Canapa free


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Dal settore agricolo alla bioedizia, dal tessile all’alimentare, fino all’uso terapeutico…la canapa si impone come pianta del futuro, tramite realtà imprenditoriali abili e responsabili nel creare nuovi posti di lavoro, nuove opportunità di benessere, nuovi orizzonti di scambi culturali…ovviamente in un ottica di produzione e vendita non speculativa. Ma non è facile, e non è sicuro che ciò avvenga concretamente e in breve tempo. In passato la canapa è stata bistrattata, screditata e poi esclusa da un consumo etico e responsabile. Le grandi aziende corporative hanno impiantato una massiccia campagna denigratoria, trasformando un bene comune in una minaccia per la salute ed il commercio. Proprio perchè l’avvento delle plastiche e della chimica farmaceutica dovevano rappresentare il nuovo secolo consumista, la nuova rivoluzione industriale a cui i grandi capitalisti si stavano aggrappando viscidamente per dare sfogo alle loro bramosità di fama e potere. La disinformazione è stata enorme, con condanne pregiudiziali che hanno favorito preconcetti errati e fuorvianti.
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La canapa utile (Cannabis sativa) è una specie del genere cannabis ed è coltivabile soprattutto per uso tessile, ma anche edile, o per la produzione di carta, e addirittura per la farmacognosia. In essa sono presenti alcune sostanze stupefacenti in percentuali variabili a seconda della varietà. Prima dell’avvento del proibizionismo essa era molto diffusa nel mondo come importante ed essenziale materia prima, essendo una delle piante più produttive in massa delle zone temperate del pianeta. Ma nonostante la sua origine “calda” può sopportare i climi più diversi e pertanto facilmente coltivabile nelle più svariate zone terrestri, con opportuni accorgimenti e metodologie appropriate.
Oggi la legalità della cannabis varia da paese a paese, negli Stati Uniti per esempio è stata vietata nel 1937 con l’emanazione del “Marijuana Tax Act” a firma del presidente Franklin Delano Roosevelt. Fraintesa dunque come anticamera di un processo dipendente da sostanze stupefacenti la canapa è stata per decenni censurata e ghettizzata a sostanza illegale, senza che fosse permessa una produzione lecita e pertanto ricca di vantaggi. Apparentemente sempre più persone sembrano risvegliarsi da questo torpore esistenziale e, con enormi difficoltà di apprendimento e condivisione, stentano a creare una piena consapevolezza sui benefici estesi di questa ottima risorsa naturale. Le conoscenze, gli studi e gli sviluppi di questa antica e preziosa pianta potrebbero apportare numerosi benefici per tutta la collettività…se solo i poteri forti dell’industria e della finanza potessero crollare a poco a poco dentro una cupa nube di autodistruzione.
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Il cibo, gli oggetti, gli usi e le attitudini di questa società capitalista (definita erroneamente moderna) sono strettamente correlati allo sfruttamento Animale. Gli additivi d’origine Animale sono abbondantemente presente in ogni fase della produzione alimentare, negli alimenti più impensabili. Lana e seta ed ogni pellame costituiscono la moda rappresentativa di uno status sociale senza eguali nella storia, e le ripercussioni sono inimmaginabili. Basti pensare ad alcune zone industriali della Cina dove esistono veri e propri lager di detenzione in cui Cani, Volpi ed ogni genere di sventurata creatura viene uccisa selvaggiamente per ricavarne tessuto o pelle d’ornamento. E che dire del traffico d’avorio (recentemente solo in parte vietato) generatore nei decenni passati di vere e proprie spedizioni di morte, con l’uccisione di migliaia di Elefanti e Rinoceronti. Lo sfruttamento Animale ha generato in un solo secolo