Per capire…devi sapere


cervello

“Mettiti comodo perché non sarò breve.
Per avere un’idea di cosa sia il mercato legato alla produzione e sfruttamento della popolazione animale sul nostro pianeta, non basta concentrarsi su quelli che vengono uccisi, ma bisogna analizzare tutta la filiera di produzione. In un anno, nel mondo vengono allevati circa un 1 miliardo e trecento milioni di bovini, 2 miliardi e settecento milioni di ovini, 1 miliardo di suini e circa 14 miliardi di polli, galline, tacchini ed altri volatili. (fonte:Legambiente).
Paradossalmente l’industria della uova incide enormemente nella cifra finale di morti annui perché è responsabile della morte di miliardi di pulcini maschi.
Contare i capi ittici che vengono allevati è pressoché impossibile, anche solo per il fatto che vengono commercializzati per peso e non per numero di esemplari.
Solo in Europa venivano prodotti, nel 2001, 1,3 milioni di tonnellate di pesce. (fonte. Confagricoltura, Greenpeace), al giorno d’oggi la cifra è sicuramente aumentata.
Insomma, per non dilungarci troppo, ogni anno al mondo vengono “prodotti” circa 60 miliardi di animali.
Questi numeri sono destinati ad aumentare per la crescente domanda che proviene dai paesi in via di sviluppo.
Ovviamente lo sfruttamento del regno animale dà da vivere a milioni di persone, a partire dagli allevatori, per finire al rivenditore sotto casa, passando per i ristoratori, i macelli, gli acconciatori, la moda, le case farmaceutiche, ecc.
Per l’umanità gli animali sono una “risorsa”, una specie di materia prima, niente di più.
Va da sé che questi animali non possono matematicamente avere una bella vita perché il loro impatto economico di produzione dev’essere tenuto più basso possibile affinché la vendita della suddetta materia prima sia conveniente. Quindi se un pollo (che dovrebbe vivere libero) sarebbe, diciamo, “sereno” in un cortile di 9 metri per 9 (e sarebbe comunque un prigioniero) dovrà accontentarsi di uno spazio di 40cm x 20cm, per tutta la (breve) vita.
L’unico modo per abbattere il costo di produzione e massimizzare il guadagno è allevare il maggior numero di animali possibile, nel minor spazio possibile, con il minor numero di personale per capo, spendendo il meno possibile in medicine, cure e cibo. Quello che si profila è un allevamento intensivo. Una sorta di lagher in terra. Un luogo di terrore, maltrattamento, violenza fisica e psicologica, malattie, solitudine, sangue, morte, disperazione. Una specie di inferno legalizzato, dove la soglia dei diritti degli animali è fissata al nulla.. hanno il diritto di respirare.. poi? Basta.
Gli animali, che vi ricordo, sono esseri viventi, hanno perso:
Il diritto di vivere liberi

Il diritto di avere un compagno
Il diritto di avere figli
Il diritto di crescerli
Il diritto di invecchiare
Il diritto di mangiare ciò che vogliono
Il diritto di lamentarsi
Il diritto di protestare
Il diritto di respirare aria fresca
Il diritto di morire per cause naturali

