Sei vegano?


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“L’Italia non è un Paese per vegani. Secondo l’Eurispes nel nostro Paese aumentano i veg, stimati al 7,1% della popolazione. Ma per le circa 350mila persone che tra loro hanno fatto la scelta di non mangiare nessun derivato animale (0,6%), la vita sociale non è sempre così semplice.

A chi non è capitato di andare a cena fuori e vedere i camerieri fuggire in cucina per sapere cosa poterti servire? E dell’isolamento delle feste comandate, a cui nessuno vuole più invitarti per non cambiare il menù proposto da una vita, ne vogliamo parlare? Che dire, poi, delle nonne che non si capacitano di non poter più ingozzare i loro adorati nipoti con l’agnello pasquale, o degli amici che, pur accettando apparentemente l'”inspiegabile” scelta, non perdono occasione per fare insopportabili battutine o allucinanti domande, che fanno cadere le braccia anche ai più pazienti?

“Ecco 25 cose che un vegano si è sentito dire almeno una volta nella vita:
1. Vegano? Oh no, pure tu ti sei fissato con questa moda?
2. Non mangi carne? E allora cosa mangi?
3. Se non mangi nemmeno il latte e le uova, il tonno lo mangi?
4. Ti importa tanto degli animali, ma ai bambini che muoiono di fame non ci pensi?
5. Se fossero tutti come te, il mondo sarebbe invaso dagli animali!
6. E per le verdure non ti dispiace? Anche le piante soffrono! (Arghhhhhh….)
7. Dai, mangia il pesce, i pesci mica soffrono…
8. E allora a che servirebbero i canini se dobbiamo mangiare solo verdure?
9. È un peccato, non sai cosa ti perdi… (come se uno ci fosse nato vegano!)
10. Ecco, ho cucinato le verdure ripiene apposta per te! (Peccato che dentro ci sia il macinato…)
11. Ma quindi dentro a un panino che ci metti?
12. Ho fatto il pollo con le patate, tu però puoi mangiare le patate… (Oh, grazie, gentilissimo papà!)
13. Come fai a fare sport? Ce la fai poi a reggerti in piedi? E le proteine da dove le prendi?
14. Tofu? Ma che diavolo è? Mi hanno detto che fa schifo (Beh, sì, in effetti non è che sia il top del gusto…)
15. Tanto gli animali sono già morti, mica li uccidi tu!
16. Dolci senza latte e uova? E di che sono fatti, di aria?
17. Oh, mi piacerebbe essere vegano, ma mi piace troppo il cibo NORMALE…
18. Purtroppo non posso diventare vegano, sono anemico…
19. Sei vegano?!? Ma sembri così in salute! (Già, tranquillo, non divento giallo come i Simpson…)
20. Fate tutti i preziosi, ma poi ve le comprate le scarpe e le borse di pelle…
21. Quando guidi però i moscerini li uccidi, eh?!?
22. Dai, prendilo un pezzo di formaggio, tanto non ti vede nessuno, non lo diciamo!
23. Ok dire no a formaggio e uova, ma non mangiare nemmeno il miele è troppo esagerato…
24. È impossibile che tutto il mondo diventi vegano, cosa mangerebbero gli esquimesi?
25. Capisco le pellicce e le borse di pelle, ma le scarpe di CUOIO le puoi mettere, no?!?

Quante volte lo hanno chiesto pure a voi? Lasciate nei commenti le domande più assurde e curiose che vi abbiano mai fatto.”

Roberta Ragni (con il contributo del direttore Simona Falasca, e di tutta la redazione GreenMe.it)

 

 

