Il cacciatore bugiardo.


Organizzatore di eventi venatori, cultore della caccia, promotore di armi da fuoco e chissà cos’altro…ha la faccia tosta di dichiarare simili falsità!

Ora è tutto chiaro: vergogna!

Michele Varraso: titolare della Varraso Eventi Srl tra cui il Nature Show – fiera della caccia.

Che la caccia sia morte e devastazione è un dato di fatto raccontato da più parti. E sembra incredibile come ancora qualcuno si ostini ad affermare con convinzione che la caccia è “natura ed amore per gli Animali“.

È assurdo, inconcepibile, vergognoso!

Tali individui non meritano neanche una sola risposta, neanche il minimo sguardo di commiserazione.

Cacciatori e divulgatori del carnismo: siete assassini legalizzati senza faccia!

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“Liberazione Animale – una prospettiva antispecista” esprime il suo dissenso all’attività venatoria.


Pubblico un articolo dell’associazione animalista “Liberazione Animale – una prospettiva antispecista” con sede a Foggia in merito all’evento venatorio “Nature Show” che si svolgerà in aprile:

NO AL NATURE SHOW! NO ALL’UCCISIONE DI ANIMALI INNOCENTI!

Come un evento all’apparenza mondano nasconde invece profonde logiche di profitto: armi da fuoco.

Purtroppo ci risiamo, e torniamo ancora una volta a gridare il nostro dissenso ad un evento opportunista, ipocrita e totalmente fuorviante: “Nature Show”.

Anche quest’anno infatti la triste manifestazione, in cui la vendita delle armi viene magistralmente mistificata, è alle porte.

Il 14, 15 e 16 aprile prossimi si svolgerà a Foggia, all’interno dei padiglioni Ente Fiera Autonomo, lo spettacolo dei cultori dell’attività venatoria, ossia caccia e pesca ed ogni sollazzo annesso. Ma la brutta notizia è che il divertimento puro non sarà a beneficio dei reali protagonisti di questa vicenda, ovvero gli Animali. Sì perchè il tema principale, per chi non conoscesse il temine venatorio, è sparare in ambiente aperto contro esseri viventi indifesi, utilizzare canne ultra sofisticate per pescare innocui Pesci, che poi non verranno mangiati (non che sia una giustificazione) ma ributtati morti nelle acque. Ma soprattutto il Nature Show pubblicizza la vendita e quindi la diffusione di pistole e fucili autentitici. Non parliamo di mezzi a scopo ludico, giocattoli per intenderci, bensì vere e proprie armi da fuoco. Le stesse che vengono adottate dalle forze militari e di polizia: armi a scopo offensivo, ferimento ed uccisione.

I casi di cronaca evidenziano un aumento dei delitti, come i fatti tragici di Macerata in cui un folle estremista ha sparato contro persone inermi ferendole gravemente. Ma non solo: i casi di violenza sono esponenzialmente cresciuti. I giornali d’informazione sono pieni di reati a scopo omicidio, soprattutto in una realtà come quella meridionale dove criminalità e scarso senso civico vanno per la maggiore. Il foggiano è tristemente famoso per eventi così tragici e penosi, in cui organizzazioni malavitose operano indisturbate all’interno di un apparente pacifica realtà.

E a Foggia che cosa si organizza? Una fiera delle armi! Sì, avete letto bene, un’esposizione di armi! Questo è davvero troppo anche per i più distratti e menefreghisti!

