Cani a Chernobyl


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“Corrono in una torre di raffreddamento abbandonata, ma questo non è un luogo qualsiasi e loro non sono dei semplici animali a quattro zampe, sono i cani radioattivi di Chernobyl, vittime dell’esplosione catastrofica del 1986. Sono i cuccioli di quei cani abbandonati durante l’evacuazione, all’epoca nessuno avrebbe mai potuto immaginare di non poter tornare a riprenderli. Gli animali che si sono salvati hanno continuato a vivere a Chernobyl e i loro cuccioli sono oggi radioattivi. La loro storia è raccontata in un breve documentario da titolo ‘The Puppies of Chernobyl’ del regista Drew Scanlon, che mostra centinaia di cani e cuccioli che vivono nella zona morta intorno all’impianto nucleare, dove l’accesso è limitato. Possono entrarci, ma solo sotto controllo governativo, poche persone anche se diverse centinaia di uomini e donne, disobbedendo agli ordini ufficiali, sono ritornati a vivere nelle zone limitrofe, laddove c’erano le loro vecchie case.

Secondo il regista, i cuccioli sono figli di quei cani sopravvissuti alla catastrofe e di conseguenza la loro pelle contiene particelle radioattive, per questo motivo, il fondo no profit Clean Futures sta portando avanti un piano di sterilizzazione per i cani e i gatti cresciuti nella zona.

 

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Animali che non potrebbero stare a stretto contatto con gli esseri umani, ma che vengono curati grazie all’istituzione di stazioni di cibo e acqua e il supporto di una clinica veterinaria. Accanto ai veterinari ucraini ci sono tanti volontari e organizzazioni anche estere, americane, inglesi e tedesche. Tra loro, c’è Anna Sovtus, una veterinaria ucraino che lavora all’interno dell’iniziativa ‘The Dogs of Chernobyl’, che come vediamo in questa immagine tiene in mano uno dei cuccioli radioattivi.

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I cani soffrono per la mancanza di cibo e di acqua e spesso sono vittime della fauna selvatica che è cresciuta vista l’assenza di persone nella zona. Vivendo in libertà poi bevono da pozzanghere e attraversano zone proibite per questo sono radioattivi.I dipendenti degli stabilimenti vicini alla zona di esclusione li coccolano e gli offrono del  cibo, alcuni di loro sono stati addirittura adottati, perché secondo il team di esperti ‘non dovrebbero esserci rischi sanitari immediati’. Ma non è una certezza.

Tuttavia, esiste un problema legato alla rabbia, visto che i cani sono a stretto contatto con la fauna selvatica, che può rivelarsi fatale se non curata in tempo. Alcuni cani sono stati dotati di speciali collari che consentono di monitorare la quantità di radiazioni cui sono esposti, in modo da poter mappare il livello di contaminazione della zona attorno all’ex centrale nucleare sovietica.”

 

Original post IL DOCUMENTARIO CHE RACCONTA LA VITA DEI CUCCIOLI RADIOATTIVI DI CHERNOBYL (VIDEO)

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Fast food generation


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Da dove prendi le proteine? Questa è la classica domanda che spesso ci sentiamo dire. In realtà il mito delle proteine cosiddette “nobili” è un invenzione dell’industria zootecnica e di qualche medico nutrizionista scarsamente informato e poco preparato in materia di corretta alimentazione. Basta studiare un po’ e rendersi conto che ogni cibo d’origine vegetale, nelle giuste dosi e quantità, è completo di tutte le sostanze nutritive (proteine comprese) utili ad un buono stato di salute. Ma in una società moderna prettamente carnivora, costituita dal predominio dei fast food, non è difficile credere come questa falsa teoria sia stata ben inserita nelle abitudini quotidiane dei consumatori. Per decenni gli industriali della carne hanno mentito ed avvelenato spudoratamente milioni di persone, devastato l’ambiente, ucciso centinaia di miliardi di Mucche, Maiali, Galline, Cavalli ed ogni specie commestibile! E tutto questo solamente per la ricerca di un profitto opportunista. Il libero mercato capitalista ha indotto i sognatori del successo a creare dei luoghi di martirio adatti esclusivamente alle torture legalizzate. La vecchia e tanto amata fattoria degli Animali (decantata positivamente nei racconti d’oltralpe) ha lasciato spazio ad immensi territori recintati, ad enormi capannoni climatizzati, a laboratori estremamente angustia strumenti e macchinari altamente sofisticati proprio perchè degni del miglior racconto horror. La mercificazione delle vite Animali ha raggiunto l’apice massimo tramite l’industrializzazione della carne. Oggi i mattatoi costituiscono l’invenzione più infernale e terrificante mai concepita dall’essere Umano! Ogni pratica d’efferatezza passata, quale terribile essa sia, non potrà mai arrivare a tanta crudeltà e ferocia! Non esiste in natura un paragone simile cui poter accomunare una pratica di uguale uccisione! I congegni e i dispositivi adottati dagli addetti alla macellazione sono il risultato di anni di studio e sperimentazione. Essi sono utili a determinare la massima resa con il minimo sforzo, ovvero il massimo profitto con il minimo investimento. Sono queste le rigide regole del capitalismo moderno, regole che hanno permesso all’industria dei fast food di inserire nei loro preparati alimentari il 15% di scarti di macellazione altamente inquinati da feci ed urine, porzioni di organi soggetti a sterilizzazione forzata tramite idrossido d’ammonio…una sostanza chimica letale per la salute Umana! Esistono indagini e condanne penali a danno di grossi brand alimentari che per anni hanno ingannato i consumatori e deturpato ogni ragionevole considerazione in materia alimentare.

