La grande siccità


Graffito_pericolo_scie_chimiche

Ormai i meteorologi si sbizzarriscono per dare i nomi ai vari anticicloni: giuda, caronte, minosse ecc.ecc. Sono denominazioni che tradiscono la vera natura, non facendo intuire invece ben altre realtà. Manca l’acqua…è vero! Da molto tempo e in più parti! Ed ogni anno è sempre la stessa storia: inquinamento, effetto serra, riscaldamento globale…in tutte le salse con diverse spiegazioni scientifiche. E tutti ad abboccare verità presunte più o meno concrete. Nessuno che si prenda la briga di leggere un po’ di documenti e rendersi conto che nella storia di questo pianeta sono esistite altre epoche di grande siccità e glaciazioni, il tutto in una controversa era di caldo e freddo. Certamente nell’ultimo secolo gli accadimenti alquanto rapidi sono aumentati, ma non si può rifiutare un evento del tutto naturale. Del resto la scienza non è una certezza assodata, piuttosto una teoria applicata. Ma per restare in ambito di grande aridità, perchè non enunciare quello che stranamente viene estromesso da media e scienziati? Ovvero la carenza d’acqua negli allevamenti. Si comunica sempre a gran voce di fare meno docce, di usare mezzi alternativi all’auto, di spegnere i condizionatori…ma mai di mangiare meno carne e latticini: i veri responsabili di tanto saccheggio d’acqua. In Italia sono sotto assedio le province dove l’acqua è indispensabile per coltivare granturco e foraggio utile a nutrire oltre 650 mila Bovini che producono latte per i principali formaggi italiani (come il parmigiano reggiano), e 1,5 milioni di Maiali che forniscono le cosce per prosciutti di Parma e di Modena oltre a tante altre specialità culinarie. Ma gli stabilimenti di macellazione e trasformazione? Che fine hanno fatto nell’immaginario collettivo? Perché i mattatoi no? Eppure l’allevamento da carne non è un fenomeno facile da nascondere: “ogni anno in Italia vengono allevati oltre 10 milioni di Suini, oltre l’80% sono concentrati tra Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte e Veneto.” (fonte Corriere.it 2015)

“Ma l’uccisione e la lavorazione degli Animali non impiega acqua? Dietro il velo scuro dei mattatoi c’è però di più! Un sottile, carsico senso di vergogna porta a occultare accuratamente la violenza e il sangue che scorre e che oceani d’acqua cercano di lavare. Ossequiosi al potere auto-attribuito sugli altri Animali, gli Umani mantengono saldi i propri privilegi coprendo meschinamente la verità. Basta non guardarla, basta far finta che non esista l’oscenità sporca della morte.
Manca l’acqua, il sangue però non è mai stato così abbondante.”

Costanza Troini da La grande aridità di Veganzetta.org

 

E’ possibile dunque che questa penuria di precipitazioni sia causata da qualcos’altro magari strettamente correlato all’opera Umana?

La teoria delle scie chimiche (in inglese chemtrails conspiracy theory) è molto dibattuta, e non solo tra i complottisti.

“Secondo la teoria, l’operazione farebbe parte di un complotto globale portato avanti da autori ignoti e per motivi sconosciuti. A tal riguardo sono state avanzate ipotesi diverse, la più comune delle quali è quella secondo cui si tratterebbe di una delle tecniche usate per l’alterazione e il controllo del clima terrestre.”

Scia_chimica04.jpg

Cabin_nose_section_of_747-8I_prototype

Quello che è certo che non bisogna mai smettere di credere ad altre verità, altre certezze, ad altre situazioni causate da un sistema di potere altamente schierato verso bramose logiche di predominio e quindi profitto. Non bisogna più stupirsi se accadono eventi alquanto strani e controversi, soprattutto se questi vengono presto taciuti e spesso ridicolizzati. La stessa teoria dell’esistenza degli alieni (o anche dei crop circle) altro non è che una banale scusa per creare altri arsenali utili alla distruzione di ipotetici nemici. Non si spiegherebbe perchè queste “presenze” sono sempre e solo identificate come delle minacce, rispetto invece a possibili forze pacifiche. L’essere Umano da sempre è in continua lotta con gli altri (e quindi con se stesso), forse motivato da un suo bisogno primordiale di conquista incontrollata. Bisogna credere nelle eccezioni e in un evoluzione votata alla collaborazione pacifica, altrimenti non se ne esce da questo progresso tecnologico così tanto psicotico e pieno di contraddizioni.

