A.L.F. distrugge una casa di caccia.


Fonte: Il Resto del Carlino

“Lagosanto, gli animalisti distruggono la casa dei cacciatori

Blitz nella notte, tanti i danni: distrutti elettrodomestici e sanitari. Il sindaco: “Come un attentato”

Ferrara, 31 dicembre 2017 – «Quel che è accaduto qui, questa notte (tra il 29 e 30 dicembre ndr), non esito a paragonarlo a un attentato terroristico». L’ex sindaco di Lagosanto, Loris Gadda, scuote la testa. Davanti ai suoi occhi la devastazione della casa di caccia di Lagosanto, gestita dal 1985 dalla Federcaccia. Un assalto notturno firmato, più volte, con una bomboletta di vernice spray nera. Tre lettere: ALF, ovvero Animal Liberation Front, ossia Fronte di Liberazione Animale. Adriano Bui, presidente della sezione laghese di Federcaccia, è arrivato ieri verso le 9 al casale, ristrutturato e arredato con le sole forze dei volontari. Doveva accendere il riscaldamento in previsione della consueta cena settimanale che si sarebbe dovuta tenere ieri sera.

«Quando sono arrivato – ha detto Bui – mi è sembrato di entrare in un incubo. Scritte a lettere cubitali con vernice nera su tutti i muri, come ‘assassini’, ‘basta uccidere’. E poi più volte la scritta ALF. Chi ha fatto questo si è firmato con la sigla di quelli che per me sono estremisti. Fossero state solo le scritte, quelle le avremmo cancellate, ma hanno distrutto tutto. Dentro la casa non hanno lasciato nulla di integro, in più gli scuri del piano terra sono stati sigillati con la schiuma di poliuretano. Quando sono arrivato la porta d’ingresso era aperta – racconta –: sono entrato e non potevo credere ai miei occhi. A quel punto ho chiamato immediatamente i carabinieri, che in pochi minuti sono arrivati a fare un sopralluogo e come federazione abbiamo sporto denuncia».

I vandali animalisti per entrare hanno sfondato una finestra murata della parte posteriore della casa, dove nessuno poteva vederli. Una volta entrati non hanno lasciato nulla di integro: hanno spaccato i sanitari del bagno, i tavoli, gli elettrodomestici della cucina, il televisore, hanno imbrattato il quadro del pittore Franco Del Greco che arricchiva la cappa del grande camino utilizzato per arrostire i cibi. Hanno anche danneggiato le tubature, buttato sull’aia la macchinetta del caffè, imbrattato tutto, hanno versato ovunque barattoli di vernice e imbrattato la foto di gruppo di chi frequenta la casa di caccia, intitolata «Gli irriducibili della casa di caccia di Lagosanto». I carabinieri hanno anche richiesto di visionare le telecamere di videosorveglianza installate in un vicino magazzino agricolo in realtà chiuso per il periodo invernale, ma il sistema sarebbe attivo.”

Original post A.L.F. distrugge una casa di caccia

 

Che dire? Anche questo è opposizione ad un sistema di potere che sfrutta ed uccide. Il vandalismo è condannato dalla legge di uno Stato specista che utilizza ipocritamente risorse infinite per finanziare lo sfruttamento animale. Se questo episodio rappresenta un “attentato”…cosa sono le uccisioni legalizzate?

 

Cosa è l’A.L.F.

L’Animal Liberation Front (ALF) o Fronte di Liberazione Animale (FLA) nella sua versione italiana, consiste di gruppi autonomi di persone che in tutto il mondo eseguono azioni seguendo le linee guida.
Questi gruppi vengono chiamati cellule, che variano da un individuo a molte persone che lavorano insieme. Gli attivisti in una cellula non conoscono quelli di altre cellule
perché rimangono anonimi. Questo li aiuta a rimanere sconosciuti, a non coinvolgere troppe persone in caso di arresti o di persone che disgraziatamente cominciano a collaborare dopo un arresto, rimanendo dunque liberi di continuare ad agire.
Siccome non esiste una organizzazione centrale o un modo per iscriversi all’ALF, le persone si muovono solamente in base alla loro coscienza personale o alle decisioni della cellula con cui lavorano. L’ALF ha una struttura non gerarchica, in modo che ogni individuo che fa un azione ha il pieno controllo delle sue scelte e del suo destino.Ogni azione che segue le linee guida può essere considerata un’azione del’ALF.
I sabotaggi economici e il danneggiamento della proprietà privata sono considerate azioni ALF, così come lo sono le liberazioni degli animali.Siccome non c’è un modo per contattare l’ALF, perché l’ALF è solo un’idea e non una organizzazione, sta ad ognuno di voi decidere se prendere la responsabilità di lottare per fermare lo sfruttamento degli animali.
Un attivista arrestato per azioni ALF ha detto:
“quando vedi le immagini di un liberatore mascherato, smetti di chiederti chi potrebbe essere e comincia a guardare nello specchio!”
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Riconosci nell’animale un soggetto, non un oggetto?
Allora sii coerente,
non domandare “che cosa” mangiamo oggi,
ma “chi” mangiamo oggi.
(Charlotte Probst) 
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Capodanno col botto. Un usanza retrograda ed immorale.


