A proposito d’immigrazione è il caso di fare chiarezza.


L’apolide è una persona che non ha la cittadinanza di nessun paese (convenzione di New York del 1954 relativa allo status degli apolidi).

Migrante/immigrato è
chi decide di lasciare volontariamente il proprio paese d’origine per cercare un lavoro e condizioni di vita migliori. A differenza del rifugiato, un migrante non è un perseguitato nel proprio paese e può far ritorno a casa in condizioni di sicurezza.
L’immigrato regolare risiede in uno stato con un permesso di soggiorno rilasciato dall’autorità competente. Il migrante irregolare è una persona che:
è entrato in un paese evitando i controlli di frontiera; è entrato regolarmente in un paese, per esempio con un visto turistico, ma ci è rimasto anche quando il visto è scaduto; non ha lasciato il paese di arrivo anche dopo che questo ha ordinato il suo allontanamento dal territorio nazionale.

In Italia si è clandestini quando pur avendo ricevuto un ordine di espulsione si rimane nel paese. Dal 2009 la clandestinità è un reato penale.
Profugo è un termine generico che indica chi lascia il proprio paese a causa di guerre, invasioni, rivolte o catastrofi naturali. Un profugo interno non oltrepassa il confine nazionale, restando all’interno del proprio paese.

La condizione di rifugiato è definita dalla convenzione di Ginevra del 1951, un trattato delle Nazioni Unite firmato da 147 paesi. Nell’articolo 1 della convenzione si legge che il rifugiato è una persona che “temendo a ragione di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale o opinioni politiche, si trova fuori del paese di cui ha la cittadinanza, e non può o non vuole, a causa di tale timore, avvalersi della protezione di tale paese”.
Dal punto di vista giuridico-amministrativo è una persona cui è riconosciuto lo status di rifugiato perché se tornasse nel proprio paese d’origine potrebbe essere vittima di persecuzioni. Per persecuzioni s’intendono azioni che, per la loro natura o per la frequenza, sono una violazione grave dei diritti umani fondamentali, e sono commesse per motivi di razza, religione, nazionalità, opinione politica o appartenenza a un determinato gruppo sociale. L’Italia ha ripreso la definizione della convenzione nella legge numero 722 del 1954.
L’anno scorso nel mondo ci sono stati più di 45,2 milioni di rifugiati.

Un richiedente asilo è una persona che, avendo lasciato il proprio paese, chiede il riconoscimento dello status di rifugiato o altre forme di protezione internazionale. Fino a quando non viene presa una decisione definitiva dalle autorità competenti di quel paese (in Italia è la Commissione centrale per il riconoscimento dello status di rifugiato), la persona è un richiedente asilo e ha diritto di soggiornare regolarmente nel paese, anche se è arrivato senza documenti d’identità o in maniera irregolare.
Chi beneficia della protezione umanitaria non è riconosciuto come rifugiato, perché non è vittima di persecuzione individuale nel suo paese ma ha comunque bisogno di di protezione e/o assistenza perché particolarmente vulnerabile sotto il profilo medico, psichico o sociale o perché se fosse rimpratriato potrebbe subire violenze o maltrattamenti. Le norme europee definiscono questo tipo di protezione “sussidiaria”.

La protezione sussidiaria è una forma di protezione internazionale prevista dall’Unione europea riconosciuta a chi rischia di subire un danno grave se rimpatriato, a causa di una situazione di violenza generalizzata e di conflitto. Inoltre può ottenere la protezione sussidiaria chi corre il pericolo di subire tortura, condanna a morte o trattamenti inumani o degradanti per motivi diversi da quelli previsti dalla convenzione di Ginevra.

