La grande siccità


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Ormai i meteorologi si sbizzarriscono per dare i nomi ai vari anticicloni: giuda, caronte, minosse ecc.ecc. Sono denominazioni che tradiscono la vera natura, non facendo intuire invece ben altre realtà. Manca l’acqua…è vero! Da molto tempo e in più parti! Ed ogni anno è sempre la stessa storia: inquinamento, effetto serra, riscaldamento globale…in tutte le salse con diverse spiegazioni scientifiche. E tutti ad abboccare verità presunte più o meno concrete. Nessuno che si prenda la briga di leggere un po’ di documenti e rendersi conto che nella storia di questo pianeta sono esistite altre epoche di grande siccità e glaciazioni, il tutto in una controversa era di caldo e freddo. Certamente nell’ultimo secolo gli accadimenti alquanto rapidi sono aumentati, ma non si può rifiutare un evento del tutto naturale. Del resto la scienza non è una certezza assodata, piuttosto una teoria applicata. Ma per restare in ambito di grande aridità, perchè non enunciare quello che stranamente viene estromesso da media e scienziati? Ovvero la carenza d’acqua negli allevamenti. Si comunica sempre a gran voce di fare meno docce, di usare mezzi alternativi all’auto, di spegnere i condizionatori…ma mai di mangiare meno carne e latticini: i veri responsabili di tanto saccheggio d’acqua. In Italia sono sotto assedio le province dove l’acqua è indispensabile per coltivare granturco e foraggio utile a nutrire oltre 650 mila Bovini che producono latte per i principali formaggi italiani (come il parmigiano reggiano), e 1,5 milioni di Maiali che forniscono le cosce per prosciutti di Parma e di Modena oltre a tante altre specialità culinarie. Ma gli stabilimenti di macellazione e trasformazione? Che fine hanno fatto nell’immaginario collettivo? Perché i mattatoi no? Eppure l’allevamento da carne non è un fenomeno facile da nascondere: “ogni anno in Italia vengono allevati oltre 10 milioni di Suini, oltre l’80% sono concentrati tra Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte e Veneto.” (fonte Corriere.it 2015)

“Ma l’uccisione e la lavorazione degli Animali non impiega acqua? Dietro il velo scuro dei mattatoi c’è però di più! Un sottile, carsico senso di vergogna porta a occultare accuratamente la violenza e il sangue che scorre e che oceani d’acqua cercano di lavare. Ossequiosi al potere auto-attribuito sugli altri Animali, gli Umani mantengono saldi i propri privilegi coprendo meschinamente la verità. Basta non guardarla, basta far finta che non esista l’oscenità sporca della morte.
Manca l’acqua, il sangue però non è mai stato così abbondante.”

Costanza Troini da La grande aridità di Veganzetta.org

 

E’ possibile dunque che questa penuria di precipitazioni sia causata da qualcos’altro magari strettamente correlato all’opera Umana?

La teoria delle scie chimiche (in inglese chemtrails conspiracy theory) è molto dibattuta, e non solo tra i complottisti.

“Secondo la teoria, l’operazione farebbe parte di un complotto globale portato avanti da autori ignoti e per motivi sconosciuti. A tal riguardo sono state avanzate ipotesi diverse, la più comune delle quali è quella secondo cui si tratterebbe di una delle tecniche usate per l’alterazione e il controllo del clima terrestre.”

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Quello che è certo che non bisogna mai smettere di credere ad altre verità, altre certezze, ad altre situazioni causate da un sistema di potere altamente schierato verso bramose logiche di predominio e quindi profitto. Non bisogna più stupirsi se accadono eventi alquanto strani e controversi, soprattutto se questi vengono presto taciuti e spesso ridicolizzati. La stessa teoria dell’esistenza degli alieni (o anche dei crop circle) altro non è che una banale scusa per creare altri arsenali utili alla distruzione di ipotetici nemici. Non si spiegherebbe perchè queste “presenze” sono sempre e solo identificate come delle minacce, rispetto invece a possibili forze pacifiche. L’essere Umano da sempre è in continua lotta con gli altri (e quindi con se stesso), forse motivato da un suo bisogno primordiale di conquista incontrollata. Bisogna credere nelle eccezioni e in un evoluzione votata alla collaborazione pacifica, altrimenti non se ne esce da questo progresso tecnologico così tanto psicotico e pieno di contraddizioni.

