La Corte di Giustizia Europea, il latte vegetale e i “no vegan”


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Da Campagne per gli Animali:

I fatti:

La Corte di Giustizia Europea di recente si è espressa mediante una sentenza in cui si dichiara che non è legittimo utilizzare termini quali “latte”, “burro”, “formaggio”, “yogurt” eccetera nella denominazione di prodotti che non contengano ingredienti di derivazione animale, come per esempio i prodotti cosiddetti vegani.
La sentenza della Corte di Giustizia Europea scaturisce in risposta ad un’azione legale promossa dall’associazione tedesca di tutela della concorrenza Verband Sozialer Wettbewerb contro un’azienda alimentare tedesca (la TofuTown) che produce prodotti di origine vegetale commercializzati come «Soyatoo burro di tofu», «formaggio vegetale», «Veggie-Cheese», «Cream» e altre denominazioni simili.
Nella pratica ciò significa che nei Paesi aderenti all’Unione Europea non sarà più possibile commercializzare prodotti alimentari con diciture del tipo “latte di soia” o similari, diverrà pertanto necessario trovare altre denominazioni. Quindi per esempio niente più cappuccino con latte di soia.

La notizia della sentenza è stata preceduta in Italia dalla pubblicazione di un’analisi della Coldiretti dal titolo “Il popolo dei No Vegan“, in cui si afferma che il 95% dei cittadini italiani non è vegan, anzi è no vegan. nella pubblicazione di denuncia inoltre che tale “popolo dei No Vegan” mangia carne “nonostante le fake news, gli allarmismi infondati, le provocazioni e le campagne diffamatorie che hanno determinato purtroppo anche il moltiplicarsi di preoccupanti casi di malnutrizione tra i più piccoli“.

L’analisi:

Al netto delle solite posizioni faziose di numerosi esponenti della carta stampata, la pronuncia della Corte pare essere meramente un provvedimento di ordine normativo atto alla regolamentazione (leggasi normalizzazione) dei prodotti di origine vegetale (sempre più presenti nella Grande Distribuzione Organizzata), e non invece un tentativo di tutelare gli interessi della lobby del comparto zootecnico e caseario, comparti che negli ultimi anni stanno subendo considerevoli colpi a causa del calo della domanda di prodotti derivanti dallo sfruttamento degli Animali.
Per chi abbraccia la filosofia vegana (che ancora una volta è giusto ricordare che ha un’origine etica), tale notizia dovrebbe rappresentare un elemento positivo. Il cibo vegetale non ha nulla a che fare con le sofferenze a cui gli Animali vengono sottoposti per essere trasformati in “prodotti”, pertanto non dovrebbe richiamare né nel nome, né nell’aspetto, né tantomeno nel gusto il cibo carneo.
Una corretta alimentazione a base vegetale non dovrebbe avere bisogno di rifarsi a quella carnea, o scontare alcun rapporto di sudditanza proponendo dei succedanei, anzi dovrebbe tendere a prenderne il più possibile le distanze per promuovere un nuovo concetto di alimentazione sositutivo. L’uso di denominazioni come “latte”, “burro”, “formaggio” e similari per i prodotti vegetali ha solo ed esclusivamente una motivazione commerciale e di marketing (come lo sono in egual misura le diciture “vegan” apposte sulle confezioni dei prodotti più disparati, anche su quelli palesemente di origine evegetale): motivazioni che non interessano nella maniera più assoluta la pratica veganismo etico.

In riferimento all’analisi della Coldiretti, si può affermare che trattasi di una non notizia, che denota solamente una grande preoccupazione per l’andamento del mercato della carne in questi anni (la stessa Coldiretti afferma “nel primo trimestre del 2017 i consumi di carne sono calati del 3,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente“), e inoltre una totale inettitudine dal punto di vista della comunicazione. L’analisi di cui sopra infatti afferma:

1) Dato che una certa percentuale di cittadini italiani si definisce vagan, significa che la restante percentuale non è vegan.
2) Chi si nutre anche di cibo di origine animale, da oggi non è più un onnivoro, ma un “No Vegan”, che si oppone quindi al veganismo.