un miriade di vittime Animali che non eguali nella storia di questo pianeta. C’è chi afferma ipocritamente che l’essere Umano si sia sempre nutrito di loro, si sia sempre coperto di loro, abbia sempre utilizzato le loro qualità naturali per i più svariati metodi di cura e terapia. Ma quello che spesso non viene analizzato è la metodologia feroce ed indiscriminata che è stata perpetrata in così breve tempo. Le seguenti specie viventi sono in via d’estinzione: Elefanti, Tigri, Oranghi, Lupi, Balenottere azzurre, Zebre, Tapiri, Cercopitechi, Furetti piedi neri, Gibboni, Licaoni, Fagiani, Giraffe, Babbuini, Bisonti, Delfini, Ghepardi, Mandrilli, Leoni, Panda, Pipistrelli, Squali, Aquile delle Filippine, Condor della California, Pinguini, Cormorani, Albatri, Tartarughe, Coccodrilli, Storioni, Aragoste, Gamberi…ecc.ecc.ecc. in una lunga lista che si aggiorna in tempi brevissimi. E questo non per cause naturali, non per calamità o epidemie, non per qualche ragionevole dubbio che potrebbe far pensare ad una modificazione del ciclo vitale di questi esseri viventi. No! L’unica ragione è lo sterminio in atto generato volontariamente dall’essere Umano a causa dei suoi ipocriti scopi, e anche indirettamente per alcune manovre estreme che hanno generato uno stravolgimento precoce negli habitat naturali di queste creature. In sostanza è sempre colpa dell’Umano. Ormai è diventata una macabra certezza, quasi una prassi scontata e a tratti psicotica. Basti pensare alla produzione da olio di palma, la cui deforestazione ha messo in pericolo di vita migliaia di Oranghi. Basti pensare alla mattanza che avviene puntualmente ogni anno a danno di Delfini e Balene. Basti pensare alla pesca indiscriminata che sta svuotando mari ed oceani. Basti pensare ad ogni Animale d’allevamento che viene concepito, nutrito ed ucciso solo per il breve tempo necessario a “maturare” la carne.
Una Mucca in libertà potrebbe vivere per ben 20/25 anni, senza costrizioni di sorta, senza per forza di cose essere ingravidata artificialmente per generare un Vitello…che neanche potrà coccolare tra i sui istinti materni. Senza essere sfruttata per 4 o 5 anni tramite l’utilizzo di vere e proprie pompe idrauliche, per essere spedita poi (ormai esausta) al macello. Gli esempi rappresentativi di tale scempio sono infiniti, e degni di ogni infausta automazione. Non è difficile immaginare come tale genocidio sia il risultato macabro di moderne tecniche di macellazione che sono state concepite solo per il gusto bramoso di ottenere profitto. L’epoca della mercificazione è una triste realtà, ed ogni consumatore che si rispetti è complice e colpevole in tutte le variabili possibili.
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Per sopperire a questo genocidio esiste un mondo parallelo in cui alcune persone responsabili stanno cercando di agire al meglio per preservare le specie viventi ed ogni ambiente circostante. Esistono figure professionali sempre più indirizzate alla preservazione della vita terrestre, in ogni sua forma. Esistono nuovi approcci al consumo che risparmiano, tutelano e conservano le risorse naturali. Esistono metodologie all’avanguardia nell’etica e nella consapevolezza che aiutano sempre più persone a guardare verso un futuro più libero e pacifico. Ma nonostante tutto questo non è facile e non è detto che sia plausibile una rivoluzione nei tempi e nei modi soddisfacenti. Non è certo che si applichi una rinascita culturale e sociale. Nessuna possiede la soluzione in tasca, ma certamente restare a guardare senza poter fare nulla di concreto è purtroppo una colpa anch’essa. Bisogna rivalutare ogni abitudine quotidiana per far sì che le prossime generazioni possano almeno in parte godere di un autentico stravolgimento dei propri bisogni.
Foto di Nir Vana e Roger Olmos , altre da Wikipedia

