Belle foto…di brutti maltrattamenti


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Da Agireora.org:

“Lo scorso anno la giornalista, fotografa e autrice Jo-Anne McArthur ha messo a disposizione sul sito We Animals un’ampia collezione di foto di animali scattate in tutto il mondo, che documentano lo sfruttamento e la violenza estrema che sono costretti a subire per mano umana. Non mancano nemmeno belle foto di situazioni positive e commoventi. Si tratta di una risorsa utilissima per la divulgazione: sia per mostrare direttamente le gallerie di foto così come sono, sia per utilizzarle in cartelloni e materiali informativi. Su richiesta sono anche disponibili in alta risoluzione. Come si legge dalla pagine di copyright, le foto sono utilizzabili gratuitamente per iniziative a difesa degli animali, è solo richiesto di citare la fonte, vale a dire autrice e sito We Animals. Le donazioni sono gradite, quando si ha la possibilità di farle, ma non obbligatorie.

Invitiamo a visitare la galleria fotografica di We Animals per trovare foto utili da diffondere in tanti modi.

Qui sotto alcuni esempi di scatti effettuati in allevamenti e macelli: sguardi di animali che stringono il cuore e che non possono lasciare indifferenti.”

 

Vitellino portato via alla madre appena nato, per vivere 6 mesi di disperazione e confinamento e poi venire macellato. Tutto il latte viene prodotto a questo prezzo, in tutti gli allevamenti del mondo, di ogni genere.we-animals-vitellino-portato-via.jpg

 

Un vitellino vivo, ancora per pochi mesi, e accanto uno morto di stenti.

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Maiali confinati in un allevamento senza possibilità di muoversi (Italia, 2015)

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Ancora gabbie di gestazione: il maialino non ha la possibilità di stare a contatto con la madre.

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Gabbie di gestazione: le madri non possono muoversi e accudire i loro piccoli (Italia, 2015)

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La disperazione di un maiale imprigionato per tutta la vita.

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Pollo “da carne” paralizzato per il ritmo innaturale di crescita.

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Galline in condizioni pietose, imprigionate per la produzione di uova: due anni di questo inferno e poi il macello.

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Tacchino in un allevamento, con evidenti ferite.

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Conigli giovani in allevamento, malati e non curati.

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La fine dei conigli dopo mesi di confinamento in piccolissime e affollate gabbie.

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Original post Belle foto di brutti maltrattamenti

 

Nota bene: la prima immagine in testata non è stata diffusa da Jo-Anne McArthur ma prelevata liberamente dal web

 