 

Fonte Veganzetta.org e Wikipedia

Una critica al veganismo multifunzionale


mucca-macchina.jpg

Da Veganzetta.org:

“Il veganismo viene spesso promosso come un’ideologia multifunzionale. Come se l’orrore degli allevamenti non fosse sufficiente ad argomentare in favore della liberazione animale, numerose associazioni animaliste scelgono di ampliare quello che dovrebbe essere un dibattito unicamente etico, portando a sostegno del veganismo preoccupazioni di tipo ecologico o salutistico (anni fa venivano chiamati argomenti indiretti).
Avere una pelle più sana e un sistema immunitario più forte, combattere contro la deforestazione e l’inquinamento degli oceani, vengono elencati tutti come buoni motivi “per passare a veg”. Soprattutto dopo l’uscita del documentario Cowspiracy, che ha tradotto in un linguaggio accessibile al grande pubblico i dati scientifici della FAO sulla relazione tra consumo di prodotti animali e cambiamenti climatici, le motivazioni ambientali del veganismo sono diventate sempre più popolari tra gli attivisti, che frequentemente argomentano come un’alimentazione vegana sia l’unica in grado di salvare il pianeta. Strategie comunicative di tale genere sono da intendersi come speciste. Suggerire di diventare vegani per salvare il pianeta da catastrofi ambientali sottende che l’ecatombe di Animali che si consuma quotidianamente sulle nostre tavole sia un fenomeno di secondaria importanza rispetto all’insostenibilità ambientale del ciclo della carne. Per dirla con Pierre Sigler, promuovere il veganismo con motivazioni ecologiche sarebbe come suggerire di fermare un genocidio “perché produce troppo sangue e questo inquina le acque sotterranee”. Un altro dei problemi principali dell’utilizzare la retorica dell’ecologia antropocentrica a sostegno del veganismo multifunzionale, riguarda il modo in cui gli Animali non Umani vengono rappresentati. Se l’antispecismo vede negli Animali delle vittime che devono essere liberate dal dominio umano, l’ecologia superficiale non guarda all’Animale come a una vittima, ma come a un eco-mostro che mangia e beve troppo, emette centinaia di litri di metano e produce troppe deiezioni. In altre parole, in una comunicazione ambientalista specista, non si considera il fatto che la Mucca sia stata sfruttata, stuprata e ammazzata, ma semplicemente che sia vissuta e che lo abbia fatto in un modo non sostenibile. Il problema che l’ambientalismo antropocentrico si pone, quindi, non è come porre fine al dominio umano sull’Animale, ma come trasformare “l’eco-mostro” in un essere vivente eco-compatibile. Questo è un problema che ha scatenato la creatività perversa di scienziati da ogni parte del mondo – canadesi e statunitensi stanno studiando vaccini contro il metano e mangimi altamente digeribili per rendere sostenibile il ciclo della carne. In India l’Università di Veterinaria dello Stato del Kerala sta allevando le Mucche “amiche del pianeta”: Bovine nane destinate alla produzione di latte, che emettono il 90% di metano in meno di una Mucca normale. In Argentina, invece, l’Istituto Nazionale di Tecnologia Agricola è riuscito a trasformare il metano prodotto dalle Mucche in un’opportunità economica e in una nuova forma di sfruttamento. Inserendo un tubicino all’interno dello stomaco dei ruminanti e collegandolo a un sacchetto fissato sulla loro schiena, i ricercatori sono riusciti a raccogliere il metano prodotto, trasformando le Mucche in una fonte di biocarburante. Secondo gli scienziati argentini, con i suoi gas, una Mucca potrebbe essere in grado di alimentare il motore di un frigorifero. Se dunque il problema ambientale legato al consumo di prodotti animali pare risolvibile al di fuori di una dieta vegana (oltre alle ricerche sopra citate, ci sono anche studi su mangimi in grado di far crescere gli Animali più velocemente, in modo che questi utilizzino meno risorse), il problema etico è invece presente in tutta la sua drammaticità. Il caso delle Mucche indiane dimostra come l’ambientalismo antropocentrico percepisca gli Animali non come soggetti, ma come oggetti da manipolare e trasformare, mentre l’esempio delle Mucche argentine suggerisce la possibilità che un ambientalismo superficiale possa addirittura portare a nuove forme di dominio. Ed è proprio di dominio e di antropocentrismo – e non di salutismo e ambientalismo – che il movimento vegano deve parlare. L’antispecismo mira a decostruire la convinzione che gli Umani godano di uno status morale superiore rispetto agli altri Animali. Come movimento di giustizia sociale, il veganismo etico non può trasformarsi in una crociata senza alcuna ideologia il cui unico scopo sia convertire quante più persone possibili ad una dieta, offrendo ad ogni “infedele” la sua buona ragione (specista) per non mangiare Animali. Come vegani antispecisti, dunque, non stiamo combattendo una crociata, ma prendendo parte a una rivoluzione: una rivoluzione contro un sistema basato sull’oppressione, sullo sfruttamento e sulla mercificazione d’individui.”