Una critica al veganismo multifunzionale


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Da Veganzetta.org:

“Il veganismo viene spesso promosso come un’ideologia multifunzionale. Come se l’orrore degli allevamenti non fosse sufficiente ad argomentare in favore della liberazione animale, numerose associazioni animaliste scelgono di ampliare quello che dovrebbe essere un dibattito unicamente etico, portando a sostegno del veganismo preoccupazioni di tipo ecologico o salutistico (anni fa venivano chiamati argomenti indiretti).
Avere una pelle più sana e un sistema immunitario più forte, combattere contro la deforestazione e l’inquinamento degli oceani, vengono elencati tutti come buoni motivi “per passare a veg”. Soprattutto dopo l’uscita del documentario Cowspiracy, che ha tradotto in un linguaggio accessibile al grande pubblico i dati scientifici della FAO sulla relazione tra consumo di prodotti animali e cambiamenti climatici, le motivazioni ambientali del veganismo sono diventate sempre più popolari tra gli attivisti, che frequentemente argomentano come un’alimentazione vegana sia l’unica in grado di salvare il pianeta. Strategie comunicative di tale genere sono da intendersi come speciste. Suggerire di diventare vegani per salvare il pianeta da catastrofi ambientali sottende che l’ecatombe di Animali che si consuma quotidianamente sulle nostre tavole sia un fenomeno di secondaria importanza rispetto all’insostenibilità ambientale del ciclo della carne. Per dirla con Pierre Sigler, promuovere il veganismo con motivazioni ecologiche sarebbe come suggerire di fermare un genocidio “perché produce troppo sangue e questo inquina le acque sotterranee”. Un altro dei problemi principali dell’utilizzare la retorica dell’ecologia antropocentrica a sostegno del veganismo multifunzionale, riguarda il modo in cui gli Animali non Umani vengono rappresentati. Se l’antispecismo vede negli Animali delle vittime che devono essere liberate dal dominio umano, l’ecologia superficiale non guarda all’Animale come a una vittima, ma come a un eco-mostro che mangia e beve troppo, emette centinaia di litri di metano e produce troppe deiezioni. In altre parole, in una comunicazione ambientalista specista, non si considera il fatto che la Mucca sia stata sfruttata, stuprata e ammazzata, ma semplicemente che sia vissuta e che lo abbia fatto in un modo non sostenibile. Il problema che l’ambientalismo antropocentrico si pone, quindi, non è come porre fine al dominio umano sull’Animale, ma come trasformare “l’eco-mostro” in un essere vivente eco-compatibile. Questo è un problema che ha scatenato la creatività perversa di scienziati da ogni parte del mondo – canadesi e statunitensi stanno studiando vaccini contro il metano e mangimi altamente digeribili per rendere sostenibile il ciclo della carne. In India l’Università di Veterinaria dello Stato del Kerala sta allevando le Mucche “amiche del pianeta”: Bovine nane destinate alla produzione di latte, che emettono il 90% di metano in meno di una Mucca normale. In Argentina, invece, l’Istituto Nazionale di Tecnologia Agricola è riuscito a trasformare il metano prodotto dalle Mucche in un’opportunità economica e in una nuova forma di sfruttamento. Inserendo un tubicino all’interno dello stomaco dei ruminanti e collegandolo a un sacchetto fissato sulla loro schiena, i ricercatori sono riusciti a raccogliere il metano prodotto, trasformando le Mucche in una fonte di biocarburante. Secondo gli scienziati argentini, con i suoi gas, una Mucca potrebbe essere in grado di alimentare il motore di un frigorifero. Se dunque il problema ambientale legato al consumo di prodotti animali pare risolvibile al di fuori di una dieta vegana (oltre alle ricerche sopra citate, ci sono anche studi su mangimi in grado di far crescere gli Animali più velocemente, in modo che questi utilizzino meno risorse), il problema etico è invece presente in tutta la sua drammaticità. Il caso delle Mucche indiane dimostra come l’ambientalismo antropocentrico percepisca gli Animali non come soggetti, ma come oggetti da manipolare e trasformare, mentre l’esempio delle Mucche argentine suggerisce la possibilità che un ambientalismo superficiale possa addirittura portare a nuove forme di dominio. Ed è proprio di dominio e di antropocentrismo – e non di salutismo e ambientalismo – che il movimento vegano deve parlare. L’antispecismo mira a decostruire la convinzione che gli Umani godano di uno status morale superiore rispetto agli altri Animali. Come movimento di giustizia sociale, il veganismo etico non può trasformarsi in una crociata senza alcuna ideologia il cui unico scopo sia convertire quante più persone possibili ad una dieta, offrendo ad ogni “infedele” la sua buona ragione (specista) per non mangiare Animali. Come vegani antispecisti, dunque, non stiamo combattendo una crociata, ma prendendo parte a una rivoluzione: una rivoluzione contro un sistema basato sull’oppressione, sullo sfruttamento e sulla mercificazione d’individui.”