 

Fonte Veganzetta.org e Wikipedia

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La Coca Cola si sta “bevendo” il mondo


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Coca Cola ha chiesto all’università Bocconi (sicuramente dietro finanziamento) di instituire uno studio utile a determinare il valore sociale e culturale della multinazionale, in special modo in ambito locale e/o nazionale. Ha convocato i giornalisti e trasmesso una conferenza stampa, dal sapore di spot pubblicitario alquanto informativo, comunicando all’opinione pubblica che senza la Coca Cola in Italia non ci sarebbero circa 60.000 lavoratori, che senza il loro stabilimento in Basilicata la regione perderebbe l’1% di produzione, e che avere sul territorio lucano una corporation di tale portata costituisce una risorsa inesauribile.
Ora a parte i numeri dichiarati assolutamente incongruenti, rispetto al capitale a disposizione, non mi pare che Coca Cola comunichi periodicamente i dipendenti licenziati con o senza giusta causa, non denuncia la sua posizione in materia ambientale, non pubblica o almeno non ammette i danni che le sue bibite provocano alla salute di adulti ma soprattutto bambini, non cita neanche lontanamente il suo contributo sociale che determinerebbe a livello culturale una reale e concreta crescita costruttiva. Non lo dice perchè non esiste una sola azienda commerciale che si interessi di qualcosa o qualcuno al di là dei suoi profitti. Non lo dice perchè preferisce fare campagne promozionali su vasta scala coinvolgendo psicologicamente nuovi probabili acquirenti e fidelizzando gli stessi. Non lo dice perchè il suo scopo principale è quello di mistificare i danni collaterali prediligendo loschi ed opportunisti affari capitalisti. 60.000 lavoratori su 60 milioni di popolazione italiana sono nulla a confronto.

Un po’ di informazioni:

Coca Cola chiude 3 stabilimenti in India, prosciugata tutta l’acqua!

Tre gli stabilimenti della Coca Cola che in India hanno sospeso le operazioni di imbottigliamento della bibita, compreso uno in una zona del nord dove i contadini stanno da tempo protestando per l’uso indiscriminato che la multinazionale fa delle riserve d’acqua.

C’è anche lo stabilimento di Kaladera nel Rajasthan tra quelli in cui la Coca Cola ha sospeso l’imbottigliamento della bibita oggetto di una intensissima campagna di marketing in tutta l’India. In totale risultano tre gli impianti dove sono state sospese le attività (gli altri due sono nel nordest, a Meghalaya, e nel sud, nell’Andra Pradesh; nel 2005 Cica Cola aveva già chiuso uno stabilimento nel Kerala); ufficialmente la Hindustan Coca-Cola Beverages, azienda della Coca Cola con sede ad Atlanta negli Usa, ha spiegato che si tratta di una riorganizzazione ai fini della domanda del mercato, ma in tutto il paese si pensa che invece abbiano avuto un grande peso le proteste che da una decina d’anni i contadini portano avanti accusando la multinazionale di utilizzare in maniera indiscriminata le riserve d’acqua privandone cittadinanza e agricoltura. Il portavoce della Coca Cola, Kamlesh Sharma, ha dichiarato che in due impianti l’acqua non è un problema, eppure l’Andra Pradesh sta affrontando una significativa crisi idrica.

In questi anni le proteste di cittadini e agricoltori si sono indirizzate non solo alla Coca Cola ma anche alla rivale Pepsi, che ha sede a Purchase negli Stati Uniti.

La situazione idrica in India è preoccupante, come spiegano dall’India Resource Center. Le falde acquifere si stanno prosciugando più velocemente rispetto a quanto avviene in altre nazioni. Alcuni studi hanno stimato che nel 2030 il sud dell’Asia potrà contare su metà dell’acqua che sarebbe necessaria e non ci sono all’orizzonte pianificazioni o programmi per affrontare la situazione.

