve cronistoria con relative smentite, che verrà costantemente aggiornata. Praticamente in tutti i casi i pediatri che hanno seguito i pochissimi bambini ricoverati dichiarano che la dieta vegan non è affatto un problema, al contrario di quanto invece i giornali vogliono far credere. Oltretutto, se in un anno (estate 2015 – estate 2016) sono riusciti, con ostinata tendenza giornalistica al pettegolezzo, a scovare solo 5 casi in tutta Italia con le migliaia di bambini vegan o lattanti con madre vegan che ormai ci sono… già questa sarebbe una dimostrazione che l’alimentazione vegan nei bambini non presenta affatto problemi, anche qualora questi casi fossero stati reali. Per contro, ben altri sono i numeri dei bambini onnivori ricoverati in ospedale per problemi legati a una nutrizione errata. Il centro contro l’obesità dell’ospedale Gaslini di Genova riferisce di 375 ricoveri l’anno di bambini (ovviamente onnivori) con problemi legati all’obesità e in circa la metà dei casi le complicazioni sono molto gravi: ipertensione, sindrome metabolica, complicazioni ortopediche, difficoltà psico-sociali (Fonte: Obesità infantile: il centro del Gaslini è un’eccellenza nazionale, 31 maggio 2012).
375 casi in un solo ospedale di una sola città. Perché non fare un articolo per ciascuno di questi casi in tutta Italia, con titoli shock? Più che un giornale servirebbe un’enciclopedia… Invece no, lo fanno su una manciata di casi di bambini o genitori PRESUNTI vegan.

L’ulteriore aggravante è che, nonostante tutti i casi citati dai giornali si siano in seguito dimostrati infondati:

– non ci sono mai state rettifiche che spiegassero come i casi citati non fossero in realtà dovuti all’alimentazione vegan;
– tali articoli restano on-line nonostante diano notizie fuorvianti su un tema delicato come la salute dei bambini;
– in aggiunta, spesso nelle nuove bufale si citano nuovamente le vecchie come se fossero vere, a sostegno di quelle nuove.

Tutto ciò alimenta il sospetto che non si tratti di errori in buona fede.
Questo dossier vuole smascherare le affermazioni infondate che circolano sui media su questo tema, con l’obiettivo di contrastare tale pericolosa campagna disinformativa.”

 

Leggi il dossier alla pagina: DOSSIER – Disinformazione vegan: prime vittime i bambini

 

Fonte Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana – SSNV (info@scienzavegetariana.it) Rete Famiglia Veg

Scelta vegetariana: significato e vari gradi


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di Stefano Severoni:

“Secondo i dati Eurispes dell’ultimo triennio, la percentuale di vegetariani e vegani si attesterebbe intorno al 6-7% della popolazione italiana. Senza in questa sede discutere sull’affidabilità o meno di tale indagine (dai risultati un po’ troppo altalenanti negli anni per essere pienamente affidabili), analizziamo i termini e i gradi di questo comportamento, che oltrepassa il regime alimentare, poiché ha implicanze anche etiche ed ecologiste.
Per iniziare, un utile strumento d’analisi ci è offerto dall’etimologia del termine stesso; nei vocabolari della lingua italiana il sostantivo maschile si ritrova in varie forme: vegetarianesimo, vegetarianismo, vegetarismo, derivazioni di vegetariano, aggettivo e sostantivo maschile, dall’inglese Vegetarian. In effetti il vocabolo vegetarianesimo fu coniato nel 1847 in Inghilterra in occasione della fondazione della Vegetarian Society per indicare chi non mangiava né carne né pesce, derivandolo, si suppone, dalla parola latina vegetus (= sano, vigoroso), per evidenziare come chi non consuma carne è in salute. Il termine fu poi adottato in Germania nel 1857 e infine in Francia nel 1875. A partire dal 1889 si parla di vegetarismo. Contrariamente a quanto molti credono, non avrebbe pertanto origine dal sostantivo vegetale, come “cibo dei vegetariani”, vegetarian non sarebbe cioè tratto dall’inglese veget(able) = vegetale, con il suffisso-arian (cfr.unitarian, trinitarian e simili). Si tratta di una neoconiazione: nell’antichità infatti si usava la locuzione abstinentia, sottointeso carnium (“dalle carni” ovvero ab esu animalium, “dal cibarsi di animali”), per indicare l’astinenza dalle carni animali, comportamento non inusuale nel mondo greco-romano. Alla base del termine vegetarianesimo/ vegetarianismo/ vegetarismo ci sarebbe quindi la sanità, il vigore prospettato da questo tipo di dieta.

