C’è una stretta correlazione tra violenze sugli Animali e violenze sugli Umani. Progetto Link-Italia.


Il Progetto Link-Italia, a cura della dott.essa Francesca Sorcinelli e di altri validi collaboratori, si avvale di un profondo studio di corrispondenza tra vari tipi di violenza uniti da una medesima matrice: Umani ed Animali accomunati da un unico rapporto simbiotico. E purtroppo lo sfruttamento sui generis è dipendente da tale correlazione a tratti macabra e deleteria.

“La violenza è innata”: quante abbiamo sentito affermare con grande impeto e fervore che la Natura fin dai suoi albori è nata irruenta, crudele, impetuosa e che dir si voglia. L’essere Umano ha basato tutta la sua evoluzione tramite un uso spasmodico della violenza da quando ha deciso in passato di abbracciare il carnismo, fino a tempi più recenti attraverso un utilizzo spasmodico delle risorse naturali a proprio esclusivo beneficio. Ma non ci sono tracce evidenti che sia nato carnivoro, c’è piuttosto un evidenza pratica che lo ha portato ad esserlo per ragioni riconducibili a trasferimenti in altre zone climatiche più consone alla sua sopravvivenza. L’utilizzo poi di mezzi e strumenti altamente sofisticati, come lo sono oggi gli allevamenti intensivi, hanno generato un vero e proprio strumento di distruzione di massa: 150 miliardi di Animali terrestri uccisi selvaggiamente ogni anno a scopo alimentare. A questi si aggiungono tutti i Pesci (conteggiati a peso e non a numero), le vittime da vivisezione, da sfruttamento in luoghi d’intrattenimento (zoo, circhi, ippica e competizioni varie, acquari ecc.), da randagismo, e da tutto ciò che è riconducibile ad un profitto opportunista ovvero a discapito della vita altrui. Che il pianeta e il suo equilibrio naturale sia al limite di sopportazione massima non è una notizia eclatante, visto e considerato che numerosi studi e ricerche autorevoli a livello internazionale evidenziano lo stravolgimento del clima ed ogni attinenza possibile. Le specie viventi sono in pericolo o in via d’estinzione, le popolazioni ai margini della società industrializzata in stenti di sopravvivenza, ma non solo: il divario tra ricchezza e povertà estrema è sempre più ampio. Non serve dunque essere abili tecnici/scientifici per comprendere come il progresso tecnologico non stia andando di pari passo con lo sviluppo morale/etico di una società moderna libera ed esente da soprusi e prevaricazioni.

A tal proposito è evidente come i recenti casi di cronaca, non solo per una maggiore informazione di massa, stiano evidenziando una condizione critica nel benessere collettivo. Casi emblematici di stupro, pedofilia, sevizie ed ogni tipo di brutalità sono in condizioni emergenti ed alla portata di tutti. Basti osservare alcuni esempi tipo: individui comuni (anche giovani) macchiati di violenze inaudite. Lo stupro di gruppo perpetrato ai danni di una turista inglese in vacanza a Meta di Sorrento nel 2016 ha suffragato la tesi che uomini all’apparenza normali siano capaci di effettuare danni irreparabili, escludendo in seguito ogni pentimento o rimorso. Il delitto del canaro ai danni di Giancarlo Ricci, di recente ritornato alla ribalta grazie alla film Dogman (liberamente ispirato ai fatti di cronaca), effettuato in circostanze molto ambigue ma che testimonia drammaticamente una figura molto controversa ovvero quella di Pietro De Negri (reo confesso) affetto da disturbi psichici dipendenti da cocaina e probabilmente da un’attività professionale alquanto poco coerente con la cura e salvaguardia dei Cani. Egli stesso infatti dichiarò ai funzionari di polizia: “Volevo far rassomigliare la sua faccia a quella di un cane e così gli ho anche tagliato le orecchie come facevo ai dobermann. Sembrava uno zombie. Non moriva mai. Alla fine, esasperato, gli ho aperto la bocca con una chiave inglese, rompendogli i denti, e l’ho soffocato mettendogli dentro tutto quello che gli avevo amputato. Poi l’ho portato tra i rifiuti, dove si meritava, e gli ho dato fuoco.” E che dire di Jeffrey Lionel Dahmer, il mostro/cannibale di Milwaukee, responsabile di 17 omicidi effettuati tra il 1978 e il 1991 con metodi particolarmente cruenti contemplando atti di violenza sessuale, necrofilia, cannibalismo e squartamento. Jeffrey collezionava resti di Animali morti che poi seppelliva nel bosco. A sedici anni cominciò a coltivare fantasie sessuali in cui l’oggetto del desiderio erano persone morte. In Italia un altro caso famoso è riconducibile a Luigi Chiatti, il mostro di Foligno, responsabile di 2 vittime infantili. Un trascorso esistenziale turbolento a seguito anche dell’abbandono della madre e successivo affidamento in orfanotrofio, fu più volte abusato da un sacerdote presumendo quindi uno stravolgimento nella sua psiche già profondamente danneggiata. Dopo essere stato affidato ad alcuni psicologici la terapia si concluderà con la diagnosi di “marginalità ed iposocializzazione” oltre che una personalità “debole ed anafettiva con scarso controllo degli impulsi”.