Original post 25 COSE CHE UN VEGANO SI E’ SENTITO DIRE ALMENO UNA VOLTA NELLA VITA

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Canapa free


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Dal settore agricolo alla bioedizia, dal tessile all’alimentare, fino all’uso terapeutico…la canapa si impone come pianta del futuro, tramite realtà imprenditoriali abili e responsabili nel creare nuovi posti di lavoro, nuove opportunità di benessere, nuovi orizzonti di scambi culturali…ovviamente in un ottica di produzione e vendita non speculativa. Ma non è facile, e non è sicuro che ciò avvenga concretamente e in breve tempo. In passato la canapa è stata bistrattata, screditata e poi esclusa da un consumo etico e responsabile. Le grandi aziende corporative hanno impiantato una massiccia campagna denigratoria, trasformando un bene comune in una minaccia per la salute ed il commercio. Proprio perchè l’avvento delle plastiche e della chimica farmaceutica dovevano rappresentare il nuovo secolo consumista, la nuova rivoluzione industriale a cui i grandi capitalisti si stavano aggrappando viscidamente per dare sfogo alle loro bramosità di fama e potere. La disinformazione è stata enorme, con condanne pregiudiziali che hanno favorito preconcetti errati e fuorvianti.
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La canapa utile (Cannabis sativa) è una specie del genere cannabis ed è coltivabile soprattutto per uso tessile, ma anche edile, o per la produzione di carta, e addirittura per la farmacognosia. In essa sono presenti alcune sostanze stupefacenti in percentuali variabili a seconda della varietà. Prima dell’avvento del proibizionismo essa era molto diffusa nel mondo come importante ed essenziale materia prima, essendo una delle piante più produttive in massa delle zone temperate del pianeta. Ma nonostante la sua origine “calda” può sopportare i climi più diversi e pertanto facilmente coltivabile nelle più svariate zone terrestri, con opportuni accorgimenti e metodologie appropriate.
Oggi la legalità della cannabis varia da paese a paese, negli Stati Uniti per esempio è stata vietata nel 1937 con l’emanazione del “Marijuana Tax Act” a firma del presidente Franklin Delano Roosevelt. Fraintesa dunque come anticamera di un processo dipendente da sostanze stupefacenti la canapa è stata per decenni censurata e ghettizzata a sostanza illegale, senza che fosse permessa una produzione lecita e pertanto ricca di vantaggi. Apparentemente sempre più persone sembrano risvegliarsi da questo torpore esistenziale e, con enormi difficoltà di apprendimento e condivisione, stentano a creare una piena consapevolezza sui benefici estesi di questa ottima risorsa naturale. Le conoscenze, gli studi e gli sviluppi di questa antica e preziosa pianta potrebbero apportare numerosi benefici per tutta la collettività…se solo i poteri forti dell’industria e della finanza potessero crollare a poco a poco dentro una cupa nube di autodistruzione.
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Il cibo, gli oggetti, gli usi e le attitudini di questa società capitalista (definita erroneamente moderna) sono strettamente correlati allo sfruttamento Animale. Gli additivi d’origine Animale sono abbondantemente presente in ogni fase della produzione alimentare, negli alimenti più impensabili. Lana e seta ed ogni pellame costituiscono la moda rappresentativa di uno status sociale senza eguali nella storia, e le ripercussioni sono inimmaginabili. Basti pensare ad alcune zone industriali della Cina dove esistono veri e propri lager di detenzione in cui Cani, Volpi ed ogni genere di sventurata creatura viene uccisa selvaggiamente per ricavarne tessuto o pelle d’ornamento. E che dire del traffico d’avorio (recentemente solo in parte vietato) generatore nei decenni passati di vere e proprie spedizioni di morte, con l’uccisione di migliaia di Elefanti e