BOTTI DI CAPODANNO- PERICOLOSI PER GLI ANIMALI - LAV.clipular.png

Si stima che ogni anno in Italia almeno 5000 Animali muoiano a causa dei botti di fine anno. Una pratica violenta e pericolosa, spesso alimentata e collegata a fenomeni di illegalità.

Il pericolo maggiore lo corrono gli Uccelli. Spaventati dal rumore i volatili, infatti, spesso fuggono all’impazzata andando a sbattere contro muri o tralicci dell’alta tensione, invece quelli che riescono a trovare rifugio su qualche albero spesso muoiono assiderati a causa delle rigide temperature invernali e della mancanza di riparo. Non sono da sottovalutare nemmeno le reazioni degli Animali d’affezione (Cani, Gatti ecc.): se le stesse sono troppo violente, tener presente che l’Animale può anche avere un collasso. Nei Gatti e nei Cani i botti di Capodanno creano stress e spavento così forti tali da indurli a fuggire dai propri giardini e recinti, per scappare dal rumore tanto più insopportabile in quanto la sensibilità del loro udito è di gran lunga superiore a quella dell’essere Umano. A rischio sono anche gli Animali negli allevamenti per i quali sono noti, soprattutto per le femmine “in attesa”, casi di aborto da spavento.

I divieti sono affidati ai Comuni che dovrebbero intervenire tramite norme e regolamenti. Molte sono le città che si sono adoperate affinchè una maggiore consapevolezza potesse aiutare a ridurre le vittime, ma tanti altri ancora non comprendono a sufficienza il danno di questa tradizione così antiquata e delirante. Non è il caso di commentare i feriti Umani, perchè nessuno li obbliga a sparare e il loro comportamento quindi è tanto stupido quanto deprimente.

Ma gli Animali non hanno colpe, e noi dovremmo aiutarli a non soffrire o peggio morire per colpa di un dannato petardo.

Pollo 100% italiano


“Pollo 100% italiano: questo si legge sulle confezioni dei grandi marchi nei supermercati, come se il Made in Italy fosse sinonimo di qualità e motivo di orgoglio.
Noi di Animal Equality abbiamo deciso di visitare personalmente gli allevamenti e i macelli che riforniscono i più grandi produttori di carne di pollo del nostro paese.
Le immagini documentate dai nostri investigatori dimostrano come la realtà si discosti enormemente dalle menzogne raccontate nelle pubblicità: una realtà desolante, fatta di violenza istituzionalizzata e totale disprezzo per la vita.
Le scene filmate non rappresentano casi isolati. Tutt’altro: queste sono le deplorevoli condizioni di vita del 95% dei polli che finiscono ogni anno sulle tavole degli italiani.

In Italia si macella quasi mezzo miliardo di polli ogni anno. Un numero sconvolgente.
Dal momento in cui nascono al momento della macellazione, questi animali sono trattati come parti inanimate di una catena di montaggio e anche le più elementari norme europee per il benessere animale sono quotidianamente infrante.
Tutto ciò è intollerabile. Non possiamo permettere che milioni di animali vivano così atrocemente nell’indifferenza di tutti.”

 

Fonte Animal Equality

(Animal Equality è un’organizzazione internazionale per i Diritti Animali fondata nel 2006. In Italia opera come associazione non profit iscritta al Registro Regionale delle Organizzazioni di Volontariato della Lombardia (iscrizione MI-816), pertanto onlus di diritto secondo l’Art. 10, c 8, DLgs 460/97.)