Canapa free


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Dal settore agricolo alla bioedizia, dal tessile all’alimentare, fino all’uso terapeutico…la canapa si impone come pianta del futuro, tramite realtà imprenditoriali abili e responsabili nel creare nuovi posti di lavoro, nuove opportunità di benessere, nuovi orizzonti di scambi culturali…ovviamente in un ottica di produzione e vendita non speculativa. Ma non è facile, e non è sicuro che ciò avvenga concretamente e in breve tempo. In passato la canapa è stata bistrattata, screditata e poi esclusa da un consumo etico e responsabile. Le grandi aziende corporative hanno impiantato una massiccia campagna denigratoria, trasformando un bene comune in una minaccia per la salute ed il commercio. Proprio perchè l’avvento delle plastiche e della chimica farmaceutica dovevano rappresentare il nuovo secolo consumista, la nuova rivoluzione industriale a cui i grandi capitalisti si stavano aggrappando viscidamente per dare sfogo alle loro bramosità di fama e potere. La disinformazione è stata enorme, con condanne pregiudiziali che hanno favorito preconcetti errati e fuorvianti.
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La canapa utile (Cannabis sativa) è una specie del genere cannabis ed è coltivabile soprattutto per uso tessile, ma anche edile, o per la produzione di carta, e addirittura per la farmacognosia. In essa sono presenti alcune sostanze stupefacenti in percentuali variabili a seconda della varietà. Prima dell’avvento del proibizionismo essa era molto diffusa nel mondo come importante ed essenziale materia prima, essendo una delle piante più produttive in massa delle zone temperate del pianeta. Ma nonostante la sua origine “calda” può sopportare i climi più diversi e pertanto facilmente coltivabile nelle più svariate zone terrestri, con opportuni accorgimenti e metodologie appropriate.
Oggi la legalità della cannabis varia da paese a paese, negli Stati Uniti per esempio è stata vietata nel 1937 con l’emanazione del “Marijuana Tax Act” a firma del presidente Franklin Delano Roosevelt. Fraintesa dunque come anticamera di un processo dipendente da sostanze stupefacenti la canapa è stata per decenni censurata e ghettizzata a sostanza illegale, senza che fosse permessa una produzione lecita e pertanto ricca di vantaggi. Apparentemente sempre più persone sembrano risvegliarsi da questo torpore esistenziale e, con enormi difficoltà di apprendimento e condivisione, stentano a creare una piena consapevolezza sui benefici estesi di questa ottima risorsa naturale. Le conoscenze, gli studi e gli sviluppi di questa antica e preziosa pianta potrebbero apportare numerosi benefici per tutta la collettività…se solo i poteri forti dell’industria e della finanza potessero crollare a poco a poco dentro una cupa nube di autodistruzione.
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Il cibo, gli oggetti, gli usi e le attitudini di questa società capitalista (definita erroneamente moderna) sono strettamente correlati allo sfruttamento Animale. Gli additivi d’origine Animale sono abbondantemente presente in ogni fase della produzione alimentare, negli alimenti più impensabili. Lana e seta ed ogni pellame costituiscono la moda rappresentativa di uno status sociale senza eguali nella storia, e le ripercussioni sono inimmaginabili. Basti pensare ad alcune zone industriali della Cina dove esistono veri e propri lager di detenzione in cui Cani, Volpi ed ogni genere di sventurata creatura viene uccisa selvaggiamente per ricavarne tessuto o pelle d’ornamento. E che dire del traffico d’avorio (recentemente solo in parte vietato) generatore nei decenni passati di vere e proprie spedizioni di morte, con l’uccisione di migliaia di Elefanti e Rinoceronti. Lo sfruttamento Animale ha generato in un solo secolo un miriade di vittime Animali che non eguali nella storia di questo pianeta. C’è chi afferma ipocritamente che l’essere Umano si sia sempre nutrito di loro, si sia sempre coperto di loro, abbia sempre utilizzato le loro qualità naturali per i più svariati metodi di cura e terapia. Ma quello che spesso non viene analizzato è la metodologia feroce ed indiscriminata che è stata perpetrata in così breve tempo. Le seguenti specie viventi sono in via d’estinzione: Elefanti, Tigri, Oranghi, Lupi, Balenottere azzurre, Zebre, Tapiri, Cercopitechi, Furetti piedi neri, Gibboni, Licaoni, Fagiani, Giraffe, Babbuini, Bisonti, Delfini, Ghepardi, Mandrilli, Leoni, Panda, Pipistrelli, Squali, Aquile delle Filippine, Condor della California, Pinguini, Cormorani, Albatri, Tartarughe, Coccodrilli, Storioni, Aragoste, Gamberi…ecc.ecc.ecc. in una lunga lista che si aggiorna in tempi brevissimi. E questo non per cause naturali, non per calamità o epidemie, non per qualche ragionevole dubbio che potrebbe far pensare ad una modificazione del ciclo vitale di questi esseri viventi. No! L’unica ragione è lo sterminio in atto generato volontariamente dall’essere Umano a causa dei suoi ipocriti scopi, e anche indirettamente per alcune manovre estreme che hanno generato uno stravolgimento precoce negli habitat naturali di queste creature. In sostanza è sempre colpa dell’Umano. Ormai è diventata una macabra certezza, quasi una prassi scontata e a tratti psicotica. Basti pensare alla produzione da olio di palma, la cui deforestazione ha messo in pericolo di vita migliaia di Oranghi. Basti pensare alla mattanza che avviene puntualmente ogni anno a danno di Delfini e Balene. Basti pensare alla pesca indiscriminata che sta svuotando mari ed oceani. Basti pensare ad ogni Animale d’allevamento che viene concepito, nutrito ed ucciso solo per il breve tempo necessario a “maturare” la carne.
Una Mucca in libertà potrebbe vivere per ben 20/25 anni, senza costrizioni di sorta, senza per forza di cose essere ingravidata artificialmente per generare un Vitello…che neanche potrà coccolare tra i sui istinti materni. Senza essere sfruttata per 4 o 5 anni tramite l’utilizzo di vere e proprie pompe idrauliche, per essere spedita poi (ormai esausta) al macello. Gli esempi rappresentativi di tale scempio sono infiniti, e degni di ogni infausta automazione. Non è difficile immaginare come tale genocidio sia il risultato macabro di moderne tecniche di macellazione che sono state concepite solo per il gusto bramoso di ottenere profitto. L’epoca della mercificazione è una triste realtà, ed ogni consumatore che si rispetti è complice e colpevole in tutte le variabili possibili.
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Per sopperire a questo genocidio esiste un mondo parallelo in cui alcune persone responsabili stanno cercando di agire al meglio per preservare le specie viventi ed ogni ambiente circostante. Esistono figure professionali sempre più indirizzate alla preservazione della vita terrestre, in ogni sua forma. Esistono nuovi approcci al consumo che risparmiano, tutelano e conservano le risorse naturali. Esistono metodologie all’avanguardia nell’etica e nella consapevolezza che aiutano sempre più persone a guardare verso un futuro più libero e pacifico. Ma nonostante tutto questo non è facile e non è detto che sia plausibile una rivoluzione nei tempi e nei modi soddisfacenti. Non è certo che si applichi una rinascita culturale e sociale. Nessuna possiede la soluzione in tasca, ma certamente restare a guardare senza poter fare nulla di concreto è purtroppo una colpa anch’essa. Bisogna rivalutare ogni abitudine quotidiana per far sì che le prossime generazioni possano almeno in parte godere di un autentico stravolgimento dei propri bisogni.
Foto di Nir Vana e Roger Olmos , altre da Wikipedia

