Abbandono


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“Una Cagnolina è morta di stenti a Cesano Maderno (provincia di Monza e Brianza), dopo essere stata abbandonata dal suo ‘padrone’ in casa. L’uomo, un 56enne del posto, da circa tre mesi non pagava l’affitto ed è sparito dalla circolazione. L’Animale era rimasto chiuso in casa: la sua carcassa è stata scoperta dai vigili, allertati dagli altri condomini per via del cattivo odore che proveniva dall’abitazione.”
 
“Ho sempre avuto una discreta fiducia nella capacità della maggior parte dei rappresentanti della nostra specie di fare autocritica, di cambiare e di migliorarsi, se così non fosse sarebbe del resto inutile anche solo parlare di antispecismo. A volte, però, certe notizie hanno la capacità di assestare colpi durissimi anche al più positivo di noi. La tragica fine di questa povera cagnolina ci racconta una storia di dolore, di abbandono, di insensibilità e di assoluta indifferenza. Alla constatazione che determinati esseri umani non sanno fare altro nella loro vita se non distruggere quella altrui, si aggiunge quella – forse anche più disperante – che può più il fetore di un cadavere che una richiesta di aiuto. Troppo spesso crediamo di vivere in mezzo ad altri esseri senzienti (che reputiamo addirittura nostri simili), quando invece siamo circondati da zombi.”
Notizia appresa dal web
Commento prelevato dal profilo facebook di Adriano Fragano
La foto non corrisponde alla realtà dei fatti

Belle foto…di brutti maltrattamenti


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Da Agireora.org:

“Lo scorso anno la giornalista, fotografa e autrice Jo-Anne McArthur ha messo a disposizione sul sito We Animals un’ampia collezione di foto di animali scattate in tutto il mondo, che documentano lo sfruttamento e la violenza estrema che sono costretti a subire per mano umana. Non mancano nemmeno belle foto di situazioni positive e commoventi. Si tratta di una risorsa utilissima per la divulgazione: sia per mostrare direttamente le gallerie di foto così come sono, sia per utilizzarle in cartelloni e materiali informativi. Su richiesta sono anche disponibili in alta risoluzione. Come si legge dalla pagine di copyright, le foto sono utilizzabili gratuitamente per iniziative a difesa degli animali, è solo richiesto di citare la fonte, vale a dire autrice e sito We Animals. Le donazioni sono gradite, quando si ha la possibilità di farle, ma non obbligatorie.

Invitiamo a visitare la galleria fotografica di We Animals per trovare foto utili da diffondere in tanti modi.

Qui sotto alcuni esempi di scatti effettuati in allevamenti e macelli: sguardi di animali che stringono il cuore e che non possono lasciare indifferenti.”

 

Vitellino portato via alla madre appena nato, per vivere 6 mesi di disperazione e confinamento e poi venire macellato. Tutto il latte viene prodotto a questo prezzo, in tutti gli allevamenti del mondo, di ogni genere.we-animals-vitellino-portato-via.jpg

 

Un vitellino vivo, ancora per pochi mesi, e accanto uno morto di stenti.

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Maiali confinati in un allevamento senza possibilità di muoversi (Italia, 2015)

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Ancora gabbie di gestazione: il maialino non ha la possibilità di stare a contatto con la madre.

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Gabbie di gestazione: le madri non possono muoversi e accudire i loro piccoli (Italia, 2015)

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La disperazione di un maiale imprigionato per tutta la vita.

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Pollo “da carne” paralizzato per il ritmo innaturale di crescita.

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Galline in condizioni pietose, imprigionate per la produzione di uova: due anni di questo inferno e poi il macello.

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Tacchino in un allevamento, con evidenti ferite.

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Conigli giovani in allevamento, malati e non curati.

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La fine dei conigli dopo mesi di confinamento in piccolissime e affollate gabbie.

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Original post Belle foto di brutti maltrattamenti

 

Nota bene: la prima immagine in testata non è stata diffusa da Jo-Anne McArthur ma prelevata liberamente dal web

 

Il dio dei polli


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Da Veganzetta.org:

Dopo “Il Capriolo” un nuovo racconto breve di Francesco Cortonesi.