Rinoceronti. Lo sfruttamento Animale ha generato in un solo secolo un miriade di vittime Animali che non eguali nella storia di questo pianeta. C’è chi afferma ipocritamente che l’essere Umano si sia sempre nutrito di loro, si sia sempre coperto di loro, abbia sempre utilizzato le loro qualità naturali per i più svariati metodi di cura e terapia. Ma quello che spesso non viene analizzato è la metodologia feroce ed indiscriminata che è stata perpetrata in così breve tempo. Le seguenti specie viventi sono in via d’estinzione: Elefanti, Tigri, Oranghi, Lupi, Balenottere azzurre, Zebre, Tapiri, Cercopitechi, Furetti piedi neri, Gibboni, Licaoni, Fagiani, Giraffe, Babbuini, Bisonti, Delfini, Ghepardi, Mandrilli, Leoni, Panda, Pipistrelli, Squali, Aquile delle Filippine, Condor della California, Pinguini, Cormorani, Albatri, Tartarughe, Coccodrilli, Storioni, Aragoste, Gamberi…ecc.ecc.ecc. in una lunga lista che si aggiorna in tempi brevissimi. E questo non per cause naturali, non per calamità o epidemie, non per qualche ragionevole dubbio che potrebbe far pensare ad una modificazione del ciclo vitale di questi esseri viventi. No! L’unica ragione è lo sterminio in atto generato volontariamente dall’essere Umano a causa dei suoi ipocriti scopi, e anche indirettamente per alcune manovre estreme che hanno generato uno stravolgimento precoce negli habitat naturali di queste creature. In sostanza è sempre colpa dell’Umano. Ormai è diventata una macabra certezza, quasi una prassi scontata e a tratti psicotica. Basti pensare alla produzione da olio di palma, la cui deforestazione ha messo in pericolo di vita migliaia di Oranghi. Basti pensare alla mattanza che avviene puntualmente ogni anno a danno di Delfini e Balene. Basti pensare alla pesca indiscriminata che sta svuotando mari ed oceani. Basti pensare ad ogni Animale d’allevamento che viene concepito, nutrito ed ucciso solo per il breve tempo necessario a “maturare” la carne.
Una Mucca in libertà potrebbe vivere per ben 20/25 anni, senza costrizioni di sorta, senza per forza di cose essere ingravidata artificialmente per generare un Vitello…che neanche potrà coccolare tra i sui istinti materni. Senza essere sfruttata per 4 o 5 anni tramite l’utilizzo di vere e proprie pompe idrauliche, per essere spedita poi (ormai esausta) al macello. Gli esempi rappresentativi di tale scempio sono infiniti, e degni di ogni infausta automazione. Non è difficile immaginare come tale genocidio sia il risultato macabro di moderne tecniche di macellazione che sono state concepite solo per il gusto bramoso di ottenere profitto. L’epoca della mercificazione è una triste realtà, ed ogni consumatore che si rispetti è complice e colpevole in tutte le variabili possibili.
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Per sopperire a questo genocidio esiste un mondo parallelo in cui alcune persone responsabili stanno cercando di agire al meglio per preservare le specie viventi ed ogni ambiente circostante. Esistono figure professionali sempre più indirizzate alla preservazione della vita terrestre, in ogni sua forma. Esistono nuovi approcci al consumo che risparmiano, tutelano e conservano le risorse naturali. Esistono metodologie all’avanguardia nell’etica e nella consapevolezza che aiutano sempre più persone a guardare verso un futuro più libero e pacifico. Ma nonostante tutto questo non è facile e non è detto che sia plausibile una rivoluzione nei tempi e nei modi soddisfacenti. Non è certo che si applichi una rinascita culturale e sociale. Nessuna possiede la soluzione in tasca, ma certamente restare a guardare senza poter fare nulla di concreto è purtroppo una colpa anch’essa. Bisogna rivalutare ogni abitudine quotidiana per far sì che le prossime generazioni possano almeno in parte godere di un autentico stravolgimento dei propri bisogni.
Foto di Nir Vana e Roger Olmos , altre da Wikipedia

