Il lato oscuro delle persone empatiche.


L’empatia è sicuramente un dono, ma considerarla pericolosa per se stessi è un errore. Infatti chi ne ha più degli altri certamente dispone di un equilibrio interno ed una sensibilità maggiore tale da presumere un maggiore autocontrollo e quindi serenità. Indubbiamente bisogna anche rendersi conto che nella vita ogni esperienza insegna e coltivare l’empatia, controllandola a beneficio proprio ed altrui, è la principale attività da seguire per ottenere ottimi risultati.

 

“Gli empatici sono in genere conosciuti come i guaritori del mondo. Sono le persone i cui sensi sono intensificati e amplificati, sono degli individui che non solo vedono e sentono le diverse energie del mondo, ma che in realtà le sperimentano su loro stessi.

Coloro che non sono empatici potrebbero pensare che questa capacità di sentire ciò che gli altri provano sia un dono, ma se si riesce a convincere un empatico a parlarci del ‘suo dono’, potrebbe confidarci che non è sempre un cielo stellato. Anche se è consapevole di avere una qualità importante, egli potrebbe confessarti che è un peso, molte volte quasi insostenibile.

Molte persone si affidano a loro per avere supporto e comprensione. Gli empatici conquistano quasi sempre la fiducia degli altri, perché fanno sì che le persone si sentano al sicuro. E mentre l’empatico è in grado di gestire le emozioni degli altri, allo stesso tempo le sperimenta su di sè e tutto questo, puo’ portare a stress e crolli emotivi.

Il lato oscuro di un essere empatico si presenta sotto forma di due voci contrastanti, che gli parlano quasi costantemente dentro la sua testa. Esso puo’ costantemente sentire sia il bene che il male, il negativo e il positivo, al punto di esserne sopraffatto, nel caso in cui non sia in equilibrio e ben schermato da cio’ che attira.

Gli empatici sono più sensibili alle energie negative della vita. La loro intensa capacità di sentire non può allontanarsi dai mali profondi che esistono nel mondo. La loro profonda comprensione di quello che esiste e opera nel mondo è sufficiente per confonderli e rattristarli. Per questo molto spesso, tendono ad essere malinconici, l’emozione che li domina, infatti, è la tristezza.

Il lato oscuro di un individuo empatico è essere costantemente esausto ed affaticato dalle energie che vengono assorbite. Nonostante questo è capace di osservare in silenzio, riconoscere e sentire.

Gli empatici vogliono essere amati così come tutte le altre persone, ed accettati per quello che sono. Ma, è la loro generosità e gentilezza che li porta spesso, ad essere sfruttati da parte di coloro che vogliono solo prendere e mai dare. Gli empatici sono ‘donatori’ e ricettori, essi sono pronti a mostrare gentilezza a chi ne ha più bisogno in ogni momento.

Il lato oscuro di essere un empatico è che spesso si mette in secondo piano per il bene degli altri. Un abbandono che costruisce nel corso degli anni, fino ad arrivare alla conseguente necessità di andare alla ricerca della propria anima, ancora una volta, un bisogno che si presenta solo nel momento in cui ci sentiamo completamente persi.

Per questo motivo la persona empatica, tiene sempre una piccola parte di sè stesso a riparo dal resto del mondo. Mantendo una sorta di barriera difensiva per necessità.

Il lato oscuro di essere un empatico è la guerra che vive da sempre dentro di sè. La guerra che intraprende contro la tristezza e il buio, che cerca di sollevare la sua ripugnante testa per portarlo all’auto-distruzione.

L’unico modo per combattere tutto questo e saper distinguere tra emozioni autentiche ed energie emotive false, che lo invadono dall’esterno. Gli empatici hanno bisogno di persone che possano comprendere chi sono e cosa vivono.
Essi devono essere in grado di abbassare il muro che hanno costruito intorno a loro, ed imparare ad esprimere i sentimenti che provano, in modo che questa preziosa dote possa fare del bene anche nella loro vita.

In caso contrario, gli empatici sono destinati a combattere una guerra dentro loro stessi, che non finirà mai.”