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Eppure nonostante tutto questo scempio si continua a diffondere una squilibrata concezione del cibo, proveniente solo ed esclusivamente da tecniche industriali contrarie ad ogni etica e salvaguardia. Se riflettiamo poi sulle orrende pratiche ereditate proprio dagli inventori del cibo spazzatura, viene facile concepire come sia plausibile un rifiuto totale da tutto ciò che rappresenta la produzione di carne e derivati. L’accanimento con cui gli strateghi del marketing inducono i consumatori a prediligere i loro prodotti…è a dir poco terribile. La dipendenza associata a questi spot geniali costituisce il successo dei fast food, e di ogni relativo indotto. La bibita zuccherata più famosa al mondo è, per esempio, un alleato solido delle grandi catene dai tratti allegorici.

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I gadgets invitanti, l’ambiente (simil) confortevole, il personale (all’apparenza) accomodante, ed ogni strategia mirata alla fidelizzazione dei clienti…fanno il resto! Tutto ciò avviene nelle abitudini di ogni famiglia presumibilmente perbene. Le prime vittime sono proprio i destinatari finali di queste squallide ed ipocrite politiche commerciali: i bambini! I bambini che assumono quotidianamente concentrazioni di sostanze tossiche, prediligono un cibo malsano, rifiutano l’etica verso la nutrizione, e spesso non sanno neanche da dove proviene il cibo che mangiano. L’empatia e il rispetto verso gli Animali lascia il posto a banalità pregiudiziali, come per esempio che gli stessi siano nati per essere uccisi e sfruttati a proprio piacimento…ovvero la mera soddisfazione di un appagamento personale prettamente egoista. Ecco perchè i principali luoghi d’intrattenimento quali zoo e circhi hanno come scopo principale l’ottenimento di una distorta consapevolezza della vita Animale, una sorta di isola felice, un esistenza priva di libertà proprio perchè soggiogata da concezioni di dominio. La classica gabbietta o boccia o cuccia per gli Animali “da cortile o appartamento” costituisce il macabro simbolo di questa società totalmente contraddittoria e piena di dissonanze cognitive difficili da estirpare, proprio perchè facenti parte di abitudini assai comuni e radicate negli usi sociali.

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Foto in basso di Banksy

La Coca Cola si sta “bevendo” il mondo


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Coca Cola ha chiesto all’università Bocconi (sicuramente dietro finanziamento) di instituire uno studio utile a determinare il valore sociale e culturale della multinazionale, in special modo in ambito locale e/o nazionale. Ha convocato i giornalisti e trasmesso una conferenza stampa, dal sapore di spot pubblicitario alquanto informativo, comunicando all’opinione pubblica che senza la Coca Cola in Italia non ci sarebbero circa 60.000 lavoratori, che senza il loro stabilimento in Basilicata la regione perderebbe l’1% di produzione, e che avere sul territorio lucano una corporation di tale portata costituisce una risorsa inesauribile.
Ora a parte i numeri dichiarati assolutamente incongruenti, rispetto al capitale a disposizione, non mi pare che Coca Cola comunichi periodicamente i dipendenti licenziati con o senza giusta causa, non denuncia la sua posizione in materia ambientale, non pubblica o almeno non ammette i danni che le sue bibite provocano alla salute di adulti ma soprattutto bambini, non cita neanche lontanamente il suo contributo sociale che determinerebbe a livello culturale una reale e concreta crescita costruttiva. Non lo dice perchè non esiste una sola azienda commerciale che si interessi di qualcosa o qualcuno al di là dei suoi profitti. Non lo dice perchè preferisce fare campagne promozionali su vasta scala coinvolgendo psicologicamente nuovi probabili acquirenti e fidelizzando gli stessi. Non lo dice perchè il suo scopo principale è quello di mistificare i danni collaterali prediligendo loschi ed opportunisti affari capitalisti. 60.000 lavoratori su 60 milioni di popolazione italiana sono nulla a confronto.