Noi, gli animali, e il cibo


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Ho trovato questo articolo su un blog dal nome “La pagina cristiana” in merito al rapporto <uomo-animale>. Ho espresso più volte la mia posizione religiosa alquanto controversa e non mi ripeterò qui onde evitare spiacevoli equivoci. Invito pertanto tutti (credenti e non) alla seguente lettura:
 
“In realtà noi mangiamo gli animali perché abbiamo ricevuto un permesso divino. Torniamo alle Scritture.
Del primo racconto della creazione abbiamo parlato nello scorso articolo. Genesi riparla ampiamente degli animali quando Dio decide di salvare Noè e la sua progenie. Insieme agli umani Dio salva ogni specie animale sulla terra. E si badi, solo gli altri animali, anche i più microscopici, ma non le piante. E solo dopo che avrà fatto cessare il diluvio e riportato l’arca sulla terra ferma, il Signore concederà agli umani di nutrirsi degli altri animali (Gen. 9, 2-3).
Perché Dio permette questo? Nel Paradiso terrestre gli umani non mangiavano gli animali e prima che si arrivi a questa concessione Dio va in collera più volte e più volte torna sui suoi passi, “si pente” di aver voluto distruggere ciò che aveva creato, nonostante che ciò fosse nel Suo pieno diritto.
Mi sembra si possa dire che Dio, nella Sua infinita pazienza, prende atto che l’uomo, che ha creato a sua immagine e somiglianza, non è in grado, a causa del peccato, di essere fedele alla creazione così come Dio l’avrebbe voluta. E’ necessario permettergli qualcosa che nel mondo perfetto che Dio aveva creato sarebbe stata inconcepibile, la violenza del vivente sul vivente, perché “…Tutto ciò che si muove e ha vita vi servirà di cibo” (Gen. 9,3).
Questa concessione è però sottoposta a due essenziali limitazioni.
La prima non è, come si crede, quella derivante dalle prescrizioni alimentari (ad es. Lev. 11) date anche, come si è poi riconosciuto, a tutela della salute umana, ma è il fondamento di tali prescrizioni: l’uomo può cibarsi degli altri viventi ai soli fini alimentari.
Se in passato questa espressione poteva essere intesa in senso lato, per cui si usava la pelle per le scarpe, la pelliccia per coprirsi, le ossa per farne strumenti di lavoro o guarnizioni, il grasso per proteggersi dal freddo ecc. secondo tutte le possibilità di utilizzo che l’uomo ha scoperto nel corpo dell’animale, oggi questo non può più essere accettato. Si pensi ai prodotti in eco-pelle che sostituiscono egregiamente il cuoio, e che la tecnologia rende sempre più belli e simili alla pelle animale, o alle pellicce, che possono essere sostituite da pellicce di materiale sintetico a volte quasi indistinguibile da quello naturale e così elencando. Oggi quindi ogni volta che possiamo sostituire un prodotto di origine animale con uno di origine vegetale o sintetica, abbiamo il dovere di farlo. Perché? Perché è nostro dovere limitare l’uso del corpo animale?
La risposta sta nel fatto che noi non siamo i padroni della creazione, non i padroni degli altri animali, ma amministratori del creato per conto di Dio. Le limitazioni trovano il loro fondamento etico nel ruolo che Dio stesso ci ha assegnato nel mondo. Quale amministratore onesto continuerebbe ad usare un bene del padrone, che gli è stato concesso di usare solo per supplire ad una sua difficoltà, anche dopo che quella difficoltà è superata? Quell’uso non diverrebbe forse un abuso?
Questo ragionamento vale anche per l’alimentazione. La scienza alimentare progredisce ogni giorno di più e sono ormai numerose anche le associazioni mediche che propongono una alimentazione vegana, o almeno vegetariana. La scienza ancora non ha raggiunto una visione né uniforme né coerente su questo argomento, e questo non solo perché la ricerca procede con i ritmi del possibile, ma anche per gli ostacoli creati da interessi potenti e consolidati, basati sullo sfruttamento animale: l’intera economia occidentale si fonda sullo sfruttamento del creato. Preso atto di questo però dobbiamo orientare la nostra visione di cristiani verso la riduzione di questo sfruttamento e imparare a modificare, per quanto possibile, i nostri comportamenti. Se possiamo sostituire le proteine di origine animale con quelle di origine vegetale, facciamolo. Seguiamo i progressi della scienza in questo campo con mente aperta e scopriremo molti modi di alimentarci senza crudeltà né violenza su altri viventi.
Parleremo ancora di questo aspetto.
La seconda limitazione viene sempre dalle Scritture. E’ scritto in Gen. 9, 9 -17: “9 «Quanto a me, ecco, stabilisco il mio patto con voi, con i vostri discendenti dopo di voi 10 e con tutti gli esseri viventi che sono con voi: uccelli, bestiame e tutti gli animali della terra con voi; da tutti quelli che sono usciti dall’arca, a tutti gli animali della terra. 11 Io stabilisco il mio patto con voi; nessun essere vivente sarà più sterminato dalle acque del diluvio e non ci sarà più diluvio per distruggere la terra». 12 Dio disse: «Ecco il segno del patto che io faccio tra me e voi e tutti gli esseri viventi che sono con voi, per tutte le generazioni future. 13 Io pongo il mio arco nella nuvola e servirà di segno del patto fra me e la terra. 14 Avverrà che quando avrò raccolto delle nuvole al di sopra della terra, l’arco apparirà nelle nuvole; 15 io mi ricorderò del mio patto fra me e voi e ogni essere vivente di ogni specie, e le acque non diventeranno più un diluvio per distruggere ogni essere vivente. 16 L’arco dunque sarà nelle nuvole e io lo guarderò per ricordarmi del patto perpetuo fra Dio e ogni essere vivente, di qualunque specie che è sulla terra». 17 Dio disse a Noè: «Questo è il segno del patto che io ho stabilito fra me e ogni essere vivente che è sulla terra».”
Dio quindi rinnova il suo patto non solo con gli umani, ma con ogni essere vivente che è sulla terra. Anche gli animali perciò sono parte del patto di salvezza, così come sono parte della nostra sofferenza e di quella dell’intero creato. Dice l’Ecclesiaste 1,8: “Tutte le cose sono in travaglio e nessuno potrebbe spiegarne il motivo. Non si sazia l’occhio di guardare né mai l’orecchio è sazio di udire.”. La lettera di Paolo ai Romani ci ricorda: “Sappiamo infatti che fino a ora tutta la creazione geme ed è in travaglio” (Rom. 8,22).
Sempre l’Ecclesiaste, quando paragona l’uomo agli altri animali, ne disegna un unico destino (Ecc. 3, 16-22). Celebri sono poi i brani di Isaia 11, 6 “Il lupo abiterà con l’agnello, e il leopardo si sdraierà accanto al capretto; il vitello, il leoncello e il bestiame ingrassato staranno assieme, e un bambino li condurrà.” e Isaia 65, 25: “ Il lupo e l’agnello pascoleranno assieme, il leone mangerà il foraggio come il bue,e il serpente si nutrirà di polvere. Non si farà né male né danno su tutto il mio monte santo», dice il SIGNORE”.
Gli animali quindi sono in questo come noi: parte della promessa di salvezza e perciò hanno diritto al nostro rispetto.
 