Fonte The Dark Side of Empaths That You Rarely See

Foto di Avogado

Annunci

Auspicio


Pace.jpg

Il carnismo è una totale dissonanza cognitiva, ma psicotica a tal punto da non generare disagio o tensione da chi la persegue. Ecco perchè mangiare pezzi di Animali morti non crea nessun tipo di rimorso o dispiacere. Ecco perchè vestirsi di pelo o pelle di Animali ammazzati non genera nessun imbarazzo o pentimento. Ecco perchè essere complice del genocidio Animale è un concorso di colpe completamente lecito ed estraneo ad ogni consapevolezza. Il veganismo deve essere inteso come una ideologia pacifica necessaria per raggiungere una realtà totalmente libera e priva di sfruttamento. Non è necessario il salutismo personale, nè tantomeno un protagonismo esasperato.

E come dice Serena di Enjoy Life:
“Buon anno, che sia DAVVERO altruistico e rispettoso di tutti gli esseri viventi, che hanno diritto alla loro vita in quanto tali e non in funzione della loro utilità per l’essere umano!”

 

Foto di Banksy

L’economia senza denaro


change.jpg

“Togliamocelo dalla testa: in fondo nessuno di noi ha bisogno di soldi. Abbiamo tutti bisogno d’altro. Mangiare, dormire, riposare tranquilli. E poi amare, divertirci, realizzarci come individui e nella relazione con gli altri. Per ottenere tutto questo non bisogna inchinarsi per forza al dio denaro. Da qualche decennio ci siamo dimenticati che il denaro è solo un mezzo, una convenzione, creata con l’obiettivo originario di favorire lo scambio e le funzioni sociali. Fuori dai circuiti chiusi dell’euro oggi si scopre tutto un mondo pulsante fatto di relazioni, passioni, interessi comuni, sinergie impreviste e cariche di significato che possono arricchire la nostra vita. Gli strumenti sono la banca del tempo, il dono, il baratto o le monete locali. Di questa ricchezza a Bruxelles o a Wall Street non se ne parla. Ma i fautori della decrescita sono sicuri: i bisogni di una comunità possono venire soddisfatti più facilmente senza passaggi di soldi. Quante energie, quanti sentimenti e quante capacità abbiamo perso, riducendo tutto il nostro interagire a un freddo interscambio di banconote! A volte sono le piccole cose che fanno la felicità. Come qualcuno che stiri le tue camice, due ore di babysitter, un massaggio, una mano per montare un armadio. Servizi che potremmo scambiare con quello che sappiamo fare: una torta di mirtilli, una lezione di inglese, il taglio dell’erba in giardino. Nei mercatini del baratto, o negli orti condivisi, sembra risorgere «la creatività contro l’economia dell’assurdo», secondo un titolo profetico di Serge Latouche. Una teoria che si è già fatta realtà in molte località sparse per l’Italia. Realtà che sembrano frammentarie, vissute come sacche di resistenza, se non altro perché faticano a farsi conoscere. È facile immaginare i frequentatori di questi ambienti con camicioni a quadri, maglioni larghi e lunghe collane, tra le spire di incenso e il tam tam dei tamburi. Il fascino della reciprocità, invece, seduce anche le persone apparentemente più lontane dal mondo alternativo. Molti fanatici della moda oggi, a Milano come a Roma, rinunciano alle vetrine del corso per darsi agli «swap party», le feste dello scambio, in cui si barattano capi e accessori firmati. «Non vogliamo rottamare capi vecchi e consunti» si legge sulla pagina di Facebook di BarattaMi. «Proponiamo il recupero e il ri-uso intelligente di tutti quegli indumenti semi-nuovi che giacciono dimenticati nei nostri guardaroba». Della serie anche gli yuppie hanno un’anima.