Il primo punto riguarda un’ovvietà sconcertante che ha l’unico scopo di evidenziare che solo il 5% della popolazione umana in Italia è vegan (dalle statistiche Eurispes 2017 pare però si tratti del 3%, quindi la Condiretti ha sbagliato pure a riportare le cifre), mentre ben il 95% restante cdi conseguenza non lo è, come a dire che il “fenomeno vegan” è stato abbondantemente sovrastimato. La stessa iniziativa della Coldiretti però, sta a testimoniare come nella realtà da parte di chi lucra sfruttando gli Animali ci sia molta apprensione per ciò che sta accadendo.
Il secondo punto è una sorta di involontario regalo pubblicitario al veganismo come fenomeno sociale, perché Coldiretti illustra una situazione italiana che non esiste: una società civile polarizzata in cui una massa enorme di persone umane è raccolta in una improbabile fazione denominata “No Vegan” nel tentativo di “resistere” al veganismo commerciale emergente e alle sue fake news. In un solo colpo l’intera popolazione umana italiana è stata fantasiosamente divisa in “Vegan” e “No Vegan”, con il solo risultato che in ogni caso ciò che si intende contrastare viene preso come esclusivo metro di giudizio: si parla (dimostrando di non conoscerlo affatto) del veganismo, riducendo chi non è vegan a un soggetto che, in quanto tale, deve per forza essere contrario opponendo una sorta di resistenza attiva (vedasi l’esilarante l’hashtag #NoVeganAllaRiscossa). L’analisi puerile che fa Condiretti ignora totalmente l’enorme diversità di posizioni che vi possono essere tra chi non è vegan (e che non ha nessun bisogno di affermarlo) e anche tra chi si dichiara tale, ma lo è – a torto o a ragione – per motivazioni molto diverse. Le due fazioni in stile Montecchi e Capuleti sul veganismo paventate dalla Coldiretti, pertanto hanno come unico risultato quello di dare ulteriore visibilità al veganismo stesso sempre più al centro dell’attenzione mediatica.”

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Original post La Corte di Giustizia Europea, il latte vegetale e i “no vegan”

 

La sentenza viene accolta in sordina…e ne prendiamo atto. Nel linguaggio comune i surrogati vegetali verranno in ogni caso associati alle diciture classiche (burro, latte, formaggio, burger, wurstel, ecc.), è inevitabile (nessuno al supermercato chiederà: “Dove si trova la bevanda vegetale di soia?”. Verrà più spontaneo chiamarlo: latte di soia, di riso, d’avena ecc.ecc.) Ma ciò dimostra come la presenza costante ed esponenziale di questi prodotti stia creando un dibattito socio-culturale e a tratti istituzionale. Stiamo parlando ovviamente di “veganismo commerciale”, non sempre positivo per la liberazione Animale, perciò ne prendiamo atto ed andiamo avanti.

Piccola nota d’informazione: i consumi di carne “fresca non conservata” sono in lieve calo ma non è lo stesso per tutti gli altri derivati, in particolare i salumi. Ciò significa che le recenti campagne di sensibilizzazione, diffuse anche dai comunicati OMS, hanno convinto i consumatori NON a diventare veg-egetari-ani bensì estimatori di insaccati e latticini.

Continuiamo nel nostro lavoro e attendiamo sviluppi.

La beffa dello specismo


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Lo sfruttamento Animale oggi è talmente radicato, e a tratti mistificato in ogni settore produttivo e sociale, che sembra impossibile stabilire a priori una condotta efficiente e quindi vincente. Scontrarsi di fronte a secoli e secoli di dominio ha determinato uno status di sottomissione estremamente meccanizzato. Nuove tecniche di sfruttamento sono all’orizzonte, ed imporsi un autodisciplina negli usi e nei costumi sembra non bastare di fronte ad un sistema di potere così altamente sofisticato. Ora affermare che il riduzionismo non sia una delle soluzioni possibili può essere una scusante, come può esserlo pensare che l’eliminazione degli allevamenti intensivi possa di colpo annientare la sofferenza degli Animali. L’antispecismo è giovane ed in continua evoluzione proprio perchè il dominio sui deboli adotta nuove e feroci contromisure.  Le opposizioni si scontrano con un sistema altamente mercificante che non lascia spazio a deboli interventi. In passato numerosi individui abili e perspicaci hanno cercato di contrastare le grandi aziende responsabili dello sfruttamento, tramite mosse mirate a creare shock e scoop scandalistici. In parte ci sono riusciti proprio perchè hanno generato una riduzione negli affari di dominio. Credo bisogni andare oltre queste condotte di attacco e portarle più avanti nella loro efficacia e durata, anche se alcuni sono convinti che occuparsi di tutela e rispetto verso gli Animali non dovrebbe riguardare altro, ovvero altri modelli di violenza e sfruttamento o discriminazione. Io non credo si possa evitare di parlare di altre ingiustizie…altrimenti dovremmo vivere in una campana. La presa di coscienza è unica, e non a scompartimenti.