Tali soggetti all’apparenza non sembrano dei folli o serial killers, eppure commettono reati efferati nella più completa lucidità degna di un abile professionista. Denotano disturbi mentali riconducibili ad eventi esterni o estranei al proprio equilibrio psico-fisico. Sono prevalentemente affetti da carenze affettive o peggio abusati di violenze sessuali, o ancora traumatizzati da episodi interpersonali riguardanti la propria famiglia o schiera di conoscenze. Che sia vero o no (per esempio) il confessionale di Pietro De Negri potrebbe essere utile a molti esperti della psicologia sociale anche solo per individuare particolari moventi verso omicidi efferati.

 

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“L’esperienza professionale diretta del LINK è stata il primo propulsore che mi ha condotto a studiare l’argomento tanto da arrivare oggi alla strutturazione di un progetto nazionale in merito. Come nei paesi anglosassoni dove il LINK vanta associazioni governative, di polizia e presidenti di stato nel riconoscerlo e contrastarlo anche per l’Italia il mio impegno è che il lavoro professionale quotidiano con l’utenza violata, depressa, deprivata, violenta o anche solo minorile, continui ad essere oggi come agli esordi il referente privilegiato nello sviluppo di una cultura sociale, giuridica, criminologica, vittimologica, pedagogica e veterinaria che come stato di necessità contempli la crudeltà su animali quale grave reato di per sè e potente indicatore di pericolosità sociale.” 

Dott.essa Francesca Sorcinelli 2009, fondatrice del Progetto Link-Italia.

“Affermare che il Maltrattamento e/o Uccisione di Animali sia un preciso indicatore di Pericolosità SocialeSintomo di una Situazione Esistenziale Patogena finalmente oggi anche per l’Italia è il risultato di uno scientifico processo statistico – matematico di analisi del fenomeno.”

 

E’ necessario dunque approfondire ogni aspetto esistenziale della società moderna, almeno per smentire tesi infondate che attribuiscono all’essere Umano la sua violenza primordiale, attitudine invece assimilata tramite induzioni esterne più o meno riconducibili ad abitudini o induzioni molto forti e coinvolgenti. Il male è tutto ciò che fa soffrire gli esseri viventi. Le crudeltà di cui loro sono oggetto non scaturiscono solo da un certo sadismo individuale, ma sono frutto anche e soprattutto di un perfetto sistema di potere che gestisce luoghi, istituzioni, congregazioni e sistematiche ricorrenze popolari a tratti permissive di una cultura falsata. Non si può negare, oggi, l’esistenza di una correlazione specifica su determinati eventi a sfondo criminale quali stupro, pedofilia, femminicidio, sfruttamento minorile, spaccio di stupefacenti, zooerastia o zoofilia, delitti di stampo mafioso (ecc.ecc.) come catalizzatori di ben altre atrocità che coinvolgono in parte o totalmente l’uccisione di Animali. Non è un caso come alcuni esponenti della criminalità organizzata abbiamo utilizzato abili macellai o addetti ai mattatoi per porre fine materialmente al corpo di un essere Umano ucciso precedentemente, ovvero eliminare ogni traccia che potesse ricondurre all’identità del defunto: taglio, sezionatura, spolpatura, disosso e quant’altro sono solo alcune fasi della macellazione moderna tramiti adeguati strumenti di morte. Uno di questi è la pistola a proiettile captivo penetrante. Quando gli Animali sono stati tramortiti devono essere dissanguati immediatamente. Deve essere fatto velocemente così da completare una rapida, abbondante e completa evacuazione del sangue. In ogni caso il dissanguamento deve essere completato prima che l’Animale riprenda conoscenza (o parte di essa), anche se ciò non avviene praticamente mai e l’Animale dunque è (il più delle volte) perfettamente cosciente di ciò che sta accadendo. Il macellaio o addetto al mattatoio dimostrerà che è a conoscenza del fatto che ogni Animale che sia stato stordito prima del dissanguamento debba essere dissanguato immediatamente con relativa enervazione (se necessario). Inoltre egli sa dove sono situate le arterie carotidi e i vasi sanguigni da cui esse derivano, ed è a conoscenza in maniera competente del punto esatto dove recidere l’arteria da cui essa nasce. Naturalmente ha la capacità soggettiva per farlo, essendo stato addestrato adeguatamente. Il macellaio dimostrerà che ha la conoscenza necessaria a capire l’importanza del corretto posizionamento della pistola a proiettile captivo. Sa cos’è la corteccia cerebrale, dove si trova e perchè la pistola deve perforarla. Sa a quali Animali si deve sparare sul retro della testa, e conosce il corretto posizionamento della pistola e la necessità di dissanguare l’animale immediatamente. Quindi ha la conoscenza acquisita per capire quale procedura di stordimento serve per le specie Animali in questione.

