McVegan


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Da Veganzetta.org:

“Fino a ieri McDonald’s e veganismo parevano due elementi del tutto incompatibili: due concezioni dell’esistenza di segno opposto. Oggi la realtà – come sempre – supera la fantasia e nasce il McVegan: il primo panino targato McDonald’s completamente vegan. Il panino da quanto riferiscono fonti giornalistiche, è per ora in fase di test e disponibile al pubblico solo in Finlandia, c’è da scommettere però che presto sarà distribuito in ogni punto vendita della multinazionale statunitense del fast food. Non è certo una novità quella dei panini vegani, ma il McVegan, proprio in virtù di ciò che McDonald’s rappresenta, appare come il risultato finale di una sciagurata metamorfosi che ha trasformato il veganismo da corrente controculturale (di opposizione e alternativa a una società umana che in nome del profitto e/o dell’antropocentrismo sfrutta e uccide gli Animali) a subcultura legata a doppio filo con il consumismo di nicchia, ed ora sfociata nel fast food e junk food (cibo spazzatura) aprendo un nuovo mercato dalle enormi potenzialità.”

Original post McVegan ovvero il completamento di una metamorfosi

 

McVegan ovvero il completamento di una metamorfosi - Veganzetta - Notizie dal mondo vegan e antispecista.clipular.png

 

Gli inneggiatori “da qualche parte dobbiamo pur cominciare” sono gli stessi individui (purtroppo vegani di battezzo) che vogliono (anzi pretendono) la carne sintetica. Sono gli stessi che gridano al miracolo quando centinaia di surrogati vegetali arrivano sui banchi della Gdo. Sono gli stessi che vogliono tutto e subito anche e soprattutto affermando con convinzione spicciola: “Meglio una Mucca viva oggi, che cento morte domani.”

Magari fosse così!

Quello che invece e tristemente non concepiscono (sempre se realmente abbiano intrapreso la presa di coscienza) è che il capitalismo, ed ogni forma convenzionale, mai nulla potrà apportare ad una nuova società libera.

Luigi dice: “Vogliamo fare il medesimo errore con gli allevamenti?”

Ci ha già pensato il capitalismo moderno, e tra qualche anno la filiera produttiva della carne tradizionale sarà affiancata da nuovi prodotti molto simili nella forma, nel gusto e nel colore ad un Mac-burger. Peccato che sia stato clonato da una Mucca (non libera) destinata al macello.
Il brevetto è già pronto, e attualmente la carne sintetica costa 200 dollari al kg (forse più). Per far scendere il prezzo dovranno creare un mercato di massa, quindi innumerevoli donazioni e conseguenti riproduzioni (parliamo di centinaia di miliardi di donazioni). Come è possibile prevedere una svolta epocale tramite una simile aberrazione scientifica? Tutto ciò rappresenta una cospicua opportunità commerciale che vuole fare arricchire chi degli Animali se ne frega, e i vegani gli stanno dando una mano. Del resto era quello che volevano, i magnati del calibro di Bill Gates (vegetariano pentito) e Richard Branson (è di fatto uno degli uomini più ricchi del mondo) che ora puntano al business della carne in vitro affermando che pulirà l’ambiente dall’inquinamento e salverà gli Animali dagli allevamenti intensivi. Peccato che non sia ben chiara tutta la procedura e soprattutto chi saranno i donatori.
Detto questo…se osteggiare è ridicolo (per usare la stessa terminologia) mi chiedo in che modo dovremmo accogliere il McVegan, l’hamburger sintetico ed ogni diavoleria commerciale che da qui in avanti arricchirà le tavole dei consumatori. Allo stesso modo dovremmo ignorare ogni altra aberrazione esistente? Ma soprattutto c’è da chiedersi perchè gli strateghi del marketing stanno investendo sui vegani? Forse perchè c’è qualcuno che è interessato a comprare i loro prodotti? O forse perchè sperano di modificare le coscienze delle persone in chiave cruelty-free?

Da quello che ultimamente si vede in giro…sembra davvero che i “vegani” stiano accorpando un po’ tutto. Tutto ciò rappresenta un amara sconfitta, proprio perchè dimostra stanchezza in un movimento nato con delle solide basi etiche. Sicuramente la collaborazione e la condivisione (in questo pecca molto il web) non è stata capace a sufficienza di intraprendere un concreto confronto, come invece a volte avviene e con successo in altri luoghi e con altre tematiche. L’egocentrismo ha preso il sopravvento, e l’induzione commerciale ha fatto il resto. Ben presto il consumismo ingloberà ogni cosa…l’allerta è già suonata. Non possiamo restare a guardare, e soprattutto non possiamo permettere che tanti individui si facciano abbindolare da logiche di profitto, dibattiti provocatori e squallide inconcludenze. Un mea culpa è doveroso, soprattutto tra gli addetti ai lavori.