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Ma a prescindere da questo concetto…fino a che punto arriva lo sberleffo? Fino a che livello si utilizzano ipocriti messaggi mirati a scuotere il portafoglio? Ci si chiede se sia necessario utilizzare tali strumenti per indurre i consumatori ad acquistare carni ed affini. E’ veramente utile ed indispensabile adottare una gigantografia stradale in cui si vuole rappresentare una “braciola di suino”? (così viene chiamata dagli addetti ai lavori). Un Maiale su due zampe in un cartellone 6 mt x 4 sorretto da un macellaio barbuto che fieramente mostra impeto e soddisfazione. Probabilmente la mia riflessione può apparire estrema ed esagerata solo perchè non mangio carne? O forse perchè io sono contrario alla logica speculatrice dei supermercati? Forse! Ma la sostanza non cambia, e mi chiedo perchè mai (come in altre occasioni), si preferisce evidenziare con così tanta audacia un pezzo di Animale da vendere un tanto al kg. Se a rispondere fossero i destinatari finali, compiacenti della promozione, probabilmente ribalterebbero la questione tramite una “zucca” egualmente enorme fatta a fettine. Oppure se a giustificarsi, neanche troppo frettolosamente, fossero gli autori di tale cartellone pubblicitario nessuno potrebbe convincerli a desistere in futuro. Non è permesso protestare e non è permesso ostacolare lo sviluppo commerciale, in ogni sua forma. Si è passibili di denuncia se si crea danno e dolo verso chi “onestamente” porta il profitto a casa propria, anche se questo deve rappresentare uno spargimento di sangue (Animale ovviamente, quello Umano è un altro capitolo).

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D’altra parte vendere carne è un lavoro! Infatti nessuno vi sta chiedendo di non farlo, nessuno vi sta supplicando di non mangiare Animali. Non è questo il punto! La richiesta è rivolta solamente ad una maggiore decenza e coerenza a causa di un ammiccamento poco rispettoso e dignitoso. Chiedere rispetto è una cosa ardua, soprattutto da parte di chi non lo ha neanche verso i propri lavoratori sfruttati a dovere senza neanche onorare il minimo rigore dei contratti di lavoro….figuriamoci quindi averlo verso le vittime ormai defunte! La mia non è un accusa, la mia è una pura considerazione pacifica che mi permette di auspicare un futuro migliore, un futuro più libero, più sano (non certamente questo). Abbiate la compiacenza di riflettere e di capire gli errori di questa società estremamente violenta e sprezzante.

Fatelo con l’eguale sufficienza che utilizzate mentre riempite il vostro piatto di putridità, grazie.

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(nella foto carne di Macaco)