Queste sono le procedure inculcate, ma la tragica realtà è ben altra cosa.

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Tutte queste attitudini sono frutto di uno determinato apprendimento votato alla violenza specifica, in questo caso uccidere gli Animali. Naturalmente quest’individui non sono degli assassini specifici, ma hanno acquisito una competenza professionale talmente adeguata che potrebbero applicarla su ogni vita senziente (anche Umana) senza paura, rimorso o pentimento. Non a caso esistono numerosi casi documentati che riportano deviazioni comportamentali all’interno della propria sfera familiare, oppure atteggiamenti univoci dettati da depressioni acute e trattate con appositi farmaci e/o controlli medici. Il 16 gennaio di quest’anno un uomo italiano di 52 anni si è sparato alla testa tramite una pistola da macellazione, e lo ha fatto da solo all’interno della propria auto. Un Uomo che non aveva mai mostrato segni di sofferenza psicologica ma che evidentemente covava un grave disagio interiore.

Uccidere per lavoro: molti psichiatri hanno condotto studi che testimoniano le dure implicazioni psicologiche e sociali tra disturbi da stress post traumatico e inibizione dell’empatia. L’empatia è quel particolare dono che ogni essere vivente detiene, e serve come deterrente per confrontarsi in maniera positiva e costruttiva con gli altri. Deriva dal greco empatéia, a sua volta composta da en-dentro e pathos-sofferenza/sentimento. In psicologia è la capacità di porsi in maniera immediata e positiva nello stato d’animo o nella situazione personale di un altro individuo. Un ex operaio/macellaio, Virgil Butler, in Arkansas rimase fortemente traumatizzato dall’esperienza del mattatoio in cui lavorava. Quello che colpisce le persone che lavorano in questi ambienti si definisce stress traumatico. In psichiatria è lo stress traumatico indotto dalla perpetrazione (PITS). La natura ripetitiva dell’esposizione al trauma come autore del reato porta ad una rottura nell’identità dell’individuo.

Gli Animali da sempre vengono sfruttati da vivi, da morti, e purtroppo anche solo tramite terminologie alquanto appropriate in ambito antropocentrico: testardo come un Asino, stupido come una Gallina, sporco come un Maiale, o peggio su presunte allusioni sessuali. Non si capisce perchè l’essere Umano si ostini da sempre ad allontanare da se stesso l’essenza vitale e pura di ogni Animale, snaturandoli in cibo, mezzi e strumenti a fini personali ed egoistici, contribuendo quindi a diffondere un ignoranza terribile che trascina lui stesso in una convinzione assoluta e dannosa che ripudia ogni pensiero, sentimento o ragionamento senziente appartenente invece ad ogni essere vivente.

 

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Il male dunque non è genetico ma derivante dall’ambiente in cui un individuo nasce, cresce ed opera. Questo concetto riconducibile agli Umani (ma non si può escludere un coinvolgimento anche in altre specie viventi, infatti un Animale percosso ripetutamente tende ad uccidere il suo seviziatore) stabilisce appunto che un criminale non sia nato malefico ma lo sia diventato in base ad un influenza esterna dannosa come può essere per esempio una violenza fisica o psicologica, peggio se infantile, o un induzione molto forte legata a concetti radicali a volte anche estremisti, come è appunto (e per esempio) il fanatismo religioso. Stessa cosa dicasi a questo punto per chi effettua materialmente l’uccisione legale degli Animali (addetti alla macellazione appunto), raggirato da un sistema/ambiente che lo costringe indirettamente a farlo. In questo caso poi c’è la doppia influenza negativa in base al profitto ricavato dall’azione stessa. La violenza nei confronti dei deboli è simbolo macabro dell’antropocentrismo che da secoli accompagna criminalmente la storia Umana. Non a caso i deboli sono sempre quelli che patiscono: Animali, bambini, donne, anziani, malati, e chiunque ai margini dell’attuale presente. Tutti i mali quotidiani derivano da una violenza indotta giustificata troppo spesso come screzio, gioco, divertimento o banale errore. Non esistono risposte certe e consapevoli in base ad un concetto specifico di etica, soprattutto se si continua a giustificare la violenza quotidiana come unico sforzo di evasione all’apatia.