Come già detto l’anno scorso il nostro giudizio in qualità di associazione animalista è assolutamente negativo. Ma quello che più ci stupisce è il silenzio assordante che nuovamente, a poche settimane dall’inizio, pervade incontrastato. Le istituzioni sono assenti, le onlus latitanti, la popolazione assorta in altre occupazioni. Il nostro impegno è quello di protestare in maniera unanime affinchè eventi di questo scarso spessore etico non siano più protagonisti all’interno di un luogo dove la cultura e la gioiosità dovrebbero abbondare. L’Ente Fiera ha il dovere di diffondere progetti educativi e di sviluppo morale, e non squallide manifestazioni di morte. Oltretutto promuovere la bellezza della natura tramite il culto venatorio è ormai un passaggio ideologico che non ha più senso di esistere. Da innumerevoli posizioni sempre più persone dichiarano il loro sdegno verso l’uccisione e il maltrattamento degli Animali. Ormai non solo Cani e Gatti sono in cima alla lista delle priorità da tutelare e conservare. Il concetto antispecista è in graduale aumento proprio per identificare una presa di coscienza sempre più ampia tra chi preferisce abbandonare il vizio del gusto e dello svago opportunista rispetto alla cura e alla salvaguardia del mondo Animale. Gli Animali sono esseri senzienti dotati di ogni attitudine morale. Provano emozioni e sentimenti puri, non come noi ma molto più di noi! Non si spiegherebbe perchè l’essere Umano è l’unico individuo che pratica ogni violenza possibile in maniera totalmente gratuita. La sopravvivenza non c’entra nulla, “non siamo più cavernicoli” (almeno non dovremmo, in base ad un evoluzione logica e morale). I danni collaterali di un antroponcentrismo secolare stanno partorendo i peggiori frutti acerbi.

Senza dilagare in contesti a noi non consoni (quali inquinamento, malattie ed altro) l’equilibrio internazionale è inqualificabilmente ricco di conflitti estremi in cui più popolazioni si scontrano quotidianamente e senza sosta. L’utilizzo delle armi da fuoco è in aumento esponenziale colpa anche la politica che, tramite strategie estreme e lontane da un giudizio virtuoso, tenta inutilmente di risolvere in questo modo spregevole i contrasti tra popoli.

A maggior ragione il nostro dissenso è totalmente favorevole ad uno stop del Nature Show, e ad una rivalutazione del programma ufficiale che attualmente prevede:

“abbigliamento accessori e attrezzature per la caccia e la pesca, armi e munizioni, buffetteria, coltelleria, riserve caccia e pesca, arte a tema venatorio, ottiche, tecnologia e attrezzature da richiamo, prodotti per la caccia e la pesca, tiro sportivo, stampa specializzata, turismo venatorio, veicoli fuoristrada, incisioni ed incisoritrofei e imbalsamazione, cinofilia ecc.”

Qui il regolamento ufficiale scaricabile:

http://natureshowfiera.it/wp-content/uploads/2018/02/regolamento_generalenatureshow2018.pdf

Ma quello che è più grave ed inaccettabile riguarda una nota all’interno del suddetto regolamento, e cioè testuali parole:

“Gli espositori si assumono ogni responsabilità riguardo al materiale che portano in esposizione in particolare per l’esposizione di armi e di munizioni, è a loro carico l’obbligo di adottare tutte le precauzioni possibili per evitare furti, incendi, spari, corto-circuiti, rumori molesti, etc.”

Ciò significa che se malaugoratamente dovesse accadere un incidente…gli organizzatori non hanno nessuno colpa e quindi responabilità! Non credo ci sia altro da aggiungere per commentare questa ennesima farsa.

Da parte nostra utilizzaremo ogni mezzo a nostra disposizione per diffondere una corretta informazione ed una giusta condivisione della giustizia e della logica.

A presto per nuovi aggiornamenti.

Autore: Roberto Contestabile

P.S. anche Promiseland ne parlahttp://www.promiseland.it/2018/02/17/nature-show-a-foggia-la-fiera-delle-armi-da-fuoco/

 

L’attività venatoria provoca in Italia ogni anno numerose vittime, oltre che innumerevoli danni all’ambiente. Ma quello che a noi deve interessare è il genocidio perpetrato agli Animali che vengono quindi uccisi senza pietà e senza motivo alcuno. I dati nella stagione 2016/17 sono allarmanti: 203 Animali definiti “domestici”, 1733 Animali NON cacciabili (specie che rientrano tra quelle cacciabili, ma cacciate in periodo, luogo o mezzi non consentiti). La caccia e la pesca sono azioni deleterie ben lontane da un aspetto logico ed etico. Le menzogne che puntualmente arrivano dai responsabili rappresentano tutta l’ipocrisia e la sfacciataggine con cui si vuole sbeffeggiare l’intelligenza e la morale dell’opinione pubblica. Eventi altamente negativi e fuorvianti come il “Nature Show” a Foggia sono la rappresentazione emblematica di come questi personaggi non sanno più come diffondere la cultura della violenza a scopo ludico.

Bisogna reagire energicamente per impedire che simili manifestazioni siano motivo d’intrattenimento e svago. Il NO categorico deve essere unanime!

