Canapa free


1200px-Cannabis_01_bgiu

Dal settore agricolo alla bioedizia, dal tessile all’alimentare, fino all’uso terapeutico…la canapa si impone come pianta del futuro, tramite realtà imprenditoriali abili e responsabili nel creare nuovi posti di lavoro, nuove opportunità di benessere, nuovi orizzonti di scambi culturali…ovviamente in un ottica di produzione e vendita non speculativa. Ma non è facile, e non è sicuro che ciò avvenga concretamente e in breve tempo. In passato la canapa è stata bistrattata, screditata e poi esclusa da un consumo etico e responsabile. Le grandi aziende corporative hanno impiantato una massiccia campagna denigratoria, trasformando un bene comune in una minaccia per la salute ed il commercio. Proprio perchè l’avvento delle plastiche e della chimica farmaceutica dovevano rappresentare il nuovo secolo consumista, la nuova rivoluzione industriale a cui i grandi capitalisti si stavano aggrappando viscidamente per dare sfogo alle loro bramosità di fama e potere. La disinformazione è stata enorme, con condanne pregiudiziali che hanno favorito preconcetti errati e fuorvianti.
Hanfstengel
1152px-Hennepvezel_Cannabis_sativa_fibre
La canapa utile (Cannabis sativa) è una specie del genere cannabis ed è coltivabile soprattutto per uso tessile, ma anche edile, o per la produzione di carta, e addirittura per la farmacognosia. In essa sono presenti alcune sostanze stupefacenti in percentuali variabili a seconda della varietà. Prima dell’avvento del proibizionismo essa era molto diffusa nel mondo come importante ed essenziale materia prima, essendo una delle piante più produttive in massa delle zone temperate del pianeta. Ma nonostante la sua origine “calda” può sopportare i climi più diversi e pertanto facilmente coltivabile nelle più svariate zone terrestri, con opportuni accorgimenti e metodologie appropriate.
Oggi la legalità della cannabis varia da paese a paese, negli Stati Uniti per esempio è stata vietata nel 1937 con l’emanazione del “Marijuana Tax Act” a firma del presidente Franklin Delano Roosevelt. Fraintesa dunque come anticamera di un processo dipendente da sostanze stupefacenti la canapa è stata per decenni censurata e ghettizzata a sostanza illegale, senza che fosse permessa una produzione lecita e pertanto ricca di vantaggi. Apparentemente sempre più persone sembrano risvegliarsi da questo torpore esistenziale e, con enormi difficoltà di apprendimento e condivisione, stentano a creare una piena consapevolezza sui benefici estesi di questa ottima risorsa naturale. Le conoscenze, gli studi e gli sviluppi di questa antica e preziosa pianta potrebbero apportare numerosi benefici per tutta la collettività…se solo i poteri forti dell’industria e della finanza potessero crollare a poco a poco dentro una cupa nube di autodistruzione.
Nir Vana (5)
Il cibo, gli oggetti, gli usi e le attitudini di questa società capitalista (definita erroneamente moderna) sono strettamente correlati allo sfruttamento Animale. Gli additivi d’origine Animale sono abbondantemente presente in ogni fase della produzione alimentare, negli alimenti più impensabili. Lana e seta ed ogni pellame costituiscono la moda rappresentativa di uno status sociale senza eguali nella storia, e le ripercussioni sono inimmaginabili. Basti pensare ad alcune zone industriali della Cina dove esistono veri e propri lager di detenzione in cui Cani, Volpi ed ogni genere di sventurata creatura viene uccisa selvaggiamente per ricavarne tessuto o pelle d’ornamento. E che dire del traffico d’avorio (recentemente solo in parte vietato) generatore nei decenni passati di vere e proprie spedizioni di morte, con l’uccisione di migliaia di Elefanti e Rinoceronti. Lo sfruttamento Animale ha generato in un solo secolo un miriade di