Ai più alti livelli psicologici dunque è risaputo che il legame tra la violenza sugli Animali e quella sugli Umani è strettamente intrinseco, unito da un unico filo parallelo molto ravvicinato. Chi tollera la violenza sugli Animali tramite tacito consenso partecipa attivamente/inconsapevolmente al genocidio in atto. La normale condizione di stress (risposta aspecifica dell’organismo ad ogni richiesta effettuata su di esso – Hans Selye) non permette a pieno la comprensione esatta di un evento delittuoso isolato, pur essendo un crimine specifico verso un essere vivente indifeso. La prima risposta ad un evento esterno stressante (che Selye chiamò stressor) costituisce quella che propriamente si indica come reazione di allarme. Tra gli esseri Umani lo stress rappresenta una questione importante che non si esaurisce in una reazione naturale ad un pericolo concreto. Soprattutto nelle società occidentali moderne questo utile strumento può diventare un modo di vivere dannoso, portando con sé difficoltà non indifferenti. Lo stress è connesso ad una quantità di problemi psicologici: disturbo post-traumatico, psicosomatico, depressione, bipolarismo, ansia acuta ecc.ecc. Queste definizioni scientifiche possono facilmente far intuire e concepire il condizionamento dell’ambiente a cui ogni individuo fa riferimento. Ogni movimento, azione o reazione influenza le emozioni e le sensazioni, ed induce (anche e soprattutto) al dolore sotto ogni forma. In sostanza…chi uccide è un mostro, e può farlo ancora.

 

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Dal sito ufficiale Link-Italia (APS):

Francesca Sorcinelli, fondatrice del Progetto LINK-ITALIA nel 2009 e Presidente dell’omonima Associazione di Promozione Sociale dal 2012, è un’ Educatrice Professionale che dopo aver lavorato in ambiti quali il recupero minori dalla prostituzione, in comunità per tossicodipendenti e otto anni in una Comunità Residenziale per Minori dell’Azienda Servizi alla Persona del Comune di Modena, attualmente lavora presso la medesima Azienda in una delle Comunità Semi-residenziali Socio-Educative per pre e adolescenti inviati dal Servizio Sociale.”

Il Maltrattamento e/o l’Uccisione di Animali in quanto seme e tratto caratteristico della violenza interpersonale e di ogni altro comportamento criminale è da molto tempo dimostrato nella letteratura scientifica accademica – Utah University, Northwestern University, Massachussetts University, Harvard University, Florida Unuversity, American Psychiatric Association, World Health Organization, ecc. – e investigativo giudiziaria anglosassone – Federal Bureau of Investigation (F.B.I.), Office of Juvenile Justice and Delinquency Prevention (O.J.J.D.P.), Scotland Yard, New South Wales Police Force (Australia NSW Police Force), Canadian Police, ecc.

Al fine di una specifica raccolta dati italiana abbiamo definito Casi Link i casi di maltrattamento e/o uccisione di animali in cui:
 -il maltrattatore ha compiuto in passato o commette contemporaneamente anche altri atti devianti o criminali;
– il maltrattamento di animali è parte integrante di un altro crimine o atto deviante – omicidi, violenza sessuale, pedofilia, violenza domestica su donne e minori, stalking, atti intimidatori di stampo malavitoso, traffico di droga, riti satanici, ecc – ;
– il maltrattamento di animali è contemplato nelle parafilie classificate nel DSM V (APA) e ICD-10 (OMS) zoofilia erotica – zooerastia – e bestialismo;
– il maltrattatore è un minorenne coinvolto o meno in altre forme di devian­za o comportamento criminale;
– il maltrattamento di animali è avvenuto al cospetto di un minore.”

 

Approfondimenti:

Link-Italia (APS)

Interviste a: Francesca Sorcinelli Presidente Associazione LINK-ITALIA (APS); Francesca Toto Referente Progetto <<Zero cani in canile>>

Database Link-Italia

Rassegna stampa

Liberazione Animale – una prospettica antispecista

Promiseland.it

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Piccoli cacciatori crescono.


Bimbo col fucile!