Canapa free


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Dal settore agricolo alla bioedizia, dal tessile all’alimentare, fino all’uso terapeutico…la canapa si impone come pianta del futuro, tramite realtà imprenditoriali abili e responsabili nel creare nuovi posti di lavoro, nuove opportunità di benessere, nuovi orizzonti di scambi culturali…ovviamente in un ottica di produzione e vendita non speculativa. Ma non è facile, e non è sicuro che ciò avvenga concretamente e in breve tempo. In passato la canapa è stata bistrattata, screditata e poi esclusa da un consumo etico e responsabile. Le grandi aziende corporative hanno impiantato una massiccia campagna denigratoria, trasformando un bene comune in una minaccia per la salute ed il commercio. Proprio perchè l’avvento delle plastiche e della chimica farmaceutica dovevano rappresentare il nuovo secolo consumista, la nuova rivoluzione industriale a cui i grandi capitalisti si stavano aggrappando viscidamente per dare sfogo alle loro bramosità di fama e potere. La disinformazione è stata enorme, con condanne pregiudiziali che hanno favorito preconcetti errati e fuorvianti.
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La canapa utile (Cannabis sativa) è una specie del genere cannabis ed è coltivabile soprattutto per uso tessile, ma anche edile, o per la produzione di carta, e addirittura per la farmacognosia. In essa sono presenti alcune sostanze stupefacenti in percentuali variabili a seconda della varietà. Prima dell’avvento del proibizionismo essa era molto diffusa nel mondo come importante ed essenziale materia prima, essendo una delle piante più produttive in massa delle zone temperate del pianeta. Ma nonostante la sua origine “calda” può sopportare i climi più diversi e pertanto facilmente coltivabile nelle più svariate zone terrestri, con opportuni accorgimenti e metodologie appropriate.
Oggi la legalità della cannabis varia da paese a paese, negli Stati Uniti per esempio è stata vietata nel 1937 con l’emanazione del “Marijuana Tax Act” a firma del presidente Franklin Delano Roosevelt. Fraintesa dunque come anticamera di un processo dipendente da sostanze stupefacenti la canapa è stata per decenni censurata e ghettizzata a sostanza illegale, senza che fosse permessa una produzione lecita e pertanto ricca di vantaggi. Apparentemente sempre più persone sembrano risvegliarsi da questo torpore esistenziale e, con enormi difficoltà di apprendimento e condivisione, stentano a creare una piena consapevolezza sui benefici estesi di questa ottima risorsa naturale. Le conoscenze, gli studi e gli sviluppi di questa antica e preziosa pianta potrebbero apportare numerosi benefici per tutta la collettività…se solo i poteri forti dell’industria e della finanza potessero crollare a poco a poco dentro una cupa nube di autodistruzione.
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Il cibo, gli oggetti, gli usi e le attitudini di questa società capitalista (definita erroneamente moderna) sono strettamente correlati allo sfruttamento Animale. Gli additivi d’origine Animale sono abbondantemente presente in ogni fase della produzione alimentare, negli alimenti più impensabili. Lana e seta ed ogni pellame costituiscono la moda rappresentativa di uno status sociale senza eguali nella storia, e le ripercussioni sono inimmaginabili. Basti pensare ad alcune zone industriali della Cina dove esistono veri e propri lager di detenzione in cui Cani, Volpi ed ogni genere di sventurata creatura viene uccisa selvaggiamente per ricavarne tessuto o pelle d’ornamento. E che dire del traffico d’avorio (recentemente solo in parte vietato) generatore nei decenni passati di vere e proprie spedizioni di morte, con l’uccisione di migliaia di Elefanti e Rinoceronti. Lo sfruttamento Animale ha generato in un solo secolo un miriade di vittime Animali che non eguali nella storia di questo pianeta. C’è chi afferma ipocritamente che l’essere Umano si sia sempre nutrito di loro, si sia sempre coperto di loro, abbia sempre utilizzato le loro qualità naturali per i più svariati metodi di cura e terapia. Ma quello che spesso non viene analizzato è la metodologia feroce ed indiscriminata che è stata perpetrata in così breve tempo. Le seguenti specie viventi sono in via d’estinzione: Elefanti, Tigri, Oranghi, Lupi, Balenottere azzurre, Zebre, Tapiri, Cercopitechi, Furetti piedi neri, Gibboni, Licaoni, Fagiani, Giraffe, Babbuini, Bisonti, Delfini, Ghepardi, Mandrilli, Leoni, Panda, Pipistrelli, Squali, Aquile delle Filippine, Condor della California, Pinguini, Cormorani, Albatri, Tartarughe, Coccodrilli, Storioni, Aragoste, Gamberi…ecc.ecc.ecc. in una lunga lista che si aggiorna in tempi brevissimi. E questo non per cause naturali, non per calamità o epidemie, non per qualche ragionevole dubbio che potrebbe far pensare ad una modificazione del ciclo vitale di questi esseri viventi. No! L’unica ragione è lo sterminio in atto generato volontariamente dall’essere Umano a causa dei suoi ipocriti scopi, e anche indirettamente per alcune manovre estreme che hanno generato uno stravolgimento precoce negli habitat naturali di queste creature. In sostanza è sempre colpa dell’Umano. Ormai è diventata una macabra certezza, quasi una prassi scontata e a tratti psicotica. Basti pensare alla produzione da olio di palma, la cui deforestazione ha messo in pericolo di vita migliaia di Oranghi. Basti pensare alla mattanza che avviene puntualmente ogni anno a danno di Delfini e Balene. Basti pensare alla pesca indiscriminata che sta svuotando mari ed oceani. Basti pensare ad ogni Animale d’allevamento che viene concepito, nutrito ed ucciso solo per il breve tempo necessario a “maturare” la carne.
Una Mucca in libertà potrebbe vivere per ben 20/25 anni, senza costrizioni di sorta, senza per forza di cose essere ingravidata artificialmente per generare un Vitello…che neanche potrà coccolare tra i sui istinti materni. Senza essere sfruttata per 4 o 5 anni tramite l’utilizzo di vere e proprie pompe idrauliche, per essere spedita poi (ormai esausta) al macello. Gli esempi rappresentativi di tale scempio sono infiniti, e degni di ogni infausta automazione. Non è difficile immaginare come tale genocidio sia il risultato macabro di moderne tecniche di macellazione che sono state concepite solo per il gusto bramoso di ottenere profitto. L’epoca della mercificazione è una triste realtà, ed ogni consumatore che si rispetti è complice e colpevole in tutte le variabili possibili.
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Per sopperire a questo genocidio esiste un mondo parallelo in cui alcune persone responsabili stanno cercando di agire al meglio per preservare le specie viventi ed ogni ambiente circostante. Esistono figure professionali sempre più indirizzate alla preservazione della vita terrestre, in ogni sua forma. Esistono nuovi approcci al consumo che risparmiano, tutelano e conservano le risorse naturali. Esistono metodologie all’avanguardia nell’etica e nella consapevolezza che aiutano sempre più persone a guardare verso un futuro più libero e pacifico. Ma nonostante tutto questo non è facile e non è detto che sia plausibile una rivoluzione nei tempi e nei modi soddisfacenti. Non è certo che si applichi una rinascita culturale e sociale. Nessuna possiede la soluzione in tasca, ma certamente restare a guardare senza poter fare nulla di concreto è purtroppo una colpa anch’essa. Bisogna rivalutare ogni abitudine quotidiana per far sì che le prossime generazioni possano almeno in parte godere di un autentico stravolgimento dei propri bisogni.
Foto di Nir Vana e Roger Olmos , altre da Wikipedia