vittime Animali che non eguali nella storia di questo pianeta. C’è chi afferma ipocritamente che l’essere Umano si sia sempre nutrito di loro, si sia sempre coperto di loro, abbia sempre utilizzato le loro qualità naturali per i più svariati metodi di cura e terapia. Ma quello che spesso non viene analizzato è la metodologia feroce ed indiscriminata che è stata perpetrata in così breve tempo. Le seguenti specie viventi sono in via d’estinzione: Elefanti, Tigri, Oranghi, Lupi, Balenottere azzurre, Zebre, Tapiri, Cercopitechi, Furetti piedi neri, Gibboni, Licaoni, Fagiani, Giraffe, Babbuini, Bisonti, Delfini, Ghepardi, Mandrilli, Leoni, Panda, Pipistrelli, Squali, Aquile delle Filippine, Condor della California, Pinguini, Cormorani, Albatri, Tartarughe, Coccodrilli, Storioni, Aragoste, Gamberi…ecc.ecc.ecc. in una lunga lista che si aggiorna in tempi brevissimi. E questo non per cause naturali, non per calamità o epidemie, non per qualche ragionevole dubbio che potrebbe far pensare ad una modificazione del ciclo vitale di questi esseri viventi. No! L’unica ragione è lo sterminio in atto generato volontariamente dall’essere Umano a causa dei suoi ipocriti scopi, e anche indirettamente per alcune manovre estreme che hanno generato uno stravolgimento precoce negli habitat naturali di queste creature. In sostanza è sempre colpa dell’Umano. Ormai è diventata una macabra certezza, quasi una prassi scontata e a tratti psicotica. Basti pensare alla produzione da olio di palma, la cui deforestazione ha messo in pericolo di vita migliaia di Oranghi. Basti pensare alla mattanza che avviene puntualmente ogni anno a danno di Delfini e Balene. Basti pensare alla pesca indiscriminata che sta svuotando mari ed oceani. Basti pensare ad ogni Animale d’allevamento che viene concepito, nutrito ed ucciso solo per il breve tempo necessario a “maturare” la carne.
Una Mucca in libertà potrebbe vivere per ben 20/25 anni, senza costrizioni di sorta, senza per forza di cose essere ingravidata artificialmente per generare un Vitello…che neanche potrà coccolare tra i sui istinti materni. Senza essere sfruttata per 4 o 5 anni tramite l’utilizzo di vere e proprie pompe idrauliche, per essere spedita poi (ormai esausta) al macello. Gli esempi rappresentativi di tale scempio sono infiniti, e degni di ogni infausta automazione. Non è difficile immaginare come tale genocidio sia il risultato macabro di moderne tecniche di macellazione che sono state concepite solo per il gusto bramoso di ottenere profitto. L’epoca della mercificazione è una triste realtà, ed ogni consumatore che si rispetti è complice e colpevole in tutte le variabili possibili.
senzaparole2
Per sopperire a questo genocidio esiste un mondo parallelo in cui alcune persone responsabili stanno cercando di agire al meglio per preservare le specie viventi ed ogni ambiente circostante. Esistono figure professionali sempre più indirizzate alla preservazione della vita terrestre, in ogni sua forma. Esistono nuovi approcci al consumo che risparmiano, tutelano e conservano le risorse naturali. Esistono metodologie all’avanguardia nell’etica e nella consapevolezza che aiutano sempre più persone a guardare verso un futuro più libero e pacifico. Ma nonostante tutto questo non è facile e non è detto che sia plausibile una rivoluzione nei tempi e nei modi soddisfacenti. Non è certo che si applichi una rinascita culturale e sociale. Nessuna possiede la soluzione in tasca, ma certamente restare a guardare senza poter fare nulla di concreto è purtroppo una colpa anch’essa. Bisogna rivalutare ogni abitudine quotidiana per far sì che le prossime generazioni possano almeno in parte godere di un autentico stravolgimento dei propri bisogni.
Foto di Nir Vana e Roger Olmos , altre da Wikipedia