Foto di Mauro Biani

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Canapa free


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Dal settore agricolo alla bioedizia, dal tessile all’alimentare, fino all’uso terapeutico…la canapa si impone come pianta del futuro, tramite realtà imprenditoriali abili e responsabili nel creare nuovi posti di lavoro, nuove opportunità di benessere, nuovi orizzonti di scambi culturali…ovviamente in un ottica di produzione e vendita non speculativa. Ma non è facile, e non è sicuro che ciò avvenga concretamente e in breve tempo. In passato la canapa è stata bistrattata, screditata e poi esclusa da un consumo etico e responsabile. Le grandi aziende corporative hanno impiantato una massiccia campagna denigratoria, trasformando un bene comune in una minaccia per la salute ed il commercio. Proprio perchè l’avvento delle plastiche e della chimica farmaceutica dovevano rappresentare il nuovo secolo consumista, la nuova rivoluzione industriale a cui i grandi capitalisti si stavano aggrappando viscidamente per dare sfogo alle loro bramosità di fama e potere. La disinformazione è stata enorme, con condanne pregiudiziali che hanno favorito preconcetti errati e fuorvianti.
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La canapa utile (Cannabis sativa) è una specie del genere cannabis ed è coltivabile soprattutto per uso tessile, ma anche edile, o per la produzione di carta, e addirittura per la farmacognosia. In essa sono presenti alcune sostanze stupefacenti in percentuali variabili a seconda della varietà. Prima dell’avvento del proibizionismo essa era molto diffusa nel mondo come importante ed essenziale materia prima, essendo una delle piante più produttive in massa delle zone temperate del pianeta. Ma nonostante la sua origine “calda” può sopportare i climi più diversi e pertanto facilmente coltivabile nelle più svariate zone terrestri, con opportuni accorgimenti e metodologie appropriate.
Oggi la legalità della cannabis varia da paese a paese, negli Stati Uniti per esempio è stata vietata nel 1937 con l’emanazione del “Marijuana Tax Act” a firma del presidente Franklin Delano Roosevelt. Fraintesa dunque come anticamera di un processo dipendente da sostanze stupefacenti la canapa è stata per decenni censurata e ghettizzata a sostanza illegale, senza che fosse permessa una produzione lecita e pertanto ricca di vantaggi. Apparentemente sempre più persone sembrano risvegliarsi da questo torpore esistenziale e, con enormi difficoltà di apprendimento e condivisione, stentano a creare una piena consapevolezza sui benefici estesi di questa ottima risorsa naturale. Le conoscenze, gli studi e gli sviluppi di questa antica e preziosa pianta potrebbero apportare numerosi benefici per tutta la collettività…se solo i poteri forti dell’industria e della finanza potessero crollare a poco a poco dentro una cupa nube di autodistruzione.
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Il cibo, gli oggetti, gli usi e le attitudini di questa società capitalista (definita erroneamente moderna) sono strettamente correlati allo sfruttamento Animale. Gli additivi d’origine Animale sono abbondantemente presente in ogni fase della produzione alimentare, negli alimenti più impensabili. Lana e seta ed ogni pellame costituiscono la moda rappresentativa di uno status sociale senza eguali nella storia, e le ripercussioni sono inimmaginabili. Basti pensare ad alcune zone industriali della Cina dove esistono veri e propri lager di detenzione in cui Cani, Volpi ed ogni genere di sventurata creatura viene uccisa selvaggiamente per ricavarne tessuto o pelle d’ornamento. E che dire del traffico d’avorio (recentemente solo in parte vietato) generatore nei decenni passati di vere e proprie spedizioni di morte, con l’uccisione di migliaia di Elefanti e Rinoceronti. Lo sfruttamento Animale ha generato in un solo secolo un miriade di vittime Animali che non eguali nella storia di questo pianeta. C’è chi afferma ipocritamente che l’essere Umano si sia sempre nutrito di loro, si sia sempre coperto di loro, abbia sempre utilizzato le loro qualità naturali per i più svariati metodi di cura e terapia. Ma quello che spesso non viene analizzato è la metodologia feroce ed indiscriminata che è stata perpetrata in così breve tempo. Le seguenti specie viventi sono in via d’estinzione: Elefanti, Tigri, Oranghi, Lupi, Balenottere azzurre, Zebre, Tapiri, Cercopitechi, Furetti piedi neri, Gibboni, Licaoni, Fagiani, Giraffe, Babbuini, Bisonti, Delfini, Ghepardi, Mandrilli, Leoni, Panda, Pipistrelli, Squali, Aquile delle Filippine, Condor della California, Pinguini, Cormorani, Albatri, Tartarughe, Coccodrilli, Storioni, Aragoste, Gamberi…ecc.ecc.ecc. in una lunga lista che si aggiorna in tempi brevissimi. E questo non per cause naturali, non per calamità o epidemie, non per qualche ragionevole dubbio che potrebbe far pensare ad una modificazione del ciclo vitale di questi esseri viventi. No! L’unica ragione è lo sterminio in atto generato volontariamente dall’essere Umano a causa dei suoi ipocriti scopi, e anche indirettamente per alcune manovre estreme che hanno generato uno stravolgimento precoce negli habitat naturali di queste creature. In sostanza è sempre colpa dell’Umano. Ormai è diventata una macabra certezza, quasi una prassi scontata e a tratti psicotica. Basti pensare alla produzione da olio di palma, la cui deforestazione ha messo in pericolo di vita migliaia di Oranghi. Basti pensare alla mattanza che avviene puntualmente ogni anno a danno di Delfini e Balene. Basti pensare alla pesca indiscriminata che sta svuotando mari ed oceani. Basti pensare ad ogni Animale d’allevamento che viene concepito, nutrito ed ucciso solo per il breve tempo necessario a “maturare” la carne.
Una Mucca in libertà potrebbe vivere per ben 20/25 anni, senza costrizioni di sorta, senza per forza di cose essere ingravidata artificialmente per generare un Vitello…che neanche potrà coccolare tra i sui istinti materni. Senza essere sfruttata per 4 o 5 anni tramite l’utilizzo di vere e proprie pompe idrauliche, per essere spedita poi (ormai esausta) al macello. Gli esempi rappresentativi di tale scempio sono infiniti, e degni di ogni infausta automazione. Non è difficile immaginare come tale genocidio sia il risultato macabro di moderne tecniche di macellazione che sono state concepite solo per il gusto bramoso di ottenere profitto. L’epoca della mercificazione è una triste realtà, ed ogni consumatore che si rispetti è complice e colpevole in tutte le variabili possibili.
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Per sopperire a questo genocidio esiste un mondo parallelo in cui alcune persone responsabili stanno cercando di agire al meglio per preservare le specie viventi ed ogni ambiente circostante. Esistono figure professionali sempre più indirizzate alla preservazione della vita terrestre, in ogni sua forma. Esistono nuovi approcci al consumo che risparmiano, tutelano e conservano le risorse naturali. Esistono metodologie all’avanguardia nell’etica e nella consapevolezza che aiutano sempre più persone a guardare verso un futuro più libero e pacifico. Ma nonostante tutto questo non è facile e non è detto che sia plausibile una rivoluzione nei tempi e nei modi soddisfacenti. Non è certo che si applichi una rinascita culturale e sociale. Nessuna possiede la soluzione in tasca, ma certamente restare a guardare senza poter fare nulla di concreto è purtroppo una colpa anch’essa. Bisogna rivalutare ogni abitudine quotidiana per far sì che le prossime generazioni possano almeno in parte godere di un autentico stravolgimento dei propri bisogni.
Foto di Nir Vana e Roger Olmos , altre da Wikipedia