Baratto online
Piccola o grande che sia, la transizione verso un’economia di autoconsumo ha preso il via. Alcuni giornalisti parlano di boom del baratto in Italia, con il rischio di fare un po’ di sensazionalismo. «Dire che tutti gli italiani siano improvvisamente passati al baratto sembra una voce un po’ troppo colorata» commenta Paolo Severi di Zerorelativo, la prima community di baratto, scambio e riuso online, «però i dati dello scambio online vanno decisamente bene». Zerorelativo vanta oltre 31.000 iscritti e più di 90.000 annunci attivi, principalmente di baratto, ma anche di prestito e dono. I numeri sono di effetto: dal 2008 ad oggi su questo portale sono stati conclusi 102.000 baratti, 91.000 prestiti e oltre 4000 doni. «Negli ultimi mesi c’è stato un incremento dell’utilizzo del sito» argomenta Severi «ma non si può dire che con la crisi si baratta di più. Chi baratta fa una scelta etica, crede prima di tutto in un altro stile di vita. Dopodiché guarda alla convenienza economica». A quanto pare la maggior parte dell’utenza è interessata alle relazioni, più che all’affare in sé. «C’è una volontà di entrare in comunicazione con altre persone che hanno uno stile di vita simile al nostro. Spesso succede che venga a costare di più la spedizione rispetto al valore dell’oggetto stesso. Lo si fa perché si è convinti». Del resto c’è anche chi preferisce scambiare a mano, e chi al posto di oggetti offre prestazioni professionali o un po’ del proprio tempo. Su questa piattaforma si trova di tutto. Con una prevalenza di abbigliamento, prodotti per la casa e per l’infanzia, visto che l’80% dell’utenza è femminile. Le transazioni avvengono in base alla fiducia, con la garanzia del feedback, che fa somigliare Zerorelativo anche solo lontanamente al sito Ebay. Con la differenza sostanziale che qui i soldi non girano. 

La vacanza senza soldi
«Se avessi i soldi per viaggiare mi farei una bella vacanza»: quante volte lo abbiamo sentito dire! Ma il problema è da cercare nella testa, più che nel portafogli. Lo scambio di ospitalità è una realtà consolidata, mutuata da siti come servas.it o couchsurfing.it, ma senza scambi di denaro è possibile anche alloggiare in strutture ricettive munite di ogni comfort. Il sito bedandbreakfast.it, che ospita e convoglia oltre 15 mila soluzioni di microricettività tra b&b, case vacanza, appartamenti, locande, ostelli, country house, a fine novembre ha lanciato la settimana del baratto: una lunga serie di gestori si è resa disponibile a barattare il soggiorno in cambio di beni o servizi. Strutture ricettive di collina, mare, montagna, città d’arte che aprono le porte ai visitatori in cambio di massaggi, lezioni di canto, siti internet. Tra i servizi più gettonati la realizzazione di video o servizi fotografici, il posizionamento sul web, la traduzione di testi in inglese o tedesco. Porte spalancate anche a chi è disposto a rimboccarsi le maniche per la raccolta delle olive, un’imbiancatura alle pareti, lavori di giardinaggio. C’è poi chi si accontenta di beni più prosaici come una playstation usata, una tv con decoder, o un vecchio tablet funzionante. Gli organizzatori dell’evento sono stati chiari: «Puoi barattare qualsiasi cosa, nei limiti del ragionevole, ovviamente. Le possibilità di condivisione e scambio possono essere infinite, l’importante è non limitarsi, non avere imbarazzi e proporre lo scambio nella massima serietà, cortesia, curiosità, empatia, simpatia, originalità». La buona notizia è che diversi gestori sono disponibili ad estendere lo scambio anche in altri periodi dell’anno.