Elisa Valenti

Per approfondire:

www.telegraph.co.uk/news/2016/05/05/india-to-fight-climate-change-with-dwarf-cows-that-rarely-break

http://intainforma.inta.gov.ar/?p=19084

 

Original post Una critica al veganismo multifunzionale

 

 

Parlare e discutere di liberazione Animale non solo è precoce, ma azzardato ed assolutamente complesso in un sistema che mercifica le vite. L’approccio salutistico, ambientalista o quant’altro di simile è la mossa più semplice e risolutiva per far capire alle persone quanto sia sbagliato mangiare carne ed affini (sbagliato in termini personali appunto). Anche perchè ciò accade ogni giorno in dibattiti di ogni genere, tra diete varie e strategie commerciali. Ovviamente non è la strada giusta per ottenere una concreta svolta o un radicale cambiamento. Sono necessari decenni, o forse più, di studio e condivisioni. L’attuale empatia non è matura abbastanza per concepire la vita altrui. Il progresso morale non è sufficientemente adeguato, essendo propriamente erede di un passato egoista e prettamente egocentrico. Da qui nasce la considerazione dell’antropocentrismo legato ad ogni pensiero ed azione. Il salutismo vegano non è altro che una direttiva commerciale appositivamente inserita dentro la speculazione, la quale ha poco da condividere con il benessere degli Animali. Lo dimostrano i casi di marketing spregiudicato a cui stiamo assistendo. Nel frattempo mangiando bio e comprando dal contadino otteniamo sicuramente un alternativa ad un mercato spregiudicato e schiacciante, ma questo c’entra ben poco con l’altruismo. Si può essere seguaci di un alimentazione 100% vegetale…e poi praticare di fatto tendenze da serial killer, o seguire un alimentazione con carne e derivati…ed essere attivi in opere solidali e benefiche. Ecco perchè il concetto salutista non sta in piedi, perchè impone a se stessi un considerazione prettamente personale ed egoista, e cioè: lo faccio per me stesso in primis, e poi di riflesso sugli altri. Ma non è così scontato, magari fosse ovvio…gli Animali da reddito vivrebbero già liberi e sani per conto loro. E poi lo stesso concetto salutista lo praticano i difensori delle proteine nobili…quindi serve a ben poco nutrirsi con consapevolezza se poi i risultati sono controversi. Abbattere un sistema capitalista che sperpera ed uccide non è cosa da poco, e certamente non tramite spot veganizzati. Basta osservare ciò che sta accadendo in tv o sui media: dibattiti squallidi e vergognosi. Ognuno difende le proprie parti ed ognuno si impone con astuzia e caparbietà…non è questa la strada giusta. Molti dicono che ogni iniziativa è utile al cambiamento, tutto fa brodo come già menzionato, ma i risultati purtroppo non sono per niente soddisfacenti. Sono aumentati i vegani e i vegetariani…ma gli Animali? Come se la passano? E’ come se si cercasse di combattere l’inquinamento con le auto a batterie, senza considerare che le stesse inquinano egualmente perchè costituite da materiali altrettanto dannosi e tossici. E’ un girare intorno senza risvolti considerevoli ed utili ad una giusta ed equa introspezione. Sostanzialmente nessuno conosce il giusto metodo e nessuno può meglio approcciarsi al cambiamento, è piuttosto una questione di equilibrio e compromesso, questo perchè si rischia di scendere in oscuri ed ipocriti radicalismi che produrrebbero un nulla di fatto. Il salutismo ed ogni pratica cosiddetta funzionale al veganismo si avvicina alla massa proprio perchè intacca il bisogno personale ed individualista di un soggetto. E’ utile ma altrettanto rischioso per gli eventuali risvolti negativi, purtroppo consequenziali perchè appartenenti ad un sistema mercificante che non risparmia nessuno…neppure i vegani.