Il mito delle proteine nobili


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12/05/2017

di Marina Berati

“Prendo spunto da un video del dott. Michael Greger, nutrizionista, per riparlare del “mito delle proteine” cui purtroppo ancora moltissime persone credono.

Tanti onnivori (inclusi anche parecchi medici e nutrizionisti) sono convinti che sia necessario mangiare carne, o almeno latticini e uova, per ottenere abbastanza proteine. I vegan sanno che non è così, però purtroppo anche molti di loro credono ancora che sia necessario prestare attenzione a quel che si mangia per “ottenere abbastanza proteine” e che sia necessario “combinare” gli alimenti vegetali per avere proteine della giusta “qualità”.

Queste sono credenze basate su conoscenze errate e vecchie di 40 anni, ottenute da studi sui ratti, che non hanno nulla di scientifico: allontaniamocene ed evitiamo di divulgarle!

E’ praticamente impossibile pianificare una normale dieta 100% vegetale normocalorica che non contenga abbastanza proteine, anche mettendosi d’impegno per farlo: a meno di non riempire la giornata con junk-food (dolci, fritti, grassi vari), che hanno molte calorie ma pochi nutrienti, o di non seguire una dieta da 800 calorie al giorno (che però è carente di tutti i nutrienti, non solo delle proteine), non si può creare una normale dieta con troppo poche proteine, perché le proteine si trovano in tutti i cibi vegetali in buone quantità.

In definitiva: da vegan non dobbiamo assolutamente preoccuparci delle proteine, mai!

Da dove si ricavano le proteine? Ne assumiamo troppe!

Le proteine sono formate da aminoacidi, che possiamo considerare come i “mattoni” per costruire le varie proteine di cui il nostro organismo ha bisogno. Molti aminoacidi possono essere costruiti a partire da altri aminoacidi, tranne alcuni, chiamati “essenziali”, che devono essere ricavati dalle proteine che assumiamo dagli alimenti. Questo vale per noi esseri umani come per altri animali: nessun animale produce da solo gli aminoacidi essenziali.

Tutti gli aminoacidi essenziali hanno origine dalle piante e tutte le proteine vegetali contengono tutti gli aminoacidi essenziali, nessuno escluso. Una dieta 100% vegetale contiene in media IL DOPPIO delle proteine di cui il nostro organismo ha bisogno, quindi l’attenzione da porre è nel non assumerne troppe: assumerne troppo poche è virtualmente impossibile. Le diete onnivore ne contengono ancora di più e quindi sono più pericolose, in quanto alte quantità di proteine sono dannose per la nostra salute.