L’India Resource Center si sta adoperando per sensibilizzare la popolazione e i media sulla situazione ed entra nel merito della situazione attuale.

“Le comunità che vivono nei pressi degli stabilimenti della Coca Cola affrontano una grave scarsità d’acqua e ciò è conseguenza diretta dell’estrazione massiccia di acqua che la multinazionale effettua dalle riserve sotterranee” spiegano dal Centro. «Gli studi, compresi quelli delCentral Ground Water Board in India, hanno confermato l’importante sfruttamento. Quando l’acqua viene estratta dalle falde scavando in profondità, l’acqua stessa puzza e ha un sapore strano. La Coca Cola sta scaricando senza controllo le acque di scarico delle lavorazioni nei campi intorno agli stabilimenti inquinando i suoli e le falde stesse. Le autorità hanno segnalato i siti inquinati avvisando la popolazione che quell’acqua non è adatta al consumo umano. In due comunità, PlachimadaMehdiganj, la Coca-Cola sta distribuendo i propri rifiuti solidi agli agricoltura definendoli “fertilizzanti”. Test condotti dalla BBC hanno trovato cadmio e piombo nei rifiuti e la multinazione ne ha fermato la distribuzione solo di fronte ad un ordine del governo. Altri testcondotti da diverse agenzie, oltre al governo indiano, hanno confermato che i prodotti della Coca Cola contengono un elevato livello di pesticidi .

Dal sito ufficiale della Coca Cola:

“Con i suoi quasi 900 stabilimenti d’imbottigliamento in molte aree del mondo,Coca-Cola ha una visione globale e unica sul problema, che le dà la possibilità di comprendere quale impatto l’acqua, o la sua carenza, possano determinare sulla natura, sulle comunità e sulle proprie attività. Ecco perché siamo impegnati non solo a partecipare al dibattito, ma anche a far parte della soluzione. Prendiamo sul serio il nostro intento di farci partner collaborativi e difensori responsabili di questa preziosa risorsa comune.
Perché? Innanzitutto, l’acqua è l’ingrediente principale delle bevande che produciamo. È essenziale per il nostro processo produttivo e necessaria per coltivare i prodotti agricoli da cui dipendiamo. Non siamo un’impresa esportatrice: realizziamo e distribuiamo i nostri prodotti a livello locale.
Ecco perché quando diciamo che la salute dei nostri affari è la diretta conseguenza della salute delle comunità che serviamo, è letteralmente così.
Da questa prospettiva, ci rendiamo conto della grande opportunità e responsabilità che abbiamo verso la tutela dell’acqua del Pianeta. La nostra strategia globale di difesa dell’acqua, che si attua a livello locale grazie alla collaborazione con partner preziosi, viene attuata con determinazione verso questo obiettivo.
Il traguardo che ci siamo prefissi per il 2020 consiste nel “restituire” al suo ciclo la stessa quantità di acqua utilizzata nei nostri prodotti e nel processo produttivo. A tal fine, siamo lavorando per migliorare l’efficienza idrica e il trattamento delle acque di scarico dei nostri processi produttivi reintegrare l’acquarestituendola alle comunità locali e alla natura attraverso il sostegno alla corretta gestione dei bacini idrografici e ai programmi per la salvaguardia delle risorse idriche.
C’è ancora molto da fare, soprattutto nella filiera delle materie prime agricole, ma siamo sulla buona strada.
Il sistema diventa via via più efficiente grazie alla riduzione del volume di acqua impiegata per litro di prodotto, anche a fronte di un aumento della produzione. L’efficienza idrica dell’intero sistema ha evidenziato miglioramenti per 11 anni consecutivi. Abbiamo raggiunto l’obiettivo iniziale di riduzione del 20% dal 2004 al 2012per il 2020 il traguardo da tagliare è un ulteriore 25%rispetto al 2010. Al momento siamo vicini all’8%, quindi sulla buona strada verso gli obiettivi di fine decennio.
Gli impianti d’imbottigliamento di Coca-Cola in tutto il mondo riciclano le acque di scarico, trattandole secondo gli standard più severi e restituendole alla natura con un grado di purezza tale da consentire lo sviluppo di forme di vita acquatiche. Il nostro impegno riguarda tutti gli stabilimenti, anche in assenza di requisiti o pratiche di settore locali che lo richiedano.
Abbiamo stimato che il nostro sistema globale sta reintegrando e bilanciando circa il 68% dell’acqua usata per la produzione delle bevande finite. L’obiettivo è raggiungere entro il 2020 il perfetto equilibrio tra acqua prelevata e immessa. Questo successo è il frutto della partecipazione a numerosi progetti locali di conservazione dell’acqua, che spaziano dal miglioramento dell’accesso, insieme ad adeguati sistemi igienico-sanitari, alla protezione dei bacini idrici. Tutto questo significa avvicinare le fonti d’acqua a un numero crescente di case, comprese quelle delle ragazzine di 12 anni di cui parlavamo prima.
Dal 2005 abbiamo partecipato a oltre 500 progetti comunitari legati all’acqua, con la collaborazione di comunità locali e governi, in oltre 100 Paesi e con partner come WWF, USAIDThe Nature Conservancy, Water for People, UN-HABITAT e il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (UNDP). Di norma, questi progetti prevedono almeno uno dei seguenti quattro obiettivi: 1) favorire l’accesso ad acqua e sistemi igienico-sanitari; 2) salvaguardare i bacini idrici; 3) fornire acqua per scopi produttivi e/o 4) educare o sensibilizzare il pubblico sulle questioni legate all’acqua, compresa la partecipazione alle politiche in materia. A oggi, si stima che le nostre iniziative per agevolare l’accesso all’acqua e a sistemi igienico-sanitari adeguatiabbiano aiutato oltre 1 milione e 900mila persone.
Nel 2013 abbiamo rinnovato fino al 2020 la partnership con il WWF per i progetti  di conservazione a lungo termine. Lavoreremo sui progressi compiuti per ottenere un impatto ancor più significativo, contribuendo ad affrontare i rischi che incombono sulle risorse naturali e pesano sulle acque dolci. In questa nuova fase, l’obiettivo è garantire sistemi idrici sani e resilienti in undici regioni chiave di cinque continenti. Abbiamo inoltre lanciato i Principi Guida per un’Agricoltura Sostenibile,che contengono criteri specifici in materia di risorse idriche per raggiungere l’obiettivo di approvvigionarci dei nostri ingredienti essenziali in maniera al 100% sostenibile di qui al 2020.
Poche settimane fa, The Coca-Cola Africa Foundation ha annunciato di voler prolungare la Replenish Africa Initiative (RAIN) fino al 2020, con lo scopo di sostenere programmi di accesso sicuro all’acqua e a sistemi igienico-sanitari per altri 4 milioni di africani. Questo ampliamento dell’iniziativa si innesta sull’impegno iniziale assunto dalla TCCAF con il programma RAIN per portare acqua sicura a 2 milioni di persone in tutto il continente entro il 2015. 
Abbiamo recentemente pubblicato il nuovo Rapporto sulla Sostenibilità 2013-2014, che fornisce ulteriori dettagli su programmi, progressi e priorità in difesa dell’acqua. Ci auguriamo che, nel leggere il rapporto, proverete il nostro stesso orgoglio per il grande lavoro svolto da Coca-Cola.”

Greg Koch è Director of Global Water Stewardship presso The Coca-Cola Company.

http://www.coca-colaitalia.it/storie/ridurre-impatto-consumo-acqua

 

ALCUNI DATI:

La Coca Cola e’ una Multinazionale statunitense nata nel 1891. Ottavo gruppo alimentare del mondo, ha filiali in più di trenta paesi.
Fattura circa 20 miliardi di euro (nel 2001) e – insieme a Coca Cola Enterprises -, impiega 29.500 persone (dato 1999).
– Il 9/12/1999, a Manila, 600 lavoratori della società di imbottigliamento Otis Coca-Cola sono stati licenziati in tronco, senza preavviso (comunicato stampa IUF 28/01/2000).
– In Belize (America Centrale), contribuisce alla distruzione della foresta tropicale.
– Collabora intensamente per la vendita di Nestea e Nescafé con la Nestlé, la quale non rispetta il codice OMS (Organizzazione mondiale della sanità) e Unicef il latte in polvere.
– Uno studio di Codacons, un’associazione di consumatori italiana, ha dimostrato che alcuni prodotti “dietetici”, come le bevande Coca Cola Light, contengono aspartame. Questa sostanza, se assunta in grandi quantità, può causare danni al cervello, particolarmente gravi nei bambini.
Ancor più forti gli effetti sul feto, se è la madre a consumare frequentemente questi prodotti. (Fonte: rivista Agra & Trade, n. 16, 26/04/1998)
– In Guatemala non rispetta i diritti sindacali dei lavoratori.
– Negli impianti di imbottigliamento in India fa uso di lavoro minorile.
– Nel giugno 1999, sono state ritirate dal mercato belga tutte le bevande prodotte da Coca Cola, in seguito a numerosi casi di intossicazione e il ricovero in ospedale di più di 90 persone in una sola settimana. Le bevande erano contaminate con un fungicida, rimasto nelle lattine come residuo delle lavorazioni precedenti. (Fonte: Il Sole 24 Ore, 15/06/1999)
– Si rifiuta di prendere in considerazione la proposta di introdurre il vuoto a rendere delle bottiglie, promuovendo la vendita di contenitori in alluminio e plastica. Tale comportamento contribuisce alla produzione di migliaia di tonnellate di rifiuti e stimola il consumo di alluminio che ha un effetto devastante nei luoghi di estrazione.
– Nel maggio del 1998 il Corriere della Sera pubblica la foto di Shehazadi, una bambina pakistana ritratta mentre accucciata sul pavimento di casa cuce un pallone che porta contemporaneamente tre marchi: Coca Cola, Fifa e Mondiali 98 di Francia. Palloni analoghi, pagati a Shehazadi poche centinaia di lire, vengono venduti in Europa per almeno 50.000 lire.
– La Coca Cola è inoltre considerata una delle 10 peggiori imprese statunitensi perché ingozza i ragazzi di zucchero e acqua piena di additivi chimici.
– Oggi gli adolescenti bevono due volte di più bevande commerciali che latte, mentre 20 anni fa era il contrario.
– La Coca Cola Bevande Italia S.p.a. controlla il 55% del mercato italiano delle bevande analcoliche e l’85% di quello delle cole.
Nel 1999 è stata condannata a pagare una multa di oltre 30 miliardi dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato per aver violato la legislazione sulla concorrenza; in particolare per aver realizzato un sistema di sconti discriminatori e fidelizzanti, attraverso una classificazione dei grossisti selettiva e non trasparente.
(Fonte: listeservedi corp-focus@essential.org; Homepage di Saras:
http://www.gisnet.it/saras/boicottare.htm; Nuova Guida al Consumo Critico, ed. EMI, 2000; Corriere della Sera, 11/05/98)

Tratto da http://digilander.libero.it/ginanni/documenti/consumo.htm

The king


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Il problema sostanziale è nella mentalità dell’essere Umano, della sua “sindrome di superiorità e possesso” (leggi: antropocentrismo), di tutto ciò che può essere sfruttato a proprio vantaggio o piacere. Surriscaldamento climatico, inquinamento dei mari, deforestazione, estinzione di specie Animali…ovvero l’intero ecosistema è a rischio di sopravvivenza! E questo sta avvenemdo in una frazione di tempo molto breve: poco più di un secolo o forse meno. E’ vero che il pianeta sta uscendo gradatamente dalla sua era gliaciale, si sta riscaldando, è in continuo movimento e racchiuso in un equlibrio vivente assolutamente perfetto. Quello che sta avvenendo però è il mutarsi o meglio l’accellerarsi di questi eventi. L’utilizzo spropositato di tutte le risorse esistenti sta modificando irrimediabilmente un connubio perfetto che persiste da centinaia o migliaia di anni. L’essere Umano esiste da così poco tempo sul pianeta che non è giustificabile per natura una mutazione così drastica nell’evoluzione terrestre. La temperatura media sta salendo molto di più rispetto al passato, con conseguente scioglimento dei ghiacciai ed innalzamento del livello degli oceani che contemporaneamente agiscono come uno specchio riflettente peggiorando la situazione già drammatica. Le abitudini Umane da sempre sono in controtendenza con le normali procedure Animali, ma quello che nell’ultimo secolo egli ha attuato è fuori da ogni risparmio e parsimonia. La scoperta dei combustibili fossili ha incrementato un progresso tecnologico senza precedenti nella storia, accellerando una richiesta d’energia sempre più avida ed ingorda.