Per esempio nel vocabolario etimologico del Pianigiani, risulta che l’aggettivo italiano “vegeto” (= che vien su prosperamente robusto) riprende il lat. vegetus derivante da vegeo = sono sano, vigoroso e, attivamente, spingo, eccito da una radice VAG’- che è nel sanscrito vag’-ayami = incito, risveglio, rendo alacre, gagliardo, così come in vag’as = forza, vaksami = cresco (|vaks = vag|); cfr. il lat. vigere (e anche vigor, vigesco) = ho forza, vigore, oppure augeo e il connesso greco αὔξω, dalla radice AUG- accresco, con allargamento di UG-. Pianigiani in proposito propone il parallelo con il vocabolo “igiene” dal gr. ὑγιεινή [τέχνη] “arte che conferisce alla salute”, connesso a ὑγιής “sano, in pieno vigore”, ond’anche ὑγίεια = sanità e ὑγιαίνω = sono o divengo sano, paragonabile al sanscrito og’as = forza, a sua volta da una radice UG’-, che risponde a una radice primitiva VAG. Più recentemente, alla base si postula una radice proto-indoeuropea *weg’- “essere vigoroso” sottesa sia al lat. vigil / vigeo sia a vegetus / vegeo. 

L’alimentazione vegetariana (scelta “sana, vigorosa”, quindi, fin dalla stessa etimologia) sta a indicare uno specifico tipo di dieta (dal lat. diaeta, a sua volta dal gr. δίαιτα = modo di vivere): termine quest’ultimo che erroneamente nel linguaggio comune è inteso come temporanea astinenza, totale o parziale, dal cibo, se si considera che nel latino medievale dieta indicava il giorno stabilito per l’assemblea di alcuni popoli germanici e derivava a sua volta dal latino dies = giorno, per poi passare a designare le assemblee del Sacro Romano Impero dove si trattava della guerra e della pace, della legislazione e dell’elezione del sovrano. 

La scelta vegetariana indica ogni concezione dietetica che, basandosi su presupposti di ordine non solamente igienico ma anche etico (illecita uccisione di animali), ecologista (minor impatto sull’ambiente) e spirituale (purificazione), proscrive l’uso di alimenti carnei, compresi i pesci, e reputa i cibi di provenienza vegetale (dove vegetale è ciò che si ottiene, che si estrae, dalle piante), come idonei a una completa e sana alimentazione. 

Esistono diversi gradi di alimentazione vegetariana:

• l’alimentazione lacto-ovo-vegetariana esclude solamente la carne e il pesce, cioè i carnami, ivi inclusi insaccati, frattaglie e prodotti nei quali sono contenuti tali prodotti animali, come per esempio le preparazioni con lo strutto;

• l’alimentazione ovo-vegetariana oltre a non ammettere il consumo di carnami, proscrive
pure quello di latte e suoi derivati, permettendo il consumo delle uova;

• l’alimentazione lacto-vegetariana esclude l’utilizzo di carne, pesce, uova, ma consente quello di latte e suoi derivati;

• l’alimentazione granivora prevede l’assunzione di soli cereali;

• l’alimentazione 100% vegetale o vegana prevede il consumodi cibi di origine vegetale, escludendo carne, pesce, uova, latte e suoi derivati, nonché i prodotti delle api (miele, polline, pappa reale, ecc.);

• l’alimentazione crudista prevede solo l’uso di prodotti crudi, cioè non cotti (dal lat. crudus = sanguinolento, non cotto, immaturo, crudele, dalla stessa radice del latino cruor = sangue) e può includere l’utilizzo di carne e pesce, come l’istintoterapia di C. Burger; nel qual caso si viene in sostanza a perdere la connotazione vegetariana, includendo alimenti uccisi e perdendo la valenza non violenta;

• l’alimentazione fruttariana o frugivora è adottata da chi si ciba di soli frutti, cioè dei prodotti di piante arboree come mele, pere, ciliege, pesche, arance, ecc., ma anche di frutti di piante erbacee (fragole, cocomeri, angurie, ecc.). 