Planet Earth


This is the video future generations will be wishing everyone watched today:

“È viva, è la nostra casa e sta soffrendo: stiamo parlando della Terra, protagonista indiscussa di un video prodotto dall’organizzazione no-profit statunitense Mercy for Animals, che racconta con immagini potenti e incisive come l’agricoltura animale stia piano piano uccidendo il nostro straordinario Pianeta, tra deforestazione, emissioni e inquinamento. Planet Earth, che dura 4 minuti ed è accompagnato dalla tag-line “Questo è il video che le generazioni future vorrebbero che tutti guardassero oggi”, è stato pubblicato due mesi fa ma è diventato virale solo di recente, dopo essere stato postato sul profilo Twitter di Leonardo Di Caprio. L’attore americano, da anni impegnato a favore dell’ambiente, era già stato tra i produttori di Cowspiracy, il documentario del 2014 sull’impatto degli allevamenti e dell’industria animale.

Il video di Mercy for Animals inizia con immagini che mostrano la meravigliosa e maestosa vitalità del Pianeta Terra, oltre che la sua ricchezza in termini di biodiversità, risorse naturali e paesaggi mozzafiato. Ma l’idillio dura poco: d’un tratto, i colori si fanno più cupi e prendono a susseguirsi scene di ghiacci che si sciolgono, di alberi abbattuti e di rigogliose foreste che lasciano spazio a lande desolate e ad allevamenti industriali. Ed è così, di fotogramma in fotogramma, che si arriva al cuore del video, che è una vera e propria denuncia, espressa senza giri di parole: l’agricoltura animale e il consumo di carne sono la prima causa della distruzione dell’ambiente, dello spreco delle risorse idriche e dell’estinzione di diverse specie. E stanno letteralmente uccidendo il nostro Pianeta. Tuttavia, Planet Earth non vuole essere soltanto un atto di accusa: il messaggio finale è pieno di speranza, è un’esortazione a cambiare, finché si è in tempo.

“È la nostra madre. Ce n’è una sola. Sta morendo ma può essere salvata”, ci dice infatti il video, ricordandoci che abbiamo una scelta, che abbiamo la libertà di decidere cosa portare sulle nostra tavole, prima che sia davvero troppo tardi.”

 

Original post Il video sulla Terra che le generazioni future vorrebbero che tutti noi guardassimo oggi

Un video che tutto il mondo deve vedere


Quanto tempo occorre per informare le persone di un problema gigantesco? E quanto per spingerci verso scelte più consapevoli.
Questo video, realizzato dai registi di #Cowspiracy, ci riesce in appena 1 minuto.
Aiutaci a diffondere questi dati, è importante!
Per approfondire clicca QUI ▸ j.mp/1jD4OZC

Rispetto


untitled-004-1.1200x0.jpg

“Una natura della quale siamo parte ma che abbiamo voluto allontanare.”

Esattamente, sono molto daccordo! L’essere Umano oggi vive in uno stato di civilizzazione artificiale ed innaturale che ha reso tutto il contorno assolutamente “schiavo” del suo operato. Basta guardare le nostre città così piene di rumori e smog con rare aree di verde. Ma soprattutto le nostre campagne sempre più abbandonate e degradate, tranne quei pochi ettari di coltivazione responsabile e realmente produttiva. Il progresso, come è stato inteso in passato, ha schiavizzato tutti e tutto. E nel vedere la tribù nella foto non a caso mi esce dall’interno un sentimento d’invidia ed ammirazione verso alcuni Umani che fortunatamente sono riusciti a scampare a tale abominio. Non sono vegani, e neanche vegetariani…forse è un difetto? No! Vivono di caccia e rispettano l’ambiente circostante perchè ne fanno parte integralmente, quindi perchè accusarli di carnismo! Forse loro vivono ancora uno stato primordiale di antichità non necessariamente evoluto verso un astinenza totale da carne. Forse la loro civilizzazione non arriverà mai (lo spero vivamente) e mai potranno assaporare attrazioni illusorie e psicotiche costruite ed indotte da un sistema sociale consumista votato alla distruzione.
Centinaia e migliaia di anni addietro tante civiltà si sono estinte per colpa di scontri e tensioni interne dovute a sopraffazioni e prevaricazioni. I Maya e i Rapa Nui scomparvero probabilmente a causa di un eccessivo sfruttamento dei territori, i Nativi d’America per colpa di un uomo Bianco a caccia di oro e ricchezze materiali.
Forse l’essere Umano è destinato naturalmente all’estinzione? Non è capace di sopravvivere in un equilibrio naturale composto da risorse esauribili e non rinnovabili? Non riesce ad uccidere per reale bisogno di sopravvivenza ma solo per un istinto di sopraffazione?
Osservando i recenti decenni storici, in cui tecnologia e meccanizzazione non hanno lasciato spazio ad un etica più profonda della vita stessa, è difficile ipotizzare un futuro maggiormente benefico per la sopravvivenza dell’intero ecosistema. Una società dei consumi costituita da una ricerca infinita di fatturati non prefigge nulla di buono, soprattutto se si vive su un pianeta finito. E questo non è un difetto…ma una sincera considerazione totalmente spontanea e naturale!