Chi si ostina a difendere la tesi salutista-ambientalista o che dir si voglia ma, pur ammirando la caparbietà che denota attenzione e sensibilità, distoglie il fulcro della discussione in corso ovvero l’accentramento della presa di coscienza verso obiettivi personali che sono alla base dell’antropocentrismo, e cioè tutto ciò che è contrario alla liberazione Animale. Stessa cosa dicasi per altre discipline come l’ecologia, l’etologia, la biologia, la genetica, la zoologia ecc. ovvero tutte sperimentazioni teoriche pratiche eseguite dall’essere Umano a scopo esclusivamente personale e non propriamente a difesa dell’Animale. Studiare gli Animali e l’ambiente non significa tutelarli e proteggerli…spesso e volentieri tutto l’opposto. Per esempio l’olandese Nikolaas Tinbergen, nobel 1973 per la medicina, propose una sua interpretazione di una malattia psichiatrica che colpisce i bambini, l’autismo, partendo dallo studio del comportamento conflittuale di Uccelli e Pesci. Quindi? Perseguire una teoria antropocentrica tramite pratiche individualiste. Poi se vogliamo parlare di ricette, moda, tendenze e quant’altro inerente all’essere vegani allora dobbiamo trasferirci in un altro luogo che non sia questo. Niente di personale, ma qui non si tratta di fare una gara tra chi è più vegano o meno. Qui si tratta di prendere posizione e distanze su chi o cosa sta snaturando il concetto principale del veganismo che non è sicuramente quello di Greenpeace, nè Ciwf, nè Wwf…solo per fare alcuni nomi. Qui non si tratta di fare una battaglia contro chi segue degli ideali sicuramente particolari, quali sono quelli della tutela ambientale, qui si tratta di fare chiarezza ed affermare quali e cosa siano determinate convinzioni o scelte e a cosa portano. Solo per fare un esempio: in Germania le guardie forestali periodicamente uccidono i Cervi per mantenere costante il loro numero e salvaguardare le foreste, la Norvegia che tanto si dichiara ambientalista ha appena autorizzato la mattanza dei Lupi per salvaguardare le Pecore, in Danimarca la Giraffa Marius di appena 18 mesi e di sana costituzione fu abbattuta nello zoo di Copenaghen perché considerata in sovrannumero, episodio precedente al Leone di appena un anno sezionato in pubblico a scopo scientifico perchè nello zoo c’erano già troppi felini, i Conigli selvatici nei parchi di Stoccolma se troppi vengono fucilati, congelati e poi mandati fuori regione ad una centrale di biogas. E questo avviene in tutto il mondo su vasta scala, spiegando perfettamente come la tesi ambientalista-scientifica-salutista o simile viaggi di pari passo con tutto ciò che non è a favore degli Animali. All’apparenza potrebbe sembrare valida, ma di fatto non porta benefici concreti, almeno per gli Animali. Per capirci, quando la maggior parte delle persone viene a conoscenza che sei vegano-vegetariano…ti chiedono: “E allora cosa mangi?” Non ti domandano perchè lo sei, cioè il concetto e che è alla base della scelta etica, no…si interessano di bisogni personali, ovvero di necessità private e quindi lontane dall’empatia altrui, ovvero il motivo principale che dovrebbe istituire il veganismo come ideologia pacifista collettiva. Questo non avviene perchè si pongono al primo posto i propri bisogni, e con ciò non si ottiene di fatto un cambiamento nelle abitudini e soprattutto nelle consapevolezze, ovvero gli Animali continuano a soffrire e a morire nonostante nei supermercati, nei ristoranti e nelle strade si parli e si mangi vegano. In questo articolo si vuole puntualizzare come il veganismo stia prendendo un altra strada e di come, purtroppo, si stia snaturando il concetto fondamentale che era alla base iniziale: creare empatia, e non egoismo.
La psicosi consumista odierna è in realtà una giustificazione alle proprie malefatte perseguendo interessi personali: i cacciatori che dicono di amare la natura utilizzando lo sport come mezzo di distruzione, i vivisettori che squartano cavie da laboratorio per ricercare una propria scoperta illuminante, gli etologi che studiano il comportamento Animale per rifletterlo su se stessi…ecc.ecc.ecc.