Ignorare le condizioni in cui vengono tenuti gli animali è uno stato involontario adolescenziale, la verità è troppo cruda per mostrarla ad un bambino, soprattutto quando quest’ultimo è bombardato da milioni di bugie finalizzate a sopprimere i suoi istinti umani primari, la compassione, l’empatia, la condivisione e l’amore; ma fare finta di nulla da adulti è una colpa vergognosa e disumana.
In questi lagher in cui i prigionieri vengono tenuti dalla nascita alla morte (violenta), conducono un’esistenza priva di qualsiasi sentimento positivo. Vengono isolati dai genitori immediatamente, picchiati e nutriti a forza, bombardati di antibiotici e medicinali, il tutto per raggiungere un peso congruo al macello.
In altri casi vengono tenuti legati e violentati fino allo sfinimento, in modo da produrre latte da mungere.
E ancora, tenuti a terra a sfornare figli da far uccidere, sdraiati nelle loro feci a volte incapaci di voltarsi anche solo per guardarli una volta sola…
Sono costretti a sopprimere gli istinti di correre liberi o nuotare contro la corrente dei torrenti, gli viene impedito di ferirsi privandoli del becco, gli viene impedito di nutrirsi dalle mammelle delle madri (per quei pochi che hanno la fortuna di vivere insieme) attraverso strumenti degni dell’inquisizione spagnola. Gli viene impedito di volare, riposare, saltare, gioire, semplicemente vivere, gli viene solo concesso di esistere per un po’.
Quello che il cuore di ognuno di noi sa, ma non ricorda, è che ogni singolo animale che ho citato è un essere vivente in grado di formulare pensieri, provare emozioni, amare i suoi cuccioli.
La dissonanza cognitiva che colpisce il genere umano è così radicata e profonda che lo rende “vittima” di una forma di discriminazione razziale che viene definita specismo.
Lo specismo è quel torpore mentale che impedisce ad un essere umano di comprendere un fatto di una semplicità elementare, cioè che non esiste differenza alcuna tra un cane, un gatto o una mucca e un maiale. Anzi, quando ci si libera dalla patina più spessa dello specismo si comprende, piuttosto semplicemente, che non esiste differenza nemmeno tra un pollo ed un uomo. (fonte: il mio cuore)
Purtroppo, però, lo stato di trance dovuto alla presunzione di superiorità insita nella razza umana, quella che lo spinge ad uccidere per possedere, a sottomettere per sfruttare, a discriminare per emergere, mista allo stato di ignoranza in cui viene al mondo, che fa di ogni essere umano una vittima di manipolazione mentale politica e religiosa, domina l’esistenza della moltitudine di persone che calcano questa terra. In questo stato di trance, imbellettato e truccato a festa da miriadi di prodotti di origine animale, in un rumore assordante di colori ed offerte speciali, è impossibile percepire il silenzio della morte.
La morte che non conosce sosta e che avvolge con il suo mantello nero l’intero pianeta come una notte eterna, la morte che si prende 56 miliardi di animali ogni anno, 170 miliardi contando i pesci, 5.390 ogni secondo, di ogni minuto, di ogni ora, di ogni giorno. Sempre.

Nello specifico, uccidiamo:

polli (45,9 miliardi)
anatre (2,3 miliardi)
maiali (1,2 miliardi)
conigli (857 milioni)
tacchini (691 milioni)
oche (533 milioni)
pecore (515 milioni)
capre (345 milioni)
mucche (292 milioni)
bufali (23 milioni all’anno)

L’elenco del «genocidio» prosegue con 65 milioni di roditori, 63 milioni di uccelli, 4 milioni di cavalli, 3 milioni di asini e muli. Chiudono la classifica dello «sterminio», 2 milioni di cammelli e dromedari che per fortuna, almeno in Italia, non hanno gran mercato, e, ovviamente, tutti i pesci: balene, delfini, tonno, salmone, orate, spigole, cernie, gamberetti, merluzzi, pesce azzurro, sardine, ecc.
Questa ecatombe ha conseguenze su tutto l’equilibrio del pianeta, alcune più evidenti, altre meno.
Una delle più grandi bugie che ci sono state dette e continuano allo sfinimento, è la mezza verità che l’uomo ha sempre mangiato carne e che, quindi, è di natura onnivora.

Questo dato è falso come una banconota da 3 euro.

 

Franco Libero Manco, AVA Associazione Vegetariana Animalista:

“L’uomo nasce come animale frugivoro e per milioni di anni si alimenta allo stesso modo delle scimmie antropoidi, finché nell’ultima glaciazione, circa qualche milione di anni fa, le foreste, diventate gradualmente inospitali a causa di cambiamenti climatici, si trasformano in savane e i nostri progenitori, sprovvisti di qualunque arma naturale, adatta ad inseguire, a dilaniare e a mangiare la durissima carne cruda della preda, per sopravvivere, si adattarono a mangiare anche la carne, vivendo di sciacallaggio, cioè dei resti degli animali predatori. L’introduzione, anche se relativamente modesta dell’alimento carneo (circa il 25-30 %) nella loro dieta naturale, fondamentalmente vegetariana, portò ad un calo a picco della lunghezza della vita media dell’individuo (circa il 50%), probabilmente dovuto al conseguente sviluppo delle malattie. L’uomo nasce nelle grandi foreste dell’Africa equatoriale, come animale arboricolo, cioè che vive principalmente sugli alberi, contemporaneamente allo sviluppo delle angiosperme, le piante da frutto e, per circa 4 milioni di anni, si nutre di frutta, semi, germogli, bacche, foglie e radici. Anche quando inserisce nella sua dieta la carne, resta fondamentalmente vegetariano. Dedicandosi sempre di più all’agricoltura e meno alla caccia, l’alimento carneo diviene sempre più raro e, nel tempo, relegato soltanto ai ricchi, come status simbolo di una condizione economica. L’uomo attuale, strettamente imparentato con gorilla, scimpanzé, gibboni e urang- tang, appartiene alla classe dei mammiferi, all’ordine dei primati, alla famiglia degli ominidi, al genere homo, alla specie homo sapiens ed ha con questi in comune il 98% circa del patrimonio genetico. E’ anatomicamente strutturato come questi avendo, infatti, due mani e due piedi, niente coda, occhi che guardano in avanti, ghiandole mammarie sul petto, milioni di pori sudoripari nella pelle, pollice della mano opponibile, adatto a raccogliere semi e frutti, apparato masticatorio come il nostro, canini poco sviluppati, grandi molari smussati, adatti a triturare cibi duri e, quindi, notevole spessore dello smalto, forma dei denti con cuspidi arrotondati, incisivi ben sviluppati, adatti a tagliare i frutti e i vegetali, inoltre ghiandole salivari ben sviluppate come le nostre, saliva ed urina alcalina, lingua liscia, stomaco con duodeno, l’intestino (lungo 12 volte la lunghezza del tronco) è sacculato, cioè a zone che servono alla fermentazione degli alimenti vegetali, la placenta è discoidale, il colon convoluto. Struttura anatomica generale praticamente identica alla nostra. Il fatto che questi nostri parenti siano vegetariani indica chiaramente che l’essere umano non sia stato strutturato dalla natura a mangiare la carne, e che non è, come alcuni sostengono, un animale onnivoro. L’animale onnivoro, infatti, ha 4 zampe, coda, occhi che guardano di lato, mammelle sull’addome, incisivi assai sviluppati, molari possenti, formula dentale differente dalla nostra, saliva ed urina acida, fondo dello stomaco arrotondato, canale intestinale 8 volte la lunghezza del tronco, placenta non caduca. Anche se l’essere umano, per la propria sopravvivenza, si è abituato a mangiare di tutto, questo non vuol dire che sia predisposto ad essere onnivoro: lo è diventato per sopravvivenza, per abitudine, vinto dal gusto della carne cotta. Ma, a causa di questo cambiamento di dieta, ha pagato e paga con malattie e con il conseguente accorciamento di almeno 20 anni della sua vita I primi bracieri ardenti per cuocere il cibo risalgono soltanto a 50 mila anni fa. Da questa data l’uomo addomestica animali in recinti e si dedica allo sviluppo dell’agricoltura, mentre la comparsa, in Egitto, dei primi rulli di pietra per macinare il grano risalgono soltanto a 10 mila anni fa. In passato, la carne veniva consumata saltuariamente e per questo l’organismo aveva più possibilità di metabolizzare questo prodotto senza eccessivi effetti collaterali. Il problema del consumo della carne arriva in Occidente dal 1950 in poi , in virtù del benessere economico. Così, tutta la popolazione ha potuto finalmente appagare la fame ancestrale di questo prodotto, facendone un uso smoderato, ma sovvertendo la millenaria tradizione alimentare e con effetti devastanti per la salute umana.”