“L’immagine della ragazza che nutre un cucciolo di scoiattolo simboleggia il rispetto per una natura della quale siamo parte e che abbiamo invece deciso di allontanare, rendere altro da noi pur di poterla sfruttare e rendere schiava.”

Senza-titolo-3.jpg

 

Fonte Vegolosi.it – Leggi su: http://www.vegolosi.it/?p=23845

‘Cash cow – dieci miti sull’industria del latte’


libro-cash-cow.jpg

Recensione di Evelina Pecciarini

Cash cow – dieci miti sull’industria del latte è un recentissimo libro della blogger canadese Élise Desaulniers per le edizioni Lantern Books (disponibile a pochi euro nella versione digitale, in francese e in inglese).

La Desaulniers, laureata in scienze politiche e con esperienza decennale di ricerca e marketing, paragona quanto creato dall’industria del latte ad un Truman Show in cui tutti siamo immersi fino a quando non arriviamo a vedere realtà fino ad allora “nascoste” e che poi non possiamo più ignorare. Il riferimento è al film del 1998 interpretato da Jim Carrey in cui il protagonista trentenne vive dalla nascita, del tutto ignaro, nell’immenso set di un reality show, fino a quando per una serie di situazioni si ritrova a scoprire come stanno le cose e ad abbandonare per sempre la trasmissione.

È un’immagine particolarmente calzante, perché se per il consumo di carne in qualche modo è comunque presente, per quanto ignorata o giustificata, più o meno consapevolmente, l’idea che un animale sia stato ucciso, il rapporto con latte e derivati è più complesso e la verità più nascosta.

Per tirare fuori i lettori dal Truman Show dell’industria casearia, il libro sfata i dieci miti su cui si basa il consumo di latte e derivati, che non è naturale o necessario, né normale, ma anzi spesso dannoso per la salute. Non è facile però liberarsi delle false credenze, né dell’attaccamento a certi prodotti.

1. Bere latte è naturale

Lo è, per i bambini, bere latte umano. Per convertire il lattosio (un carboidrato del latte) in galattosio e glucosio, due zuccheri che il corpo usa per produrre energia, serve l’enzima lattasi, che inizia a diminuire nei bambini di pochi anni fino a sparire. Il 75% della popolazione mondiale ne è sprovvisto ed è intollerante al lattosio, mentre il restante 25%, persone con antenati europei o africani nomadi, non lo è a causa di una mutazione genetica detta “persistenza della lattasi” avvenuta a partire da 7 mila anni fa nella mezzaluna fertile in Medio Oriente come vantaggio adattativo nella transizione verso uno stile di vita stanziale basato sull’agricoltura.

Per tutti i mammiferi è naturale consumare il latte della propria specie fino allo svezzamento. L’uomo è l’unico che lo prende ad altre specie, tra l’altro molto diverse: grazie al latte della mucca il vitello raddoppia di peso in 47 giorni, mentre un bambino ci mette circa sei mesi.