Fast food generation


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Da dove prendi le proteine? Questa è la classica domanda che spesso ci sentiamo dire. In realtà il mito delle proteine cosiddette “nobili” è un invenzione dell’industria zootecnica e di qualche medico nutrizionista scarsamente informato e poco preparato in materia di corretta alimentazione. Basta studiare un po’ e rendersi conto che ogni cibo d’origine vegetale, nelle giuste dosi e quantità, è completo di tutte le sostanze nutritive (proteine comprese) utili ad un buono stato di salute. Ma in una società moderna prettamente carnivora, costituita dal predominio dei fast food, non è difficile credere come questa falsa teoria sia stata ben inserita nelle abitudini quotidiane dei consumatori. Per decenni gli industriali della carne hanno mentito ed avvelenato spudoratamente milioni di persone, devastato l’ambiente, ucciso centinaia di miliardi di Mucche, Maiali, Galline, Cavalli ed ogni specie commestibile! E tutto questo solamente per la ricerca di un profitto opportunista. Il libero mercato capitalista ha indotto i sognatori del successo a creare dei luoghi di martirio adatti esclusivamente alle torture legalizzate. La vecchia e tanto amata fattoria degli Animali (decantata positivamente nei racconti d’oltralpe) ha lasciato spazio ad immensi territori recintati, ad enormi capannoni climatizzati, a laboratori estremamente angustia strumenti e macchinari altamente sofisticati proprio perchè degni del miglior racconto horror. La mercificazione delle vite Animali ha raggiunto l’apice massimo tramite l’industrializzazione della carne. Oggi i mattatoi costituiscono l’invenzione più infernale e terrificante mai concepita dall’essere Umano! Ogni pratica d’efferatezza passata, quale terribile essa sia, non potrà mai arrivare a tanta crudeltà e ferocia! Non esiste in natura un paragone simile cui poter accomunare una pratica di uguale uccisione! I congegni e i dispositivi adottati dagli addetti alla macellazione sono il risultato di anni di studio e sperimentazione. Essi sono utili a determinare la massima resa con il minimo sforzo, ovvero il massimo profitto con il minimo investimento. Sono queste le rigide regole del capitalismo moderno, regole che hanno permesso all’industria dei fast food di inserire nei loro preparati alimentari il 15% di scarti di macellazione altamente inquinati da feci ed urine, porzioni di organi soggetti a sterilizzazione forzata tramite idrossido d’ammonio…una sostanza chimica letale per la salute Umana! Esistono indagini e condanne penali a danno di grossi brand alimentari che per anni hanno ingannato i consumatori e deturpato ogni ragionevole considerazione in materia alimentare.