Lanterne cinesi, non lanciarle: uccidono gli Animali


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“Attenzione, le lanterne cinesi sono pericolose per gli animali. Ci preoccupiamo molto per i botti di Capodanno che possono spaventare gli animali domestici, abbiamo fatto il punto sui rischi per gli animali e l’ambiente legati ai palloncini di plastica, ma quali pericoli presentano le lanterne cinesi? Purtroppo le lanterne cinesi lanciate a Capodanno, in occasione di cerimonie private o di feste patronali rischiano di causare gravi danni agli animali domestici e selvatici. Sono stati registrati casi di animali ustionati o rimasti strangolati a causa delle lanterne cinesi che possono anche causarne la morte. L’allarme arriva dal Regno Unito, con particolare riferimento all’associazione RSPCA che si occupa della protezione degli animali. Le lanterne cinesi vengono costruite con carta, metallo e bambù. Al loro interno si crea una fiamma che permette alle lanterne di librarsi nell’aria. Quando la loro capacità di volare si esaurisce ritornano a terra e possono causare una grave minaccia per gli animali che potrebbero ustionarsi oppure ingerirne delle parti e morire per soffocamento. Secondo RSPCA le lanterne cinesi possono diventare delle vere e proprie trappole per gli animali. Le lanterne cinesi contengono parti taglienti che possono ferire gli animali alla gola e allo stomaco, causare emorragie interne e nei casi più gravi provocare la morte, soprattutto se l’animale non viene soccorso in tempo. Rappresentano un pericolo anche per gli animali acquatici quando le lanterne cinesi cadono in mare. Le lanterne cinesi possono anche causare incendi che distruggono parte degli habitat naturali degli animali o che mettono in pericolo il loro cibo. Secondo l’associazione, sia le lanterne cinesi in metallo che le lanterne in bambù sono pericolose per gli animali.

Quali sono i rischi per gli animali legati al lancio delle lanterne cinesi? Secondo RSPCA gli animali possono andare incontro a diversi problemi:

  • Ustioni
  • Soffocamento
  • Ferite
  • Perforazioni
  • Emorragie interne
  • Rimanere intrappolati
  • Incendi

Diverse associazioni si stanno battendo per vietare le lanterne cinesi o almeno per rendere più sicuro il loro utilizzo per proteggere gli animali.