Roberto Contestabile

Tabella vittime Animali NON cacciabili:

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I dati sono stati reperiti dall’associazione vittime caccia – Dossier vittime caccia 2016/17

Ha vinto Israele, la Palestina è morta.


Ma è adesso che cominciano i guai veri!

Dopo Gerusalemme capitale, Netanyahu ha ridotto l’opposizione armata dei palestinesi a un problema di ordine pubblico, ha incrementato la politica degli insediamenti, e il suo partito Likud ha proposto l’annessione diretta di tutti gli insediamenti di Giudea e Samaria: la causa palestinese è morta!

“Non ci sono molti modi per dirlo e l’unico che abbia senso è il più diretto e brutale: la causa palestinese è finita. Non si tornerà alla Linea Verde e agli pseudo-confini in essere tra il 1949 e il 1967, Gerusalemme Est non sarà mai la capitale dello Stato di Palestina anche per la semplice ragione che non ci sarà mai uno Stato di Palestina. Benjamin “Bibi” Netanyahu, primo leader del Governo a essere nato nello Stato di Israele, quattro volte primo ministro e secondo premier più longevo dopo il padre della patria David Ben Gurion, ha vinto. Ha ridotto l’opposizione armata dei palestinesi a un problema di ordine pubblico, ha incrementato la politica degli insediamenti (oggi il 10% della popolazione israeliana vive nelle “colonie”), il suo partito Likud ha proposto l’annessione diretta di tutti gli insediamenti di Giudea e Samaria (chiamate “aree liberate”), lui si è presentato agli elettori con la promessa che lo Stato palestinese non sarà mai creato (e l’hanno rieletto), si è fatto dare soldi e armi da Obama e Gerusalemme da Trump.

Ieri bastava guardare su Internet per averne la dimostrazione plastica. A Gerusalemme, il vice presidente Usa Mike Pence si diceva felice di essere “nella capitale di Israele”. E quando alla Knesset, il Parlamento, i deputati arabi ha provato a contestarlo, la sicurezza li ha ramazzati via dall’aula tra gli applausi dei loro “colleghi”. Nelle stesse ore, Abu Mazen, a Bruxelles, chiedeva alla Ue di riconoscere lo Stato di Palestina in maniera definitiva, e non solo “in linea di principio” come già fatto nel 2014. Forse ignaro del fatto che in Europa solo 5 nazioni hanno fatto quel passo e, soprattutto, inconsapevole della triste realtà: più è cresciuto il numero dei Paesi che hanno riconosciuto la Palestina (siamo a 130), più è cresciuto il controllo di Israele sulla Palestina stessa. Controprova: più cala il sostegno diplomatico a Israele (la mozione di condanna della decisione Usa su Gerusalemme è stata respinta da soli 7 Paesi, in maggioranza scartine), più aumenta il potere di Israele sui palestinesi.

Povero Abu Mazen. Povero vecchio e corrotto leader, che piatisce un riconoscimento presso quella stessa Ue che mise Tony Blair, invasore e distruttore dell’Iraq e responsabile di decine di migliaia di morti, a guidare dal 2007 al 2015 quel Quartetto (Usa, Russia, Ue e Onu) che doveva portare la pace tra gli israeliani e gli arabi palestinesi.

Quindi, diciamolo senza ipocrisie: la causa palestinese è politicamente morta. È meglio saperlo. Per non farsi illusioni. Per non continuare a credere in quella finzione chiamata diritto internazionale e nella sequela di risoluzioni contro le azioni di Israele con cui l’Onu si è riempito la bocca senza cavare un ragno dal buco. D’altra parte la creazione di uno Stato non è mai questione di diritto ma di forza. Israele non è nato perché gli ebrei avevano diritto a tornare a casa ma perché il Regno Unito negli anni Dieci aveva la potenza necessaria a imporre la loro presenza in Palestina. Il Kosovo uguale. Transdnistria, Ossetia del Sud e Abkazia idem. La Cecenia non ce l’ha fatta perché non ne aveva la forza. I Royingha, presi a calci nel sedere in Asia, stanno ancora peggio dei ceceni degli anni Novanta, anche se uno dei regni più antichi della regione era proprio il loro.