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Come non pensare ad ogni singolo oggetto protagonista del vivere quotidiano, parte integrante di un consumismo veloce ed esasperato ma soprattutto generatore di bisogni superflui e non necessari al fabbisogno personale. E’ indispensabile circondarsi di inutili marchingegni che alimentano solo un desiderio psicotico e ricco di soddisfazione momentanea? Veramente no! Ma capirlo non è facile, non è assolutamente intuitivo in quanto schiavi del sistema stesso che costringe ognuno a lavorare per produrre robaccia inutile. Per non parlare del cibo e della sua iper-produzione motivata solo dalla ricerca infinita di profitti, e non invece da un reale bisogno naturale. E’ indispensabile nutrirsi di carne e derivati tre o più volte al giorno? A cosa serve coprirsi di pelle, piume o pelliccia se non solo ad uno stato d’apparenza egoista? E’ utile vivisezionare Animali senzienti per stimolare una ricerca scientifica avida di profitto ma povera di concreti risultati benefici? E che dire di tristi spettacoli in cui le comparse inanimate giacciono inermi dietro una vetrina (zoo) o peggio in ridicoli movimenti ripetitivi (circhi)?

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Finchè l’essere Umano continuerà a pensare che la Terra gli appartiene, a non considerarsi uno dei tanti ospiti che la abitano, ovvero uno dei milioni di tasselli che compongono la natura…il rischio continuerà a persistere. E non per una, due, tre, dieci o cento specie…ma per l’intero pianeta!

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Eppure sembra che egli non avverta tutto questo, come se fosse solo una notizia da telegiornale o da rivista o documentario, e che si esaurisca nel momento stesso in cui viene spento il televisore o chiuso il giornale. Importanti sono le campagne di sensibilizzazione per far conoscere la vera entità del problema, ottimo il lavoro di tante associazioni che hanno come fine la salvaguardia dell’ecosistema e della biodiversità. Ma nonostante gli sforzi la questione è ancora più a monte, è ancora più urgente! Si può agire sulla sensibilità? Come fargli vedere con occhi diversi la natura che lo circonda?

Una bellezza, un patrimonio…una ricchezza da salvaguardare!

 

 

Foto ed immagini di Steve Cutts

 

Impronta idrica


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Quasi nessun prodotto può essere fabbricato senza acqua: per un litro di birra servono 15 litri d’acqua, per 1 kg di carta nuova fino a 100 litri d’acqua (10 litri per un foglio A4) e 2 litri per 1 kg di carta riciclata, per 1 kg di plastica fino a 500 litri. Per produrre una tonnellata di carta vergine occorrono 15 alberi, fino a 440.000 litri d’acqua e 7.600 kwh di energia elettrica: per produrre una tonnellata di carta riciclata bastano invece 1.800 litri d’acqua e 2.700 kwh di energia elettrica (www.educambiente.iport.it).