Questa triste immagine è stata prelevata dal sito del “NATURE SHOW” evento di caccia ed armi da fuoco che si è svolto a Foggia nei precedenti anni. Per quest’anno pare si stiano riorganizzando.
Protestiamo sulla loro pagina facebook per far capire bene cosa significa esporre pistole e fucili tramite una fiera pubblica accessibile anche ai minori. Grazie.

https://www.facebook.com/nature.show.fiera/

Pollo 100% italiano


“Pollo 100% italiano: questo si legge sulle confezioni dei grandi marchi nei supermercati, come se il Made in Italy fosse sinonimo di qualità e motivo di orgoglio.
Noi di Animal Equality abbiamo deciso di visitare personalmente gli allevamenti e i macelli che riforniscono i più grandi produttori di carne di pollo del nostro paese.
Le immagini documentate dai nostri investigatori dimostrano come la realtà si discosti enormemente dalle menzogne raccontate nelle pubblicità: una realtà desolante, fatta di violenza istituzionalizzata e totale disprezzo per la vita.
Le scene filmate non rappresentano casi isolati. Tutt’altro: queste sono le deplorevoli condizioni di vita del 95% dei polli che finiscono ogni anno sulle tavole degli italiani.

In Italia si macella quasi mezzo miliardo di polli ogni anno. Un numero sconvolgente.
Dal momento in cui nascono al momento della macellazione, questi animali sono trattati come parti inanimate di una catena di montaggio e anche le più elementari norme europee per il benessere animale sono quotidianamente infrante.
Tutto ciò è intollerabile. Non possiamo permettere che milioni di animali vivano così atrocemente nell’indifferenza di tutti.”

 

Fonte Animal Equality

(Animal Equality è un’organizzazione internazionale per i Diritti Animali fondata nel 2006. In Italia opera come associazione non profit iscritta al Registro Regionale delle Organizzazioni di Volontariato della Lombardia (iscrizione MI-816), pertanto onlus di diritto secondo l’Art. 10, c 8, DLgs 460/97.)

Vietato frustare i Cavalli


 

 

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Di Annamaria Manzoni:

“VIETATO FRUSTARE I CAVALLI: si, ma tranquilli: solo a Castello di Montechiarugolo. Si tratta del titolo di un articolo del Corriere della Sera (14 luglio 2017), che si riferisce ad una realtà ad oggi anomala nel panorama ippico, italiano e non, non ad una legge, ma ad una iniziativa limitata all’ippodromo dell’Appennino emiliano, dove i responsabili hanno per la prima volta in Italia imposto il divieto di cui si parla, e a pochissime altre manifestazioni. Per la cronaca, esiste un solo precedente fuori dai confini nazionali e riguarda la Norvegia. La notizia ha uno spessore che travalica la sorte dei singoli cavalli i quali, quando avranno la ventura di correre a Montechiarugolo, non potranno che stupirsi nel non essere fustigati, contratti e spaventati come saranno,  perché l’attesa delle usuali scudisciate è essa stessa tormento, nell’impossibilità a sottrarvisi, e perché non esiste comportamento che li metta al riparo: non è castigo ad una mancanza, a cui potrebbero imparare a sopperire, ma sorte ineluttabile; perché chi colpisce, e i cavalli non sanno  quando e quanto forte,  punisce un peccato non commesso. Come è il veganesimo a illuminare il carnismo, vale a dire non si prende atto della relatività di una scelta fino a quando si viene posti davanti alla prova provata della possibilità di una scelta di segno opposto, allo stesso modo il divieto di colpire i cavalli induce a giudicare in modo diverso l’abitudine a frustare, talmente diffusa nel mondo dell’ippica da non fare notizia, da passare inosservata. La frusta è considerata un  accessorio obbligato dell’abbigliamento di ogni fantino, non tanto diversa da stivali e berretto; trasformata addirittura in oggetto elegante, tanto che l’industria ne offre di tutti i generi e di tutti i tipi, con graziosi manici antiscivolo, di alta qualità ma anche in versione economica per porli democraticamente alla portata del portafoglio di chiunque. I modelli sono sempre più evoluti, perché l’origine è antica, ma i tempi richiedono prestazioni più adeguate, vale a dire devono consentire di fare del male al punto giusto e con la raffinatezza che gli stilisti del settore, esonerati anche loro da considerazioni etiche, rendono possibile. Le fruste per altro possono anche alternarsi ai nerbi di bue (o ai nerbi fatti con il pene di toro! ), come si fa per il Palio di Siena: niente di nuovo; in fondo anche la Gestapo li aveva in dotazione, e, se le notizie della rete sono esatte, in qualche stato centro e sudamericano, quali Guatemala e Colombia, normalmente non citati tra i campioni del rispetto per i diritti umani,  l’uso è anche destinato a sedare riottosità domestiche. La frusta è appendice all’equipaggiamento ippico persino di bambini alle prime armi (mai espressione fu più centrata): gliela si consegna, certo di dimensioni adeguate alle loro manine, non appena si avvicinano all’equitazione, così li si fanno sentire orgogliosi e anche (pre)potenti perché percepiscono trattarsi di uno strumento in grado di  conferire uno status, uno status dominante: conferisce un senso di forza e importanza, con la benedizione di mamma e papà. Ecco, la decisione presa a Montechiarugolo poggia sulla convinzione che uno strumento di costrizione non può essere considerato normale, naturale e necessario, non deve essere regolamentato, ma proibito perché crudele. L’input a questa visione delle cose, racconta Lorenzo Morini (uno dei gestori dell’ippodromo, che da due anni si batte per un disegno di legge che ne bandisca definitivamente l’uso), è nato nell’osservare la reazione dei bambini che, a lato delle piste, si rifiutavano di guardare: “Un cavallo picchiato in continuazione non è un bello spettacolo”, dice. Non si può che  concordare con lui e contestualmente, pur nella soddisfazione per l’insight cognitivo, chiedersi come ad oggi, pressochè dovunque, lo si consideri invece proprio un bello spettacolo, uno di quelli da  incitare con urla entusiastiche, da osservare con il cannocchiale per non perdersi i particolari. Quella dei cavalli frustati è realtà, norma, spettacolo: incapace di urtare la sensibilità di  scommettitori obnubilati da puntate rovinose, ma neppure spettatori bighellonanti nell’ ozio domenicale, e tanto meno gentili signore e signorine in guanti bianchi e cappellini d’ordinanza sui prati inglesi o decisamente più casual su quelli di altri paesi. Infierire su animali impossibilitati a difendersi, frustandoli a dismisura, è ancora oggi non spettacolo per persone rudi e rovinate  dal vizio, ma sport of the kings: regale, illustre, nobile. Ancora una volta è la narrazione a farla da padrona: la realtà, che è sotto gli occhi di tutti, viene mistificata, diversamente raccontata, inserita in altra cornice cognitiva. Nella retorica giornalistica e nella percezione del pubblico, i cavalli non corrono perché, fustigati, tentano disperatamente di sottrarsi al dolore, ma sono purosangue (ma  mezzosangue, fa lo stesso) slanciati verso un trionfo da loro stessi ambito; morsi, paraocchi, briglie, redini, speroni non sono stigmatizzabili mezzi di contenzione e tortura, ma trasparenti, invisibili accessori d’ordinanza. Qualcosa non torna: o meglio,  torna solo in riferimento  a quei meccanismi di cui la nostra mente sa servirsi così bene al fine di proteggerci nel nostro quieto vivere. L’idea che ci facciamo delle cose non è frutto della realtà percepita, qui ed ora; si forma invece e poi  si sedimenta sulle convinzioni del contesto culturale di appartenenza, per distorte che siano. Aderiamo alle idee, ai modi di vedere che sono quelli del nostro ambiente o gruppo sociale, lo facciamo senza accendere la capacità di critica, attraverso i pre-giudizi, aderendo acriticamente all’interpretazione e alla codificazione della realtà che altri hanno dato prima di noi e che si è diffusa come fosse verità. Siamo convinti di avere un punto di vista e invece lo confondiamo con lo stato delle cose, con il punto di vista della maggioranza che ci influenza e dirige i nostri comportamenti verso quella che è una norma condivisa. Insomma, vogliamo essere rassicurati che tutto vada bene, che il mondo in cui viviamo è giusto, e così ci muoviamo avvolti nella cortina fumogena delle idee che sono dominanti nel contesto in cui viviamo. Si tratta di meccanismi potenti