“Molti di noi, ancora oggi, hanno nei confronti della carne idee che sembrano basarsi in un certo qual modo sulla fede. Nonostante l’evidenza, nonostante i video, nonostante le innumerevoli prove molti sembrano infatti rifiutare la realtà e, forse a livello inconscio, si autoconvincono che tutte le violenze che gli Animali subiscono, non possono essere vere. Hanno fede. La realtà del resto non può essere tanto tremenda. Da queste considerazioni nasce il breve racconto di seguito.”

 

Il dio dei polli:

“Il sole si acquatta lentamente dietro la collina. Le nuvole, venate di rosso sembrano vascelli ancorati alle montagne che circondano l’insenatura della valle. Nel sacco nero che Osvaldo porta sulle spalle, i pulcini si agitano disperati prigionieri di un cielo buio senza stelle. Gli alberi ondeggiano leggermente nella brezza e sembrano fantasmi che danzano al tramonto. Osvaldo getta a terra il sacco, prende la pala e inizia a scavare.
Ogni mese fa questo lavoro. Trenta, quaranta, cinquanta pulcini maschi, li chiude in un sacco e li seppellisce, poco lontano dalla fattoria. I pulcini maschi sono inutili alla produzione di uova, quelli che nascono vanno smaltiti. Questa comunque potrebbe essere l’ultima volta che fa così. La prossima settimana dovrebbe infatti arrivare il tritacarne e allora non dovrà far altro che metterli in una scatola e poi rovesciarli direttamente nell’imbuto che porta alle lame che riducono, in una manciata di secondi, i pulcini in tanti minuscoli granelli ottimi come mangime. Osvaldo scava, settanta, ottanta, novanta centimetri. Scava e fischietta. Poi prende il sacco e lo butta nel buco. Lo ricopre velocemente, mentre i pulcini si agitano nel sacco, scalpitano, pigolano. Osvaldo non li schiaccia più come faceva un tempo, la pala si macchia di sangue e tocca lavarla. Del resto, dopo l’ultima palata di terra, i pulcini tacciono. Osvaldo si ferma un istante a guardare il tramonto, a contemplare la campagna. Pensa a sua moglie, ai suoi due figli, Giovanni e Carolina. Quanto è fortunato si ripete, forse per la milionesima volta, quella è la vita che ha sempre desiderato. Una fattoria. Lontano dalle ansie. Lontano dalle angosce della città. Una bella famiglia, un bel lavoro. L’allevamento. Non molto grande. Abbastanza. Osvaldo torna verso la fattoria, non vede l’ora di mettersi a tavola. E’ ora di cena. Sta facendo buio. Tra le frasche che come muri di foglie e arbusti costeggiano il sentiero improvvisamente però sente qualcosa. Un rumore di passi, come di qualcuno che lo segue, forse un Animale. Osvaldo si ferma, si volta, non vuole mettersi a correre, non è nel suo carattere scappare e poi se fosse un Animale che vuole attaccarlo, un Cane selvatico mettiamo, probabilmente lo inseguirebbe. Vede le frasche muoversi. Oramai qualsiasi cosa sia è molto vicino, gli è quasi addosso. Osvaldo impugna la pala con due mani. Il mese scorso all’allevamento di Bernardo, giù a valle hanno rubato duecento Maiali. Ladri di bestiame. Puah. Se sono loro ne vuol lasciare almeno uno in terra. Sono ladri da poco, disperati, mai armati, organizzati a volte, ma non pericolosi. Ma cosa potrebbero mai volere da lui? Il borsello? L’orologio? Osvaldo si prepara a colpire. Tende i muscoli, alza la pala. Ora però è tutto silenzio. Osvaldo aspetta. Un minuto. Due. Cinque. Niente. Se era un Animale se ne è andato. Un Cinghiale sicuramente. Quelli appena sentono odore di uomo scappano a gambe levate, pensa Osvaldo, poi sorride della sua paura. Si sente uno sciocco. Osvaldo si volta e si riavvia verso casa. Fa qualche passo, cinque, dieci, quindici forse. Poi sente di nuovo le frasche agitarsi. Si ferma. Ma non ha certo intenzione di farsi prendere dalla paura come prima. Lentamente si avvicina al bordo del sentiero. Con una mano abbassa le frasche. Improvvisamente un colpo di becco potente come una picconata lo colpisce in piena fronte. L’osso del cranio si rompe. L’ultima cosa che Osvaldo intravede è un ombra.
Gli sembra quella di un pollo.
Un pollo gigante.
Poi Osvaldo cade a terra e muore.
Arriva l’alba e Osvaldo è ancora al centro del sentiero, disteso con le braccia larghe, come crocifisso e il cranio spaccato. Non lo hanno ancora trovato. Ci vorranno ancora due ore, ma lo stanno cercando. Così come nella stessa zona stanno cercando uno Struzzo scappato da un circo.”