Per essere d’aiuto in questo senso dovremmo:

  • Raccogliere tutti i resti delle lanterne cinesi
  • Scoraggiare l’utilizzo delle lanterne cinesi
  • Contattare i negozi chiedendo di proporre delle alternative
  • Verificare se nel proprio luogo di residenza sono previsti lanci di lanterne e proporre delle alternative o delle misure di sicurezza

Pensavate che le lanterne cinesi fossero una buona alternativa ai fuochi d’artificio per proteggere gli animali? Evidentemente non è così. Meglio scegliere modi diversi per festeggiare.

Leggi qui il documento di RSPCA sui rischi delle lanterne cinesi.”

 

Original post Lanterne cinesi, non lanciarle: uccidono gli animali (e provocano incendi)

Sciovinismo


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Una società che non accetta l’immigrazione come naturale istinto alla sopravvivenza è vecchia, retrograda ed inefficiente. Una società che non accoglie i rifugiati come spontaneo gesto di empatia è razzista, violenta ed immorale. Chi si nasconde dietro stupide ed inutili scuse di diritto alla proprietà altro non manifesta che pure induzioni al nazionalismo…ovvero uno sciovinismo che sfrutta, schiavizza ed uccide miliardi di esseri viventi.

 

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Lo sciovinismo: forma esasperata e fanatica di nazionalismo.
Da Wikipedia, l’enciclopedia libera:

“Lo sciovinismo letterario di Puskin: “In materia di letteratura, la lingua russo-slava ha una netta supremazia su tutta l’Europa”

Lo sciovinismo indica un nazionalismo esclusivo, fazioso ed esaltato , che si esprime in un’aprioristica negazione dei valori e dei diritti degli altri popoli e nazioni . In senso lato può indicare l’esaltazione fanatica di una qualità, di un valore o simili.

Deriva dal francese chauvinisme, dal nome di Nicolas Chauvin, un soldato francese di Rochefort dell’impero napoleonico il cui nome fu utilizzato in vaudevilles e commedie per rappresentare il tipo del patriota esaltato e fanatico.

È il riflesso di un’ammirazione esagerata verso il proprio Paese. Può nascere anche dalla volontà di investire con questo significato ciò che invece costituisce un attaccamento o interesse personale, o comunque di parte, verso particolari usi, costumi, ambiti, situazioni contingenti di una cultura o di un Paese che in realtà non sono un dato strutturale o persistente dei medesimi. Spesso si accompagna a uno sfrenato e acritico militarismo.”

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Foto di Mauro Biani

 

 

Quindi?


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Chi siamo noi per presupporre il diritto di equità? Chi siamo noi per di sentirci in dovere di guardare e giudicare altri popoli, altre culture diverse dalla nostra tramite un profondo atteggiamento moralista? Chi siamo noi per sapere cosa è lo sfruttamento, se noi per prima non lo abbiamo vissuto e patito? Chi siamo noi per credere di essere nel giusto e di avere la presunzione d’innocenza, se ogni giorno commettiamo atroci delitti? Chi siamo noi per possedere l’arroganza di lottare per una realtà lontana migliaia di km dalle nostre tenere case, senza concepire neanche un solo attimo di tragedia? Ovvero…non siamo noi i figli del consumismo americano? Non siamo noi i dententori dell’ipocrisia carnista? Non siamo noi i testimoni di una politica falsa e corrotta? Non siamo noi i fautori di una società psicotica che guarda, critica e giudica il diverso? O no?!
Se siamo talmente presuntuosi da pensare solo per un minuto di salvare le vittime degli abusi…allora siamo in errore! Un grande, ingenuo e banale equivoco! Nella posizione in cui siamo…noi siamo nulla, nulla se il nostro sedere continua ad illuderci di poter fare qualcosa di utile per il cambiamento. Un cambiamento sicuramente doveroso, ma che non dipende dalle nostre chiacchere, nè tantomeno dalla nostra rabbia. Una rabbia finta ed ipocrita!
Questo perchè nulla possiamo applicare, non diversamente da quello che tante donne valorose stanno già adoperando…lì nelle loro case, nelle loro città, nei loro stati di prigionia…lì, lontane dal nostro benessere conformista! Lontane dalla nostra astuta sfacciataggine!

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Per chi vuole approfondire è possibile leggere queta testimonianza:

«Io, 18enne italiana, da quest’anno vado al mare col burkini»

 

Foto in copertina di Mauro Biani, in basso alcune modelle sfilano all’Islamic Fashion Festival