La beffa dello specismo


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Lo sfruttamento Animale oggi è talmente radicato, e a tratti mistificato in ogni settore produttivo e sociale, che sembra impossibile stabilire a priori una condotta efficiente e quindi vincente. Scontrarsi di fronte a secoli e secoli di dominio ha determinato uno status di sottomissione estremamente meccanizzato. Nuove tecniche di sfruttamento sono all’orizzonte, ed imporsi un autodisciplina negli usi e nei costumi sembra non bastare di fronte ad un sistema di potere così altamente sofisticato. Ora affermare che il riduzionismo non sia una delle soluzioni possibili può essere una scusante, come può esserlo pensare che l’eliminazione degli allevamenti intensivi possa di colpo annientare la sofferenza degli Animali. L’antispecismo è giovane ed in continua evoluzione proprio perchè il dominio sui deboli adotta nuove e feroci contromisure.  Le opposizioni si scontrano con un sistema altamente mercificante che non lascia spazio a deboli interventi. In passato numerosi individui abili e perspicaci hanno cercato di contrastare le grandi aziende responsabili dello sfruttamento, tramite mosse mirate a creare shock e scoop scandalistici. In parte ci sono riusciti proprio perchè hanno generato una riduzione negli affari di dominio. Credo bisogni andare oltre queste condotte di attacco e portarle più avanti nella loro efficacia e durata, anche se alcuni sono convinti che occuparsi di tutela e rispetto verso gli Animali non dovrebbe riguardare altro, ovvero altri modelli di violenza e sfruttamento o discriminazione. Io non credo si possa evitare di parlare di altre ingiustizie…altrimenti dovremmo vivere in una campana. La presa di coscienza è unica, e non a scompartimenti.

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Ma a prescindere da questo concetto…fino a che punto arriva lo sberleffo? Fino a che livello si utilizzano ipocriti messaggi mirati a scuotere il portafoglio? Ci si chiede se sia necessario utilizzare tali strumenti per indurre i consumatori ad acquistare carni ed affini. E’ veramente utile ed indispensabile adottare una gigantografia stradale in cui si vuole rappresentare una “braciola di suino”? (così viene chiamata dagli addetti ai lavori). Un Maiale su due zampe in un cartellone 6 mt x 4 sorretto da un macellaio barbuto che fieramente mostra impeto e soddisfazione. Probabilmente la mia riflessione può apparire estrema ed esagerata solo perchè non mangio carne? O forse perchè io sono contrario alla logica speculatrice dei supermercati? Forse! Ma la sostanza non cambia, e mi chiedo perchè mai (come in altre occasioni), si preferisce evidenziare con così tanta audacia un pezzo di Animale da vendere un tanto al kg. Se a rispondere fossero i destinatari finali, compiacenti della promozione, probabilmente ribalterebbero la questione tramite una “zucca” egualmente enorme fatta a fettine. Oppure se a giustificarsi, neanche troppo frettolosamente, fossero gli autori di tale cartellone pubblicitario nessuno potrebbe convincerli a desistere in futuro. Non è permesso protestare e non è permesso ostacolare lo sviluppo commerciale, in ogni sua forma. Si è passibili di denuncia se si crea danno e dolo verso chi “onestamente” porta il profitto a casa propria, anche se questo deve rappresentare uno spargimento di sangue (Animale ovviamente, quello Umano è un altro capitolo).

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D’altra parte vendere carne è un lavoro! Infatti nessuno vi sta chiedendo di non farlo, nessuno vi sta supplicando di non mangiare Animali. Non è questo il punto! La richiesta è rivolta solamente ad una maggiore decenza e coerenza a causa di un ammiccamento poco rispettoso e dignitoso. Chiedere rispetto è una cosa ardua, soprattutto da parte di chi non lo ha neanche verso i propri lavoratori sfruttati a dovere senza neanche onorare il minimo rigore dei contratti di lavoro….figuriamoci quindi averlo verso le vittime ormai defunte! La mia non è un accusa, la mia è una pura considerazione pacifica che mi permette di auspicare un futuro migliore, un futuro più libero, più sano (non certamente questo). Abbiate la compiacenza di riflettere e di capire gli errori di questa società estremamente violenta e sprezzante.