 

 

Original post Per capire, devi sapere

Foto prelevata liberamente dal web

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Diveramente utile


 

migliaia-di-anni-in-evoluzione-per-arrivare-a-questo-risultatoSiamo nati in una società specista e purtroppo ragioniamo da specisti perchè siamo circondati da presupposti e compromessi specisti, quindi pur avendo una profonda consapevolezza ognuno pensa ed agisce nel migliore dei modi. Come dire: capisco il difetto di questo meccanismo e mi adeguo al meglio che posso, sperando che un giorno questa realtà svanisca e si ricreino le fondamenta per un nuovo e rivoluzionario presente. E’ così…viviamo in una profonda contraddizione che è lo specismo e, purtroppo per noi che ne abbiamo capito il difetto, è molto difficile affrontare il compromesso e soprattutto confrontarci con gli altri, in particolare con chi ancora non è pronto…o forse non lo sarà mai. E’ doveroso riflettere, ed è altrettanto importante rapportarci nel migliore dei modi. Non esiste un metodo specifico, nè un insieme di regole. Certamente l’antispecismo è l’approccio altruista meglio rappresentativo di questo presente, in contraddizione con tutto ciò che è violento e distruttivo, ovvero ogni forma di sfruttamento sia esso verso gli Animali o gli Umani. Ma proprio perchè giovane di nascita deve evolversi altrettanto radicalmente con la collaborazione di tutti, proprio per ribaltare la sofisticata ramificazione che nel tempo si è diffusa attraverso la società Umana in tutte le sue forme parallele, coincidenti però in uno stesso fine: razzismo, sessismo, egoismo ecc.ecc.ecc… D’altronde l’essere vegani ad oltranza non serve a molto se poi il risultato è controproducente. Gli estremismi servono solo se sono costruttivi, esplicativi, chiarificanti…e via discorrendo. L’essere Umano non può essere il custode del pianeta (e quindi degli Animali), semplicemente perchè è arrivato fin qui proprio sfruttando ogni risorsa naturale (e quindi soprattutto gli Animali). E’ diventato il padrone assoluto attraverso mezzi sussistenti altamente sofisticati. Per poter porre fine allo specismo (e quindi allo sfruttamento Animale) è necessaria una regressione (magari biologica) che lo riporti allo stato paritario tra egli e tutti gli altri Animali…non più sfruttabili quindi a proprio piacimento, ma motivo di scambio culturale. Quando capiremo che il diverso non è pericoloso ma bensì utile ad un arricchimento reciproco, allora l’antispecismo avrà fatto breccia tra le coscienze.

 

Foto prelevata liberamente dal web

 

 

Il dolore dei Pesci


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“L’Associazione Internazionale per lo Studio del Dolore definisce il dolore come “un’esperienza sensoriale ed emozionale spiacevole associata a danno reale o potenziale dei tessuti. L’incapacità di comunicare verbalmente non nega la possibilità che un individuo sta vivendo il dolore “. Nel suo libro “Do Fish Feel Pain”, Victoria Braithwaite presenta le prove scientifiche di come i pesci siano intelligenti e cogntivamente competenti.
Posseggono gli stessi nostri cinque sensi e anche di più: dei ricettori sensoriali sui fianchi che gli consentono di percepire gli oggetti che hanno vicino.
Sebbene non possano urlare, se provassimo a guardarli mentre hanno un amo infilato nella carne o mentre si dimenano fuori dall’ acqua, riusciremmo a vedere il loro dolore.
I pesci sono in grado, esattamente come noi umani, di secernere endorfine, sostanze chimiche che entrano in gioco per ridurre la sensazione del dolore.
Esattamente come i mammiferi, posseggono nocicettori, i ricettori del dolore. Il paradosso è che buona parte di queste scoperte è stata fatta sottoponendo gli animali a test dolorosi e invasivi, come la somministrazione per bocca di veleno d’ ape o acido acetico e la successiva somministrazione di morfina.
Michael Stoskopf, professore esperto di animali acquatici, fauna selvatica e medicina animale alla North Carolina University, a propostito della pesca sportiva (che consiste nel pescare l’ animale per poi ributtarlo in acqua) ha detto: “Sarebbe un errore ingiustificato supporre che i pesci non percepiscono il dolore in queste situazioni.”
Il ricercatore Culum Brown, conclude che “sarebbe impossibile per i pesci sopravvivere da animali cognitivamente e comportamentale complessi quali sono, senza la capacità di sentire dolore. La crudeltà che noi esseri umani infliggiamo ai pesci è da capogiro”. Una stima approssimativa della cattura globale di pesci selvatici (pesca) va dai 1000 ai 2700 miliardi di animali, circa 150 volte il numero di mammiferi e uccelli uccisi per il consumo alimentare. Riconoscere la capacità di soffrire di un animale deve necessariamente cambiare il modo in cui interagiamo con loro e influenzare il nostro giudizio etico e morale.”