Elisa Valenti

Per approfondire:

www.telegraph.co.uk/news/2016/05/05/india-to-fight-climate-change-with-dwarf-cows-that-rarely-break

http://intainforma.inta.gov.ar/?p=19084

 

Original post Una critica al veganismo multifunzionale

 

 

Parlare e discutere di liberazione Animale non solo è precoce, ma azzardato ed assolutamente complesso in un sistema che mercifica le vite. L’approccio salutistico, ambientalista o quant’altro di simile è la mossa più semplice e risolutiva per far capire alle persone quanto sia sbagliato mangiare carne ed affini (sbagliato in termini personali appunto). Anche perchè ciò accade ogni giorno in dibattiti di ogni genere, tra diete varie e strategie commerciali. Ovviamente non è la strada giusta per ottenere una concreta svolta o un radicale cambiamento. Sono necessari decenni, o forse più, di studio e condivisioni. L’attuale empatia non è matura abbastanza per concepire la vita altrui. Il progresso morale non è sufficientemente adeguato, essendo propriamente erede di un passato egoista e prettamente egocentrico. Da qui nasce la considerazione dell’antropocentrismo legato ad ogni pensiero ed azione. Il salutismo vegano non è altro che una direttiva commerciale appositivamente inserita dentro la speculazione, la quale ha poco da condividere con il benessere degli Animali. Lo dimostrano i casi di marketing spregiudicato a cui stiamo assistendo. Nel frattempo mangiando bio e comprando dal contadino otteniamo sicuramente un alternativa ad un mercato spregiudicato e schiacciante, ma questo c’entra ben poco con l’altruismo. Si può essere seguaci di un alimentazione 100% vegetale…e poi praticare di fatto tendenze da serial killer, o seguire un alimentazione con carne e derivati…ed essere attivi in opere solidali e benefiche. Ecco perchè il concetto salutista non sta in piedi, perchè impone a se stessi un considerazione prettamente personale ed egoista, e cioè: lo faccio per me stesso in primis, e poi di riflesso sugli altri. Ma non è così scontato, magari fosse ovvio…gli Animali da reddito vivrebbero già liberi e sani per conto loro. E poi lo stesso concetto salutista lo praticano i difensori delle proteine nobili…quindi serve a ben poco nutrirsi con consapevolezza se poi i risultati sono controversi. Abbattere un sistema capitalista che sperpera ed uccide non è cosa da poco, e certamente non tramite spot veganizzati. Basta osservare ciò che sta accadendo in tv o sui media: dibattiti squallidi e vergognosi. Ognuno difende le proprie parti ed ognuno si impone con astuzia e caparbietà…non è questa la strada giusta. Molti dicono che ogni iniziativa è utile al cambiamento, tutto fa brodo come già menzionato, ma i risultati purtroppo non sono per niente soddisfacenti. Sono aumentati i vegani e i vegetariani…ma gli Animali? Come se la passano? E’ come se si cercasse di combattere l’inquinamento con le auto a batterie, senza considerare che le stesse inquinano egualmente perchè costituite da materiali altrettanto dannosi e tossici. E’ un girare intorno senza risvolti considerevoli ed utili ad una giusta ed equa introspezione. Sostanzialmente nessuno conosce il giusto metodo e nessuno può meglio approcciarsi al cambiamento, è piuttosto una questione di equilibrio e compromesso, questo perchè si rischia di scendere in oscuri ed ipocriti radicalismi che produrrebbero un nulla di fatto. Il salutismo ed ogni pratica cosiddetta funzionale al veganismo si avvicina alla massa proprio perchè intacca il bisogno personale ed individualista di un soggetto. E’ utile ma altrettanto rischioso per gli eventuali risvolti negativi, purtroppo consequenziali perchè appartenenti ad un sistema mercificante che non risparmia nessuno…neppure i vegani.