Francesco Cortonesi

 

Original post Il dio dei polli

 

In ogni caso amara giustizia…o meglio conseguenza di un evento consequenziale che lo stesso allevatore persegue: sfruttamento.

Agnelli…sacrificio pasquale


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Ogni anno in Italia sono circa due milioni gli Agnelli e i Capretti che vengono sacrificati in nome di una tradizione. Si tratta di cuccioli con circa 30/40 giorni di vita che già dall’inizio della loro breve esistenza subiscono stress e torture sia fisiche che psicologiche, a partire dalla separazione dalla madre fino alla condivisione di piccoli spazi angusti e al trasporto verso la macellazione, senza né cibo né acqua, come se fosse della merce inanimata. La loro vita finisce con la morte per sgozzamento, dopo essere stati legati per le zampe posteriori e a testa in giù storditi con la corrente elettrica. Ogni anno milioni di Animali muoiono per le festività, perché destinati ad imbandire ricchi banchetti privi di pietà. Non solo Agnelli ma anche Maiali, Bovini, Cavalli, Galline, Pesci, Crostacei, Molluschi…e la lista potrebbe continuare quasi all’infinito. Tristissima la sorte degli Agnelli “pasquali”, ma ancora più triste è l’indifferenza godereccia in cui questo sacrificio di massa si consuma. Non molto tempo fa le donne non avevano il diritto di votare o di lavorare, nè tanto meno rivestire una carica politica o vestirsi come ritenevano più idoneo ai propri bisogni e piaceri. Un nero non aveva il diritto di salire semplicemente su un autobus e sedersi dove gli piaceva ma anzi…aveva dei posti prestabiliti, come gli ebrei erano la “razza” inferiore e pertanto denigrati o peggio uccisi con estrema facilità. I poveri poi (quelli disadattati) non potevano studiare, gli omosessuali non avevano nessun diritto e dovevano nascondersi, mentre quelli strani dovevano solo conoscere come terapia un elettroshock o farmaci “scoppia cervelli”. Tutto questo esisteva, e forse esiste ancora oggi. Ma molte delle precedenti lotte sociali hanno raggiunto dei traguardi positivi, non tutti…ma qualcosa è stato fatto. Quanto è lunga la storia dei diritti civili! Adesso tocca agli Animali…ai loro diritti. Perciò non bisogna scandalizzarsi quando si sente in giro che la vita di un Animale vale quanto quella di un essere Umano…nè più nè meno! E anche se non è ancora così per tanti Animali tristemente definiti “da reddito”, e per tanti altri sfruttati ed uccisi senza pietà o compassione, bisogna evolversi rapidamente tramite profonde prese di coscienza. Non si può restare inermi di fronte all’immane genocidio in atto! La società dei consumi ha trasformato tutto in mercificazione, anche e soprattutto la vita stessa! Chi si scandalizza e rimane ancorato a una visione del mondo antropocentrica, o giustifica tutto con la frase “è sempre stato così” o mette a tacere la sua coscienza avvalendosi della parola del suo “Dio”, appartiene alla categoria di quegli individui che ritenevano che fossero giuste tutte le discriminazioni fino ad oggi superate.