Cosa è successo a Piazza Indipendenza!


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Se provassero a sbatterti fuori di casa, te e la tua famiglia…cosa faresti? Un gesto disperato? Bè…è quello che hanno fatto gli sfollati a Roma di fronte ai poliziotti armati! E’ quello che hanno fatto alcuni individui non criminali di fronte a istituzioni fasciste e anti-democratiche! E’ quello che è accaduto in Italia, un paese presumibilmente civile inserito in un contesto internazionale definito liberale ed aperto alla solidarietà. Un paese che ha sopportato anni di conflitti e battaglie soffrendo una migrazione di connazionali verso nazioni estere, ed ora si confronta molto negativamente con una situazione altamente drammatica fatta di esseri Umani in cerca di dignità. Un paese che adotta speculazioni estremamente profonde nonostante abbia un passato costituito da colonizzazioni e conquiste incontrollate verso popoli africani ora indeboliti e privi delle loro principali risorse fisiche e mentali. E’ vergognoso far parte di una comunità che si dichiara istituzionalmente aperta alle integrazioni e poi commette errori così grossolani e consequenziali di una realtà ipocrita ed incapace nell’affrontare problemi sociali. Molti razzisti parlano coraggiosamente di “invasione” senza neanche conoscere la storia, la verità, i diritti di innocenti poveri di giustizia… soprattutto se sono stati derubati della loro rispettabilità personale.

Per i distratti, ma anche gli ignoranti…ecco la cronaca veritiera di quella triste giornata!

Il 19 agosto 2017 un esercito di poliziotti si è presentato a piazza Indipendenza a Roma per sgomberare un edificio occupato in cui avevano trovato dimora una centinaia di famiglie sfrattate o senza soluzione abitativa. Le istituzioni quindi predispongono lo sgombero ma senza nessuna alternativa, al punto che la sera stessa la polizia è “obbligata” a far tornare nell’immobile molte persone. Ad altri viene semplicemente detto di “accamparsi” nei pressi della piazza! Dopo alcuni giorni la polizia si ripresenta e tenta di sgomberare nuovamente i residenti provvisori, pretendendo di spostarli come fossero merce da carico e scarico. Incontra però la resistenza decisa degli occupanti che urlano: “Siete voi che ci avete detto di restare qui, che questo era il piano B… e ora ci dite di andarcene?!”. La situazione degenera la mattina del 24 agosto quando i poliziotti assoldati arrivano con i mezzi pesanti ed azionano gli idranti contro le persone ancora infagottate nelle proprie coperte! Al primo segno di resistenza li “caricano” fin dentro la stazione Termini. Un funzionario di polizia, fortunatamente ripreso da una telecamera, incita i “suoi uomini”: “Devono sparire o peggio per loro! Se tirano qualcosa spaccategli un braccio!”.

Ma chi sono quelli che “devono sparire”? Si tratta per la maggior parte di rifugiati etiopi ed eritrei, ovvero cittadini di due ex colonie italiane. Sono quindi “quelli che hanno il diritto di restare”, il paravento dietro cui si nascondono i vari razzisti per dire che non sono razzisti. Ma giusto per sapere…cosa rappresenta quell’immobile? Il palazzo è stato occupato nel 2013 dai movimenti per il “diritto all’abitare” di Roma, per sopperire alla latitanza delle istituzioni verso le persone senza casa. Grazie all’occupazione in centinaia, che non avevano letteralmente un tetto sopra la testa, hanno potuto godere di una sistemazione dignitosa senza “levare” niente a nessuno. Il palazzo è la ex-sede di Federconsorzi, uno dei peggior esempi di “mangioneria” affaristico-mafiosa tipicamente italica (chiusa nel 1991 per bancarotta fraudolenta). L’immobile è stato poi ceduto a un fondo di speculazione immobiliare, Idea Fimit SGR, che lo ha inserito nel suo pacchetto Omega e lo ha lasciato per anni all’abbandono. Idea Fimit è tra le maggiori società di gestione risparmi in Italia, con un patrimonio attuale stimato a 9 miliardi di euro così diviso: il socio di maggioranza è De Agostini con il 64,3%, poi INPS con il 27,3% e Carispezia con il 6%. De Agostini holding gestisce, oltre a Idea FIMIT, anche la concessione esclusiva del gioco del Lotto in Italia e che attualmente sta investendo nei cosiddetti “non performing loans”, ovvero i crediti deteriorati che hanno poi generato il fallimento di diversi istituti di credito. La cosa stupefacente ed interessante è che tra le altre rendite della De Agostini ci sia anche quella sui migranti. Idea Fimit infatti è molto ben disposta verso i futuri rifugiati, purché rappresentino un business certo e sicuro! Il 14 marzo scorso la Prefettura di Roma ha comunicato di aver individuato proprio in uno stabile del suo fondo Alfha un’interessante soluzione per uno dei nuovi “hub di schedatura” previsto per circa cinquecento migranti.