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Eppure nonostante tutto questo scempio si continua a diffondere una squilibrata concezione del cibo, proveniente solo ed esclusivamente da tecniche industriali contrarie ad ogni etica e salvaguardia. Se riflettiamo poi sulle orrende pratiche ereditate proprio dagli inventori del cibo spazzatura, viene facile concepire come sia plausibile un rifiuto totale da tutto ciò che rappresenta la produzione di carne e derivati. L’accanimento con cui gli strateghi del marketing inducono i consumatori a prediligere i loro prodotti…è a dir poco terribile. La dipendenza associata a questi spot geniali costituisce il successo dei fast food, e di ogni relativo indotto. La bibita zuccherata più famosa al mondo è, per esempio, un alleato solido delle grandi catene dai tratti allegorici.

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I gadgets invitanti, l’ambiente (simil) confortevole, il personale (all’apparenza) accomodante, ed ogni strategia mirata alla fidelizzazione dei clienti…fanno il resto! Tutto ciò avviene nelle abitudini di ogni famiglia presumibilmente perbene. Le prime vittime sono proprio i destinatari finali di queste squallide ed ipocrite politiche commerciali: i bambini! I bambini che assumono quotidianamente concentrazioni di sostanze tossiche, prediligono un cibo malsano, rifiutano l’etica verso la nutrizione, e spesso non sanno neanche da dove proviene il cibo che mangiano. L’empatia e il rispetto verso gli Animali lascia il posto a banalità pregiudiziali, come per esempio che gli stessi siano nati per essere uccisi e sfruttati a proprio piacimento…ovvero la mera soddisfazione di un appagamento personale prettamente egoista. Ecco perchè i principali luoghi d’intrattenimento quali zoo e circhi hanno come scopo principale l’ottenimento di una distorta consapevolezza della vita Animale, una sorta di isola felice, un esistenza priva di libertà proprio perchè soggiogata da concezioni di dominio. La classica gabbietta o boccia o cuccia per gli Animali “da cortile o appartamento” costituisce il macabro simbolo di questa società totalmente contraddittoria e piena di dissonanze cognitive difficili da estirpare, proprio perchè facenti parte di abitudini assai comuni e radicate negli usi sociali.

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Foto in basso di Banksy

Il mito delle proteine nobili


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12/05/2017

di Marina Berati

“Prendo spunto da un video del dott. Michael Greger, nutrizionista, per riparlare del “mito delle proteine” cui purtroppo ancora moltissime persone credono.

Tanti onnivori (inclusi anche parecchi medici e nutrizionisti) sono convinti che sia necessario mangiare carne, o almeno latticini e uova, per ottenere abbastanza proteine. I vegan sanno che non è così, però purtroppo anche molti di loro credono ancora che sia necessario prestare attenzione a quel che si mangia per “ottenere abbastanza proteine” e che sia necessario “combinare” gli alimenti vegetali per avere proteine della giusta “qualità”.

Queste sono credenze basate su conoscenze errate e vecchie di 40 anni, ottenute da studi sui ratti, che non hanno nulla di scientifico: allontaniamocene ed evitiamo di divulgarle!

E’ praticamente impossibile pianificare una normale dieta 100% vegetale normocalorica che non contenga abbastanza proteine, anche mettendosi d’impegno per farlo: a meno di non riempire la giornata con junk-food (dolci, fritti, grassi vari), che hanno molte calorie ma pochi nutrienti, o di non seguire una dieta da 800 calorie al giorno (che però è carente di tutti i nutrienti, non solo delle proteine), non si può creare una normale dieta con troppo poche proteine, perché le proteine si trovano in tutti i cibi vegetali in buone quantità.