Resta il conforto di tanto buon lavoro svolto, da attivisti e pensatori che hanno contribuito alla diffusione di un ideologia pacifista.
Bisogna prendere le distanze da chi non è forte abbastanza, e bisogna continuare a far concepire l’antispecismo. Altrimenti si creerà uno stallo evolutivo, e il capitalismo avrà altro terreno fertile su cui investire.

Rendersi spocchiosi ed anche un po’ ignoranti non è la rovina del veganismo…è molto peggio.

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McDonald's lancia McVegan, il primo panino 100% vegetale.clipular

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Cani a Chernobyl


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“Corrono in una torre di raffreddamento abbandonata, ma questo non è un luogo qualsiasi e loro non sono dei semplici animali a quattro zampe, sono i cani radioattivi di Chernobyl, vittime dell’esplosione catastrofica del 1986. Sono i cuccioli di quei cani abbandonati durante l’evacuazione, all’epoca nessuno avrebbe mai potuto immaginare di non poter tornare a riprenderli. Gli animali che si sono salvati hanno continuato a vivere a Chernobyl e i loro cuccioli sono oggi radioattivi. La loro storia è raccontata in un breve documentario da titolo ‘The Puppies of Chernobyl’ del regista Drew Scanlon, che mostra centinaia di cani e cuccioli che vivono nella zona morta intorno all’impianto nucleare, dove l’accesso è limitato. Possono entrarci, ma solo sotto controllo governativo, poche persone anche se diverse centinaia di uomini e donne, disobbedendo agli ordini ufficiali, sono ritornati a vivere nelle zone limitrofe, laddove c’erano le loro vecchie case.

Secondo il regista, i cuccioli sono figli di quei cani sopravvissuti alla catastrofe e di conseguenza la loro pelle contiene particelle radioattive, per questo motivo, il fondo no profit Clean Futures sta portando avanti un piano di sterilizzazione per i cani e i gatti cresciuti nella zona.

 

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Animali che non potrebbero stare a stretto contatto con gli esseri umani, ma che vengono curati grazie all’istituzione di stazioni di cibo e acqua e il supporto di una clinica veterinaria. Accanto ai veterinari ucraini ci sono tanti volontari e organizzazioni anche estere, americane, inglesi e tedesche. Tra loro, c’è Anna Sovtus, una veterinaria ucraino che lavora all’interno dell’iniziativa ‘The Dogs of Chernobyl’, che come vediamo in questa immagine tiene in mano uno dei cuccioli radioattivi.

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I cani soffrono per la mancanza di cibo e di acqua e spesso sono vittime della fauna selvatica che è cresciuta vista l’assenza di persone nella zona. Vivendo in libertà poi bevono da pozzanghere e attraversano zone proibite per questo sono radioattivi.I dipendenti degli stabilimenti vicini alla zona di esclusione li coccolano e gli offrono del  cibo, alcuni di loro sono stati addirittura adottati, perché secondo il team di esperti ‘non dovrebbero esserci rischi sanitari immediati’. Ma non è una certezza.

Tuttavia, esiste un problema legato alla rabbia, visto che i cani sono a stretto contatto con la fauna selvatica, che può rivelarsi fatale se non curata in tempo. Alcuni cani sono stati dotati di speciali collari che consentono di monitorare la quantità di radiazioni cui sono esposti, in modo da poter mappare il livello di contaminazione della zona attorno all’ex centrale nucleare sovietica.”

 

Original post IL DOCUMENTARIO CHE RACCONTA LA VITA DEI CUCCIOLI RADIOATTIVI DI CHERNOBYL (VIDEO)

A “Che tempo che fa” Animali in cattività come scenografia.


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È iniziata una nuova stagione di “Che tempo che fa”, la trasmissione in onda su Rai 1 presentata da Fabio Fazio. Quest’anno, una deludente novità: la scrivania del conduttore è corredata, da un grande acquario. Lo sfruttamento animale va in onda in prima serata. 

“Che tempo che fa” ha aperto la stagione con una novità per niente gradita: protagonista della scena, la prigionia di tanti pesci in un acquario che correda la scrivania del presentatore. Abbiamo chiesto ad alcuni dei membri del comitato etico di Associazione Vegani Italiani Onlus di fornirci il loro punto di vista in merito.