Per produrre industrialmente un chilo di carne bovina costa in media 15.500 litri. Meno “pesanti” le impronte lasciate dalla produzione delle carni bianche come il pollo: un chilo utilizza solo 3.900 litri di acqua. Un chilo di grano in Italia “beve” 2.421 litri d’acqua, che sono più o meno quelli necessari in Russia, ma oltre il doppio di quelli che occorrono in Messico (1.066) e più del triplo di quelli necessari in Cina (690)…quindi in media 1300 litri. In compenso la Cina consuma molta più acqua dell’India per produrre tè, e il Messico molta più acqua di noi per produrre la carne bovina: 37.762 litri per ogni chilo (il record nel mondo) contro 21.167 dalle nostre parti. Per produrre 1 kg di pane sono necessari 2 kg di piante di grano. Per produrre queste piante è necessario almeno 1 mc di acqua. Nella pratica si consuma però un po’ più di acqua rispetto a questo valore teorico. Secondo quanto pubblicato dalla Commissione dei cambiamenti climatici della Ue (http://europa.eu/scadplus/leg/it/s15012.htm), in Italia ci vogliono 10.000 litri d’acqua per produrre un paio di jeans, 2 mila per una maglietta di cotone. Per ottenere 1 kg di cotone tessile ci vogliono 11.000 litri di acqua (in media nel mondo). Quindi per una maglietta di 250 grammi occorrono 2.700 litri. Di questo volume totale il 45% è l’acqua consumata per irrigazione delle piantagioni di cotone; 41% è acqua piovana evaporata nei campi di cotone durante il periodo di crescita; e il 14% è l’acqua richiesta per diluire le acque reflue per l’utilizzo di fertilizzanti e prodotti chimici dell’industria tessile. Globalmente la produzione annuale di cotone sfrutta 210 miliardi di metri cubi d’acqua e inquina 50 miliardi di metri cubi d’acqua rappresentando il 3,5 % dell’uso globale d’acqua per la coltivazione (www.waterfootprint.org).

Anche i prodotti alimentari ottenuti con procedimenti industriali hanno un forte impatto. Un esempio per tutti: per ottenere un’arancia servono 50 litri di acqua, ma per ottenere un bicchiere di succo di arancia industriale ne servono più di 1.000 litri. Infatti, il succo viene pastorizzato, congelato, concentrato, trasportato e successivamente reidratato nel paese di destinazione. Analoghi sprechi di acqua contraddistinguono tutta la catena industriale per l’ottenimento del nostro cibo. Per tenere in considerazione la destinazione d’uso dell’acqua si usa il concetto di “acqua virtuale”, ovvero della quantità di acqua utilizzata per produrre
una data cosa.L’acqua di rubinetto costa circa 60-80 centesimi a metro cubo (mille litri). L’acqua minerale 40 centesimi per una bottiglia di 1,5 litri, cioè 25 centesimi al litro, ovvero 250 euro a metro cubo: 500 Euro per 2000 litri. L’Italia è curiosamente in testa alle classifiche per l’uso di acque minerali, con un consumo pro capite di 170 litri all’anno, contro una media europea di 85 e una mondiale di 15. La spesa media per l’acqua in bolletta di una famiglia di tre persone nel 2006 è stata di 250 euro l’anno, inclusa l’Iva. Considerando un livello di consumo di 200 metri cubi, il valore minimo è stato di 81 euro e di ben 587 euro il massimo. Prendendo invece vari volumi di consumo, si passa da una media di 109 euro per 100 metri cubi l’anno ad una media di 344 euro per 250 metri cubi l’anno. Il costo medio in Italia comunque è poco più della metà di quello internazionale. I 2/3 della superficie del pianeta sono ricoperti di acqua, ma purtroppo solo una piccola percentuale di questa, inferiore allo 0,1% può essere utilizzata dall’umanità. Quello che non tutti dicono, però, è che questa piccola e preziosa parte destinata alla persona umana è consumata per il 90% da agricoltura ed industria.Il risparmio di acqua che si ottiene con i piccoli gesti quotidiani rivolti al consumo domestico, pur avendo una sua importanza dal punto di vista educativo per sviluppare una sensibilità a queste problematiche, è irrisorio se confrontato con dati come questi: per produrre 1 kg di carne bovina serve una quantità di acqua che basterebbe a un essere umano per un anno e che equivale al quantitativo di acqua necessario a riempire un appartamento di 50 metri quadrati.

Per risparmiare davvero acqua la cosa più importante da fare è quindi diminuire i consumi di proteine animali (hanno un fortissimo impatto idrico). Come singola azione da compiere è la più potente in assoluto!

 

(Le notizie sopra riportate sono state prelevate liberamente dal web)

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