Ma detto questo…agli sgomberati sono state proposte soluzioni alternative? A una piccolissima parte è stato permesso di rientrare dentro il famoso circuito dell’accoglienza. Per 80 persone è stata prevista la sistemazione provvisoria in uno “SPRAR” (sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) come se fossero appena arrivati in Italia. L’attuale locatario dell’immobile di piazza Indipendenza ha invece proposto per qualche altra decina di persone un breve ricollocamento a Rieti, a non si sa quali condizioni (e con quale tornaconto!). Per il resto (stiamo parlando di centinaia di famiglie!) nessuna soluzione all’orizzonte, neanche la strada visto che sono stati cacciati anche da lì!
A dire il vero, davanti all’inerzia delle istituzioni, una soluzione gli “sgomberati” l’avevano trovata da sé organizzandosi dal basso per prendersi un diritto fondamentale: la casa. Ora invece si prefigura un nuovo giro dantesco dentro meccanismi contorti e fallimentari.

Per quanto riguarda gli episodi di vandalismo…il 23 agosto durante il tentativo di “cacciata” alcune donne, disperate per la tragica situazione, si sono barricate su un terrazzo minacciando di aprire le bombole del gas ed ammazzarsi! Un gesto estremo, come troppi se ne vedono quando si perde tutto, ma che per fortuna non è stato portato a compimento. È importante sapere che questi mezzi (bombole a gas) sono ormai l’unica soluzione per scaldarsi e cucinare in queste occupazioni abitative visto che l’art. 5 del piano casa di Renzi vieta di allacciare regolari utenze negli stabili occupati, aumentando ancor di più il disagio di persone che si trovano già in situazione precaria.

Quindi, dopo tutta questa “manfrina”… se provassero a sbatterti fuori di casa, te e la tua famiglia…cosa faresti? Se ti umiliassero e ti trattassero come un miserabile…cosa faresti? Con cosa ti difenderesti? Con qualsiasi cosa hai sottomano? Tu non faresti così? Tu non useresti ogni mezzo utile pur difendere i tuoi diritti di persona Umana? Non difenderesti i tuoi figli fino alla morte? Bè…è quello che hanno fatto gli sfollati a Roma di fronte ai poliziotti armati! E’ quello che hanno fatto alcuni individui non criminali di fronte a istituzioni fasciste e anti-democratiche!

Vietato frustare i Cavalli


 

 

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Di Annamaria Manzoni:

“VIETATO FRUSTARE I CAVALLI: si, ma tranquilli: solo a Castello di Montechiarugolo. Si tratta del titolo di un articolo del Corriere della Sera (14 luglio 2017), che si riferisce ad una realtà ad oggi anomala nel panorama ippico, italiano e non, non ad una legge, ma ad una iniziativa limitata all’ippodromo dell’Appennino emiliano, dove i responsabili hanno per la prima volta in Italia imposto il divieto di cui si parla, e a pochissime altre manifestazioni. Per la cronaca, esiste un solo precedente fuori dai confini nazionali e riguarda la Norvegia. La notizia ha uno spessore che travalica la sorte dei singoli cavalli i quali, quando avranno la ventura di correre a Montechiarugolo, non potranno che stupirsi nel non essere fustigati, contratti e spaventati come saranno,  perché l’attesa delle usuali scudisciate è essa stessa tormento, nell’impossibilità a sottrarvisi, e perché non esiste comportamento che li metta al riparo: non è castigo ad una mancanza, a cui potrebbero imparare a sopperire, ma sorte ineluttabile; perché chi colpisce, e i cavalli non sanno  quando e quanto forte,  punisce un peccato non commesso. Come è il veganesimo a illuminare il carnismo, vale a dire non si prende atto della relatività di una scelta fino a quando si viene posti davanti alla prova provata della possibilità di una scelta di segno opposto, allo stesso modo il divieto di colpire i cavalli induce a giudicare in modo diverso l’abitudine a frustare, talmente diffusa nel mondo dell’ippica da non fare notizia, da passare inosservata. La frusta è considerata un  accessorio obbligato dell’abbigliamento di ogni fantino, non tanto diversa da stivali e berretto; trasformata addirittura in oggetto elegante, tanto che l’industria ne offre di tutti i generi e di tutti i tipi, con graziosi manici antiscivolo, di alta qualità ma anche in versione economica per porli democraticamente alla portata del portafoglio di chiunque. I modelli sono sempre più evoluti, perché l’origine è antica, ma i tempi richiedono prestazioni più adeguate, vale a dire devono consentire di fare del male al punto giusto e con la raffinatezza che gli stilisti del settore, esonerati anche loro da considerazioni etiche, rendono possibile. Le fruste per altro possono anche alternarsi ai nerbi di bue (o ai nerbi fatti con il pene di toro! ), come si fa per il Palio di Siena: niente di nuovo; in fondo anche la Gestapo li aveva in dotazione, e, se le notizie della rete sono esatte, in qualche stato centro e sudamericano, quali Guatemala e Colombia, normalmente non citati tra i campioni del rispetto per i diritti umani,  l’uso è anche destinato a sedare riottosità domestiche. La frusta è appendice all’equipaggiamento ippico persino di bambini alle prime armi (mai espressione fu più centrata): gliela si consegna, certo di dimensioni adeguate alle loro manine, non appena si avvicinano all’equitazione, così li si fanno sentire orgogliosi e anche (pre)potenti perché percepiscono trattarsi di uno strumento in grado di  conferire uno status, uno status dominante: conferisce un senso di forza e importanza, con la benedizione di mamma e papà. Ecco, la decisione presa a Montechiarugolo poggia sulla convinzione che uno strumento di costrizione non può essere considerato normale, naturale e necessario, non deve essere regolamentato, ma proibito perché crudele. L’input a questa visione delle cose, racconta Lorenzo Morini (uno dei gestori dell’ippodromo, che da due anni si batte per un disegno di legge che ne bandisca definitivamente l’uso), è nato nell’osservare la reazione dei bambini che, a lato delle piste, si rifiutavano di guardare: “Un cavallo picchiato in continuazione non è un bello spettacolo”, dice. Non si può che  concordare con lui e contestualmente, pur nella soddisfazione per l’insight cognitivo, chiedersi come ad oggi, pressochè dovunque, lo si consideri invece proprio un bello spettacolo, uno di quelli da  incitare con urla entusiastiche, da osservare con il cannocchiale per non perdersi i particolari. Quella dei cavalli frustati è realtà, norma, spettacolo: incapace di urtare la sensibilità di  scommettitori obnubilati da puntate rovinose, ma neppure spettatori bighellonanti nell’ ozio domenicale, e tanto meno gentili signore e signorine in guanti bianchi e cappellini d’ordinanza sui prati inglesi o decisamente più casual su quelli di altri paesi. Infierire su animali impossibilitati a difendersi, frustandoli a dismisura, è ancora oggi non spettacolo per persone rudi e rovinate  dal vizio, ma sport of the kings: regale, illustre, nobile. Ancora una volta è la narrazione a farla da padrona: la realtà, che è sotto gli occhi di tutti, viene mistificata, diversamente raccontata, inserita in altra cornice cognitiva. Nella retorica giornalistica e nella percezione del pubblico, i cavalli non corrono perché, fustigati, tentano disperatamente di sottrarsi al dolore, ma sono purosangue (ma  mezzosangue, fa lo stesso) slanciati verso un trionfo da loro stessi ambito; morsi, paraocchi, briglie, redini, speroni non sono stigmatizzabili mezzi di contenzione e tortura, ma trasparenti, invisibili accessori d’ordinanza. Qualcosa non torna: o meglio,  torna solo in riferimento  a quei meccanismi di cui la nostra mente sa servirsi così bene al fine di proteggerci nel nostro quieto vivere. L’idea che ci facciamo delle cose non è frutto della realtà percepita, qui ed ora; si forma invece e poi  si sedimenta sulle convinzioni del contesto culturale di appartenenza, per distorte che siano. Aderiamo alle idee, ai modi di vedere che sono quelli del nostro ambiente o gruppo sociale, lo facciamo senza accendere la capacità di critica, attraverso i pre-giudizi, aderendo acriticamente all’interpretazione e alla codificazione della realtà che altri hanno dato prima di noi e che si è diffusa come fosse verità. Siamo convinti di avere un punto di vista e invece lo confondiamo con lo stato delle cose, con il punto di vista della maggioranza che ci influenza e dirige i nostri comportamenti verso quella che è una norma condivisa. Insomma, vogliamo essere rassicurati che tutto vada bene, che il mondo in cui viviamo è giusto, e così ci muoviamo avvolti nella cortina fumogena delle idee che sono dominanti nel contesto in cui viviamo. Si tratta di meccanismi potenti