È stata proprio Renata Balducci, presidente dell’associazione a risponderci per prima:
Acquario in trasmissione? Mostrare pesci prigionieri a tutta l’Italia è una cosa senza alcun senso e anche obsoleta. La nostra realtà è indignata. Lavoriamo costantemente per divulgare il rispetto della vita in tutte le sue forme e siamo rimasti molto delusi che una trasmissione come questa, molto seguita, proponga animali in cattività a soli fini estetici. E pensare che la televisione potrebbe essere un’occasione preziosa di  di sensibilizzazione alla questione animale; un amplificatore potente in merito a questioni etiche a favore di scelte più sostenibili. Invece siamo ancora fermi qui: a difendere la nostra posizione di fronte ad un palese atto di violenza e di sfruttamento.

Interviene Pier Paolo Cirillo, Coordinatore AssoVegan:
“Qual’è l’intenzione di Fazio e della sua redazione  allestendo un acquario nello studio televisivo? Ma pensa veramente il conduttore di Rai3 di creare un’atmosfera familiare e serena, intervistando i suoi ospiti con accanto una gabbia acquatica con dentro dei poveri pesciolini pescati in acque esotiche per far bella mostra davanti a chi non avverte più l’empatia e la sensibilità di considerarli degli esseri viventi, ma solo come soprammobili? E’ diseducativo ed incivile – incalza Cirillo – presentare una situazione di prigionia e sofferenza di animali innocenti ai telespettatori della Rai come un arredo qualunque, e valutando anche un’implicita pubblicità occulta gratuita ai costruttori e venditori di acquari!

Mi unisco al coro del dissenso” conclude Silvia Premoli, giornalista membro del Comitato Etico AssoVegan e responsabile Ufficio Stampa VEGANOK Animal Press,
 “e stigmatizzo la liceità di arredare uno studio televisivo con animali ridotti per l’ennesima volta a terribile oggetto di arredamento (non vi è bellezza dove vi è prigionia). Sono altrettanto stupita come Fabio Fazio che si fa spesso paladino di diritti, che porta alla ribalta tematiche di giustizia sociale e temi protezionisti non riesca a fare un collegamento con la questione animale che ad essi è imprescindibilmente correlata. Sono delusa che Fazio non faccia l’equazione dei pesci prigionieri in un acquario, ridotti a oggetto da esposizione con una situazione di ingiustizia e sfruttamento, e ancora non trovi analogia tra prigionia e violenza. I pesci non hanno la voce e non possono scegliere, sono stati rinchiusi in una “scatola”. Una Rete TV nazionale e un conduttore al quale si delegano argomenti legati a cultura, costume e spesso etica dovrebbero essere entrambi responsabili dei messaggi ed esempi portati al pubblico. Non possiamo impressionarci se nel 2017 anziché dare spazio a un pensiero aspecista siamo ancora con gli animali in gabbia, rinchiusi nei circhi, negli zoo e negli allevamenti, costretti a divertire un pubblico ineducato. Mi auguro che le televisioni nazionali e i conduttori si evolvano educando i cittadini al rispetto, alla sensibilità, alla pietà verso ogni forma di vita. Chiediamo che si spendano parole per perorare la causa di animali liberi, individui che hanno diritti per un futuro senza acquari, senza gabbie e senza sofferenza. Per gli animali e per le nuove generazioni hanno bisogno di un respiro di rispetto, libertà e giustizia.

La redazione di Promiseland si unisce ad Associazione Vegani Italiani Onlus e alle loro voci nell’indignazione: mostrare animali prigionieri, ridurli a oggetto  e renderli scenografia, è inaccettabile. Crediamo in un utilizzo consapevole dei media in cui sia possibile dare spazio e voce alla questione animale, in cui si promuova il rispetto di ogni forma di vita.”

Fonte: www.promiseland.it

 

 

Un cattivo esempio che come al solito viene rappresentato dalla televisione italiana, peggio se a farlo è un servizio pubblico. Non bastavano tutti i programmi a base di ricette culinarie, divulgatori di un alimentazione spregiudicata, in cui carne e derivati fanno da apri pista ad una errata consapevolezza della vita altrui (gli Animali). Se questi sono i risultati, esposti da chi dovrebbe dare il buon esempio tramite un mezzo d’informazione valido ed efficiente, siamo ancora lontano anni luce da una profonda presa di coscienza che possa liberare la mente da radicate tradizioni reticenti a scomparire. Fabio Fazio (insieme all’autore/i del programma) purtroppo è solo uno dei tanti rappresentanti che contribuisce a nascondere, anzi a mistificare, la sofferenza degli esseri viventi che non hanno voce. Oltretutto è una manifestazione ridicola e pure ipocrita se si pensa che il programma in questione dovrebbe divulgare intrattenimento accompagnato da cultura e buon senso etico. In sostanza è vergognoso che anche chi solitamente consuma cibo animale non si sdegni nel vedere questo scempio! La protesta dovrebbe essere unanime e condivisibile. Attendiamo pertanto cospicui sviluppi positivi.