Entra ed esci senza pagare
A Osimo (An) esattamente tre anni fa partiva il Punto Baratto, il primo negozio per il baratto stanziale. Gli oggetti raccolti qui vengono valutati in «stelle» e contabilizzati nelle schede dare/avere di ogni partecipante affezionato, che un paio di volte alla settimana può fare un salto nella sede a vedere cosa c’è di nuovo. Un’attività che sta in piedi grazie all’appoggio di Spring Color, che ha messo a disposizione lo spazio, e all’attività degli iscritti, che non possono definirsi volontari: per ogni ora di presenza al Punto Baratto guadagnano una stella! A Firenze ha aperto un’osteria dove alla fine del pasto, su prenotazione, è possibile pagare con il baratto. Il nome del locale «L’è maiala» allude all’attuale congiuntura economica, mantra toscano per scongiurare la crisi. In cambio di una buona cena si accettano le primizie contadine della campagna, prodotti di artigianato locale, antiquariato e modernariato. Ma ogni trattativa va intavolata sempre prima del pasto. Quella che sembra un’idea stravagante, un negozio dove entri e non paghi, in alcuni paesi è una realtà consolidata. Il concetto base delle botteghe gratis è semplice: molta gente possiede cose di cui non può o non vuole più servirsi, e che prima di finire in discarica ingombrano soffitte e garage. Nei paesi di lingua tedesca si contano circa 70 negozi di questo tipo, i cosiddetti Umsonstladen o il modello austriaco del Kostnix, che si basano più o meno sugli stessi principi: non si acquista, si possono prendere un massimo di tre oggetti per volta e non possono essere rivenduti. Questi luoghi spesso diventano punto di appoggio per le banche del tempo, o altre iniziative di economia conviviale basata sulla reciprocità. Al di sotto del Brennero incontriamo il negozio Passamano , nel centro di Bolzano. «Siamo una decina di persone che ha preso una stanza e cominciato a metterci delle cose» racconta Franco, che non sembra amare le prolusioni e preferisce chiarire gli aspetti pratici. «Per ora abbiamo escluso i mobili, perché non avremmo abbastanza spazio. Poi ci sono solo alcune cose che non accettiamo, roba rotta o inadeguata, come macchine da scrivere elettriche, stampanti senza usb, televisori senza schermo piatto, ma per il resto accettiamo qualunque cosa». Una strategia per evitare l’accumulo di inutili cianfrusaglie, garantendo un certo livello di fruibilità delle merci. «Si possono prendere al massimo cinque oggetti gratuitamente a meno che non porti qualcosa in cambio. Abbiamo dovuto fissare queste regole per evitare che qualche scroccone accumulasse della roba per poi rivenderla». L’attività sta in piedi anche grazie alle offerte che gli avventori possono lasciare, che servono per pagare luce, acqua, immondizia, condominio, furgoncino e assicurazione. Non ci sono spese di affitto, perché la sede appartiene a uno dei fondatori. Tutto il lavoro si svolge dal lunedì al venerdì per mezzo di una decina di volontari, impegnati per tre turni alla settimana. «Ha funzionato da subito» racconta Franco. «C’erano tante persone che non sapevano dove mettere la roba. Non volevano buttarla, perché c’erano affezionate. In questo luogo diamo nuova vita alle cose». Che sono di nuovo libere di circolare.