Chi si ostina a difendere la tesi salutista-ambientalista o che dir si voglia ma, pur ammirando la caparbietà che denota attenzione e sensibilità, distoglie il fulcro della discussione in corso ovvero l’accentramento della presa di coscienza verso obiettivi personali che sono alla base dell’antropocentrismo, e cioè tutto ciò che è contrario alla liberazione Animale. Stessa cosa dicasi per altre discipline come l’ecologia, l’etologia, la biologia, la genetica, la zoologia ecc. ovvero tutte sperimentazioni teoriche pratiche eseguite dall’essere Umano a scopo esclusivamente personale e non propriamente a difesa dell’Animale. Studiare gli Animali e l’ambiente non significa tutelarli e proteggerli…spesso e volentieri tutto l’opposto. Per esempio l’olandese Nikolaas Tinbergen, nobel 1973 per la medicina, propose una sua interpretazione di una malattia psichiatrica che colpisce i bambini, l’autismo, partendo dallo studio del comportamento conflittuale di Uccelli e Pesci. Quindi? Perseguire una teoria antropocentrica tramite pratiche individualiste. Poi se vogliamo parlare di ricette, moda, tendenze e quant’altro inerente all’essere vegani allora dobbiamo trasferirci in un altro luogo che non sia questo. Niente di personale, ma qui non si tratta di fare una gara tra chi è più vegano o meno. Qui si tratta di prendere posizione e distanze su chi o cosa sta snaturando il concetto principale del veganismo che non è sicuramente quello di Greenpeace, nè Ciwf, nè Wwf…solo per fare alcuni nomi. Qui non si tratta di fare una battaglia contro chi segue degli ideali sicuramente particolari, quali sono quelli della tutela ambientale, qui si tratta di fare chiarezza ed affermare quali e cosa siano determinate convinzioni o scelte e a cosa portano. Solo per fare un esempio: in Germania le guardie forestali periodicamente uccidono i Cervi per mantenere costante il loro numero e salvaguardare le foreste, la Norvegia che tanto si dichiara ambientalista ha appena autorizzato la mattanza dei Lupi per salvaguardare le Pecore, in Danimarca la Giraffa Marius di appena 18 mesi e di sana costituzione fu abbattuta nello zoo di Copenaghen perché considerata in sovrannumero, episodio precedente al Leone di appena un anno sezionato in pubblico a scopo scientifico perchè nello zoo c’erano già troppi felini, i Conigli selvatici nei parchi di Stoccolma se troppi vengono fucilati, congelati e poi mandati fuori regione ad una centrale di biogas. E questo avviene in tutto il mondo su vasta scala, spiegando perfettamente come la tesi ambientalista-scientifica-salutista o simile viaggi di pari passo con tutto ciò che non è a favore degli Animali. All’apparenza potrebbe sembrare valida, ma di fatto non porta benefici concreti, almeno per gli Animali. Per capirci, quando la maggior parte delle persone viene a conoscenza che sei vegano-vegetariano…ti chiedono: “E allora cosa mangi?” Non ti domandano perchè lo sei, cioè il concetto e che è alla base della scelta etica, no…si interessano di bisogni personali, ovvero di necessità private e quindi lontane dall’empatia altrui, ovvero il motivo principale che dovrebbe istituire il veganismo come ideologia pacifista collettiva. Questo non avviene perchè si pongono al primo posto i propri bisogni, e con ciò non si ottiene di fatto un cambiamento nelle abitudini e soprattutto nelle consapevolezze, ovvero gli Animali continuano a soffrire e a morire nonostante nei supermercati, nei ristoranti e nelle strade si parli e si mangi vegano. In questo articolo si vuole puntualizzare come il veganismo stia prendendo un altra strada e di come, purtroppo, si stia snaturando il concetto fondamentale che era alla base iniziale: creare empatia, e non egoismo.
La psicosi consumista odierna è in realtà una giustificazione alle proprie malefatte perseguendo interessi personali: i cacciatori che dicono di amare la natura utilizzando lo sport come mezzo di distruzione, i vivisettori che squartano cavie da laboratorio per ricercare una propria scoperta illuminante, gli etologi che studiano il comportamento Animale per rifletterlo su se stessi…ecc.ecc.ecc.