Il mito della combinazione di legumi e cereali

Questo mito è nato 40 anni fa sulla base del fatto che le proteine vegetali, pur contenendo tutti gli aminoacidi essenziali, sono più scarse di un dato aminoacido: i cereali hanno un contenuto minore di un dato aminoacido, i legumi di un altro. Questo ha portato a pensare che fosse necessario combinare nei pasti legumi e cereali.

Ma da decenni ormai si sa che non è così. Il nostro organismo mantiene un deposito di singoli aminoacidi, che vengono combinati tra loro a seconda delle necessità: non serve dunque combinare nulla nei pasti, lo fa direttamente il nostro organismo. Non ha importanza che quando mangiamo la pasta un dato aminoacido sia presente in minor quantità o quando mangiamo i ceci ci sia un altro aminoacido meno rappresentato: tutte le proteine vengono scisse nei vari aminoacidi, che vanno a finire in questo deposito, da dove viene prelevato quel che serve, quando serve.

Il mito delle proteine nobili

Questo mito sulla “qualità” delle proteine di origine animale, che sarebbe migliore di quella delle proteine vegetali, nasce in parte dalla falsa credenza di dover combinare tra loro i vari cibi vegetali e in parte dal fatto che i primi studi sulle proteine sono stati fatti sui cuccioli di ratto, che di certo sono molto diversi dagli esseri umani. Ennesima dimostrazione del danno dei test su animali: in particolare questi studi stanno causando gravi danni alla salute umana da decenni, perché hanno alimentato la credenza che si debbano assumere molte proteine, e soprattutto da fonti animali. Chiaramente poi l’industria zootecnica ci ha messo del suo per alimentare tale credenza e farci rimanere nell’ignoranza…

Cos’hanno concluso questi studi? Che i cuccioli di ratto crescono di meno se nutriti con vegetali. Ma i cuccioli di ratto non crescono bene nemmeno se nutriti con latte materno umano. Questo dovrebbe portarci a concludere che i bambini non vanno allattati al seno? Il latte materno nei ratti ha 10 volte tante proteine rispetto al latte materno umano, perché i cuccioli di ratto crescono 10 volte più velocemente dei lattanti umani.

Ebbene, sulla base di studi simili è stata costruita tutta la nostra “conoscenza” sulle proteine. O dovremmo dire tutta la nostra ignoranza?

Non esistono dunque proteine nobili, non esiste il problema della complementazione delle proteine né quello di non assumerne abbastanza. Esiste solo il grave problema dell’esagerata assunzione di proteine. Come vegan ne siamo parzialmente protetti, ma fino a un certo punto: quando ci facciamo prendere dalla“fissazione” delle proteine – e molti purtroppo lo fanno – ci facciamo del male da soli.”

Fonte: NutritionFacts.org, The Protein-Combining Myth, 25 aprile 2016.

References:

T A Davis, H V Nguyen, R Garcia-Bravo, M L Fiorotto, E M Jackson, D S Lewis, D R Lee, R J Reeds. Amino acid composition of human milk is not unique. J Nutr. 1994 Jul;124(7):1126-32.

T B Osborne, L B Mendel. Amino-acids in nutrition and growth. Abtlerhdden: Zeitschr. f. phvsiol. Chem., Ixxvii, p. 27, 1912.

P J Moughan, S M Rutherfurd, C A Montoya, L A Dave. Food-derived bioactive peptides–a new paradigm. Nutr Res Rev. 2014 Jun;27(1):16-20.

P J Moughan, S M Rutherfurd. Gut luminal endogenous protein: implications for the determination of ileal amino acid digestibility in humans. Br J Nutr. 2012 Aug;108 Suppl 2:S258-63.

P Sengupta. The Laboratory Rat: Relating Its Age With Human’s. Int J Prev Med. 2013 Jun;4(6):624-30.

V R Young, P L Pellett. Plant proteins in relation to human protein and amino acid nutrition. Am J Clin Nutr. 1994 May;59(5 Suppl):1203S-1212S.

J McDougall. Plant foods have a complete amino acid composition. Circulation. 2002 Jun 25;105(25):e197; author reply e197.

P B Ramarao, H W Norton, B C Johnson. THE AMINO ACIDS COMPOSITION AND NUTRITIVE VALUE OF PROTEINS. V. AMINO ACID REQUIREMENTS AS A PATTERN FOR PROTEIN EVALUATION. J Nutr. 1964 Jan;82:88-92.