Marta Torcini”
Foto di Boligan

Il caffè DEFECATO


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Il caffè DEFECATO: un altra diavoleria dell’industria alimentare!

“Gli esseri Umani non sanno più cosa inventarsi per far del male agli Animali: ora è la volta degli Zibetti asiatici, che hanno la particolarità di mangiare delle bacche di caffè e poi defecarle ancora intere; queste bacche defecate pare producano un caffè “ottimo”, molto costoso (400 euro al kg!).

Sono nati così in Asia allevamenti di questi poveri Animali, che vengono catturati, ingabbiati e costretti a consumare quantità enormi di bacche. La prigionia provoca loro sia danni fisici che emotivi (impazziscono, come accade agli Animali usati per le pellicce) e tanta tanta sofferenza. Dopo 3 anni vengono rilasciati, ma ormai sono talmente debilitati che molti non sopravvivono.

Qui un video che mostra le condizioni di questi poveri Animali:

C’è della crudeltà nel tuo caffè?

Uno dei negozi che vende in Italia questo tipo di caffè si trova a Montegrotto Terme (PD) e vende anche on-line. Si tratta de “Il signore del caffè” e nella scheda descrittiva del prodotto afferma: “Ricercate dai locali, le drupe evaquate dal Luwak vengono raccolte, pulite ed essiccate per poi essere torrefatte” [scheda del prodotto] (NB: il refuso è loro, non nostro). Questa descrizione lascia intendere che le bacche defecate vengano raccolte in natura, ma non è così!

Scriviamo a questo negozio un breve messaggio personale, come al solito senza insulti, anche perché può darsi benissimo che loro non sappiano dei maltrattamenti. Non fate copia incolla di pezzi di questa segnalazione, scrivete poche righe di vostro pugno e invitate il negozio a eliminare il prodotto dal catalogo, per non essere complici di questa crudeltà. Fate anche presente che la loro immagine ne guadagnerebbe e che non fanno bella figura a vendere qualcosa che è costato sofferenza e la vita stessa a dei piccoli Animali indifesi.

Grazie a tutti per la partecipazione.”