A proposito di veganismo e ambientalismo “di massa”, ovvero due aspetti diversi di concepire la consapevolezza ma costituiti entrambi da un identica matrice fuorviante.

Questa è la proposta di Greenpeace:
“DOBBIAMO IMPARARE A CONSUMARE MENO E MEGLIO. COMPRA IN MODO RESPONSABILE! Ti piacerebbe mangiare pesce senza renderti complice dell’impoverimento del mare? Molte specie ittiche (come tonno, pesce spada e merluzzo) comunemente consumate in Italia, sono pescate con metodi distruttivi che danneggiano e svuotano il mare. La buona notizia è che le alternative esistono: basta conoscerle. SCOPRI LA NOSTRA GUIDA! Con le TUE SCELTE, ogni volta che fai la spesa, puoi contribuire a cambiare il mercato del pesce e premiare chi pesca in modo sostenibile: ad esempio i pescatori artigianali, che usano attrezzi con un basso impatto sull’ambiente. Inoltre, controlla che i rivenditori inseriscano in etichetta le informazioni previste dalle nuove leggi europee: provenienza, stagionalità, taglia minima e metodi di pesca.”

Fonte http://fishfinder.greenpeace.it/

Veramente molto discutibile!

 

(per leggere altri commenti cliccare sul link originale dell’articolo)

Deforestazione: come evitarla?


Albero.jpg

“Nel 2050, quando saremo nove miliardi di persone, sarà possibile un mondo in cui ci si alimenta a “deforestazione zero”? Alcuni ricercatori del Global Institute of Social Ecology di Vienna hanno condotto uno studio, pubblicato da Nature Communications, in cui hanno valutato 500 differenti scenari alimentari, considerando anche i progressi tecnologici, le modifiche ai sistemi agricoli e i cambiamenti dei modelli di consumo. Il 60% degli scenari, che si basano su strategie differenti, si è rivelato compatibile. Il cambiamento più influente risulta essere quello delle diete, prima ancora della rendita delle coltivazioni e dell’espansione dei terreni coltivabili.