 

Nella foto campagna di sensibilizzazione a cura di Animal Amnesty

Per capire…devi sapere


cervello

“Mettiti comodo perché non sarò breve.
Per avere un’idea di cosa sia il mercato legato alla produzione e sfruttamento della popolazione animale sul nostro pianeta, non basta concentrarsi su quelli che vengono uccisi, ma bisogna analizzare tutta la filiera di produzione. In un anno, nel mondo vengono allevati circa un 1 miliardo e trecento milioni di bovini, 2 miliardi e settecento milioni di ovini, 1 miliardo di suini e circa 14 miliardi di polli, galline, tacchini ed altri volatili. (fonte:Legambiente).
Paradossalmente l’industria della uova incide enormemente nella cifra finale di morti annui perché è responsabile della morte di miliardi di pulcini maschi.
Contare i capi ittici che vengono allevati è pressoché impossibile, anche solo per il fatto che vengono commercializzati per peso e non per numero di esemplari.
Solo in Europa venivano prodotti, nel 2001, 1,3 milioni di tonnellate di pesce. (fonte. Confagricoltura, Greenpeace), al giorno d’oggi la cifra è sicuramente aumentata.
Insomma, per non dilungarci troppo, ogni anno al mondo vengono “prodotti” circa 60 miliardi di animali.
Questi numeri sono destinati ad aumentare per la crescente domanda che proviene dai paesi in via di sviluppo.
Ovviamente lo sfruttamento del regno animale dà da vivere a milioni di persone, a partire dagli allevatori, per finire al rivenditore sotto casa, passando per i ristoratori, i macelli, gli acconciatori, la moda, le case farmaceutiche, ecc.
Per l’umanità gli animali sono una “risorsa”, una specie di materia prima, niente di più.
Va da sé che questi animali non possono matematicamente avere una bella vita perché il loro impatto economico di produzione dev’essere tenuto più basso possibile affinché la vendita della suddetta materia prima sia conveniente. Quindi se un pollo (che dovrebbe vivere libero) sarebbe, diciamo, “sereno” in un cortile di 9 metri per 9 (e sarebbe comunque un prigioniero) dovrà accontentarsi di uno spazio di 40cm x 20cm, per tutta la (breve) vita.
L’unico modo per abbattere il costo di produzione e massimizzare il guadagno è allevare il maggior numero di animali possibile, nel minor spazio possibile, con il minor numero di personale per capo, spendendo il meno possibile in medicine, cure e cibo. Quello che si profila è un allevamento intensivo. Una sorta di lagher in terra. Un luogo di terrore, maltrattamento, violenza fisica e psicologica, malattie, solitudine, sangue, morte, disperazione. Una specie di inferno legalizzato, dove la soglia dei diritti degli animali è fissata al nulla.. hanno il diritto di respirare.. poi? Basta.
Gli animali, che vi ricordo, sono esseri viventi, hanno perso:
Il diritto di vivere liberi

Il diritto di avere un compagno
Il diritto di avere figli
Il diritto di crescerli
Il diritto di invecchiare
Il diritto di mangiare ciò che vogliono
Il diritto di lamentarsi
Il diritto di protestare
Il diritto di respirare aria fresca
Il diritto di morire per cause naturali