A proposito di veganismo e ambientalismo “di massa”, ovvero due aspetti diversi di concepire la consapevolezza ma costituiti entrambi da un identica matrice fuorviante.

Questa è la proposta di Greenpeace:
“DOBBIAMO IMPARARE A CONSUMARE MENO E MEGLIO. COMPRA IN MODO RESPONSABILE! Ti piacerebbe mangiare pesce senza renderti complice dell’impoverimento del mare? Molte specie ittiche (come tonno, pesce spada e merluzzo) comunemente consumate in Italia, sono pescate con metodi distruttivi che danneggiano e svuotano il mare. La buona notizia è che le alternative esistono: basta conoscerle. SCOPRI LA NOSTRA GUIDA! Con le TUE SCELTE, ogni volta che fai la spesa, puoi contribuire a cambiare il mercato del pesce e premiare chi pesca in modo sostenibile: ad esempio i pescatori artigianali, che usano attrezzi con un basso impatto sull’ambiente. Inoltre, controlla che i rivenditori inseriscano in etichetta le informazioni previste dalle nuove leggi europee: provenienza, stagionalità, taglia minima e metodi di pesca.”

Fonte http://fishfinder.greenpeace.it/

Veramente molto discutibile!

 

(per leggere altri commenti cliccare sul link originale dell’articolo)

Le origini e le virtù del cacao


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Con questo articolo si inizia un percorso alla ricerca di alimenti buoni e sani, ricchi di nutrienti naturali e indispensabili per una buona salute.  Innanzitutto è giusto prediligere prodotti alimentari provenienti da colture biologiche e locali, meglio se non appartenenti a grossi brand corporativi. Questo per ridurre al minimo le contaminazioni da agenti esterni (ogm, pesticidi ecc.), utilizzati molto spesso per aumentare le rese (e quindi i fatturati tipici di un capitalismo moderno), per impedire la deforestazione (purtroppo usuale), e soprattutto per agevolare le piccole realtà produttive. Scegliere alimenti privi di queste logiche opportuniste è la chiave di successo per combattere la speculazione mondiale ad opera di grandi aziende che non hanno nessuna tutela verso il benessere dei consumatori, figuriamoci dei propri lavoratori. Spesso utilizzano specifiche ed astute strategie di marketing per agevolare i loro loschi profitti. A volte però per poter attingere determinate materie prime è necessario scendere a dei compromessi, a volte rischiosi e difficili da accettare. Molti di questi ingredienti infatti (come il cacao) provengono da particolari paesi che sono idonei alla loro coltivazione proprio grazie al clima e alla morfologia del terreno. La maggior parte di queste produzioni sono in mano a grandi industriali che cedono la manodopera a piccole cooperative locali, spesso a conduzione familiare, proprio per garantire costi bassi e grandi ricavi. Lo sfruttamento è praticamente dietro l’angolo, anche se gli stessi investitori garantiscono nei loro statuti massimo rispetto della legge. Nella realtà molte volte non è così…ecco perchè è sempre opportuno indagare e punire i criminali, troppe volte autorizzati da silenzio ed opportunismo.

Questa particolare divulgazione si aggiunge a “Alimentazione e salute” già presente su questo blog, ampliandola ed integrandola. Gli spunti di lettura e riflessione potranno essere prelevati da altre fonti opportunamente citate a fondo testo.