Fatelo con l’eguale sufficienza che utilizzate mentre riempite il vostro piatto di putridità, grazie.

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(nella foto carne di Macaco)

Il dio dei polli


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Da Veganzetta.org:

Dopo “Il Capriolo” un nuovo racconto breve di Francesco Cortonesi.

“Molti di noi, ancora oggi, hanno nei confronti della carne idee che sembrano basarsi in un certo qual modo sulla fede. Nonostante l’evidenza, nonostante i video, nonostante le innumerevoli prove molti sembrano infatti rifiutare la realtà e, forse a livello inconscio, si autoconvincono che tutte le violenze che gli Animali subiscono, non possono essere vere. Hanno fede. La realtà del resto non può essere tanto tremenda. Da queste considerazioni nasce il breve racconto di seguito.”

 

Il dio dei polli:

“Il sole si acquatta lentamente dietro la collina. Le nuvole, venate di rosso sembrano vascelli ancorati alle montagne che circondano l’insenatura della valle. Nel sacco nero che Osvaldo porta sulle spalle, i pulcini si agitano disperati prigionieri di un cielo buio senza stelle. Gli alberi ondeggiano leggermente nella brezza e sembrano fantasmi che danzano al tramonto. Osvaldo getta a terra il sacco, prende la pala e inizia a scavare.
Ogni mese fa questo lavoro. Trenta, quaranta, cinquanta pulcini maschi, li chiude in un sacco e li seppellisce, poco lontano dalla fattoria. I pulcini maschi sono inutili alla produzione di uova, quelli che nascono vanno smaltiti. Questa comunque potrebbe essere l’ultima volta che fa così. La prossima settimana dovrebbe infatti arrivare il tritacarne e allora non dovrà far altro che metterli in una scatola e poi rovesciarli direttamente nell’imbuto che porta alle lame che riducono, in una manciata di secondi, i pulcini in tanti minuscoli granelli ottimi come mangime. Osvaldo scava, settanta, ottanta, novanta centimetri. Scava e fischietta. Poi prende il sacco e lo butta nel buco. Lo ricopre velocemente, mentre i pulcini si agitano nel sacco, scalpitano, pigolano. Osvaldo non li schiaccia più come faceva un tempo, la pala si macchia di sangue e tocca lavarla. Del resto, dopo l’ultima palata di terra, i pulcini tacciono. Osvaldo si ferma un istante a guardare il tramonto, a contemplare la campagna. Pensa a sua moglie, ai suoi due figli, Giovanni e Carolina. Quanto è fortunato si ripete, forse per la milionesima volta, quella è la vita che ha sempre desiderato. Una fattoria. Lontano dalle ansie. Lontano dalle angosce della città. Una bella famiglia, un bel lavoro. L’allevamento. Non molto grande. Abbastanza. Osvaldo torna verso la fattoria, non vede l’ora di mettersi a tavola. E’ ora di cena. Sta facendo buio. Tra le frasche che come muri di foglie e arbusti costeggiano il sentiero improvvisamente però sente qualcosa. Un rumore di passi, come di qualcuno che lo segue, forse un Animale. Osvaldo si ferma, si volta, non vuole mettersi a correre, non è nel suo carattere scappare e poi se fosse un Animale che vuole attaccarlo, un Cane selvatico mettiamo, probabilmente lo inseguirebbe. Vede le frasche muoversi. Oramai qualsiasi cosa sia è molto vicino, gli è quasi addosso. Osvaldo impugna la pala con due mani. Il mese scorso all’allevamento di Bernardo, giù a valle hanno rubato duecento Maiali. Ladri di bestiame. Puah. Se sono loro ne vuol lasciare almeno uno in terra. Sono ladri da poco, disperati, mai armati, organizzati a volte, ma non pericolosi. Ma cosa potrebbero mai volere da lui? Il borsello? L’orologio? Osvaldo si prepara a colpire. Tende i muscoli, alza la pala. Ora però è tutto silenzio. Osvaldo aspetta. Un minuto. Due. Cinque. Niente. Se era un Animale se ne è andato. Un Cinghiale sicuramente. Quelli appena sentono odore di uomo scappano a gambe levate, pensa Osvaldo, poi sorride della sua paura. Si sente uno sciocco. Osvaldo si volta e si riavvia verso casa. Fa qualche passo, cinque, dieci, quindici forse. Poi sente di nuovo le frasche agitarsi. Si ferma. Ma non ha certo intenzione di farsi prendere dalla paura come prima. Lentamente si avvicina al bordo del sentiero. Con una mano abbassa le frasche. Improvvisamente un colpo di becco potente come una picconata lo colpisce in piena fronte. L’osso del cranio si rompe. L’ultima cosa che Osvaldo intravede è un ombra.
Gli sembra quella di un pollo.
Un pollo gigante.
Poi Osvaldo cade a terra e muore.
Arriva l’alba e Osvaldo è ancora al centro del sentiero, disteso con le braccia larghe, come crocifisso e il cranio spaccato. Non lo hanno ancora trovato. Ci vorranno ancora due ore, ma lo stanno cercando. Così come nella stessa zona stanno cercando uno Struzzo scappato da un circo.”