Ignorare le condizioni in cui vengono tenuti gli animali è uno stato involontario adolescenziale, la verità è troppo cruda per mostrarla ad un bambino, soprattutto quando quest’ultimo è bombardato da milioni di bugie finalizzate a sopprimere i suoi istinti umani primari, la compassione, l’empatia, la condivisione e l’amore; ma fare finta di nulla da adulti è una colpa vergognosa e disumana.
In questi lagher in cui i prigionieri vengono tenuti dalla nascita alla morte (violenta), conducono un’esistenza priva di qualsiasi sentimento positivo. Vengono isolati dai genitori immediatamente, picchiati e nutriti a forza, bombardati di antibiotici e medicinali, il tutto per raggiungere un peso congruo al macello.
In altri casi vengono tenuti legati e violentati fino allo sfinimento, in modo da produrre latte da mungere.
E ancora, tenuti a terra a sfornare figli da far uccidere, sdraiati nelle loro feci a volte incapaci di voltarsi anche solo per guardarli una volta sola…
Sono costretti a sopprimere gli istinti di correre liberi o nuotare contro la corrente dei torrenti, gli viene impedito di ferirsi privandoli del becco, gli viene impedito di nutrirsi dalle mammelle delle madri (per quei pochi che hanno la fortuna di vivere insieme) attraverso strumenti degni dell’inquisizione spagnola. Gli viene impedito di volare, riposare, saltare, gioire, semplicemente vivere, gli viene solo concesso di esistere per un po’.
Quello che il cuore di ognuno di noi sa, ma non ricorda, è che ogni singolo animale che ho citato è un essere vivente in grado di formulare pensieri, provare emozioni, amare i suoi cuccioli.
La dissonanza cognitiva che colpisce il genere umano è così radicata e profonda che lo rende “vittima” di una forma di discriminazione razziale che viene definita specismo.
Lo specismo è quel torpore mentale che impedisce ad un essere umano di comprendere un fatto di una semplicità elementare, cioè che non esiste differenza alcuna tra un cane, un gatto o una mucca e un maiale. Anzi, quando ci si libera dalla patina più spessa dello specismo si comprende, piuttosto semplicemente, che non esiste differenza nemmeno tra un pollo ed un uomo. (fonte: il mio cuore)
Purtroppo, però, lo stato di trance dovuto alla presunzione di superiorità insita nella razza umana, quella che lo spinge ad uccidere per possedere, a sottomettere per sfruttare, a discriminare per emergere, mista allo stato di ignoranza in cui viene al mondo, che fa di ogni essere umano una vittima di manipolazione mentale politica e religiosa, domina l’esistenza della moltitudine di persone che calcano questa terra. In questo stato di trance, imbellettato e truccato a festa da miriadi di prodotti di origine animale, in un rumore assordante di colori ed offerte speciali, è impossibile percepire il silenzio della morte.
La morte che non conosce sosta e che avvolge con il suo mantello nero l’intero pianeta come una notte eterna, la morte che si prende 56 miliardi di animali ogni anno, 170 miliardi contando i pesci, 5.390 ogni secondo, di ogni minuto, di ogni ora, di ogni giorno. Sempre.

Nello specifico, uccidiamo:

polli (45,9 miliardi)
anatre (2,3 miliardi)
maiali (1,2 miliardi)
conigli (857 milioni)
tacchini (691 milioni)
oche (533 milioni)
pecore (515 milioni)
capre (345 milioni)
mucche (292 milioni)
bufali (23 milioni all’anno)

L’elenco del «genocidio» prosegue con 65 milioni di roditori, 63 milioni di uccelli, 4 milioni di cavalli, 3 milioni di asini e muli. Chiudono la classifica dello «sterminio», 2 milioni di cammelli e dromedari che per fortuna, almeno in Italia, non hanno gran mercato, e, ovviamente, tutti i pesci: balene, delfini, tonno, salmone, orate, spigole, cernie, gamberetti, merluzzi, pesce azzurro, sardine, ecc.
Questa ecatombe ha conseguenze su tutto l’equilibrio del pianeta, alcune più evidenti, altre meno.
Una delle più grandi bugie che ci sono state dette e continuano allo sfinimento, è la mezza verità che l’uomo ha sempre mangiato carne e che, quindi, è di natura onnivora.

Questo dato è falso come una banconota da 3 euro.