Fonte AgireOra

Pagina facebook del negozio e sito on line:
https://www.facebook.com/ilsignoredelte/?ref=page_internal
http://www.signoredelte.com/caffe–e-cacao.html

Qui di seguito un esempio di lettera tipo da inviare:

“Buongiorno, ho appreso dal web che nel vostro catalogo è presente un tipo di caffè prodotto dall’evacuazione delle bacche mangiate da un animale innocuo chiamato Luwak. Nel vostro sito affermate che le stesse bacche vengono raccolte in natura da comportamenti liberi degli animali, ma io sono a conoscenza di allevamenti intensivi che inducono i zibetti a profonde sofferenze ed inutili schiavitù! Siete a conoscenza di queste pratiche atroci? Avete un codice etico aziendale che vieta di utilizzare procedure derivate da sfruttamento animale?
Esiste in rete un video https://secure.peta.org/site/Advocacy?cmd=display&page=UserAction&id=5039 diffuso da un associazione animalista internazionale che attesta le veridicità di queste informazioni e che potrebbe creare molto dissenso e malcontento tra i consumatori di tale prodotto.
Dopo un analisi approfondita con prove certe sareste disposti ad eliminarlo dal vostro assortimento?

Certi di una vostra gradita collaborazione e chiarezza, attendo riscontro in merito.

Cordiali saluti.

(nome e cognome)”

 

Qui di seguito un approfondimento tratto da Wikipedia:

“Il Kopi Luwak (pronuncia indonesiana: [ˈkopi ˈlu.aʔ]) è un tipo di caffè prodotto con le bacche, ingerite, parzialmente digerite e defecate dallo Zibetto comune delle palme (piccolo ed innocuo Animale). Il nome deriva dall’indonesiano Kopi, caffè, e Luwak, nome locale dello Zibetto delle palme. Questo particolare tipo di caffè viene prodotto principalmente nelle isole di Sumatra, Giava, Bali e Sulawesi nell’arcipelago indonesiano. Le bacche del caffè sono parte integrante della dieta dell’Animale, così come Insetti, piccoli mammiferi, piccoli Rettili, uova e nidi di Uccelli. La parte interna della bacca di caffè non viene digerita; tuttavia gli enzimi digestivi dello Zibetto intaccano la parte esterna, eliminando parte delle proteine che conferiscono il sapore amaro. Inizialmente, i semi di caffè erano raccolti dagli escrementi degli Animali selvatici. L’insolito processo e la rarità ne hanno determinato ben presto l’aumento di prezzo. Quindi, nel sud-est asiatico sono sorti allevamenti intensivi di Zibetti tenuti in gabbia in batteria e alimentati forzatamente. Le condizioni sono pessime proprio come per i Polli in batteria. Gli Zibetti sono catturati e allevati in condizioni orribili: lottano per stare assieme ma sono divisi e devono patire una dieta povera e il sopravvivere in minuscole gabbie. La mortalità è altissima e la conservazione di alcune specie è già a rischio. È una spirale fuori controllo ma il pubblico non ne ha ancora preso coscienza mentre dovrebbe essere informato sulle condizioni in cui sono tenute decine di migliaia di Animali. Tale brutale metodo di allevamento è stato documentato nel 2013 dall’organizzazione People for the Ethical Treatment of Animals (PETA) in Indonesia e nelle Filippine. Lo stesso Tony Wild, il commerciante di caffè che ha fatto scoprire all’occidente il Kopi Luwak, ha deciso di non sostenere questo metodo di produzione per la palese crudeltà sugli Animali e ha lanciato la campagna “Cut the Crap” (basta schifezze) per fermarne l’utilizzo. A fine 2013 il grande magazzino Harrod’s ha ritirato il prodotto dai propri scaffali.”
 