La bottega dei bisogni
Concedetemi una precisazione. L’esperienza di cui raccontiamo si chiama Bottega per Nulla, ma questo titolo ci sembra più azzeccato. Siamo alla Mag 6 di Reggio Emilia, che propone un’economia centrata sulle relazioni e sui bisogni degli individui, attraverso un percorso che parte da lontano. I concetti di finanza critica, economia solidale, partecipazione e mutualità qui si masticano da quasi 25 anni. L’attività di base di questa cooperativa finanziaria partecipata è quella di raccogliere il denaro dei soci sotto forma di capitale sociale, in modo da poter sostenere iniziative economiche dal basso e offrire opportunità di finanziamenti etici e solidali. All’interno di questa cornice si sperimentano iniziative di mutualità, come la circolazione dei saperi e lo scambio non monetario di beni e servizi. Proprio qui nasce la Bottega per Nulla, che trae ispirazione dall’esempio degli Umsonstladen tedeschi, ma che può vantare un approccio del tutto originale. Precisiamo: questo non è certo un luogo dove fare shopping o riempirsi la borsa di cose. Anche perché come luogo fisico, almeno per ora, non esiste. Si tratta di un luogo virtuale, in cui circolano diversi beni materiali durevoli, messi in prestito dai soci. Oggetti utili, a volte costosi, che non si devono necessariamente possedere: un tagliaerba, una motosega, un compressore, un box porta-tutto per auto o una tenda da campeggio. Tutte cose che si possono avere in prestito! «Chiediamo alle persone di mettere a disposizione degli altri quegli oggetti che uno si sente tranquillo a prestare» ci spiega il referente Enrico Manzo. «Non diamo nulla per scontato, sappiamo che la fiducia bisogna costruirla piano piano. Non abbiamo nemmeno fissato delle regole. A noi interessa favorire lo scambio. Dopo un paio di volte magari si cambia atteggiamento, si diventa più flessibili, ma prima bisogna guardarsi dentro, rendersi conto a che punto siamo». Enrico ci spiega che potrebbe anche esserci una compartecipazione ai costi: «Se ad esempio uso un camper, magari è ragionevole che chieda un contributo per le spese di assicurazione e manutenzione, che non si può considerare uno scambio monetario». A ben vedere quella di Mag 6 assomiglia a una rivoluzione copernicana. Al centro della questione non stanno gli oggetti stessi, ma i bisogni delle persone. A ogni socio che partecipa all’assemblea viene chiesta una lista di ciò che può e vuole condividere. «In tutto questo la dichiarazione dei propri bisogni è un percorso importante» argomenta Enrico. «Vogliamo affrontare questa nostra difficoltà a chiedere o a mostrare all’altro che abbiamo bisogno di qualcosa. E lo si fa all’interno di una rete che ti può aiutare a soddisfare questi bisogni senza passaggi di denaro». Un’economia conviviale e concreta, decisamente fuori dagli schemi. «Abbiamo sottratto punti percentuali al PIL» ironizza Enrico. «Sono stati cambiati elettrodomestici nuovi, forni, videoregistratori, dvd, macchine da cucire».

Gli esseri umani forse sono più generosi di quanto si pensi.”

 

Articolo “L’economia senza denaro” tratto dal numero cartaceo Dicembre 2012 del mensile Terra Nuova, disponibile anche come eBook

Foto di Bansky

Uova: meglio biologiche?


uova2

Molti esperti parlano di nutrienti essenziali come le proteine, gli amminoacidi, i lipidi…non ricordando però che le uova (bio o non bio) contengono anche “altro” che non fa affatto bene! E cioè: il 70% delle loro calorie proviene dai grassi, la gran parte dei quali sono saturi. L’uovo contiene inoltre molto colesterolo, circa 200 milligrammi per un uovo di medie dimensioni. Dal momento poi che il guscio dell’uovo è fragile e poroso, e che le condizioni in cui vengono solitamente tenute le Galline ovaiole sono di estremo sovraffollamento, l’uovo è l’ospite ideale per la salmonella, quel batterio che è il maggior responsabile di contaminazione microbica dei cibi. Forse quelle bio sono escluse da tale contaminazione per una condizione migliore d’allevamento? Può darsi…ma chi può dirlo con certezza? Quindi il rischio c’è! Poi l’uovo viene spesso utilizzato nei prodotti da forno (ne esistono a decine), grazie alla sua proprietà di far addensare e gonfiare gli ingredienti, e per questo motivo si capisce benissimo che la quantità assunta giornalmente può facilmente decollare (sempre che di “vere uova” stiamo parlando…l’industria utilizza surrogati a più non posso).In sostanza le quantità nutritive presenti nelle uova sono ricercabili tranquillamente in altri alimenti. Vitamina D: questa non si ricava dal cibo ma dalle luce solare, è sufficiente l’esposizione di volto e mani per 20-30 minuti per 2-3 volte alla settimana. La vitamina B12, in natura, non è prodotta né dai vegetali né dagli Animali ma dai batteri che si trovano nel terreno o nell’acqua. Per chi segue un alimentazione onnivora o vegetariana facilmente potrà assumere questa vitamina da altri cibi d’origine animale, il problema può apparire solo per i vegani ma esistono cibi fortificati come ad esempio le bevande vegetali o i cereali per la colazione o anche i funghi, e in ogni caso esistono tanti cibi d’origine vegetale che possono tranquillamente sostituire le uova nella propria dieta, come per esempio i legumi.
Questo è l’aspetto nutrizionale e si potrebbe scrivere un infinità di motivazioni per cui non è assolutamente necessario assumere uova (bio o non bio).