Un po’ di informazioni:

Coca Cola chiude 3 stabilimenti in India, prosciugata tutta l’acqua!

Tre gli stabilimenti della Coca Cola che in India hanno sospeso le operazioni di imbottigliamento della bibita, compreso uno in una zona del nord dove i contadini stanno da tempo protestando per l’uso indiscriminato che la multinazionale fa delle riserve d’acqua.

C’è anche lo stabilimento di Kaladera nel Rajasthan tra quelli in cui la Coca Cola ha sospeso l’imbottigliamento della bibita oggetto di una intensissima campagna di marketing in tutta l’India. In totale risultano tre gli impianti dove sono state sospese le attività (gli altri due sono nel nordest, a Meghalaya, e nel sud, nell’Andra Pradesh; nel 2005 Cica Cola aveva già chiuso uno stabilimento nel Kerala); ufficialmente la Hindustan Coca-Cola Beverages, azienda della Coca Cola con sede ad Atlanta negli Usa, ha spiegato che si tratta di una riorganizzazione ai fini della domanda del mercato, ma in tutto il paese si pensa che invece abbiano avuto un grande peso le proteste che da una decina d’anni i contadini portano avanti accusando la multinazionale di utilizzare in maniera indiscriminata le riserve d’acqua privandone cittadinanza e agricoltura. Il portavoce della Coca Cola, Kamlesh Sharma, ha dichiarato che in due impianti l’acqua non è un problema, eppure l’Andra Pradesh sta affrontando una significativa crisi idrica.

In questi anni le proteste di cittadini e agricoltori si sono indirizzate non solo alla Coca Cola ma anche alla rivale Pepsi, che ha sede a Purchase negli Stati Uniti.

La situazione idrica in India è preoccupante, come spiegano dall’India Resource Center. Le falde acquifere si stanno prosciugando più velocemente rispetto a quanto avviene in altre nazioni. Alcuni studi hanno stimato che nel 2030 il sud dell’Asia potrà contare su metà dell’acqua che sarebbe necessaria e non ci sono all’orizzonte pianificazioni o programmi per affrontare la situazione.

L’India Resource Center si sta adoperando per sensibilizzare la popolazione e i media sulla situazione ed entra nel merito della situazione attuale.

“Le comunità che vivono nei pressi degli stabilimenti della Coca Cola affrontano una grave scarsità d’acqua e ciò è conseguenza diretta dell’estrazione massiccia di acqua che la multinazionale effettua dalle riserve sotterranee” spiegano dal Centro. «Gli studi, compresi quelli delCentral Ground Water Board in India, hanno confermato l’importante sfruttamento. Quando l’acqua viene estratta dalle falde scavando in profondità, l’acqua stessa puzza e ha un sapore strano. La Coca Cola sta scaricando senza controllo le acque di scarico delle lavorazioni nei campi intorno agli stabilimenti inquinando i suoli e le falde stesse. Le autorità hanno segnalato i siti inquinati avvisando la popolazione che quell’acqua non è adatta al consumo umano. In due comunità, PlachimadaMehdiganj, la Coca-Cola sta distribuendo i propri rifiuti solidi agli agricoltura definendoli “fertilizzanti”. Test condotti dalla BBC hanno trovato cadmio e piombo nei rifiuti e la multinazione ne ha fermato la distribuzione solo di fronte ad un ordine del governo. Altri testcondotti da diverse agenzie, oltre al governo indiano, hanno confermato che i prodotti della Coca Cola contengono un elevato livello di pesticidi .

Dal sito ufficiale della Coca Cola:

“Con i suoi quasi 900 stabilimenti d’imbottigliamento in molte aree del mondo,Coca-Cola ha una visione globale e unica sul problema, che le dà la possibilità di comprendere quale impatto l’acqua, o la sua carenza, possano determinare sulla natura, sulle comunità e sulle proprie attività. Ecco perché siamo impegnati non solo a partecipare al dibattito, ma anche a far parte della soluzione. Prendiamo sul serio il nostro intento di farci partner collaborativi e difensori responsabili di questa preziosa risorsa comune.
Perché? Innanzitutto, l’acqua è l’ingrediente principale delle bevande che produciamo. È essenziale per il nostro processo produttivo e necessaria per coltivare i prodotti agricoli da cui dipendiamo. Non siamo un’impresa esportatrice: realizziamo e distribuiamo i nostri prodotti a livello locale.
Ecco perché quando diciamo che la salute dei nostri affari è la diretta conseguenza della salute delle comunità che serviamo, è letteralmente così.
Da questa prospettiva, ci rendiamo conto della grande opportunità e responsabilità che abbiamo verso la tutela dell’acqua del Pianeta. La nostra strategia globale di difesa dell’acqua, che si attua a livello locale grazie alla collaborazione con partner preziosi, viene attuata con determinazione verso questo obiettivo.
Il traguardo che ci siamo prefissi per il 2020 consiste nel “restituire” al suo ciclo la stessa quantità di acqua utilizzata nei nostri prodotti e nel processo produttivo. A tal fine, siamo lavorando per migliorare l’efficienza idrica e il trattamento delle acque di scarico dei nostri processi produttivi reintegrare l’acquarestituendola alle comunità locali e alla natura attraverso il sostegno alla corretta gestione dei bacini idrografici e ai programmi per la salvaguardia delle risorse idriche.
C’è ancora molto da fare, soprattutto nella filiera delle materie prime agricole, ma siamo sulla buona strada.
Il sistema diventa via via più efficiente grazie alla riduzione del volume di acqua impiegata per litro di prodotto, anche a fronte di un aumento della produzione. L’efficienza idrica dell’intero sistema ha evidenziato miglioramenti per 11 anni consecutivi. Abbiamo raggiunto l’obiettivo iniziale di riduzione del 20% dal 2004 al 2012per il 2020 il traguardo da tagliare è un ulteriore 25%rispetto al 2010. Al momento siamo vicini all’8%, quindi sulla buona strada verso gli obiettivi di fine decennio.
Gli impianti d’imbottigliamento di Coca-Cola in tutto il mondo riciclano le acque di scarico, trattandole secondo gli standard più severi e restituendole alla natura con un grado di purezza tale da consentire lo sviluppo di forme di vita acquatiche. Il nostro impegno riguarda tutti gli stabilimenti, anche in assenza di requisiti o pratiche di settore locali che lo richiedano.
Abbiamo stimato che il nostro sistema globale sta reintegrando e bilanciando circa il 68% dell’acqua usata per la produzione delle bevande finite. L’obiettivo è raggiungere entro il 2020 il perfetto equilibrio tra acqua prelevata e immessa. Questo successo è il frutto della partecipazione a numerosi progetti locali di conservazione dell’acqua, che spaziano dal miglioramento dell’accesso, insieme ad adeguati sistemi igienico-sanitari, alla protezione dei bacini idrici. Tutto questo significa avvicinare le fonti d’acqua a un numero crescente di case, comprese quelle delle ragazzine di 12 anni di cui parlavamo prima.
Dal 2005 abbiamo partecipato a oltre 500 progetti comunitari legati all’acqua, con la collaborazione di comunità locali e governi, in oltre 100 Paesi e con partner come WWF, USAIDThe Nature Conservancy, Water for People, UN-HABITAT e il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (UNDP). Di norma, questi progetti prevedono almeno uno dei seguenti quattro obiettivi: 1) favorire l’accesso ad acqua e sistemi igienico-sanitari; 2) salvaguardare i bacini idrici; 3) fornire acqua per scopi produttivi e/o 4) educare o sensibilizzare il pubblico sulle questioni legate all’acqua, compresa la partecipazione alle politiche in materia. A oggi, si stima che le nostre iniziative per agevolare l’accesso all’acqua e a sistemi igienico-sanitari adeguatiabbiano aiutato oltre 1 milione e 900mila persone.
Nel 2013 abbiamo rinnovato fino al 2020 la partnership con il WWF per i progetti  di conservazione a lungo termine. Lavoreremo sui progressi compiuti per ottenere un impatto ancor più significativo, contribuendo ad affrontare i rischi che incombono sulle risorse naturali e pesano sulle acque dolci. In questa nuova fase, l’obiettivo è garantire sistemi idrici sani e resilienti in undici regioni chiave di cinque continenti. Abbiamo inoltre lanciato i Principi Guida per un’Agricoltura Sostenibile,che contengono criteri specifici in materia di risorse idriche per raggiungere l’obiettivo di approvvigionarci dei nostri ingredienti essenziali in maniera al 100% sostenibile di qui al 2020.
Poche settimane fa, The Coca-Cola Africa Foundation ha annunciato di voler prolungare la Replenish Africa Initiative (RAIN) fino al 2020, con lo scopo di sostenere programmi di accesso sicuro all’acqua e a sistemi igienico-sanitari per altri 4 milioni di africani. Questo ampliamento dell’iniziativa si innesta sull’impegno iniziale assunto dalla TCCAF con il programma RAIN per portare acqua sicura a 2 milioni di persone in tutto il continente entro il 2015. 
Abbiamo recentemente pubblicato il nuovo Rapporto sulla Sostenibilità 2013-2014, che fornisce ulteriori dettagli su programmi, progressi e priorità in difesa dell’acqua. Ci auguriamo che, nel leggere il rapporto, proverete il nostro stesso orgoglio per il grande lavoro svolto da Coca-Cola.”