H N Munro. CHAPTER 34 – Free Amino Acid Pools and Their Role in Regulation. Mammalian Protein Metabolism. 1970. 299–386.

N Rizzo, K Jaceldo-Siegl, J Sabate, G E Fraser. Nutrient Profiles of Vegetarian and Nonvegetarian Dietary Patterns. Journal of Academy of Nutrition and Dietetics. 2013 Dec;113(12):1610–1619.

 

Nella foto in alto carne di Renna, sotto l’Animale…vivo (Rangifer tarandus)

Original post Preoccupati per le proteine? Nessun problema, se non siete cuccioli di ratto.

 

Una critica al veganismo….commerciale


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I termini vegan-vegano-veg-veggie ecc.ecc. ormai sono entrati a far parte della speculazione commerciale…e, come era facilmente ipotizzabile, questo non è assolutamente un buon segno. La colpa è dei vegani stessi che stanno avvantaggiando una promozione capitalista che non ha nessuna etica a riguardo, in particolar modo verso gli Animali. Per cui essere vegano oggi sta assumendo connotati alquanto ambigui, e molti dei significati originali si stanno perdendo nel limbo del capitalismo. Era prevedibile? Può darsi, ma in ogni caso è doveroso prendere le distanze ed attuare fin da subito delle efficaci contromisure, almeno distanziandosi da facili opportunismi. Di contro l’antispecismo è una concezione alquanto recente e giovane, quindi in continua evoluzione proprio perchè lontana da conflittualità perverse ed ipocrite…questo, almeno, ancora no. L’errore più grande, peggio se si conferma ogni volta, é credere che il veganismo ed ogni parametro consequenziale siano proprietà privata da gestire a piacimento. Abbiamo delle pesanti responsabilità ed agire in ogni modo, pur di scalfire le coscienze, puó creare più danni che benefici. L’etichetta é stata emessa, siamo stati marchiati e inglobati nel sistema, non prevedendo tutte le possibile variabili…molte delle quali hanno sollecitato lo sterminio Animale. Denunciare determinati atteggiamenti e prese di posizione crea fastidio principalmente ai sinceri sostenitori dei diritti civili. Questo perché le idee e le filosofie antispeciste non sono una proprietà autoritaria di chi le professa, ma frutto di una condivisione pacifica in continua crescita ed evoluzione. Chi si sente vincitore prima ancora di aver lottato duramente dimostra tutta la sua debolezza. Probabilmente i vegani (non tutti per fortuna) credono indiscutibilmente che la liberazione Animale sia una priorità personale da perseguire con ego e fanatismo. La condivisione e la collaborazione restano le uniche armi veramente pacifiche da implementare con forza e coerenza. Gridare al genocidio ormai non basta più. Ogni rivoluzione negli usi e nei costumi avviene sempre e comunque intaccando lo stato sociale, soprattutto se questo incide sui propri bisogni personali. Mangiare carne è oggi un abitudine radicata che stenta a scomparire proprio perchè circondata da tutta una serie di conflitti d’interesse e di profitto. Religione e capitalismo come non mai vanno a braccetto in questo delirio commerciale. L’antispecismo di contro è un concetto giovane da consolidarsi tramite solide ramificazioni nella società civile. Non è certamente un movimento, come invece sta ingarbugliandosi il veganismo grazie anche alle numerose schiere di appassionati coinvolti dalle più svariate convinzioni…molte delle quali strettamente personali e non tipiche della lotta animalista.