Francesco Cortonesi

 

Original post Il dio dei polli

 

In ogni caso amara giustizia…o meglio conseguenza di un evento consequenziale che lo stesso allevatore persegue: sfruttamento.

Il mito delle proteine nobili


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12/05/2017

di Marina Berati

“Prendo spunto da un video del dott. Michael Greger, nutrizionista, per riparlare del “mito delle proteine” cui purtroppo ancora moltissime persone credono.

Tanti onnivori (inclusi anche parecchi medici e nutrizionisti) sono convinti che sia necessario mangiare carne, o almeno latticini e uova, per ottenere abbastanza proteine. I vegan sanno che non è così, però purtroppo anche molti di loro credono ancora che sia necessario prestare attenzione a quel che si mangia per “ottenere abbastanza proteine” e che sia necessario “combinare” gli alimenti vegetali per avere proteine della giusta “qualità”.

Queste sono credenze basate su conoscenze errate e vecchie di 40 anni, ottenute da studi sui ratti, che non hanno nulla di scientifico: allontaniamocene ed evitiamo di divulgarle!

E’ praticamente impossibile pianificare una normale dieta 100% vegetale normocalorica che non contenga abbastanza proteine, anche mettendosi d’impegno per farlo: a meno di non riempire la giornata con junk-food (dolci, fritti, grassi vari), che hanno molte calorie ma pochi nutrienti, o di non seguire una dieta da 800 calorie al giorno (che però è carente di tutti i nutrienti, non solo delle proteine), non si può creare una normale dieta con troppo poche proteine, perché le proteine si trovano in tutti i cibi vegetali in buone quantità.

In definitiva: da vegan non dobbiamo assolutamente preoccuparci delle proteine, mai!

Da dove si ricavano le proteine? Ne assumiamo troppe!

Le proteine sono formate da aminoacidi, che possiamo considerare come i “mattoni” per costruire le varie proteine di cui il nostro organismo ha bisogno. Molti aminoacidi possono essere costruiti a partire da altri aminoacidi, tranne alcuni, chiamati “essenziali”, che devono essere ricavati dalle proteine che assumiamo dagli alimenti. Questo vale per noi esseri umani come per altri animali: nessun animale produce da solo gli aminoacidi essenziali.

Tutti gli aminoacidi essenziali hanno origine dalle piante e tutte le proteine vegetali contengono tutti gli aminoacidi essenziali, nessuno escluso. Una dieta 100% vegetale contiene in media IL DOPPIO delle proteine di cui il nostro organismo ha bisogno, quindi l’attenzione da porre è nel non assumerne troppe: assumerne troppo poche è virtualmente impossibile. Le diete onnivore ne contengono ancora di più e quindi sono più pericolose, in quanto alte quantità di proteine sono dannose per la nostra salute.

Il mito della combinazione di legumi e cereali

Questo mito è nato 40 anni fa sulla base del fatto che le proteine vegetali, pur contenendo tutti gli aminoacidi essenziali, sono più scarse di un dato aminoacido: i cereali hanno un contenuto minore di un dato aminoacido, i legumi di un altro. Questo ha portato a pensare che fosse necessario combinare nei pasti legumi e cereali.