Greg Koch è Director of Global Water Stewardship presso The Coca-Cola Company.

http://www.coca-colaitalia.it/storie/ridurre-impatto-consumo-acqua

 

ALCUNI DATI:

La Coca Cola e’ una Multinazionale statunitense nata nel 1891. Ottavo gruppo alimentare del mondo, ha filiali in più di trenta paesi.
Fattura circa 20 miliardi di euro (nel 2001) e – insieme a Coca Cola Enterprises -, impiega 29.500 persone (dato 1999).
– Il 9/12/1999, a Manila, 600 lavoratori della società di imbottigliamento Otis Coca-Cola sono stati licenziati in tronco, senza preavviso (comunicato stampa IUF 28/01/2000).
– In Belize (America Centrale), contribuisce alla distruzione della foresta tropicale.
– Collabora intensamente per la vendita di Nestea e Nescafé con la Nestlé, la quale non rispetta il codice OMS (Organizzazione mondiale della sanità) e Unicef il latte in polvere.
– Uno studio di Codacons, un’associazione di consumatori italiana, ha dimostrato che alcuni prodotti “dietetici”, come le bevande Coca Cola Light, contengono aspartame. Questa sostanza, se assunta in grandi quantità, può causare danni al cervello, particolarmente gravi nei bambini.
Ancor più forti gli effetti sul feto, se è la madre a consumare frequentemente questi prodotti. (Fonte: rivista Agra & Trade, n. 16, 26/04/1998)
– In Guatemala non rispetta i diritti sindacali dei lavoratori.
– Negli impianti di imbottigliamento in India fa uso di lavoro minorile.
– Nel giugno 1999, sono state ritirate dal mercato belga tutte le bevande prodotte da Coca Cola, in seguito a numerosi casi di intossicazione e il ricovero in ospedale di più di 90 persone in una sola settimana. Le bevande erano contaminate con un fungicida, rimasto nelle lattine come residuo delle lavorazioni precedenti. (Fonte: Il Sole 24 Ore, 15/06/1999)
– Si rifiuta di prendere in considerazione la proposta di introdurre il vuoto a rendere delle bottiglie, promuovendo la vendita di contenitori in alluminio e plastica. Tale comportamento contribuisce alla produzione di migliaia di tonnellate di rifiuti e stimola il consumo di alluminio che ha un effetto devastante nei luoghi di estrazione.
– Nel maggio del 1998 il Corriere della Sera pubblica la foto di Shehazadi, una bambina pakistana ritratta mentre accucciata sul pavimento di casa cuce un pallone che porta contemporaneamente tre marchi: Coca Cola, Fifa e Mondiali 98 di Francia. Palloni analoghi, pagati a Shehazadi poche centinaia di lire, vengono venduti in Europa per almeno 50.000 lire.
– La Coca Cola è inoltre considerata una delle 10 peggiori imprese statunitensi perché ingozza i ragazzi di zucchero e acqua piena di additivi chimici.
– Oggi gli adolescenti bevono due volte di più bevande commerciali che latte, mentre 20 anni fa era il contrario.
– La Coca Cola Bevande Italia S.p.a. controlla il 55% del mercato italiano delle bevande analcoliche e l’85% di quello delle cole.
Nel 1999 è stata condannata a pagare una multa di oltre 30 miliardi dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato per aver violato la legislazione sulla concorrenza; in particolare per aver realizzato un sistema di sconti discriminatori e fidelizzanti, attraverso una classificazione dei grossisti selettiva e non trasparente.
(Fonte: listeservedi corp-focus@essential.org; Homepage di Saras:
http://www.gisnet.it/saras/boicottare.htm; Nuova Guida al Consumo Critico, ed. EMI, 2000; Corriere della Sera, 11/05/98)