Credo che sia d’obbligo implementare una profonda autocritica e soprattutto biasimare altri che, abbassando la guardia, credono in progressi nati senza le opportune revisioni o conversioni. Una rivoluzione concreta ed efficiente viene studiata ed costruita nel tempo ed apportando numerose modifiche. Ultimamente la parola “vegano” è diventata sinonimo di business e diffusione mediatica. Non credo assolutamente in questi sviluppi che passano sempre e comunque dalla psicosi consumista. Non vedo miglioramenti (almeno in Italia) anzi, nonostante numerose campagne promozionali, non mi sembra che si parli tanto di Animali imprigionati…almeno non da chi detiene il potere reale di cambiamento. Qualcuno addirittura ha gridato al miracolo vedendo Berlusconi con in mano un biberon che allattava un Agnello lattante cotonato! Che dire? Buon per lui (l’Agnello) ma oltre alla vergognosa immagine (un imprenditore alquanto dubbioso in materia etica) cosa si è ottenuto? Per non parlare poi delle critiche violente rivolte a taluni personaggi (vedi Giulia Innocenzi o Leonardo Caffo) che apparentemente desiderano (pur passando attraverso interessi ambigui) creare una piccola breccia nell’ignoranza. Gli stessi accusatori sono stati (dopo) i primi spettatori della terza serata su rai2! Quanta ipocrisia! Quanto esibizionismo scaturito erroneamente da un concetto prettamente pacifista e rivolto agli altri. Su facebook ed altrove continuo a leggere ripetute offese verso “l’onnivoro” di turno senza instaurare un semplice dialogo costruttivo. Qual’è il senso di tutta questa avversità? Siamo nati già eletti? Siamo i detentori della purezza? Forse nessuno si rende conto della falsità di molte azioni, troppe e spesso, enfatizzate senza capire nulla delle conseguenze o peggio conclusioni. La maggior parte non ammette neanche lontanamente il proprio egocentrismo patologico così tanto contrario alla causa. Troppo pochi i sinceri e i coerenti, almeno nelle intenzioni. Un autocritica è doverosa, a partire da tutti!

 

 

Commenti prelevati dal profilo facebook di Roberto Contestabile

La febbre del salutismo…vegano


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Da laverabestia.org:

“Ma perché, sempre più persone, sostengono che cercare di convincere il prossimo a diventare vegan per motivi di salute sia un atteggiamento controproducente? Sono forse impazziti? Più vegan ci sono e meglio è! Verrebbe da dire. E non importa il metodo, perché ciò che conta è il risultato. No, la follia non c’entra!
E neppure l’arroganza di voler dettare il giusto percorso che ogni vegan dovrebbe intraprendere. No, queste persone non vogliono avere ragione a tutti i costi, non vogliono mettersi sul pulpito per dettare le regole. Il fatto è un altro.