L’assenza del disgusto verso il latte di mucca, come spiega Melanie Joy, è acquisita e non naturale. Oltretutto la percezione culturale è diversa in base al tipo di animale: non berremmo latte di cane o di cavallo, e soprattutto neanche latte umano!

2. Il latte rende le ossa sane e forti

Per avere ossa sane e forti nessun animale consuma il latte di un’altra specie. Lo scimpanzé, quanto di più simile all’uomo, non soffre di osteoporosi anche se smette di bere latte una volta svezzato, a tre-quattro anni, e non ne soffrono le popolazioni intolleranti al lattosio.

Abbiamo sicuramente bisogno di calcio, anche se non è ancora ben chiaro quanto, perché vari studi scientifici hanno ottenuto risultati discordi, e sappiamo che le fonti vegetali hanno una maggiore biodisponibilità (percentuale di assorbimento) e che alcune abitudini danneggiano il saldo finale, ad esempio il consumo di caffeina e tabacco, l’eccesso di sale, la vita sedentaria, la mancanza di esposizione alla luce solare per la vitamina D.

Latte e derivati non sono affatto essenziali come affermava più di una pubblicità di yogurt bloccata per falsità. Nessuno studio ha finora trovato la benché minima traccia di benefici dovuti al consumo di latte e derivati sulla mineralizzazione ossea di bambini e adolescenti, anche se i pediatri continuano a raccomandarlo e le scuole a servirlo.

3. Più se ne consuma meglio è

Latte e derivati contengono ormoni, allergeni, colesterolo, e grassi saturi, causa di numerosi problemi di salute. Anche nei Paesi dove non vengono somministrati negli allevamenti, gli ormoni sono naturalmente nel latte, quelli della gravidanze e quelli della crescita del vitello. La gestazione delle mucche dura nove mesi, a cui seguirebbero in natura sei-nove mesi di svezzamento. Negli allevamenti vengono munte per 305 giorni l’anno, di cui per l’80% del tempo mentre è in corso una gravidanza.

È stato verificato che dopo aver bevuto latte negli uomini cala il livello di testosterone mentre nelle donne sono più alti i livelli di estrogeni e progesterone, ormoni collegati all’ovulazione multipla e alle gravidanze gemellari. È difficile valutare gli effetti sulla salute degli ormoni del latte – sono però stati collegati all’acne, in forme di diversa gravità, e ad alcuni tumori (ovaie, utero, testicoli, prostata e seno nelle donne che ne bevono molto dopo la menopausa).

Il latte può causare allergie (in particolare tramite la beta-caseina, un proteina) più subdole e quindi più difficili da identificare rispetto ad altre. Nei bambini l’allergia al latte è la più diffusa, e vi vengono associati il diabete di tipo 1, le infezioni alle orecchie, la carenza di ferro e le coliche.

Ma anche gli adulti sono a rischio: il latte di mucca contiene almeno trenta proteine che possono causare reazioni allergiche, i cui sintomi si manifestano anche dopo 72 ore e possono durare per settimane. Tra i più comuni ci sono asma e mal di testa: il corpo si difende producendo muco, fluidi e infiammazione nella gola, nel naso e nei canali auricolari. Anche artrite e dolori articolari hanno spesso come origine l’allergia al latte.

Tre quarti della popolazione mondiale è inoltre intollerante al lattosio: i sintomi sono gastrointestinali, come gonfiore, dolore, diarrea, crampi, vomito e costipazione. Anche in questo caso non è sempre facile identificare con certezza la causa, ma rimuovere dalla dieta latte e derivati porta spesso alla sparizione dei sintomi.

Il latte contiene grassi saturi e colesterolo, che causano problemi cardiovascolari, e pesticidi, legati al morbo di Parkinson.