La scelta vegana (termine coniato nel 1944 da Donald Watson, il fondatore della Vegan Society inglese eliminando semplicemente la parte centrale della parola vegetarian) racchiude un significato etico e supera l’aspetto puramente dietetico dell’alimentazione 100% vegetale. Essa prevede, infatti, di non utilizzare alcun ingrediente ottenuto dallo sfruttamento e uccisione di animali (per la produzione di latte e uova gli animali sono infatti sfruttati e poi uccisi esattamente come nella produzione di carne). Essa comprende anche la scelta di non utilizzare alcun prodotto di origine animale in ogni altro aspetto della propria esistenza, non solo nell’alimentazione: ossia evitare pellicce di animali per coprirsi, pelli nel tessuto di calzature, cinture e borse, lana (derivante dall’allevamento, e conseguente inevitabile macellazione, delle pecore), cosmetici che impiegano prodotti animali, e altri sistemi come la vivisezione. Prevede anche di non visitare zoo, acquari, circhi con animali e qualsiasi luogo di reclusione e sofferenze per gli animali. Il principio che sta alla base di questa motivazione è che la vita di tutti gli animali, esseri senzienti come noi, debba essere sempre rispettata anzi salvaguardata.

Circa venti secoli fa Giovenale (morto intorno al 140 d.C.) affermava che la sanità della mente dipende da quella del corpo: «mens sana in corpore sano» (Satire, X, 356). In tutti i campi e in ogni epoca storica, nel mondo della scienza, della religione, della filosofia, dell’arte, della medicina, dello sport, della letteratura, dello spettacolo, ecc., moltissime persone che hanno fatto la scelta di non mangiare animali si sono mostrate intelligenti, colte, aperte, sagge, serie, pacifiche, spirituali, tolleranti, serene. Per loro non è stata una scelta politica, una moda, un modo per mettersi in evidenza, ma una disposizione interiore, che ognuno vive con sfumature diverse.” 

Fonte www.scienzavegetariana.it – info@scienzavegetariana.it

Proposta di legge contro i genitori vegani?


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Anzichè perseguire leggi ed azioni discriminanti contro chi sceglie un comportamento etico e salutare…sarebbe il caso di provvedere a curare sensibilmente milioni di bambini obesi e malnutriti da eccesso e cattiva alimentazione! Sarebbe il caso di convincere milioni di genitori a non portare i propri figli nei fast-food e in luoghi di detenzione Animale! Sarebbe il caso di imporre una migliore informazione verso un assunzione adeguata di nutrienti sani ed equilibrati, denigrando quindi il consumo esagerato di junk-food (cibo spazzatura). Sarebbe il caso di diffondere una maggiore empatia tra le nuove generazioni in modo tale da concepire meglio il rispetto e la devozione verso i deboli e gli indifesi (Animali non Umani e non). Sarebbe il caso di finirla con queste stupide crociate nei confronti di persone intelligenti e responsabili che credono in un futuro più etico e lungimirante, un futuro senza violenza e senza profitto a danno altrui, un futuro ricco di tolleranza e solidarietà. Ovvero tutto ciò che oggi non esiste, anche e soprattutto, per colpa di chi dovrebbe rappresentarci e proteggerci ma che in realtà si impegna solamente a favore di speculazioni e diffamazioni, a favore di poteri forti e discriminazioni, a favore del vecchio rispetto al nuovo perseguendo quindi politiche fallimentari e prive di sviluppi sostenibili. Anzichè nominare casi isolati di cronaca (i presunti genitori vegani erano ben lontani da esserlo) è arrivato il momento di diffondere vera coerenza ed opera di concretezza!

 

Per chi volesse approfondire la stupidità delle istituzioni:

Ecco il testo completo della proposta di legge