 
Il fatto è che l’argomentazione salutista è un’argomentazione fondamentalmente specista.
Se siamo vegan significa che il nostro obbiettivo è la liberazione animale, Giusto?
Se siamo diventati vegan è perché desideriamo un mondo senza più allevamenti, senza più circhi, senza più vivisezione, senza più cani alla catena, senza più gabbie dove mettere animali, per qualsiasi motivo. Se siamo vegan è perché desideriamo un mondo senza più animali che vengono usati per le nostre esigenze, per i nostri bisogni, per il nostro divertimento.
Per ottenere questo risultato, l’unica possibilità concreta che abbiamo, è quella di cambiare la mentalità comune (che possiamo anche chiamare società, o coscienza collettiva). Questa trasformazione è un processo lungo e difficile, ma il passaggio che dovrebbe avvenire è anche molto chiaro. Dalla situazione odierna, in cui l’essere umano è considerato il centro dell’universo, dove l’essere umano è considerato superiore e detentore di potere assoluto su tutti gli altri animali, dovremmo passare ad una posizione di parità, una posizione in cui tutti gli altri animali vengano considerati esattamente come noi. Terrestri, popolazioni di terrestri, persone non umane da rispettare esattamente come chi è umano. Appare ovvio che, senza questo passaggio, ci sarà sempre qualcuno che userà, sfrutterà e ucciderà animali. Non è solo una questione di dieta, ma una questione legata alla superiorità e al diritto di dominare chi è considerato inferiore. Se noi diciamo che si dovrebbe smettere di mangiare carne e prodotti animali perché fa male alla salute, non stiamo favorendo questo passaggio, anzi, tutto il contrario.
Proviamo a rifletterci con attenzione. La salute di cui ci stiamo preoccupando è la nostra, la salute di noi umani che, appunto, restiamo al centro dell’universo, al centro delle nostre preoccupazioni. Restiamo superiori e, appunto, ci preoccupiamo della nostra salute dimenticando la dignità e l’importanza degli animali che smettiamo di mangiare. Quegli stessi animali non sono più animali sono cibo che fa male alla salute. Per essere più chiari, però, è importante proporre un piccolo esempio.
Un bambino prende a calci la compagna di banco e la maestra subito lo riprende dicendo di smetterla immediatamente. Il bambino, visto che si diverte un mondo, chiede il perché, perché mai dovrebbe smetterla? E la maestra, allora, gli risponde che prendendo a calci la compagna di banco si fa male ai piedi, gli verranno i lividi e, addirittura, potrebbe diventare zoppo.
Perché una risposta del genere farebbe accapponare la pelle? Ovvio, no? Si tratta di una risposta che non tiene minimamente conto che la compagna di banco è una bambina anche lei, che soffre, che ha una sua vita, una sua sensibilità, un suo modo di esprimersi e di stare al mondo. La compagna di banco viene letteralmente annullata, è come se non esistesse, diventa un oggetto. Per trasformare una persona in un oggetto basta non considerare più la sua sensibilità, il suo essere soggetto di una vita, la sua capacità di percepire e di emozionarsi. È facile, no? A questo punto, è come se quel bambino prendesse a calci un oggetto e la maestra gli dicesse di smetterla perché quell’oggetto è duro e gli farà male. Ma se l’oggetto fosse un cuscino non ci sarebbero problemi, si potrebbe continuare a prenderlo a calci! Se noi diciamo che occorre smettere di mangiare prodotti animali perché fa male alla salute, con quella stessa frase, senza accorgercene, diciamo anche che tutti quegli animali, imprigionati, mutilati, uccisi, sono degli oggetti, proprio come nel caso del bambino e della sua compagna di banco. E diciamo anche che, se si trattasse di animali che non fanno male alla nostra salute, potremmo continuare a mangiarli. Non importa se la nostra è solo una strategia per cercare, in qualche modo, di far diventare vegan qualcuno. Quando la maestra dice al bambino di smetterla perché potrebbe diventare zoppo, rende l’altra bambina un oggetto, la cancella, anche se la sua è solo una strategia per farlo smettere. Quando diciamo che mangiare animali fa venire il cancro, rendiamo gli animali degli oggetti, del cibo, li annulliamo in quanto esseri senzienti, in quanto soggetti di una vita. E questo è l’esatto contrario di quello che vorremmo ottenere. E questo rende sempre più difficile quel passaggio essenziale ed indispensabile per ottenere la liberazione animale. Rende sempre più difficile passare dalla nostra posizione di esseri superiori con il potere assoluto su tutti gli altri animali (i nostri oggetti, i nostri schiavi, il nostro cibo) ad una posizione di parità, ad un confronto tra popolazioni, tra terrestri. Ed è questo il motivo per cui molti stanno chiedendo che si smetta al più presto di usare il salutismo per convincere la gente a diventare vegan. Perché il salutismo sta ritardando la liberazione animale, sta rendendo ancora più difficile la strada per il suo raggiungimento. Ma è necessaria anche un’altra riflessione che richiede una profonda onestà interiore.