Le sostanze della famiglia delle morfine contenute nel latte sono tra le cause di morte improvvisa nei bambini che bevono latte di mucca (anche indirettamente se assunto dalla madre) perché agiscono su un sistema nervoso ancora non del tutto sviluppato, influendo sulla respirazione e provocando apnea e anche morte.

È facile ricavare da tutto questo che bere latte è un rischio per la salute, mentre eliminarlo dalla dieta può rimuovere numerosi problemi.

4. Ci possiamo fidare degli esperti

Gli studi indipendenti sugli effetti del consumo di latte e derivati contraddicono quelli finanziati da organizzazioni con un interesse nel settore.

Sono tanti i modi in cui si può esercitare un’influenza subdola:

  • vengono pubblicati solo gli studi che presentano il prodotto in modo favorevole
  • i ricercatori progettano lo studio, formulano le ipotesi e analizzano i dati in modo coerente con gli interessi dei finanziatori
  • si aggiustano le dosi e/o il campione di controllo in modo che i risultati negativi non abbiano rilevanza statistica
  • si ritarda o evita la pubblicazione di risultati con effetti negativi (gli sponsor possono avere per contratto diritto di veto sulla pubblicazione)
  • vengono inseriti nei comunicati e nelle presentazioni solo i risultati favorevoli, cosicché quelli negativi saranno resi noti molto più difficilmente
  • gli autori di rassegne di altri studi possono interpretare la letteratura in materia in modo selettivo favorendo gli interessi dei finanziatori, o dare troppa importanza a un punto di vista che li sostiene o troppo poca ad uno contrario.

5. I bambini in età scolare hanno bisogno del latte

I bambini sono da sempre al centro della strategia di marketing dell’industria del latte (anche da adulti, con le pubblicità basate sulla nostalgia). A far bere latte nelle scuole si è cominciato in tempi di crisi, per contrastare la malnutrizione con un cibo facilmente reperibile grazie agli accordi con l’industria e concentrato (serve appunto a trasformare un vitellino in un toro o una mucca).

Oggi semmai i bambini soffrono di sovrappeso e dei problemi che ne derivano, ma continuano a consumare latte e altri prodotti creati appositamente per attirare la loro attenzione, con l’aggiunta di cioccolata, o frutta, ed inevitabilmente di molto zucchero.

Per rivolgersi alle mamme, il marketing usa il coinvolgimento di pediatri e nutrizionisti per la produzione di materiale promozionale di tipo informativo che non sembra pubblicità ed ha lo scopo di cambiare le abitudini di lungo periodo.

6. Se le mucche non fossero felici non farebbero il latte

Le mucche fanno il latte per i vitellini, così come ogni altra femmina di mammifero, donna compresa, lo fa per la propria prole. La pubblicità mostra mucche felici al pascolo, ma la realtà sono stalle industriali enormi ed affollate, continui cicli di gravidanze per ricavarne latte con minime interruzioni, e con una produttività sempre maggiore grazie alla selezione genetica. Lo sforzo fisico richiesto alle mucche causa gravi disordini metabolici, mastiti e malattie articolari, e richiede una maggiore energia e quindi mangimi per loro innaturali che portano a problemi digestivi anche fatali. Inoltre, devono subire l’amputazione delle corna e spesso anche della coda.

E la sofferenza emotiva è ancora maggiore di quella fisica: la separazione dal vitellino appena nato, che si ripete ogni anno, è straziante per entrambi, e per molto tempo. Le mucche sono poi animali che in natura intrattengono rapporti sociali intensi: possono tenere il muso per anni o passare il tempo a leccare le amiche. Alla fine della vita in allevamento vengono sottoposte al viaggio verso il mattatoio e all’ultima esperienza dell’attesa del proprio turno.

Non c’è distinzione morale tra il consumo di latte e di carne, per quanto bravi siamo diventati a giustificare il primo cancellando la sofferenza e l’uccisione delle mucche e dei vitelli.