Ma da decenni ormai si sa che non è così. Il nostro organismo mantiene un deposito di singoli aminoacidi, che vengono combinati tra loro a seconda delle necessità: non serve dunque combinare nulla nei pasti, lo fa direttamente il nostro organismo. Non ha importanza che quando mangiamo la pasta un dato aminoacido sia presente in minor quantità o quando mangiamo i ceci ci sia un altro aminoacido meno rappresentato: tutte le proteine vengono scisse nei vari aminoacidi, che vanno a finire in questo deposito, da dove viene prelevato quel che serve, quando serve.

Il mito delle proteine nobili

Questo mito sulla “qualità” delle proteine di origine animale, che sarebbe migliore di quella delle proteine vegetali, nasce in parte dalla falsa credenza di dover combinare tra loro i vari cibi vegetali e in parte dal fatto che i primi studi sulle proteine sono stati fatti sui cuccioli di ratto, che di certo sono molto diversi dagli esseri umani. Ennesima dimostrazione del danno dei test su animali: in particolare questi studi stanno causando gravi danni alla salute umana da decenni, perché hanno alimentato la credenza che si debbano assumere molte proteine, e soprattutto da fonti animali. Chiaramente poi l’industria zootecnica ci ha messo del suo per alimentare tale credenza e farci rimanere nell’ignoranza…

Cos’hanno concluso questi studi? Che i cuccioli di ratto crescono di meno se nutriti con vegetali. Ma i cuccioli di ratto non crescono bene nemmeno se nutriti con latte materno umano. Questo dovrebbe portarci a concludere che i bambini non vanno allattati al seno? Il latte materno nei ratti ha 10 volte tante proteine rispetto al latte materno umano, perché i cuccioli di ratto crescono 10 volte più velocemente dei lattanti umani.

Ebbene, sulla base di studi simili è stata costruita tutta la nostra “conoscenza” sulle proteine. O dovremmo dire tutta la nostra ignoranza?

Non esistono dunque proteine nobili, non esiste il problema della complementazione delle proteine né quello di non assumerne abbastanza. Esiste solo il grave problema dell’esagerata assunzione di proteine. Come vegan ne siamo parzialmente protetti, ma fino a un certo punto: quando ci facciamo prendere dalla“fissazione” delle proteine – e molti purtroppo lo fanno – ci facciamo del male da soli.”

Fonte: NutritionFacts.org, The Protein-Combining Myth, 25 aprile 2016.

References:

T A Davis, H V Nguyen, R Garcia-Bravo, M L Fiorotto, E M Jackson, D S Lewis, D R Lee, R J Reeds. Amino acid composition of human milk is not unique. J Nutr. 1994 Jul;124(7):1126-32.

T B Osborne, L B Mendel. Amino-acids in nutrition and growth. Abtlerhdden: Zeitschr. f. phvsiol. Chem., Ixxvii, p. 27, 1912.

P J Moughan, S M Rutherfurd, C A Montoya, L A Dave. Food-derived bioactive peptides–a new paradigm. Nutr Res Rev. 2014 Jun;27(1):16-20.

P J Moughan, S M Rutherfurd. Gut luminal endogenous protein: implications for the determination of ileal amino acid digestibility in humans. Br J Nutr. 2012 Aug;108 Suppl 2:S258-63.

P Sengupta. The Laboratory Rat: Relating Its Age With Human’s. Int J Prev Med. 2013 Jun;4(6):624-30.

V R Young, P L Pellett. Plant proteins in relation to human protein and amino acid nutrition. Am J Clin Nutr. 1994 May;59(5 Suppl):1203S-1212S.

J McDougall. Plant foods have a complete amino acid composition. Circulation. 2002 Jun 25;105(25):e197; author reply e197.

P B Ramarao, H W Norton, B C Johnson. THE AMINO ACIDS COMPOSITION AND NUTRITIVE VALUE OF PROTEINS. V. AMINO ACID REQUIREMENTS AS A PATTERN FOR PROTEIN EVALUATION. J Nutr. 1964 Jan;82:88-92.

H N Munro. CHAPTER 34 – Free Amino Acid Pools and Their Role in Regulation. Mammalian Protein Metabolism. 1970. 299–386.