Torniamo al bambino e alla sua sfortunata compagna di banco. L’affermazione della maestra suona demenziale, tremendamente demenziale. Nessuna persona sana di mente, in nessuna occasione accetterebbe un’affermazione del genere. Smettere di prendere a calci la compagna di banco perché ci si potrebbe far male al piede, perché si potrebbe diventare zoppi?! Dopo un’affermazione del genere, quella maestra sarebbe immediatamente allontanata e considerata indegna del suo mestiere. Eppure…Eppure, se al posto del bambino mettiamo le mucche, i conigli, le galline, i maiali, se diciamo che bisogna smettere di mangiarli perché fanno male alla salute, quella stessa affermazione, non suona così terribile. Tanto che molti vegan si sentono tranquilli nel proporla. Ma perché?
Eppure, anche confrontando le due situazioni, gli animali, comunque, sono molto più svantaggiati. La bambina, in fondo, prenderà solo dei calci e poi si riprenderà (speriamo!). Gli animali, al contrario subiranno pene e strazio e, soprattutto, moriranno tutti, senza eccezione, e moriranno in giovanissima età. Eppure, se vogliamo essere onesti fino in fondo, non possiamo fare a meno di considerare che il caso del bambino ci appare più demenziale e inaccettabile rispetto a quello degli animali. Il motivo è molto semplice e si chiama specismo.
Lo specismo è quel fenomeno per cui siamo portati a considerare inferiori e degni di minor attenzione e rispetto individui appartenenti ad una specie diversa dalla nostra. Lo specismo ci porta a ritenere lecito e accettabile il fatto di usare questi individui per le nostre necessità, per i nostri interessi. Lo specismo non è semplicemente un aspetto negativo di alcune persone insensibili, o irresponsabili, come potremmo sostenere oggi per il razzismo, il sessismo, l’omofobia…Lo specismo, come ci stiamo accorgendo, è molto più subdolo. Lo specismo è parte integrante del nostro inconscio. Noi umani ci portiamo addosso secoli di specismo. Le nostre menti, i nostri sistemi economici, le nostre culture, i nostri riti sono fondati sullo specismo. Anche se, come individui, scegliamo di non accettarlo, dovremo, sempre e comunque, considerare che lo specismo è dentro di noi. A questo punto si può comprendere meglio quanto il concetto di liberazione animale sia estremamente complesso da attuare e come, soprattutto, poco abbia a che fare con un semplice cambiamento della dieta alimentare e come, ancor di più, sia proprio questo il vero obbiettivo da superare. Se ci identifichiamo troppo nel veganismo, se ci identifichiamo così tanto da ritenerlo l’unico obbiettivo da raggiungere, abbiamo già perso ogni opportunità. È come confondere il dito che indica la luna con la luna stessa. L’obbiettivo è la liberazione animale, il superamento dello specismo. L’obbiettivo non è migliorare la nostra salute e neppure quello di rendere vegan tutte le perone che incontriamo. Le persone diventeranno tutte vegan, le gabbie saranno tutte aperte e gli animali non saranno più resi schiavi solo e soltanto quando avremo superato lo specismo, solo e soltanto quando lo specismo sarà considerato come, oggi, la maggioranza di noi umani considera il razzismo.
Ma che cosa sta succedendo, oggi, nel mondo vegan?
Sempre più persone parlano di salutismo per dimostrare quanto sia importante diventare vegan. Altri parlano di antivivisezionismo scientifico, sostenendo, appunto, che occorre smettere di torturare animali per testare i farmaci, che occorre farlo perché questi test non danno buoni risultati. Si dice che queste argomentazioni abbiano una buona presa e, di conseguenza, vengono sempre più utilizzate. Qual è il risultato di questa nuova tendenza?
E’ come se, nell’esempio precedente, sempre più bambini avessero smesso di prendere a calci la compagna di banco per paura di farsi male, di diventare zoppi. Molti hanno smesso, certo, ma con il passare del tempo, molti altri hanno cominciato ad usare scarpe rinforzate, magari con la punta d’acciaio per non f arsi male, per non diventare zoppi.
E per tornare a noi, la risposta specista al salutismo è già in atto: allevamenti biologici, galline allevate a terra, riduzione del consumo di carne e, anche se poi gli animali finiscono tutti al macello, la salute è assicurata comunque.
Oggi la parola vegan è sempre più associata ad una scelta legata al benessere, ad una delle tante opzioni disponibili, ad uno stile di vita. Oggi la parola vegan è sempre meno associata ad una lotta contro un’ingiustizia, ad un cambiamento radicale della nostra società fondata sul dominio e sullo specismo.
Nessuno dovrebbe avere qualcosa da ridire sugli stili di vita, perché ognuno vive come vuole.
Tutti e tutte dovremmo avere molto da ridire quando siamo di fronte ad un’ingiustizia, perché questo è l’unico modo per superarla, per liberarcene. In altre parole il concetto di vegan è stato rimodellato ad uso e consumo di quella stessa società che si intendeva cambiare.
Questo passaggio, questo rimodellamento, questo ribaltamento sta avvenendo proprio ora, proprio quando sempre più persone diventano vegan. E, ancor più drammaticamente, sta avvenendo per mano delle stesse persone che sono vegan.
Tutte le volte che si parla di salutismo (associandolo alle motivazioni che ci dovrebbero spingere a diventare vegan) ci allontaniamo di un passo dalla liberazione animale perchè sosteniamo e rinforziamo il concetto di specismo, sosteniamo e rinforziamo le motivazioni di base che determinano l’oppressione di tutti gli animali.”

 
di Troglodita Tribe – troglovegan.wordpress.com