E un articolo apparso su La Stampa:

Kopi Luwak, la crudeltà in una tazzina di caffè

 

 

I ricordi delle piante



“Le piante sono provviste di memoria. Sono in grado di imparare dai diversi stimoli e ricordare. Registrano informazioni, le loro foglie si chiudono e si schiudono a seconda delle dinamiche che ruotano attorno.
Lo dimostra una ricerca condotta presso il Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale – Linv dell’Università di Firenze, in collaborazione con l’University of Western Australia.
Oggetto di osservazione è stata tra tutte la Mimosa pudica, che gli esperti hanno sottoposto a stimoli di varia natura. La sua caratteristica è formidabile: la Mimosa pudica, infatti, è capace di chiudere le sue foglioline o afflosciare i suoi rametti se sfiorata (da qui il nome “pudica”).
“La sua reazione immediata e visibile ci ha permesso di studiare le risposte a vari tipi di sollecitazioni, sia pericolose, come il contatto con un insetto, che inoffensive”, ha spiegato Stefano Mancuso, associato di Arboricoltura generale e coltivazioni arboree del Dipartimento di Scienze delle produzioni agroalimentari e dell’ambiente dell’università di Firenze.
“Abbiamo addestrato le piante a ignorare uno stimolo non pericoloso, la caduta del vaso in cui sono coltivate da un’altezza di 15 centimetri, ripetendo l’esperienza. Dopo alcune ripetizioni – ha spiegato Mancuso – le piante di mimosa non hanno più chiuso le foglie, risparmiando tra l’altro energia”.
Le piante sono state poi allevate in due gruppi separati, con disponibilità di luce diverse, e i ricercatori hanno verificato che quelle coltivate a livelli luminosi inferiori, e quindi con meno energia, apprendono più in fretta di quelle che ne hanno di più. Come se non volessero sprecare risorse. La cosa sorprendente è che le piante hanno mantenuto la memoria delle esperienze per oltre 40 giorni.
“Dobbiamo ancora capire come e dove i vegetali conservino queste informazioni e come facciano a richiamarle quando è necessario. Per farlo applicheremo ad altri tipi di piante, in particolare quelle carnivore, le tecniche utilizzate per studiare il comportamento degli animali”, conclude Stefano Mancuso.
Che le piante posseggano empatia e sensibilità è ormai cosa accertata. Risentono dell’ambiente circostante e delle cure ad esse rivolte, risentono persino dei cambiamenti climatici e sono particolarmente reattive al tatto. Sanno sopravvivere insomma, ma cosa trarre da questa ulteriore ricerca? Conoscenze così approfondite del mondo vegetale e di tutti i suoi “umori”, per esempio, potrebbero essere impiegate per migliorare la resa delle colture senza ricorrere a sostanze chimiche, “insegnando” alle piante stesse a riconoscere gli insetti pericolosi e quelli amici o a reagire da sole all’attacco di malattie fungine o virali.”

Certamente il rapporto tra noi, gli animali e le piante è alla base della vita.
Chi continua ancora a nutrirsi di esseri viventi animali riferisce con convinzione che anche le piante soffrono e che quindi non ha senso porre fine al genocidio animale. Stupidamente queste persone invece non capiscono che probabilmente il legame tra noi e il mondo vegetale è più solido di quanto si possa immaginare.
Non è logico nè etico paragonare una zampa o un braccio amputato…ad un ramo spezzato. I primi due arti sicuramente non cresceranno più, rispetto invece ad una foglia, o ad un frutto che con i suoi semi produrrà altra vita, un altra parte di albero o ramo o radice…ricrescerà. Gli esseri viventi animali e non, fatti a pezzi…non generano altra vita. Creano solo dolore e sofferenza.
Le piante non parlano, non corrono, non piangono e non fanno tante altre cose plausibili. Ma, come noi esseri umani e non, si esprimono in mille modi e in tante forme.
La loro sensibilità, le loro emozioni e quant’altro sono ancora un grande dilemma. Urge uno studio più approfondito e radicato per capire se veramente percepiscono sensazioni carnali come le nostre, o se invece più sistematicamente agiscono per impulso o reattività incosciente. La loro presenza per noi esseri fatti di carne è fondamentale, indispensabile. Senza di loro la vita stessa sul pianeta non potrebbe esistere. Difficile pensare il contrario.
Ecco perchè il rapporto vitale primordiale che ci lega è più forte ed importante di qualsiasi altra cosa.

Parlare di sacrificio animale non è sbagliato, bensì criminale.

Fonte http://www.greenme.it/informarsi/natura-a-biodiversita/12278-piante-memoria-apprendono-e-ricordano