Ma l’aspetto fondamentale è certamente quello etico-sostenibile, e non certamente descrivendo un sistema d’allevamento “diverso” si può confermare la tesi che è meglio e più sano. Sicuramente l’industria del cibo dovrà nei prossimi anni indirizzarsi verso tipologie d’approccio più ecologiste e quindi biologiche, questo per superare tecniche intensive devastanti per l’ambiente e gli Animali stessi che si ripercuotono indirettamente anche sulla salute Umana. Esiste un aspetto molto importante che supera di gran lunga ogni concezione sostenibile. L’uccisione degli Animali a scopo alimentare è diventato negli ultimi decenni un vero e proprio genocidio.
Perché produrre uova significa uccidere Animali? Primo fattore: i Pulcini maschi uccisi perchè non indispensabili alla produzione, e parliamo di milioni di esseri viventi riversati direttamente in discarica. La produzione biologica li salva? Io non credo! L’allevamento “a terra” non significa allevamento in libertà. Significa che le Galline sono tenute in capannoni dove si respira un’aria insalubre, dove non possono mai vedere il sole, dove soffrono comunque di malattie dovute alla prigionia continuata, e dove vengono comunque nutrite con mangimi pieni di sostanze chimiche e farmaci per curare le malattie endemiche e prevenire le epidemie. Questo va detto prima di ogni altra considerazione! Anche quelle poche allevate “all’aperto”, anziché “a terra”, dopo due anni sono sempre e comunque portate al macello, non esistono dei «rifugi per Galline pensionate». Inoltre, per ogni Pulcino femmina che viene fatto nascere per la successiva produzione di uova, un Pulcino maschio nasce e viene ucciso – soffocato o triturato – perché la probabilità che un Pulcino nasca femmina o maschio è del 50%, e solo le femmine sono utili a fare le uova, i maschi vengono “scartati” subito. Ho letto di recente che qualche scienziato vuole creare un sistema tecnologico che preveda in anticipo il sesso dei Pulcini…ma qual’è la giusta consapevolezza di ucciderli prima o dopo la schiusa delle uova? La sostanza di certo non cambia! Forse solo la coscienza viene assopita. Anche nei rari casi – ma sono rari – in cui le Galline ovaiole siano allevate in relativa libertà, rimane la fine che queste Galline fanno, sempre e comunque, da qualsiasi allevamento provengano. La loro fine è il macello, per produrre carne di poco valore commerciale (per i dadi, il brodo ecc.) ed è la stessa fine atroce che tocca a tutti gli altri Animali da reddito.
Insomma: non esistono soluzioni che siano “una via di mezzo”. Ogni prodotto animale comporta sofferenza e morte e non è possibile che sia altrimenti.
Per salvare Animali e risparmiare loro sofferenza e morte, quindi, non basta scegliere un tipo di allevamento piuttosto che un altro, non serve a nulla se la quantità di “cibi animali” consumati rimane la stessa. Non serve perché il numero di Animali uccisi rimane uguale, e il loro numero riempe una lunga lista infinita. Ciò non è sostenibile…neanche con sistemi biologici.

 

Per approfondire: Opuscolo: Latte e uova – perché uccidono

Dall’introduzione: “La produzione di uova e di latte (e quindi formaggi e latticini di ogni tipo) comporta la morte degli animali esattamente come la produzione di carne e pesce e causa lo stesso impatto negativo sull’ambiente; inoltre, il consumo di questi “alimenti” è dannoso per la salute umana, non meno del consumo di carne e pesce.
Ecco dunque perché e come evitare questi prodotti.”