N Rizzo, K Jaceldo-Siegl, J Sabate, G E Fraser. Nutrient Profiles of Vegetarian and Nonvegetarian Dietary Patterns. Journal of Academy of Nutrition and Dietetics. 2013 Dec;113(12):1610–1619.

 

Nella foto in alto carne di Renna, sotto l’Animale…vivo (Rangifer tarandus)

Original post Preoccupati per le proteine? Nessun problema, se non siete cuccioli di ratto.

 

La Coca Cola si sta “bevendo” il mondo


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Coca Cola ha chiesto all’università Bocconi (sicuramente dietro finanziamento) di instituire uno studio utile a determinare il valore sociale e culturale della multinazionale, in special modo in ambito locale e/o nazionale. Ha convocato i giornalisti e trasmesso una conferenza stampa, dal sapore di spot pubblicitario alquanto informativo, comunicando all’opinione pubblica che senza la Coca Cola in Italia non ci sarebbero circa 60.000 lavoratori, che senza il loro stabilimento in Basilicata la regione perderebbe l’1% di produzione, e che avere sul territorio lucano una corporation di tale portata costituisce una risorsa inesauribile.
Ora a parte i numeri dichiarati assolutamente incongruenti, rispetto al capitale a disposizione, non mi pare che Coca Cola comunichi periodicamente i dipendenti licenziati con o senza giusta causa, non denuncia la sua posizione in materia ambientale, non pubblica o almeno non ammette i danni che le sue bibite provocano alla salute di adulti ma soprattutto bambini, non cita neanche lontanamente il suo contributo sociale che determinerebbe a livello culturale una reale e concreta crescita costruttiva. Non lo dice perchè non esiste una sola azienda commerciale che si interessi di qualcosa o qualcuno al di là dei suoi profitti. Non lo dice perchè preferisce fare campagne promozionali su vasta scala coinvolgendo psicologicamente nuovi probabili acquirenti e fidelizzando gli stessi. Non lo dice perchè il suo scopo principale è quello di mistificare i danni collaterali prediligendo loschi ed opportunisti affari capitalisti. 60.000 lavoratori su 60 milioni di popolazione italiana sono nulla a confronto.

Un po’ di informazioni:

Coca Cola chiude 3 stabilimenti in India, prosciugata tutta l’acqua!

Tre gli stabilimenti della Coca Cola che in India hanno sospeso le operazioni di imbottigliamento della bibita, compreso uno in una zona del nord dove i contadini stanno da tempo protestando per l’uso indiscriminato che la multinazionale fa delle riserve d’acqua.

C’è anche lo stabilimento di Kaladera nel Rajasthan tra quelli in cui la Coca Cola ha sospeso l’imbottigliamento della bibita oggetto di una intensissima campagna di marketing in tutta l’India. In totale risultano tre gli impianti dove sono state sospese le attività (gli altri due sono nel nordest, a Meghalaya, e nel sud, nell’Andra Pradesh; nel 2005 Cica Cola aveva già chiuso uno stabilimento nel Kerala); ufficialmente la Hindustan Coca-Cola Beverages, azienda della Coca Cola con sede ad Atlanta negli Usa, ha spiegato che si tratta di una riorganizzazione ai fini della domanda del mercato, ma in tutto il paese si pensa che invece abbiano avuto un grande peso le proteste che da una decina d’anni i contadini portano avanti accusando la multinazionale di utilizzare in maniera indiscriminata le riserve d’acqua privandone cittadinanza e agricoltura. Il portavoce della Coca Cola, Kamlesh Sharma, ha dichiarato che in due impianti l’acqua non è un problema, eppure l’Andra Pradesh sta affrontando una significativa crisi idrica.

In questi anni le proteste di cittadini e agricoltori si sono indirizzate non solo alla Coca Cola ma anche alla rivale Pepsi, che ha sede a Purchase negli Stati Uniti.

La situazione idrica in India è preoccupante, come spiegano dall’India Resource Center. Le falde acquifere si stanno prosciugando più velocemente rispetto a quanto avviene in altre nazioni. Alcuni studi hanno stimato che nel 2030 il sud dell’Asia potrà contare su metà dell’acqua che sarebbe necessaria e non ci sono all’orizzonte pianificazioni o programmi per affrontare la situazione.

L’India Resource Center si sta adoperando per sensibilizzare la popolazione e i media sulla situazione ed entra nel merito della situazione attuale.