7. Gli abusi sugli animali sono illegali

La legislazione può far pensare che gli animali siano tutelati negli allevamenti e che sia obbligatorio rispettarli e tutelare il loro benessere. In realtà non hanno protezione, ed è l’industria a decidere quali sono le pratiche accettabili. Le mucche da latte vengono trattate come macchine, torturate per tutta la vita, e subiscono poi lo stress e la sofferenza ulteriori del trasporto, dalla vendita all’asta e del mattatoio. Le norme sono spesso soggette a interpretazione e quindi in qualche modo aggirabili – gli unici adempimenti davvero obbligatori sono quelli relativi dalla sicurezza del cibo – e i pochi cambiamenti favorevoli messi in atto servono più ad aumentare la produttività che a far stare meglio gli animali.

8. La produzione di latte bio è ecologica e rispetta le mucche

Anche se il latte bio costa il doppio, la differenza con quello tradizionale è poca per gli animali e ancora meno per l’ambiente. I mangimi devono essere biologici, ma non c’è traccia dell’immagine bucolica a cui può far pensare un allevamento bio. Anche se hanno un po’ più libertà di movimento, le mucche vengono comunque inseminate artificialmente, munte durante la gravidanza e separate dal vitello dopo pochi giorni (vitellino che verrà macellato a 6 mesi), e finiranno la loro vita in un mattatoio come quelle allevate in modo convenzionale.

L’impronta ambientale comincia con la produzione e il trasporto dei mangimi per le mucche, continua con il metano che gli animali emettono nell’aria con la digestione e l’energia e gli scarti degli impianti, e prosegue per i formaggi, che necessitano di ulteriore lavorazione. Secondo un rapporto della FAO, la produzione di latte, crema, yogurt e formaggio provoca il 4% delle emissioni dei gas che causano l’effetto serra (in realtà, secondo altri studi, la percentuale è ancora più alta). Per ridurre l’impatto ambientale non serve scegliere latte e latticini bio – avrebbe un effetto molto maggiore diminuirne il consumo il più possibile (l’ottimo è, ovviamente, azzerarlo).

9. L’industria casearia è un’industria come tutte le altre

Non lo è: è una lobby molto potente ed ha un ruolo particolare nell’immaginario individuale e collettivo. Ma soprattutto usa macchinari diversi da tutte le altre: le mucche sono considerate mezzi di produzione ma sono esseri viventi. L’industria casearia ci vende invece il prodotto delle loro sofferenze come una cosa qualsiasi, come un succo di frutta. Anche i prodotti collaterali sono esseri viventi: i vitellini maschi verranno macellati ancora da cuccioli, le femmine diventeranno anch’esse produttrici di latte (una parte: un’altra parte verrà macellata).

10. Non potrei vivere senza formaggio

Il formaggio ha davvero il potere speciale di riuscire a farsi amare: dipende dall’innata predisposizione verso i grassi e i sapori ricchi, e dalla presenza di componenti della famiglia delle morfina. Durante la fermentazione si formano nel formaggio le casomorfine, una serie di oppiacei. Consumarli crea una dipendenza sia psicologica che fisica – l’attrazione verso i grassi è un residuo di una biologia antica e ormai obsoleta almeno nel mondo occidentale. Come da tutte le dipendenze, però, si può guarire.

Al consumo di latte e derivati, conclude l’autrice di Cash Cow, si applicano gli stessi argomenti usati per la carne. Se non si ritiene etico mangiare carne, non si può pensare che lo sia bere latte o mangiare latticini. Lo è anzi ancora meno se si pensa che le mucche da latte, poi comunque macellate, hanno una vita più lunga e con sofferenze ancora più gravi.

È un libro ben scritto, è chiaro che c’è molta ricerca dietro, e anche se alcune parti sono specifiche sul Canada o ancora più in particolare sulla regione del Quèbec, è una lettura utile ed interessante per tutti, perché le pratiche utilizzate nell’industria lattiero-casearia sono le stesse in tutto il mondo.

Original post Nuovo libro ‘Cash cow – dieci miti sull’industria del latte’