Empatia


love3.png

La questione è tutta qui: empatia. La sua mancanza, o meglio la sua mistificazione, è il punto cruciale che sta alla base dello sfruttamento animale, e quindi di ogni tipo di violenza esistente anche tra gli Umani. Si può far tollerare il genocidio animale tramite tradizioni, ricorrenze, dogma religiosi, induzioni commerciali, teorie mediche e nutrizionali, ricerche scientifiche…ma soprattutto tramite un concetto antropocentrico perfettamente radicato nella storia Umana. Fondamentalmente questo è il fulcro centrale con cui bisogna scontrarsi per far concepire le motivazioni etiche che determinano il cambiamento responsabile. Oggi nell’epoca più gloriosa dell’informazione è innegabile non sapere dei seri danni provocati dagli allevamenti intensivi, a carico di Animali ed Ambiente. E’ innegabile non vedere ciò che esiste nei luoghi di tortura e martirio quali circhi, zoo, acquari e laboratori da vivisezione. E’ inconcepibile non rendersi conto delle atrocità che ogni giorno avvengono in zone di guerra, o delle sofferenze patite da popolazioni innocenti. E’ davvero paradossale che ciò continui ad avvenire senza una forte empatia che arresti immediatamente ogni nefandezza.

Il consumismo attuale tende ad assottigliare e a tratti mistificare la realtà, costituita da bisogni non necessari costruiti ad arte da abili strateghi del marketing. Una sorta di dissonanza cognitiva, una separazione istintiva, un indifferenza totale che amplifica l’egoismo personale fino a ritenere essenziali i propri bisogni o necessità. L’ego aumenta e l’empatia diminuisce. Anche perchè quest’ultima non vende prodotti. Tutto ciò determina un insoddisfazione che crea desideri, e quindi acquisti. Il circolo vizioso è costituito da ammiccamenti e fidelizzazioni, ovvero dipendenze. L’attaccamento al materialismo distanzia le persone dai reali affetti, dai sinceri apprezzamenti. E’ molto pericoloso vivere in una società votata al successo e al soddisfacimento dei bisogni personali. Come è molto preoccupante confondere la morale con il dovere. Certamente non è possibile vivere in una civiltà senza regole…ma è essenziale partire dal basso, dall’educazione, dall’informazione veritiera senza lucro o secondi fini di convincimento. La violenza quotidiana che la televisione ed ogni mezzo d’informazione tende ad assuefare non fa altro che peggiorare la situazione già drammatica. Ciò non significa che bisogna astenersi da ascoltare o vedere, ma la spettacolarizzazione dei fatti di cronaca è diventata ormai un abitudine pressochè presente nella quotidianetà di ogni individuo. La natura è violenta? Vero solo in parte se l’evoluzione terrestre spinge verso un equilibrio naturale dell’ecosistema. Certamente uccidere 200 miliardi e più di Animali ogni anno per un bisogno di fame e godimento non è un istinto alla sopravvivenza, piuttosto assume caratteri di vera e propria estinzione di massa.