e prepotenti, tali da indurre una mistificazione della realtà altrimenti inspiegabile. Nulla però è statico: dal magma in movimento in cui ci sentiamo protetti, qualcosa sfugge, è una pulsione verso la verità, verso la de-mistificazione, la de-costruzione della falsificazione in atto. Il demiurgo prende le sembianze del rivoluzionario di turno, spinto a rivoltare il mondo dall’urgenza di verità e giustizia, ma anche solo del riformatore, che si materializza spesso grazie ad un clima culturale circostante in evoluzione, all’interno del quale alcuni comportamenti appaiono del tutto anacronistici, distonici rispetto a nuovi pensieri e nuove sensibilità. Nello specifico della situazione in oggetto, il divieto di frustare i cavalli è una proposta timida, non è un cambiamento epocale, figlio di un’esigenza profonda di rispetto verso  animali sfruttati e del desiderio di rendere loro la dignità: se così fosse, saremmo qui a parlare della fine stessa delle corse: tout court.  E’ comunque  un imprescindibile iniziale passo che prende l’avvio dalla consapevolezza della attuale diffusa connivenza con  un mondo costruito su intollerabili forme di sfruttamento e crudeltà. E’ interessante anche che l’input a tale demistificazione sia arrivato, come ha testimoniato Lorenzo Morini, dall’atteggiamento di insofferenza  dei bambini all’infierire degli uomini sui cavalli: non ancora coinvolti nel processo di mistificazione,  loro sì che possono giudicare la realtà con i propri occhi, dare diritto di cittadinanza a sensazioni ed emozioni, e molto banalmente considerare insopportabile che i cavalli vengano frustati: giusto in tempo, prima che subentri l’incorporazione del loro pensiero in quello dominante. Apprezzabile ci sia stato chi, osservandoli, ha colto e accolto il loro messaggio, dando il via ad un processo di demistificazione di una semplicità disarmante: le frustate fanno male, le frustate sono crudeli, le frustate sono ingiuste. Il fatto che siano inferte da sempre, lungi dall’offrire  giustificazioni, è se mai atto di accusa potente nei confronti della nostra specie, che, come con infinite altre nefandezze, ci convive non da secoli, ma da millenni, imperturbabile davanti alla sua realtà, e anche alla sua rappresentazione: persino  Ben Hur, che dagli schermi del  colosso cinematografico del 1959  fustigava forsennatamente i cavalli della sua quadriga per dodici interminabili minuti,   ha riscosso  entusiasmo filmico per il suo altissimo tasso spettacolare, meritevole di undici  Oscar, ma non risulta abbia suscitato nessuno sdegno che fosse ante litteram “animalista”. Infierire sui cavalli è azione ripugnante, è causa del loro inascoltato dolore. Ma  è anche altro: l’abitudine alla violenza comporta desensibilizzazione,  assuefazione e dipendenza: l’autorizzazione, anzi il diktat all’uso della frusta per addestrarli, ridurli all’obbedienza,  spingerli oltre i loro limiti, è talmente intrusivo nelle abitudini dei perpetratori, che finisce per abbattere i freni inibitori, si autoalimenta, si espande, dilaga. La dinamica è attestata dal fatto che è stato necessario introdurre  normative, per porre limiti esterni, in drammatica assenza di quelli interni, psicologici e morali, in sintonia con il clima culturale di ogni contesto: secondo una regolamentazione, il cui cinismo si commenta da solo, Italia, Inghilterra, Germania consentono che siano inferti ad un cavallo 7 colpi di frusta ogni 500 metri; la Francia, più comprensiva, ne ammette 10; Usa e Giappone, campioni di libertà civili, si affidano alla libera iniziativa personale e non pongono limite al libero sfogo degli impulsi umani, senza remore né fastidiosi deterrenti legali. Le limitazioni sono in genere mal sopportate e non mancano certo infrazioni, anche illustri: un fantino di grande fama, Frankie Dettori,  nel 2007 aveva un po’ esagerato ed è stato punito (tranquilli: 14 giorni di sospensione e poi tutto come prima) per avere inflitto la bellezza di 25 frustate al “suo” cavallo, quello che amava tanto, reo di non correre come lui voleva: un po’ troppe per i severi giudici, non per lui, che, intervistato, ha sostenuto avere fatto ciò che era giusto, con  colpi che travalicavano anche il limite del braccio che non avrebbe dovuto alzarsi oltre la spalla, per limitarne la violenza. Bazzecole, incapaci di modificare le sue radicate convinzioni. Che dire? Successive condanne allo stesso Dettori per uso di coca qualcosa dicono rispetto al suo  controllo degli impulsi. Neppure una leggenda dell’ippica, quale Varenne, forte di un mito mondiale costruito sui suoi successi, ha potuto sottrarsi alle frustate: quando età, stanchezza, sfiancatezza gli hanno fatto correre una corsa deludente, beh come poteva mai reagire il suo driver Giampaolo Minucci se non frustandolo? Certo, finchè le cose erano andate bene, se ne era astenuto, ma insomma, un po’ di comprensione: quando ci vuole ci vuole. Beninteso nei limiti legali. Un pensiero immenso, per concludere, a Tornasol,il cavallo che in diretta televisiva ha detto NO all’imposizione di correre, lì sulla mitica Piazza del Campo di Siena, dove, sotto il sole cocente del 2 di luglio, per 90 interminabili minuti teletrasmessi ha opposto la sua determinata opposizione al volere umano: a Trecciolino, il suo fantino (al secolo Luigi Bruschelli, per altro attualmente sotto inchiesta per maltrattamenti) che, incredulo, agitava il suo nerbo (di ordinanza appunto), ha risposto con sgroppate e sbuffi, e ha mostrato ad un’Italia basita la rappresentazione equina della disobbedienza civile, non violenta, ma decisa e vincente. Bello e orgoglioso, anzi no: bella e orgogliosa perché Tornasol è una femmina, ha semplicemente e coraggiosamente detto NO. E quale che sia stata la spinta che l’ha indotta a tanto, è assurta ad eroina, paladina degli oppressi della sua specie, fiera . I veterinari, che, esausti, hanno alla fine diagnosticato un “alterato stato fisico” nonché “attacchi di panico”, tanto ricordano quegli psichiatri che, in tempi non così lontani hanno racchiuso, prima ancora che nelle camicie di forza, in una diagnosi svilente la ribellione di tanti infelici ad uno stato delle cose intollerabile. Onore a Tornasol, allora, e a tutti coloro che imboccano strade che gli altri non sanno neppure vedere.”