e prepotenti, tali da indurre una mistificazione della realtà altrimenti inspiegabile. Nulla però è statico: dal magma in movimento in cui ci sentiamo protetti, qualcosa sfugge, è una pulsione verso la verità, verso la de-mistificazione, la de-costruzione della falsificazione in atto. Il demiurgo prende le sembianze del rivoluzionario di turno, spinto a rivoltare il mondo dall’urgenza di verità e giustizia, ma anche solo del riformatore, che si materializza spesso grazie ad un clima culturale circostante in evoluzione, all’interno del quale alcuni comportamenti appaiono del tutto anacronistici, distonici rispetto a nuovi pensieri e nuove sensibilità. Nello specifico della situazione in oggetto, il divieto di frustare i cavalli è una proposta timida, non è un cambiamento epocale, figlio di un’esigenza profonda di rispetto verso  animali sfruttati e del desiderio di rendere loro la dignità: se così fosse, saremmo qui a parlare della fine stessa delle corse: tout court.  E’ comunque  un imprescindibile iniziale passo che prende l’avvio dalla consapevolezza della attuale diffusa connivenza con  un mondo costruito su intollerabili forme di sfruttamento e crudeltà. E’ interessante anche che l’input a tale demistificazione sia arrivato, come ha testimoniato Lorenzo Morini, dall’atteggiamento di insofferenza  dei bambini all’infierire degli uomini sui cavalli: non ancora coinvolti nel processo di mistificazione,  loro sì che possono giudicare la realtà con i propri occhi, dare diritto di cittadinanza a sensazioni ed emozioni, e molto banalmente considerare insopportabile che i cavalli vengano frustati: giusto in tempo, prima che subentri l’incorporazione del loro pensiero in quello dominante. Apprezzabile ci sia stato chi, osservandoli, ha colto e accolto il loro messaggio, dando il via ad un processo di demistificazione di una semplicità disarmante: le frustate fanno male, le frustate sono crudeli, le frustate sono ingiuste. Il fatto che siano inferte da sempre, lungi dall’offrire  giustificazioni, è se mai atto di accusa potente nei confronti della nostra specie, che, come con infinite altre nefandezze, ci convive non da secoli, ma da millenni, imperturbabile davanti alla sua realtà, e anche alla sua rappresentazione: persino  Ben Hur, che dagli schermi del  colosso cinematografico del 1959  fustigava forsennatamente i cavalli della sua quadriga per dodici interminabili minuti,   ha riscosso  entusiasmo filmico per il suo altissimo tasso spettacolare, meritevole di undici  Oscar, ma non risulta abbia suscitato nessuno sdegno che fosse ante litteram “animalista”. Infierire sui cavalli è azione ripugnante, è causa del loro inascoltato dolore. Ma  è anche altro: l’abitudine alla violenza comporta desensibilizzazione,  assuefazione e dipendenza: l’autorizzazione, anzi il diktat all’uso della frusta per addestrarli, ridurli all’obbedienza,  spingerli oltre i loro limiti, è talmente intrusivo nelle abitudini dei perpetratori, che finisce per abbattere i freni inibitori, si autoalimenta, si espande, dilaga. La dinamica è attestata dal fatto che è stato necessario introdurre  normative, per porre limiti esterni, in drammatica assenza di quelli interni, psicologici e morali, in sintonia con il clima culturale di ogni contesto: secondo una regolamentazione, il cui cinismo si commenta da solo, Italia, Inghilterra, Germania consentono che siano inferti ad un cavallo 7 colpi di frusta ogni 500 metri; la Francia, più comprensiva, ne ammette 10; Usa e Giappone, campioni di libertà civili, si affidano alla libera iniziativa personale e non pongono limite al libero sfogo degli impulsi umani, senza remore né fastidiosi deterrenti legali. Le limitazioni sono in genere mal sopportate e non mancano certo infrazioni, anche illustri: un fantino di grande fama, Frankie Dettori,  nel 2007 aveva un po’ esagerato ed è stato punito (tranquilli: 14 giorni di sospensione e poi tutto come prima) per avere inflitto la bellezza di 25 frustate al “suo” cavallo, quello che amava tanto, reo di non correre come lui voleva: un po’ troppe per i severi giudici, non per lui, che, intervistato, ha sostenuto avere fatto ciò che era giusto, con  colpi che travalicavano anche il limite del braccio che non avrebbe dovuto alzarsi oltre la spalla, per limitarne la violenza. Bazzecole, incapaci di modificare le sue radicate convinzioni. Che dire? Successive condanne allo stesso Dettori per uso di coca qualcosa dicono rispetto al suo  controllo degli impulsi. Neppure una leggenda dell’ippica, quale Varenne, forte di un mito mondiale costruito sui suoi successi, ha potuto sottrarsi alle frustate: quando età, stanchezza, sfiancatezza gli hanno fatto correre una corsa deludente, beh come poteva mai reagire il suo driver Giampaolo Minucci se non frustandolo? Certo, finchè le cose erano andate bene, se ne era astenuto, ma insomma, un po’ di comprensione: quando ci vuole ci vuole. Beninteso nei limiti legali. Un pensiero immenso, per concludere, a Tornasol,il cavallo che in diretta televisiva ha detto NO all’imposizione di correre, lì sulla mitica Piazza del Campo di Siena, dove, sotto il sole cocente del 2 di luglio, per 90 interminabili minuti teletrasmessi ha opposto la sua determinata opposizione al volere umano: a Trecciolino, il suo fantino (al secolo Luigi Bruschelli, per altro attualmente sotto inchiesta per maltrattamenti) che, incredulo, agitava il suo nerbo (di ordinanza appunto), ha risposto con sgroppate e sbuffi, e ha mostrato ad un’Italia basita la rappresentazione equina della disobbedienza civile, non violenta, ma decisa e vincente. Bello e orgoglioso, anzi no: bella e orgogliosa perché Tornasol è una femmina, ha semplicemente e coraggiosamente detto NO. E quale che sia stata la spinta che l’ha indotta a tanto, è assurta ad eroina, paladina degli oppressi della sua specie, fiera . I veterinari, che, esausti, hanno alla fine diagnosticato un “alterato stato fisico” nonché “attacchi di panico”, tanto ricordano quegli psichiatri che, in tempi non così lontani hanno racchiuso, prima ancora che nelle camicie di forza, in una diagnosi svilente la ribellione di tanti infelici ad uno stato delle cose intollerabile. Onore a Tornasol, allora, e a tutti coloro che imboccano strade che gli altri non sanno neppure vedere.”