Ma allora perchè alcuni esseri Umani agiscono con consapevolezza ed altri no? Perchè individui socialmente inseriti e all’apparenza innocui e docili diventano killer spietati degni della peggior immaginazione? Può essere un mistero, ma dipende probabilmente anche dal contesto e dall’ambiente circostante in cui un individuo nasce e cresce. Non è accertato che si nasca assassini, piuttosto lo si diventa anche inconsapevolmente durante la crescita, con insegnamenti negativi dettati da stimoli esterni che possono determinare il carattere di una persona. Certamente il quadro genetico può fare la differenza, qualcuno potrà avere una sensibilità maggiore rispetto ad un altro, ma è anche vero che la consapevolezza può coltivarsi, maturare col tempo, raggiungendo ottimi risultati. Il cervello è un organo non statico e necessita di manutenzione per poter funzionare bene e meglio. Tutto parte da esso e tutto dipende da esso. L’evoluzione dell’essere Umano dipende anche da questo aspetto. Come non è scontato che un individuo più abile in intelligenza sia altrettanto astuto nel salvaguardare i propri simili o altre specie. Questo spiega per esempio perchè alcuni non essendo nati vegani lo diventano nel corso della vita. Oppure perchè altri si pentono nell’aver trascorso un periodo di malvagità e violenze. Tanti si convertono ad una vita più etica e parsimoniosa, molti si accorgono dei propri errori (un caso eclatante è Tom Regan: da macellaio a difensore degli Animali). Ma il fatto significativo da analizzare non è la redenzione, o conversione che dir si voglia, bensì la presa di coscienza che prende il sopravvento rispetto ad altri bisogni prettamente egoistici. Qui non c’entra la sopravvivenza personale o la tutela assoluta della propria salute, considerando che si può vivere lo stesso e bene pur non uccidendo Animali per nutrirsi. La morte per delega è probabilmente la ragione principale per cui molti non si rendono conto della gravità delle loro azioni. L’esclusione dell’empatia dalla propria sfera emozionale è facilmente plausibile se ci si disinteressa personalmente da ciò che accade al di fuori del proprio io interiore. Peggio se questa esclusione viene indotta ovvero se si viene abituati, martellati costantemente tramite pratiche sofisticate ed istituzionalizzate. Se già il genere Umano proviene da secoli di predominio assoluto è plausibile una malvagità primordiale o un semplice condizionamento? Come non concepire la società attuale, votata alla mercificazione delle vite altrui, un esaltazione perfetta dello sfruttamento? Ma allora perchè alcuni lo capiscono ed altri no? Perchè in alcuni individui esistono sentimenti quali empatia, tolleranza, solidarietà e quant’altro di utile alla salvaguardia altrui…mentre nella maggioranza (perchè purtroppo essa è) vige un indifferenza cospicua che esclude anche un solo gesto di compassione? Aiutare il prossimo, soccorrere un bisognoso, dimostrare aiuto ed affetto anche tramite un semplice gesto di gentilezza, contribuire alla salvezza degli Animali e dei deboli è sempre più raro proprio grazie ad una assenza di tali emozioni. Ci stiamo dirigendo verso un periodo storico sempre più povero di immedesimazione altrui? O è sempre stato così, ed anche peggio, ed ora ci si accorge degli errori passati? Le guerre e le uccisioni sono sempre esistite è vero, ma anche le testimonianze di personaggi illustri quali filosofi, scrittori, politici e chiunque avesse deciso di lottare per i diritti e le libertà. Purtroppo vivere in un epoca soggiogata da interessi di profitto ha i suoi risvolti negativi, e le difficoltà sono altrettanto deprimenti.

Ma se esiste una speranza perchè non perseguirla? Se esistono persone disposte ad esporsi contro un sistema di potere che schiavizza gli esseri viventi a pura merce…allora tutto è possibile! Non è detto che tutto sia perduto, anche di fronte a stupide conclusioni riduttive che amplificano l’ignoranza e la disinformazione. Bisogna cogliere ogni spunto utile per la lotta pacifica di sovversione. Anche il veganismo salutista, che non pochi danni potrebbe causare all’antispecismo, deve essere ricondotto sulla giusta via non solo speculativa. Le ingiustizie sociali sono tante ma forse tutte sono riconducibili ad una sola matassa, ed non è per niente scontato che il progresso possa raddrizzarsi da solo verso una maggiore sostenibilità, nè tantomeno tramite leggi e normative. L’intervento personale deve essere continuo ed assiduo a partire dalle nuove generazioni. Ovvero le prossime battaglie da affrontare potranno essere più dure e inavvicinabili, pur senza sacrifici. Ecco perchè è importante uscire da questo consumismo di massa che genera solo falsi idoli tramite l’annullamento delle concrete necessità. Non è vero che una comunità civile regna indiscussa nel benessere creato dal suo “prodotto interno lordo” (ovvero l’obiettivo pincipale del capitalismo), esso non è generatore di benessere, non se questo proviene da produzioni distruttive ed altamente degenerative.

Bisogna fare un passo indietro (non in termini distruttivi) per andare avanti!