 

Franco Libero Manco, AVA Associazione Vegetariana Animalista:

“L’uomo nasce come animale frugivoro e per milioni di anni si alimenta allo stesso modo delle scimmie antropoidi, finché nell’ultima glaciazione, circa qualche milione di anni fa, le foreste, diventate gradualmente inospitali a causa di cambiamenti climatici, si trasformano in savane e i nostri progenitori, sprovvisti di qualunque arma naturale, adatta ad inseguire, a dilaniare e a mangiare la durissima carne cruda della preda, per sopravvivere, si adattarono a mangiare anche la carne, vivendo di sciacallaggio, cioè dei resti degli animali predatori. L’introduzione, anche se relativamente modesta dell’alimento carneo (circa il 25-30 %) nella loro dieta naturale, fondamentalmente vegetariana, portò ad un calo a picco della lunghezza della vita media dell’individuo (circa il 50%), probabilmente dovuto al conseguente sviluppo delle malattie. L’uomo nasce nelle grandi foreste dell’Africa equatoriale, come animale arboricolo, cioè che vive principalmente sugli alberi, contemporaneamente allo sviluppo delle angiosperme, le piante da frutto e, per circa 4 milioni di anni, si nutre di frutta, semi, germogli, bacche, foglie e radici. Anche quando inserisce nella sua dieta la carne, resta fondamentalmente vegetariano. Dedicandosi sempre di più all’agricoltura e meno alla caccia, l’alimento carneo diviene sempre più raro e, nel tempo, relegato soltanto ai ricchi, come status simbolo di una condizione economica. L’uomo attuale, strettamente imparentato con gorilla, scimpanzé, gibboni e urang- tang, appartiene alla classe dei mammiferi, all’ordine dei primati, alla famiglia degli ominidi, al genere homo, alla specie homo sapiens ed ha con questi in comune il 98% circa del patrimonio genetico. E’ anatomicamente strutturato come questi avendo, infatti, due mani e due piedi, niente coda, occhi che guardano in avanti, ghiandole mammarie sul petto, milioni di pori sudoripari nella pelle, pollice della mano opponibile, adatto a raccogliere semi e frutti, apparato masticatorio come il nostro, canini poco sviluppati, grandi molari smussati, adatti a triturare cibi duri e, quindi, notevole spessore dello smalto, forma dei denti con cuspidi arrotondati, incisivi ben sviluppati, adatti a tagliare i frutti e i vegetali, inoltre ghiandole salivari ben sviluppate come le nostre, saliva ed urina alcalina, lingua liscia, stomaco con duodeno, l’intestino (lungo 12 volte la lunghezza del tronco) è sacculato, cioè a zone che servono alla fermentazione degli alimenti vegetali, la placenta è discoidale, il colon convoluto. Struttura anatomica generale praticamente identica alla nostra. Il fatto che questi nostri parenti siano vegetariani indica chiaramente che l’essere umano non sia stato strutturato dalla natura a mangiare la carne, e che non è, come alcuni sostengono, un animale onnivoro. L’animale onnivoro, infatti, ha 4 zampe, coda, occhi che guardano di lato, mammelle sull’addome, incisivi assai sviluppati, molari possenti, formula dentale differente dalla nostra, saliva ed urina acida, fondo dello stomaco arrotondato, canale intestinale 8 volte la lunghezza del tronco, placenta non caduca. Anche se l’essere umano, per la propria sopravvivenza, si è abituato a mangiare di tutto, questo non vuol dire che sia predisposto ad essere onnivoro: lo è diventato per sopravvivenza, per abitudine, vinto dal gusto della carne cotta. Ma, a causa di questo cambiamento di dieta, ha pagato e paga con malattie e con il conseguente accorciamento di almeno 20 anni della sua vita I primi bracieri ardenti per cuocere il cibo risalgono soltanto a 50 mila anni fa. Da questa data l’uomo addomestica animali in recinti e si dedica allo sviluppo dell’agricoltura, mentre la comparsa, in Egitto, dei primi rulli di pietra per macinare il grano risalgono soltanto a 10 mila anni fa. In passato, la carne veniva consumata saltuariamente e per questo l’organismo aveva più possibilità di metabolizzare questo prodotto senza eccessivi effetti collaterali. Il problema del consumo della carne arriva in Occidente dal 1950 in poi , in virtù del benessere economico. Così, tutta la popolazione ha potuto finalmente appagare la fame ancestrale di questo prodotto, facendone un uso smoderato, ma sovvertendo la millenaria tradizione alimentare e con effetti devastanti per la salute umana.”

 

 

Original post Per capire, devi sapere

Foto prelevata liberamente dal web