Pubblicato anche su www.lindro.it

 

Original post VIETATO FRUSTARE I CAVALLI

 

&gt;&gt;&gt;ANSA/ PALIO: A SIENA LA CARRERA DELL'ASSUNTA

“Un cavallo picchiato in continuazione non è un bello spettacolo”. Che dire? Cara Annamaria Manzoni​ probabilmente per Noi che abbiamo una maggiore sensibilità la cosa è normale e ben recepita! Ma lo stesso non è per una società votata alla violenza e al raggiungimento del profitto ad ogni costo. E’ così da sempre, ed ancora oggi…in un presente avvolto da tremende atrocità troppo spesso accettate, abilmente mistificate, ritenute giuste ed ammissibili. Del resto la mercificazione è frutto di congetture e strategie mirate ad ottenere cospicui fatturati aziendali, enormi stimoli alla Crescita smisurata di una economia psicotica. Il PIL è anche questo: settore ippico. Ben vengano quindi le timide manifestazioni di compassione, forse non rappresentative di una pura consapevolezza…ma pur sempre stimolanti alla rottura del sistema. I bambini insegnano ai più impassibili perchè sono naturalmente ricchi d’empatia e non ancora inculcati verso la strategia dominante del potere.

Perchè non partire da questo?

 

Foto in alto Cavallo da Dressage

Foto in basso una gara da Palio

La grande Menzogna


Ciò che non viene mai detto ed enunciato riguarda sempre e in ogni caso verità nascoste, loschi profitti, occultamenti strategici e macabri obiettivi. E’ così da sempre ed è così anche per lo sfruttamento animale, parte integrante del prodotto interno lordo di una nazione che deve produrre per stimolare la Crescita smisurata di un economia psicotica. Benessere opportunista di un presente altamente mercificante in cui la società dei consumi decide a priori (tramite abili mosse di marketing e giornalismo) cosa è giusto acquistare da cosa non lo è, cosa è di diritto sapere da cosa non lo è, cosa è logicamente reale e fisicamente presente rispetto ad una verità mistificata e a tratti nascosta…forse solo per incentivare il complottismo tanto sbeffeggiato. Mi viene il mente la tragedia dell’11 settembre 2001 in cui morirono tragicamente migliaia di persone e dove, nonostante innumerevoli prove identificarono quel terribile giorno come un macabro ed effimero auto-attentato utile a logiche di profitto opportunista (incluse politiche d’egemonia espansionistiche), tutto viene messo a tacere come se non fosse mai accaduto. Figuriamoci quindi se “poche” centinaia di migliaia di poveri Animali, sotto terribili sofferenze e nell’indifferenza più assoluta, vengono enunciate come vittime innocenti.  Viviamo nell’epoca più gloriosa dell’informazione, eppure l’ignoranza e la presunzione di non voler sapere e capire prende il sopravvento rispetto invece ad una più plausibile compassione verso esseri indifesi ed innocenti. Le bramose logiche di profitto verranno sempre messe al primo posto per difendere l’egocentrismo di chi vuole e pretende imporre un consumismo falso ed ipocrita, non indice di benessere dunque ma di morte e sofferenza.

 

Il crollo della Torre Sud (WTC2)

11.09.01

11.09.2001: dopo il crollo colonne d’acciaio si disintegrano in polvere!

Grande pezzi di acciaio si trasformano in polvere a mezz’aria senza raggiungere il terreno!

Qui sotto in tre foto si vede il Ground Zero

Le Torri erano alte 410 metri! Dove sono le copiose macerie?

 

La natura puramente specista dell’essere Umano molto facilmente si lascia convincere e coinvolgere in azioni assolutamente personali e quindi egoiste. E’ un mistero perchè ciò che accada, ma forse è da ricercare nella mente stessa, capace di effettuare atroci comportamenti. La mente Umana è capace di cose meravigliose…ma anche di tante crudeltà. Non siamo ancora essere progrediti se commettiamo atroci delitti.

 

Notizie, fonti e riferimenti:

Where did the towers go?

Dr. Judy Wood (ricercatrice e specialista in ingegneria meccanica)

“I testimoni di Judy”

Foto dal web