Pubblicato anche su www.lindro.it

 

Original post VIETATO FRUSTARE I CAVALLI

 

>>>ANSA/ PALIO: A SIENA LA CARRERA DELL'ASSUNTA

“Un cavallo picchiato in continuazione non è un bello spettacolo”. Che dire? Cara Annamaria Manzoni​ probabilmente per Noi che abbiamo una maggiore sensibilità la cosa è normale e ben recepita! Ma lo stesso non è per una società votata alla violenza e al raggiungimento del profitto ad ogni costo. E’ così da sempre, ed ancora oggi…in un presente avvolto da tremende atrocità troppo spesso accettate, abilmente mistificate, ritenute giuste ed ammissibili. Del resto la mercificazione è frutto di congetture e strategie mirate ad ottenere cospicui fatturati aziendali, enormi stimoli alla Crescita smisurata di una economia psicotica. Il PIL è anche questo: settore ippico. Ben vengano quindi le timide manifestazioni di compassione, forse non rappresentative di una pura consapevolezza…ma pur sempre stimolanti alla rottura del sistema. I bambini insegnano ai più impassibili perchè sono naturalmente ricchi d’empatia e non ancora inculcati verso la strategia dominante del potere.

Perchè non partire da questo?

 

Foto in alto Cavallo da Dressage

Foto in basso una gara da Palio