Pollo 100% italiano


“Pollo 100% italiano: questo si legge sulle confezioni dei grandi marchi nei supermercati, come se il Made in Italy fosse sinonimo di qualità e motivo di orgoglio.
Noi di Animal Equality abbiamo deciso di visitare personalmente gli allevamenti e i macelli che riforniscono i più grandi produttori di carne di pollo del nostro paese.
Le immagini documentate dai nostri investigatori dimostrano come la realtà si discosti enormemente dalle menzogne raccontate nelle pubblicità: una realtà desolante, fatta di violenza istituzionalizzata e totale disprezzo per la vita.
Le scene filmate non rappresentano casi isolati. Tutt’altro: queste sono le deplorevoli condizioni di vita del 95% dei polli che finiscono ogni anno sulle tavole degli italiani.

In Italia si macella quasi mezzo miliardo di polli ogni anno. Un numero sconvolgente.
Dal momento in cui nascono al momento della macellazione, questi animali sono trattati come parti inanimate di una catena di montaggio e anche le più elementari norme europee per il benessere animale sono quotidianamente infrante.
Tutto ciò è intollerabile. Non possiamo permettere che milioni di animali vivano così atrocemente nell’indifferenza di tutti.”

 

Fonte Animal Equality

(Animal Equality è un’organizzazione internazionale per i Diritti Animali fondata nel 2006. In Italia opera come associazione non profit iscritta al Registro Regionale delle Organizzazioni di Volontariato della Lombardia (iscrizione MI-816), pertanto onlus di diritto secondo l’Art. 10, c 8, DLgs 460/97.)

La grande Menzogna


Ciò che non viene mai detto ed enunciato riguarda sempre e in ogni caso verità nascoste, loschi profitti, occultamenti strategici e macabri obiettivi. E’ così da sempre ed è così anche per lo sfruttamento animale, parte integrante del prodotto interno lordo di una nazione che deve produrre per stimolare la Crescita smisurata di un economia psicotica. Benessere opportunista di un presente altamente mercificante in cui la società dei consumi decide a priori (tramite abili mosse di marketing e giornalismo) cosa è giusto acquistare da cosa non lo è, cosa è di diritto sapere da cosa non lo è, cosa è logicamente reale e fisicamente presente rispetto ad una verità mistificata e a tratti nascosta…forse solo per incentivare il complottismo tanto sbeffeggiato. Mi viene il mente la tragedia dell’11 settembre 2001 in cui morirono tragicamente migliaia di persone e dove, nonostante innumerevoli prove identificarono quel terribile giorno come un macabro ed effimero auto-attentato utile a logiche di profitto opportunista (incluse politiche d’egemonia espansionistiche), tutto viene messo a tacere come se non fosse mai accaduto. Figuriamoci quindi se “poche” centinaia di migliaia di poveri Animali, sotto terribili sofferenze e nell’indifferenza più assoluta, vengono enunciate come vittime innocenti.  Viviamo nell’epoca più gloriosa dell’informazione, eppure l’ignoranza e la presunzione di non voler sapere e capire prende il sopravvento rispetto invece ad una più plausibile compassione verso esseri indifesi ed innocenti. Le bramose logiche di profitto verranno sempre messe al primo posto per difendere l’egocentrismo di chi vuole e pretende imporre un consumismo falso ed ipocrita, non indice di benessere dunque ma di morte e sofferenza.

 

Il crollo della Torre Sud (WTC2)

11.09.01

11.09.2001: dopo il crollo colonne d’acciaio si disintegrano in polvere!

Grande pezzi di acciaio si trasformano in polvere a mezz’aria senza raggiungere il terreno!

Qui sotto in tre foto si vede il Ground Zero

Le Torri erano alte 410 metri! Dove sono le copiose macerie?

 

La natura puramente specista dell’essere Umano molto facilmente si lascia convincere e coinvolgere in azioni assolutamente personali e quindi egoiste. E’ un mistero perchè ciò che accada, ma forse è da ricercare nella mente stessa, capace di effettuare atroci comportamenti. La mente Umana è capace di cose meravigliose…ma anche di tante crudeltà. Non siamo ancora essere progrediti se commettiamo atroci delitti.

 

Notizie, fonti e riferimenti:

Where did the towers go?

Dr. Judy Wood (ricercatrice e specialista in ingegneria meccanica)

“I testimoni di Judy”

Foto dal web