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Original post Do fish feel pain?

Fonte Basta delfinari

Il mito della vitamina B12


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La vitamina B12 è un nutriente essenziale per l’organismo di tutti gli Animali, essere Umano compreso, ma nessun Animale è in grado di produrla. Ricordiamoci quindi che la vit.B12 NON è presente naturalmente nei cibi d’origine animale bensì in alcuni microrganismi presenti nel terreno: batteri, funghi e alghe. Le condizioni in grado di provocare una carenza di vitamina B12 sono infatti essenzialmente legate a due situazioni, che tra l’altro possono anche coesistere: la sua disponibilità dietetica e la capacità dell’organismo di assimilarla dagli alimenti che la contengono. Non tutti i nutrizionisti o medici dunque sono a conoscenza delle condizioni che causano la carenza negli onnivori, e ritengono che essi non siano a rischio: supposizione estremamente pericolosa. La vitamina B12 che si trova in tutti i cibi animali (carni, latticini e uova) non viene prodotta dall’Animale, ma rappresenta la quota che l’Animale non utilizza, cioè quella in più rispetto alle richieste del suo organismo. Essa viene ottenuta parte dalla contaminazione microbica del cibo e parte dalla sintesi dei batteri intestinali. Tuttavia, queste fonti non sono considerate sufficienti al giorno d’oggi, dal momento che negli allevamenti gli Animali ricevono mangimi addizionati, che contengono anche vitamina B12 che, quasi sicuramente, deriva sempre da sintesi chimica, più economica. La tanto propagandata naturalità dell’assunzione di vitamina B12 dai cibi animali (e la conseguente supposta innaturalità delle diete che non ne contengono) appare quindi in tutta la sua paradossale, ridicola, inconsistenza. E’ quindi di fatto (e paradossalmente per chi sostiene che l’integrazione di B12 non sarebbe naturale) più naturale per noi assumere la vitamina B12 da chi la produce, cioè i batteri, che dai cibi animali.

 

Fonte dott.essa Luciana Baroni

Foto prelevata dal web

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Di Olmo Vallisnera

“Com’è tragicamente ridicola la convinzione che hanno in molti di credere di essere superiori agli altri animali. La concezione classica descrive la superiorità in funzione del fatto che siccome ragioniamo e costruiamo, leggiamo e parliamo allora ovviamente, siamo non solo meglio ma abbiamo il diritto di comandare su tutti e tutto. Come se gli altri animali non avessero facoltà proprie, come se non ragionassero o costruisssero. Il fatto che abbiano comportamenti diversi o incomprensibili a noi è sufficiente per farne degli inferiori ? Un’assurdità peggiore non esiste, perchè non solo è falsa ma spaventosamente pericolosa. Quando si commette l’errore di pensare di avere più diritti di altri si giustifica la violenza e il predominio. Invece di inginocchiarvi sempre davanti a una chiesa, una nazione, un comando, cominciate ad alzarvi e vi accorgerete che siete trattati esattamente come gli altri animali, cioè privati dei vostri diritti naturali. Se l’autorità corrompe chi la possiede è certamente vero che degrada chi ne è vittima. Siete rassicurati quando pensate di avere intelletto e autodeterminazione ? Bene, non siete i soli ad avere queste peculiarità, così come non siete i soli ad avere qualsiasi altra particolare destrezza. I linguaggi non sono solo parole, fosse così non riconoscereste neanche il tramonto che guardate la sera. Siamo parte del tutto e il tutto è formato da miliardi di variabili dove certo, ci siamo anche noi esseri umani ma rasserenatevi non siamo neanche i più utili. Abitiamo un mondo assieme ad altri, viviamo le nostre emozioni e la nostra vita accanto ad altri, perchè sprecare le energie pensando di essere di più, siamo solo individui, abitanti di questa terra, le cazzate da divinità o ego lasciamole ai signori con la tonaca o il palazzo di acciaio e cristallo. Quando insultano o privano la libertà di un essere senziente stanno insultando e privando la libertà a tutti, è terribilmente semplice…