Tratto da http://digilander.libero.it/ginanni/documenti/consumo.htm

Per capire…devi sapere


cervello

“Mettiti comodo perché non sarò breve.
Per avere un’idea di cosa sia il mercato legato alla produzione e sfruttamento della popolazione animale sul nostro pianeta, non basta concentrarsi su quelli che vengono uccisi, ma bisogna analizzare tutta la filiera di produzione. In un anno, nel mondo vengono allevati circa un 1 miliardo e trecento milioni di bovini, 2 miliardi e settecento milioni di ovini, 1 miliardo di suini e circa 14 miliardi di polli, galline, tacchini ed altri volatili. (fonte:Legambiente).
Paradossalmente l’industria della uova incide enormemente nella cifra finale di morti annui perché è responsabile della morte di miliardi di pulcini maschi.
Contare i capi ittici che vengono allevati è pressoché impossibile, anche solo per il fatto che vengono commercializzati per peso e non per numero di esemplari.
Solo in Europa venivano prodotti, nel 2001, 1,3 milioni di tonnellate di pesce. (fonte. Confagricoltura, Greenpeace), al giorno d’oggi la cifra è sicuramente aumentata.
Insomma, per non dilungarci troppo, ogni anno al mondo vengono “prodotti” circa 60 miliardi di animali.
Questi numeri sono destinati ad aumentare per la crescente domanda che proviene dai paesi in via di sviluppo.
Ovviamente lo sfruttamento del regno animale dà da vivere a milioni di persone, a partire dagli allevatori, per finire al rivenditore sotto casa, passando per i ristoratori, i macelli, gli acconciatori, la moda, le case farmaceutiche, ecc.
Per l’umanità gli animali sono una “risorsa”, una specie di materia prima, niente di più.
Va da sé che questi animali non possono matematicamente avere una bella vita perché il loro impatto economico di produzione dev’essere tenuto più basso possibile affinché la vendita della suddetta materia prima sia conveniente. Quindi se un pollo (che dovrebbe vivere libero) sarebbe, diciamo, “sereno” in un cortile di 9 metri per 9 (e sarebbe comunque un prigioniero) dovrà accontentarsi di uno spazio di 40cm x 20cm, per tutta la (breve) vita.
L’unico modo per abbattere il costo di produzione e massimizzare il guadagno è allevare il maggior numero di animali possibile, nel minor spazio possibile, con il minor numero di personale per capo, spendendo il meno possibile in medicine, cure e cibo. Quello che si profila è un allevamento intensivo. Una sorta di lagher in terra. Un luogo di terrore, maltrattamento, violenza fisica e psicologica, malattie, solitudine, sangue, morte, disperazione. Una specie di inferno legalizzato, dove la soglia dei diritti degli animali è fissata al nulla.. hanno il diritto di respirare.. poi? Basta.
Gli animali, che vi ricordo, sono esseri viventi, hanno perso:
Il diritto di vivere liberi

Il diritto di avere un compagno
Il diritto di avere figli
Il diritto di crescerli
Il diritto di invecchiare
Il diritto di mangiare ciò che vogliono
Il diritto di lamentarsi
Il diritto di protestare
Il diritto di respirare aria fresca
Il diritto di morire per cause naturali

Ignorare le condizioni in cui vengono tenuti gli animali è uno stato involontario adolescenziale, la verità è troppo cruda per mostrarla ad un bambino, soprattutto quando quest’ultimo è bombardato da milioni di bugie finalizzate a sopprimere i suoi istinti umani primari, la compassione, l’empatia, la condivisione e l’amore; ma fare finta di nulla da adulti è una colpa vergognosa e disumana.
In questi lagher in cui i prigionieri vengono tenuti dalla nascita alla morte (violenta), conducono un’esistenza priva di qualsiasi sentimento positivo. Vengono isolati dai genitori immediatamente, picchiati e nutriti a forza, bombardati di antibiotici e medicinali, il tutto per raggiungere un peso congruo al macello.
In altri casi vengono tenuti legati e violentati fino allo sfinimento, in modo da produrre latte da mungere.
E ancora, tenuti a terra a sfornare figli da far uccidere, sdraiati nelle loro feci a volte incapaci di voltarsi anche solo per guardarli una volta sola…
Sono costretti a sopprimere gli istinti di correre liberi o nuotare contro la corrente dei torrenti, gli viene impedito di ferirsi privandoli del becco, gli viene impedito di nutrirsi dalle mammelle delle madri (per quei pochi che hanno la fortuna di vivere insieme) attraverso strumenti degni dell’inquisizione spagnola. Gli viene impedito di volare, riposare, saltare, gioire, semplicemente vivere, gli viene solo concesso di esistere per un po’.
Quello che il cuore di ognuno di noi sa, ma non ricorda, è che ogni singolo animale che ho citato è un essere vivente in grado di formulare pensieri, provare emozioni, amare i suoi cuccioli.
La dissonanza cognitiva che colpisce il genere umano è così radicata e profonda che lo rende “vittima” di una forma di discriminazione razziale che viene definita specismo.
Lo specismo è quel torpore mentale che impedisce ad un essere umano di comprendere un fatto di una semplicità elementare, cioè che non esiste differenza alcuna tra un cane, un gatto o una mucca e un maiale. Anzi, quando ci si libera dalla patina più spessa dello specismo si comprende, piuttosto semplicemente, che non esiste differenza nemmeno tra un pollo ed un uomo. (fonte: il mio cuore)
Purtroppo, però, lo stato di trance dovuto alla presunzione di superiorità insita nella razza umana, quella che lo spinge ad uccidere per possedere, a sottomettere per sfruttare, a discriminare per emergere, mista allo stato di ignoranza in cui viene al mondo, che fa di ogni essere umano una vittima di manipolazione mentale politica e religiosa, domina l’esistenza della moltitudine di persone che calcano questa terra. In questo stato di trance, imbellettato e truccato a festa da miriadi di prodotti di origine animale, in un rumore assordante di colori ed offerte speciali, è impossibile percepire il silenzio della morte.
La morte che non conosce sosta e che avvolge con il suo mantello nero l’intero pianeta come una notte eterna, la morte che si prende 56 miliardi di animali ogni anno, 170 miliardi contando i pesci, 5.390 ogni secondo, di ogni minuto, di ogni ora, di ogni giorno. Sempre.