In definitiva: da vegan non dobbiamo assolutamente preoccuparci delle proteine, mai!

Da dove si ricavano le proteine? Ne assumiamo troppe!

Le proteine sono formate da aminoacidi, che possiamo considerare come i “mattoni” per costruire le varie proteine di cui il nostro organismo ha bisogno. Molti aminoacidi possono essere costruiti a partire da altri aminoacidi, tranne alcuni, chiamati “essenziali”, che devono essere ricavati dalle proteine che assumiamo dagli alimenti. Questo vale per noi esseri umani come per altri animali: nessun animale produce da solo gli aminoacidi essenziali.

Tutti gli aminoacidi essenziali hanno origine dalle piante e tutte le proteine vegetali contengono tutti gli aminoacidi essenziali, nessuno escluso. Una dieta 100% vegetale contiene in media IL DOPPIO delle proteine di cui il nostro organismo ha bisogno, quindi l’attenzione da porre è nel non assumerne troppe: assumerne troppo poche è virtualmente impossibile. Le diete onnivore ne contengono ancora di più e quindi sono più pericolose, in quanto alte quantità di proteine sono dannose per la nostra salute.

Il mito della combinazione di legumi e cereali

Questo mito è nato 40 anni fa sulla base del fatto che le proteine vegetali, pur contenendo tutti gli aminoacidi essenziali, sono più scarse di un dato aminoacido: i cereali hanno un contenuto minore di un dato aminoacido, i legumi di un altro. Questo ha portato a pensare che fosse necessario combinare nei pasti legumi e cereali.

Ma da decenni ormai si sa che non è così. Il nostro organismo mantiene un deposito di singoli aminoacidi, che vengono combinati tra loro a seconda delle necessità: non serve dunque combinare nulla nei pasti, lo fa direttamente il nostro organismo. Non ha importanza che quando mangiamo la pasta un dato aminoacido sia presente in minor quantità o quando mangiamo i ceci ci sia un altro aminoacido meno rappresentato: tutte le proteine vengono scisse nei vari aminoacidi, che vanno a finire in questo deposito, da dove viene prelevato quel che serve, quando serve.

Il mito delle proteine nobili

Questo mito sulla “qualità” delle proteine di origine animale, che sarebbe migliore di quella delle proteine vegetali, nasce in parte dalla falsa credenza di dover combinare tra loro i vari cibi vegetali e in parte dal fatto che i primi studi sulle proteine sono stati fatti sui cuccioli di ratto, che di certo sono molto diversi dagli esseri umani. Ennesima dimostrazione del danno dei test su animali: in particolare questi studi stanno causando gravi danni alla salute umana da decenni, perché hanno alimentato la credenza che si debbano assumere molte proteine, e soprattutto da fonti animali. Chiaramente poi l’industria zootecnica ci ha messo del suo per alimentare tale credenza e farci rimanere nell’ignoranza…

Cos’hanno concluso questi studi? Che i cuccioli di ratto crescono di meno se nutriti con vegetali. Ma i cuccioli di ratto non crescono bene nemmeno se nutriti con latte materno umano. Questo dovrebbe portarci a concludere che i bambini non vanno allattati al seno? Il latte materno nei ratti ha 10 volte tante proteine rispetto al latte materno umano, perché i cuccioli di ratto crescono 10 volte più velocemente dei lattanti umani.

Ebbene, sulla base di studi simili è stata costruita tutta la nostra “conoscenza” sulle proteine. O dovremmo dire tutta la nostra ignoranza?

Non esistono dunque proteine nobili, non esiste il problema della complementazione delle proteine né quello di non assumerne abbastanza. Esiste solo il grave problema dell’esagerata assunzione di proteine. Come vegan ne siamo parzialmente protetti, ma fino a un certo punto: quando ci facciamo prendere dalla“fissazione” delle proteine – e molti purtroppo lo fanno – ci facciamo del male da soli.”

Fonte: NutritionFacts.org, The Protein-Combining Myth, 25 aprile 2016.

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Nella foto in alto carne di Renna, sotto l’Animale…vivo (Rangifer tarandus)

Original post Preoccupati per le proteine? Nessun problema, se non siete cuccioli di ratto.