“Le comunità che vivono nei pressi degli stabilimenti della Coca Cola affrontano una grave scarsità d’acqua e ciò è conseguenza diretta dell’estrazione massiccia di acqua che la multinazionale effettua dalle riserve sotterranee” spiegano dal Centro. «Gli studi, compresi quelli delCentral Ground Water Board in India, hanno confermato l’importante sfruttamento. Quando l’acqua viene estratta dalle falde scavando in profondità, l’acqua stessa puzza e ha un sapore strano. La Coca Cola sta scaricando senza controllo le acque di scarico delle lavorazioni nei campi intorno agli stabilimenti inquinando i suoli e le falde stesse. Le autorità hanno segnalato i siti inquinati avvisando la popolazione che quell’acqua non è adatta al consumo umano. In due comunità, PlachimadaMehdiganj, la Coca-Cola sta distribuendo i propri rifiuti solidi agli agricoltura definendoli “fertilizzanti”. Test condotti dalla BBC hanno trovato cadmio e piombo nei rifiuti e la multinazione ne ha fermato la distribuzione solo di fronte ad un ordine del governo. Altri testcondotti da diverse agenzie, oltre al governo indiano, hanno confermato che i prodotti della Coca Cola contengono un elevato livello di pesticidi .

Dal sito ufficiale della Coca Cola:

“Con i suoi quasi 900 stabilimenti d’imbottigliamento in molte aree del mondo,Coca-Cola ha una visione globale e unica sul problema, che le dà la possibilità di comprendere quale impatto l’acqua, o la sua carenza, possano determinare sulla natura, sulle comunità e sulle proprie attività. Ecco perché siamo impegnati non solo a partecipare al dibattito, ma anche a far parte della soluzione. Prendiamo sul serio il nostro intento di farci partner collaborativi e difensori responsabili di questa preziosa risorsa comune.
Perché? Innanzitutto, l’acqua è l’ingrediente principale delle bevande che produciamo. È essenziale per il nostro processo produttivo e necessaria per coltivare i prodotti agricoli da cui dipendiamo. Non siamo un’impresa esportatrice: realizziamo e distribuiamo i nostri prodotti a livello locale.
Ecco perché quando diciamo che la salute dei nostri affari è la diretta conseguenza della salute delle comunità che serviamo, è letteralmente così.
Da questa prospettiva, ci rendiamo conto della grande opportunità e responsabilità che abbiamo verso la tutela dell’acqua del Pianeta. La nostra strategia globale di difesa dell’acqua, che si attua a livello locale grazie alla collaborazione con partner preziosi, viene attuata con determinazione verso questo obiettivo.
Il traguardo che ci siamo prefissi per il 2020 consiste nel “restituire” al suo ciclo la stessa quantità di acqua utilizzata nei nostri prodotti e nel processo produttivo. A tal fine, siamo lavorando per migliorare l’efficienza idrica e il trattamento delle acque di scarico dei nostri processi produttivi reintegrare l’acquarestituendola alle comunità locali e alla natura attraverso il sostegno alla corretta gestione dei bacini idrografici e ai programmi per la salvaguardia delle risorse idriche.
C’è ancora molto da fare, soprattutto nella filiera delle materie prime agricole, ma siamo sulla buona strada.
Il sistema diventa via via più efficiente grazie alla riduzione del volume di acqua impiegata per litro di prodotto, anche a fronte di un aumento della produzione. L’efficienza idrica dell’intero sistema ha evidenziato miglioramenti per 11 anni consecutivi. Abbiamo raggiunto l’obiettivo iniziale di riduzione del 20% dal 2004 al 2012per il 2020 il traguardo da tagliare è un ulteriore 25%rispetto al 2010. Al momento siamo vicini all’8%, quindi sulla buona strada verso gli obiettivi di fine decennio.
Gli impianti d’imbottigliamento di Coca-Cola in tutto il mondo riciclano le acque di scarico, trattandole secondo gli standard più severi e restituendole alla natura con un grado di purezza tale da consentire lo sviluppo di forme di vita acquatiche. Il nostro impegno riguarda tutti gli stabilimenti, anche in assenza di requisiti o pratiche di settore locali che lo richiedano.
Abbiamo stimato che il nostro sistema globale sta reintegrando e bilanciando circa il 68% dell’acqua usata per la produzione delle bevande finite. L’obiettivo è raggiungere entro il 2020 il perfetto equilibrio tra acqua prelevata e immessa. Questo successo è il frutto della partecipazione a numerosi progetti locali di conservazione dell’acqua, che spaziano dal miglioramento dell’accesso, insieme ad adeguati sistemi igienico-sanitari, alla protezione dei bacini idrici. Tutto questo significa avvicinare le fonti d’acqua a un numero crescente di case, comprese quelle delle ragazzine di 12 anni di cui parlavamo prima.
Dal 2005 abbiamo partecipato a oltre 500 progetti comunitari legati all’acqua, con la collaborazione di comunità locali e governi, in oltre 100 Paesi e con partner come WWF, USAIDThe Nature Conservancy, Water for People, UN-HABITAT e il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (UNDP). Di norma, questi progetti prevedono almeno uno dei seguenti quattro obiettivi: 1) favorire l’accesso ad acqua e sistemi igienico-sanitari; 2) salvaguardare i bacini idrici; 3) fornire acqua per scopi produttivi e/o 4) educare o sensibilizzare il pubblico sulle questioni legate all’acqua, compresa la partecipazione alle politiche in materia. A oggi, si stima che le nostre iniziative per agevolare l’accesso all’acqua e a sistemi igienico-sanitari adeguatiabbiano aiutato oltre 1 milione e 900mila persone.
Nel 2013 abbiamo rinnovato fino al 2020 la partnership con il WWF per i progetti  di conservazione a lungo termine. Lavoreremo sui progressi compiuti per ottenere un impatto ancor più significativo, contribuendo ad affrontare i rischi che incombono sulle risorse naturali e pesano sulle acque dolci. In questa nuova fase, l’obiettivo è garantire sistemi idrici sani e resilienti in undici regioni chiave di cinque continenti. Abbiamo inoltre lanciato i Principi Guida per un’Agricoltura Sostenibile,che contengono criteri specifici in materia di risorse idriche per raggiungere l’obiettivo di approvvigionarci dei nostri ingredienti essenziali in maniera al 100% sostenibile di qui al 2020.
Poche settimane fa, The Coca-Cola Africa Foundation ha annunciato di voler prolungare la Replenish Africa Initiative (RAIN) fino al 2020, con lo scopo di sostenere programmi di accesso sicuro all’acqua e a sistemi igienico-sanitari per altri 4 milioni di africani. Questo ampliamento dell’iniziativa si innesta sull’impegno iniziale assunto dalla TCCAF con il programma RAIN per portare acqua sicura a 2 milioni di persone in tutto il continente entro il 2015. 
Abbiamo recentemente pubblicato il nuovo Rapporto sulla Sostenibilità 2013-2014, che fornisce ulteriori dettagli su programmi, progressi e priorità in difesa dell’acqua. Ci auguriamo che, nel leggere il rapporto, proverete il nostro stesso orgoglio per il grande lavoro svolto da Coca-Cola.”

Greg Koch è Director of Global Water Stewardship presso The Coca-Cola Company.

http://www.coca-colaitalia.it/storie/ridurre-impatto-consumo-acqua

 

ALCUNI DATI:

La Coca Cola e’ una Multinazionale statunitense nata nel 1891. Ottavo gruppo alimentare del mondo, ha filiali in più di trenta paesi.
Fattura circa 20 miliardi di euro (nel 2001) e – insieme a Coca Cola Enterprises -, impiega 29.500 persone (dato 1999).
– Il 9/12/1999, a Manila, 600 lavoratori della società di imbottigliamento Otis Coca-Cola sono stati licenziati in tronco, senza preavviso (comunicato stampa IUF 28/01/2000).
– In Belize (America Centrale), contribuisce alla distruzione della foresta tropicale.
– Collabora intensamente per la vendita di Nestea e Nescafé con la Nestlé, la quale non rispetta il codice OMS (Organizzazione mondiale della sanità) e Unicef il latte in polvere.
– Uno studio di Codacons, un’associazione di consumatori italiana, ha dimostrato che alcuni prodotti “dietetici”, come le bevande Coca Cola Light, contengono aspartame. Questa sostanza, se assunta in grandi quantità, può causare danni al cervello, particolarmente gravi nei bambini.
Ancor più forti gli effetti sul feto, se è la madre a consumare frequentemente questi prodotti. (Fonte: rivista Agra & Trade, n. 16, 26/04/1998)
– In Guatemala non rispetta i diritti sindacali dei lavoratori.
– Negli impianti di imbottigliamento in India fa uso di lavoro minorile.
– Nel giugno 1999, sono state ritirate dal mercato belga tutte le bevande prodotte da Coca Cola, in seguito a numerosi casi di intossicazione e il ricovero in ospedale di più di 90 persone in una sola settimana. Le bevande erano contaminate con un fungicida, rimasto nelle lattine come residuo delle lavorazioni precedenti. (Fonte: Il Sole 24 Ore, 15/06/1999)
– Si rifiuta di prendere in considerazione la proposta di introdurre il vuoto a rendere delle bottiglie, promuovendo la vendita di contenitori in alluminio e plastica. Tale comportamento contribuisce alla produzione di migliaia di tonnellate di rifiuti e stimola il consumo di alluminio che ha un effetto devastante nei luoghi di estrazione.
– Nel maggio del 1998 il Corriere della Sera pubblica la foto di Shehazadi, una bambina pakistana ritratta mentre accucciata sul pavimento di casa cuce un pallone che porta contemporaneamente tre marchi: Coca Cola, Fifa e Mondiali 98 di Francia. Palloni analoghi, pagati a Shehazadi poche centinaia di lire, vengono venduti in Europa per almeno 50.000 lire.
– La Coca Cola è inoltre considerata una delle 10 peggiori imprese statunitensi perché ingozza i ragazzi di zucchero e acqua piena di additivi chimici.
– Oggi gli adolescenti bevono due volte di più bevande commerciali che latte, mentre 20 anni fa era il contrario.
– La Coca Cola Bevande Italia S.p.a. controlla il 55% del mercato italiano delle bevande analcoliche e l’85% di quello delle cole.
Nel 1999 è stata condannata a pagare una multa di oltre 30 miliardi dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato per aver violato la legislazione sulla concorrenza; in particolare per aver realizzato un sistema di sconti discriminatori e fidelizzanti, attraverso una classificazione dei grossisti selettiva e non trasparente.
(Fonte: listeservedi corp-focus@essential.org; Homepage di Saras:
http://www.gisnet.it/saras/boicottare.htm; Nuova Guida al Consumo Critico, ed. EMI, 2000; Corriere della Sera, 11/05/98)

Tratto da http://digilander.libero.it/ginanni/documenti/consumo.htm

La nuova frontiera del veganismo…?


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Veganismo, ultima frontiera! Questi sono i viaggi del “Popolo delle Libertà” (alias Forza Italia). La sua missione è quella di esplorare strani nuovi elettori, alla ricerca di nuove forme di ipocrisia e falsità, per arrivare là…dove nessun opportunista è mai giunto prima. Dopo Berlusconi che abbraccia un Agnello cotonato…la politica italiana a favore dell’animalismo è arrivata alla frutta! Anche perchè qualcuno mi spieghi come mai Assocarni non ha rilasciato nessuna dichiarazione in merito, quanti soldi sono stati “donati” agli allevatori per permettere questa squallida propaganda, e per finire (non per meno importanza) che fine faranno i 5 Agnelli “salvati”? Quale sarà il loro avvenire? E quanti consensi riceveranno gli schieramenti coinvolti senza neanche capire nulla di antispecismo?

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5 Agnelli vivranno…forse! Ma tutti gli altri? Meglio 5 che niente? Ok! Ma poi? Dove sono tutte le altre buone proposte per liberare milioni di Animali ingabbiati dall’industria alimentare? Etica zero da un istituzione specista che non tutela i deboli ma solo i poteri forti. E tutto questo tramite ipocrite speculazioni. La Michela Vittoria Brambilla può anche rappresentare una svolta…ma deve svolgere un duro lavoro per farsì che i suoi colleghi si liberino dalle vesti carniste.

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Ho visto cose che voi vegani non potreste immaginarvi!

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