Nello specifico, uccidiamo:

polli (45,9 miliardi)
anatre (2,3 miliardi)
maiali (1,2 miliardi)
conigli (857 milioni)
tacchini (691 milioni)
oche (533 milioni)
pecore (515 milioni)
capre (345 milioni)
mucche (292 milioni)
bufali (23 milioni all’anno)

L’elenco del «genocidio» prosegue con 65 milioni di roditori, 63 milioni di uccelli, 4 milioni di cavalli, 3 milioni di asini e muli. Chiudono la classifica dello «sterminio», 2 milioni di cammelli e dromedari che per fortuna, almeno in Italia, non hanno gran mercato, e, ovviamente, tutti i pesci: balene, delfini, tonno, salmone, orate, spigole, cernie, gamberetti, merluzzi, pesce azzurro, sardine, ecc.
Questa ecatombe ha conseguenze su tutto l’equilibrio del pianeta, alcune più evidenti, altre meno.
Una delle più grandi bugie che ci sono state dette e continuano allo sfinimento, è la mezza verità che l’uomo ha sempre mangiato carne e che, quindi, è di natura onnivora.

Questo dato è falso come una banconota da 3 euro.

 

Franco Libero Manco, AVA Associazione Vegetariana Animalista:

“L’uomo nasce come animale frugivoro e per milioni di anni si alimenta allo stesso modo delle scimmie antropoidi, finché nell’ultima glaciazione, circa qualche milione di anni fa, le foreste, diventate gradualmente inospitali a causa di cambiamenti climatici, si trasformano in savane e i nostri progenitori, sprovvisti di qualunque arma naturale, adatta ad inseguire, a dilaniare e a mangiare la durissima carne cruda della preda, per sopravvivere, si adattarono a mangiare anche la carne, vivendo di sciacallaggio, cioè dei resti degli animali predatori. L’introduzione, anche se relativamente modesta dell’alimento carneo (circa il 25-30 %) nella loro dieta naturale, fondamentalmente vegetariana, portò ad un calo a picco della lunghezza della vita media dell’individuo (circa il 50%), probabilmente dovuto al conseguente sviluppo delle malattie. L’uomo nasce nelle grandi foreste dell’Africa equatoriale, come animale arboricolo, cioè che vive principalmente sugli alberi, contemporaneamente allo sviluppo delle angiosperme, le piante da frutto e, per circa 4 milioni di anni, si nutre di frutta, semi, germogli, bacche, foglie e radici. Anche quando inserisce nella sua dieta la carne, resta fondamentalmente vegetariano. Dedicandosi sempre di più all’agricoltura e meno alla caccia, l’alimento carneo diviene sempre più raro e, nel tempo, relegato soltanto ai ricchi, come status simbolo di una condizione economica. L’uomo attuale, strettamente imparentato con gorilla, scimpanzé, gibboni e urang- tang, appartiene alla classe dei mammiferi, all’ordine dei primati, alla famiglia degli ominidi, al genere homo, alla specie homo sapiens ed ha con questi in comune il 98% circa del patrimonio genetico. E’ anatomicamente strutturato come questi avendo, infatti, due mani e due piedi, niente coda, occhi che guardano in avanti, ghiandole mammarie sul petto, milioni di pori sudoripari nella pelle, pollice della mano opponibile, adatto a raccogliere semi e frutti, apparato masticatorio come il nostro, canini poco sviluppati, grandi molari smussati, adatti a triturare cibi duri e, quindi, notevole spessore dello smalto, forma dei denti con cuspidi arrotondati, incisivi ben sviluppati, adatti a tagliare i frutti e i vegetali, inoltre ghiandole salivari ben sviluppate come le nostre, saliva ed urina alcalina, lingua liscia, stomaco con duodeno, l’intestino (lungo 12 volte la lunghezza del tronco) è sacculato, cioè a zone che servono alla fermentazione degli alimenti vegetali, la placenta è discoidale, il colon convoluto. Struttura anatomica generale praticamente identica alla nostra. Il fatto che questi nostri parenti siano vegetariani indica chiaramente che l’essere umano non sia stato strutturato dalla natura