Le differenze sono nella nostra testa.


E tu cosa faresti se la incontrassi per strada?

La gravità delle nostre azioni avviene quando applicchiamo la tolleranza e la solidarietà “a prescindere” da chi o cosa abbiamo di fronte…come avviene infatti davanti ad un bambino ben vestito e pulito, rispetto ad un altro sporco e scalzo. Se vedessimo un minore solo ed abbandonato immediatamente chiameremmo le forze dell’ordine. Ma se invece notassimo un “bimbo rom” che chiede l’elemosina…chi si prodigherebbe nell’assisterlo?
Lo stesso dicasi per gli Animali: tolleriamo la morte dei Maiali o delle Mucche o degli Agnelli…mentre ci scandalizziamo di fronte alla sofferenza di un cucciolo di Cane o Gatto, i quali hanno certamente bisogno di cure…ma non solo loro.

Ecco perché quella patologia chiamata “dissonanza cognitiva” deve essere riconosciuta come malattia mentale.

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Discriminazione specista


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Il caso delle due Donne rinchiuse in un recinto da parte di due dipendenti della Lidl é emblematico in quanto descrive perfettamente l’attuale situazione sociale, ovvero la più totale discriminazione specista. Questo perché l’arroganza di sentirsi superiori prevale sull’empatia e la ragionevolezza, lo scherno e le derisioni mediatiche hanno implementato il triste gesto. Se al posto delle due Donne (perché così sono, Donne, prima ancora di essere rom o zingare o chicchessia, sono Donne) ci fossero state due vecchiette, due ragazzini, o più semplicemente due poveracci italiani…nessuno, forse, nessuno avrebbe avuto l’arbitrio di fare gesti incontrollati e sprovveduti. Il fatto stesso di ritenere due esseri Umani privi di ogni diritto presume quindi l’arroganza di sfruttare, o peggio ledere, la persona e quindi l’individualità. Ecco perché gli Animali non vengono considerati individui e quindi degni di ogni cura e rispetto. Ecco perché persite lo sfruttamento, in ogni sua forma e tempistica.

Fonte Lidl, il video delle Rom in gabbia e la denuncia per sequestro di persona

Questi alcuni commenti spregevoli tratti da Facebook:

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Foto in copertina di Mauro Biani