 

Origine della pianta:

“L’albero del cacao (Theobroma cacao) cresce nelle zone umide e calde della fascia equatoriale, compresa tra le latitudini 10°N e 10°S dall’equatore. La sua provenienza non è stata identificata con esattezza, ma si sa che le origini di quest’albero vanno ricercate nelle regioni tropicali del Venezuela, dell’Honduras e del Messico. Alcuni ritengono che l’albero provenga originariamente dalla foresta pluviale del Brasile, altri dal Messico, ma le prove scientifiche tendono ad indicare la valle del fiume Ulúa come la vera culla del cacao e del cioccolato. Oggi però il cacao viene coltivato con cura e passione in piantagioni presenti in tutto il mondo (ma sempre all’interno della fascia equatoriale): in Africa, in Asia e in America Latina. Oggi, l’Africa è il maggior fornitore di cacao: qui viene coltivato il 75% della produzione mondiale. Per le piccole fattorie presenti nelle decine di migliaia di villaggi africani, la coltivazione del cacao rappresenta un’importante fonte di reddito. 

Bacche di cacaoalbero del cacao

 

Coltivazione:

L’ambiente perfetto per l’albero del cacao si trova al caldo delle foreste equatoriali. I giovani alberi di cacao crescono solo a temperature tropicali sotto l’ombra protettiva di altre piante ad alto fusto, come ad esempio banani o palme. I raggi del sole cocente e i venti impetuosi sono spietati nemici di questo albero così fragile. A partire dal quinto o sesto anno di vita, gli alberi di cacao iniziano a produrre frutti e a svolgere pienamente il proprio ruolo economico all’interno delle numerose piantagioni. Tuttavia, la vita utile dell’albero del cacao è di soli 25 anni, trascorsi i quali è necessario sostituirli con piante più giovani. Dopo sei mesi le cabosse sono giunte a maturazione e, da verdi, hanno assunto una colorazione giallo-arancio. Con grande cautela per non danneggiare i rami, le bacche vengono raccolte dai lavoratori della piantagione, e lasciate maturare per qualche altro giorno dopo la raccolta. La buccia esterna viene incisa con un lungo coltello e con un movimento ben preciso, senza tagliare le fave. Tutto ciò avviene due volte all’anno.

aprire una bacca di cacaofermentazione del cacao

 

Raccolta e distribuzione:

A questo punto, la polpa contenente i preziosi semi di cacao viene rimossa dalla bacca e raccolta in grandi cesti.
Poi, i semi vengono coperti con foglie di banano e lasciati sul terreno o su dei vassoi a fermentare per un periodo che va da cinque a sette giorni, a seconda del tipo. Dopo la fermentazione, vengono sparpagliate sul terreno e lasciate ad essiccare al sole per circa sei giorni. Le fave vengono regolarmente capovolte per fare in modo che trattengano solo una minima parte del loro contenuto di acqua (± 3%). La fase di essiccazione è fondamentale per interrompere la fermentazione, ma anche per ragioni di stoccaggio. Una volta essiccate, i coltivatori di cacao portano il loro prezioso raccolto a un centro di smistamento, in cui le fave vengono classificate. Per ogni agricoltore viene aperto in due un campione di 100 fave, il cui contenuto viene classificato per attribuire al lotto di cui fanno parte un codice di qualità. Quindi le fave vengono pesate e suddivise in sacchi di iuta di 50-60 kg, che successivamente vengono sigillati per garantire la provenienza e la qualità del loro contenuto.

 

Qui di seguito alcune foto che dovrebbero rappresentare il benessere acquisito:

“Il programma ha cambiato il mio reddito e la mia vita. Ora posso fare tanto di più.”

Claude Boni Seka – coltivatore di cacao

“Ha cambiato la mia situazione finanziaria. Il reddito del cacao mi ha aiutato a costruire una casa per la mia famiglia.”

Vincent Anon Beda – coltivatore di cacao

 

Note caratteristiche:

Fin dall’antichità il cacao è stato considerato un prodotto della natura di enorme valore, tanto che i Maya e gli Aztechi lo definirono “il cibo degli dei”, viste le sue peculiarità nutrizionali e i suoi effetti sull’organismo. Da questa pianta, è possibile ricavare
sia una polvere ricca di alcaloidi (per questo classificabile come droga) e carboidrati, che
una frazione lipidica nota come burro di cacao; in base alle tempistiche di fermentazione, il prodotto derivante sarà più o meno ricco di particolarità organolettiche. Se maggiormente fermentato, viene destinato all’uso alimentare, altrimenti ad uso cosmetico. La polvere di cacao contiene naturalmente alcaloidi, come la caffeina e la teobromina (appartenenti al gruppo delle sostanze nervine), aventi entrambi proprietà stimolanti; al contempo
contiene un numero elevato di fitocomposti, come i polifenoli e i tannini, ad elevata proprietà antiossidante, e altre sostanze: proteine, carboidrati, grassi, vitamine
(in particolar modo del gruppo B), minerali come ferro (14,3 mg/100 g), calcio, potassio, fosforo, zinco; anandamide e tetraisochinoline. Proprio grazie a queste sostanze nutritive e al loro ruolo biologico positivo, il cioccolato, in particolar modo quello fondente (quello che contiene la proporzione più elevata di cacao), è considerato un “cibo funzionale”, con caratteristiche toniche, stimolanti e “antidepressive”, dimostrandosi adatto anche agli atleti e ai soggetti astenici. Al cacao sono state attribuite inoltre proprietà lievemente
diuretiche, astringenti, broncodilatatrici, cardiotoniche e vasodilatatrici: un cucchiaino di
cacao al giorno aiuta a mantenere e migliorare la funzionalità arteriosa. Da non dimenticare che il cacao e i suoi derivati sono sconsigliati in caso di ernia iatale e possono essere responsabili di reazioni allergiche e di cefalee o emicranie, ragion per cui se ne consiglia un
consumo moderato.”

 

 

Fonte www.scienzavegetariana.it – info@scienzavegetariana.it – Callebaut, coltivazione del cacao

Deforestazione: come evitarla?


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“Nel 2050, quando saremo nove miliardi di persone, sarà possibile un mondo in cui ci si alimenta a “deforestazione zero”? Alcuni ricercatori del Global Institute of Social Ecology di Vienna hanno condotto uno studio, pubblicato da Nature Communications, in cui hanno valutato 500 differenti scenari alimentari, considerando anche i progressi tecnologici, le modifiche ai sistemi agricoli e i cambiamenti dei modelli di consumo. Il 60% degli scenari, che si basano su strategie differenti, si è rivelato compatibile. Il cambiamento più influente risulta essere quello delle diete, prima ancora della rendita delle coltivazioni e dell’espansione dei terreni coltivabili.

Come riferisce Food Navigator, una dieta senza carne renderebbe praticabili 450 dei 500 scenari considerati. Un forte consumo di carne, invece, riduce a 75 gli scenari in grado di sfamare tutti senza ulteriore deforestazione, pagando però altri prezzi ambientali. Infatti, se le diete attualmente prevalenti nel mondo occidentale fossero adottate globalmente, questo richiederebbe un massiccio aumento del rendimento delle terre coltivate e una forte espansione dell’agricoltura su terreni attualmente adibiti a pascolo. Lo scenario mediano, cioè quello che considera il mantenimento della situazione alimentare attuale, renderebbe compatibili con l’obiettivo della “deforestazione zero” i due terzi delle opzioni considerate.

In sintesi, se nel 2050 l’intera la popolazione mondiale diventasse vegana, tutti i 500 scenari sarebbero fattibili, per di più riducendo l’attuale rendimento ed espansione dei terreni coltivati, rispetto al 2000. In una prospettiva di dieta vegetariana, risulterebbe fattibile il 94% degli scenari. Se venissero mantenute le diete attuali o tutti adottassero una dieta occidentale, nel 2050 sarà necessario il 52% in più di terreni agricoli.”

 

Original post Nove miliardi nel 2050: sfamare tutti evitando la deforestazione, è possibile? Valutati 500 scenari alimentari

(Foto tratta liberamente dal web)

Carnismo


“Cos’è il carnismo, termine coniato da Melanie Joy e di cui si parla nel libro “Perché amiamo i cani, mangiamo i maiali, indossiamo le mucche?” edito da Sonda.
Scoprilo guardando questo breve video e approfondisci leggendo il libro sopracitato o visitando il sito www.carnism.org”

 

Fonte Rita Ciatti