Come riferisce Food Navigator, una dieta senza carne renderebbe praticabili 450 dei 500 scenari considerati. Un forte consumo di carne, invece, riduce a 75 gli scenari in grado di sfamare tutti senza ulteriore deforestazione, pagando però altri prezzi ambientali. Infatti, se le diete attualmente prevalenti nel mondo occidentale fossero adottate globalmente, questo richiederebbe un massiccio aumento del rendimento delle terre coltivate e una forte espansione dell’agricoltura su terreni attualmente adibiti a pascolo. Lo scenario mediano, cioè quello che considera il mantenimento della situazione alimentare attuale, renderebbe compatibili con l’obiettivo della “deforestazione zero” i due terzi delle opzioni considerate.

In sintesi, se nel 2050 l’intera la popolazione mondiale diventasse vegana, tutti i 500 scenari sarebbero fattibili, per di più riducendo l’attuale rendimento ed espansione dei terreni coltivati, rispetto al 2000. In una prospettiva di dieta vegetariana, risulterebbe fattibile il 94% degli scenari. Se venissero mantenute le diete attuali o tutti adottassero una dieta occidentale, nel 2050 sarà necessario il 52% in più di terreni agricoli.”

 

Original post Nove miliardi nel 2050: sfamare tutti evitando la deforestazione, è possibile? Valutati 500 scenari alimentari

(Foto tratta liberamente dal web)

Carnismo


“Cos’è il carnismo, termine coniato da Melanie Joy e di cui si parla nel libro “Perché amiamo i cani, mangiamo i maiali, indossiamo le mucche?” edito da Sonda.
Scoprilo guardando questo breve video e approfondisci leggendo il libro sopracitato o visitando il sito www.carnism.org”

 

Fonte Rita Ciatti

Planet Earth


This is the video future generations will be wishing everyone watched today:

“È viva, è la nostra casa e sta soffrendo: stiamo parlando della Terra, protagonista indiscussa di un video prodotto dall’organizzazione no-profit statunitense Mercy for Animals, che racconta con immagini potenti e incisive come l’agricoltura animale stia piano piano uccidendo il nostro straordinario Pianeta, tra deforestazione, emissioni e inquinamento. Planet Earth, che dura 4 minuti ed è accompagnato dalla tag-line “Questo è il video che le generazioni future vorrebbero che tutti guardassero oggi”, è stato pubblicato due mesi fa ma è diventato virale solo di recente, dopo essere stato postato sul profilo Twitter di Leonardo Di Caprio. L’attore americano, da anni impegnato a favore dell’ambiente, era già stato tra i produttori di Cowspiracy, il documentario del 2014 sull’impatto degli allevamenti e dell’industria animale.

Il video di Mercy for Animals inizia con immagini che mostrano la meravigliosa e maestosa vitalità del Pianeta Terra, oltre che la sua ricchezza in termini di biodiversità, risorse naturali e paesaggi mozzafiato. Ma l’idillio dura poco: d’un tratto, i colori si fanno più cupi e prendono a susseguirsi scene di ghiacci che si sciolgono, di alberi abbattuti e di rigogliose foreste che lasciano spazio a lande desolate e ad allevamenti industriali. Ed è così, di fotogramma in fotogramma, che si arriva al cuore del video, che è una vera e propria denuncia, espressa senza giri di parole: l’agricoltura animale e il consumo di carne sono la prima causa della distruzione dell’ambiente, dello spreco delle risorse idriche e dell’estinzione di diverse specie. E stanno letteralmente uccidendo il nostro Pianeta. Tuttavia, Planet Earth non vuole essere soltanto un atto di accusa: il messaggio finale è pieno di speranza, è un’esortazione a cambiare, finché si è in tempo.

“È la nostra madre. Ce n’è una sola. Sta morendo ma può essere salvata”, ci dice infatti il video, ricordandoci che abbiamo una scelta, che abbiamo la libertà di decidere cosa portare sulle nostra tavole, prima che sia davvero troppo tardi.”

 

Original post Il video sulla Terra che le generazioni future vorrebbero che tutti noi guardassimo oggi