a mangiare la carne, e che non è, come alcuni sostengono, un animale onnivoro. L’animale onnivoro, infatti, ha 4 zampe, coda, occhi che guardano di lato, mammelle sull’addome, incisivi assai sviluppati, molari possenti, formula dentale differente dalla nostra, saliva ed urina acida, fondo dello stomaco arrotondato, canale intestinale 8 volte la lunghezza del tronco, placenta non caduca. Anche se l’essere umano, per la propria sopravvivenza, si è abituato a mangiare di tutto, questo non vuol dire che sia predisposto ad essere onnivoro: lo è diventato per sopravvivenza, per abitudine, vinto dal gusto della carne cotta. Ma, a causa di questo cambiamento di dieta, ha pagato e paga con malattie e con il conseguente accorciamento di almeno 20 anni della sua vita I primi bracieri ardenti per cuocere il cibo risalgono soltanto a 50 mila anni fa. Da questa data l’uomo addomestica animali in recinti e si dedica allo sviluppo dell’agricoltura, mentre la comparsa, in Egitto, dei primi rulli di pietra per macinare il grano risalgono soltanto a 10 mila anni fa. In passato, la carne veniva consumata saltuariamente e per questo l’organismo aveva più possibilità di metabolizzare questo prodotto senza eccessivi effetti collaterali. Il problema del consumo della carne arriva in Occidente dal 1950 in poi , in virtù del benessere economico. Così, tutta la popolazione ha potuto finalmente appagare la fame ancestrale di questo prodotto, facendone un uso smoderato, ma sovvertendo la millenaria tradizione alimentare e con effetti devastanti per la salute umana.”

 

 

Original post Per capire, devi sapere

Foto prelevata liberamente dal web

Made in America


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Inbubbiamente le apparenze possono ingannare…ma io mi chiedo come un imprenditore capitalista, che ha sempre e comunque tutelato i propri interessi, possa realmente essere vicino alle concrete necessità della gente comune. Quella stessa gente priva di egoismo e distante da istinti di sopraffazione…ovvero le minoranze, gli emarginati e chiunque desidera vivere in pace e in libertà. Mi chiedo come possa essere vicino agli Animali innocenti ed indifesi, gli stessi Animali che invece e purtroppo vengono uccisi anche per colpa sua e dei suoi familiari, gli stessi Animali ed Umani privi di una reale e consapevole salvezza. Io mi chiedo come un seguace di rigide regole di mercato corporativo possa capire cosa significhi vivere da povero immigrato in un paese straniero ed ostile che non fa nulla per integrarlo. Mi chiedo come un leader politico rappresentante di poteri forti e discriminanti possa aiutare moralmente ed economicamente altre comunità straniere, diversamente da quello che hanno fatto i suoi predecessori, irrimediabilmente colpevoli di orribili crimini di guerre mistificate come missioni di pace e lotta al terrorismo, lo stesso terrore nato e cresciuto nelle democrazie del profitto opportunista. Ovviamente tutte le sue dichiarazioni sono false e fasulle, come le sue ipocrite promesse utili solo a perseverare altra fama, altra ricchezza, altra gloria per se stesso e i suoi discendenti. La Clinton non è meglio o peggio di Trump…se fossi stato un cittadino americano non avrei votato affatto! Le rivoluzioni certamente non si applicano in un giorno e da qui ad abolire la vivisezione ce ne vuole! Gli Usa sono un paese fondato sul genocidio e la schiavità dei nativi d’america ed africa, quindi non bisogna meravigliarsi se oggi i cambiamenti radicali non arrivano ancora. L’unico presidente che voleva davvero cambiare le cose lo hanno ucciso…quindi si capisce benissimo come in realtà le fondamenta del governo made in america siano ben altre e gestite da altri che non siano pochi individui politici.

 

Foto di Gunduz Agayev