La causa palestinese è finita perché non ha la forza per imporsi. Perché è stata via via abbandonata da tutti, in primo luogo dagli ex amici arabi del golfo Persico, che si sono trasferiti armi e bagagli sul lato di Israele e degli Usa. E non è che ci sia molto altro di dire.

Qualcuno può forse esultare, di fronte a questa situazione. Non noi. E per molte ragioni. La prima è questa: se la causa palestinese è finita, certo non sono finiti i palestinesi. Che vogliamo fare di questa gente, di questo popolo? Israele si affanna da decenni a portar loro via ogni pezzo di terra fertile e non dice che cosa dovrebbero succedere alle persone. I palestinesi (4 milioni tra Gaza e Cisgiordania, più almeno altri 2 milioni di Israele) saranno inglobati in un solo Stato ebraico? No, perché diventerebbero maggioranza e addio Stato ebraico, visto anche che l’aliya (la “salita a Israele”) ristagna da tempo e se non fosse stato per la dissoluzione dell’Urss… Saranno sterminati? Certo che no. Saranno forse trasferiti sulla Luna?

Israele non dice che cosa ha in mente. Qualcuno mormora: tutti i palestinesi in Giordania, dove peraltro il 70% della popolazione è di origine palestinese. Un film già visto, che portò al Settembre Nero del 1970, con stragi e ulteriori esili. Un altro terremoto per il Medio Oriente che, però, potrebbe fornire a Israele l’occasione di un’ulteriore espansione. Tumulti ai confini, ragioni di sicurezza, Stato in pericolo. Un piccolo sconfinamento qui, una base là, un insediamento un po’ più giù, e la storia degli ultimi decenni si ripeterebbe un po’ più a Est. Perché non c’è nulla che faccia venir voglia di vincere come vincere, si sa. Oltre, naturalmente, ad avere la forza per battersi.

Chi oggi esulta, dunque, pensi a domani. Ci pensi bene. E provi a mettersi nei panni di un politico dell’Iran o della Siria. Al loro posto non la vorreste una bomba atomica, giusto per essere sicuri di non fare la stessa fine dei palestinesi, o di chiunque, da Saddam a Gheddafi, si trovi di colpo a intralciare i piani di qualcuno più grosso di lui?

Se la causa politica palestinese è morta, il miglior modo di agire non sta nel far finta che sia ancora viva. Sta nel porre un problema politico a Israele. Lo Stato ebraico deve dire che cosa vuol fare delle persone, visto che la terra se l’è già presa quasi tutta. Spieghi e presenti un piano credibile, anche dal punto di vista dei diritti umani. Perché è piuttosto insopportabile che oltre sei milioni di palestinesi siano, di fatto, nelle mani di Netanyahu e l’Occidente, sempre così affannato a trafficare coi diritti e con la libertà in giro per il mondo, si contenti di produrre quattro documenti e versare quattro soldi a un manipolo di dirigenti palestinesi corrotti pur di sentirsi a posto e i poter girare la testa dall’altra parte. Dalla parte da dove arrivano i contratti e gli affari.”

 

Original post Ha vinto Israele, la Palestina è morta. Ma è adesso che cominciano i guai veri

Solo la crisi ci può salvare


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Parlare oggi di decrescita sembra prematuro e scandaloso in particolar modo mentre si sta gioendo, a furor di popolo, dell’epoca più gloriosa del consumismo.

Ma perchè è così difficile approfondire tale nuova concezione dello sviluppo, in ogni suo aspetto consequenziale, in ogni suo risvolto costruttivo, in ogni sua parte sensibile e (perchè no) sincera e spudoratamente reale? In particolar modo, in vista di una più che probabile riduzione delle risorse energetiche, perchè non si discute oggi di una nuova era moderna che sembra apparire all’orizzonte?

Immaginiamoci un mondo senza petrolio, gas, carbone e nulla che possa scaldare le nostre case e muovere l’economia mondiale (previsione per niente utopica), in cui tutto ciò che ci circonda viene messo in discussione perchè non più fabbricabile o gestibile. Ogni oggetto, azione, comportamento, farmaco, mezzo di trasporto, abbigliamento, cibo e quant’altro appartenente al nostro benessere (e malessere) di colpo diventasse opinabile. Il collasso industriale non è una novità nell’emisfero del capitalismo recente. La saturazione dei bacini d’utenza non è una previsione fantastica o un brutto scherzo dei strateghi del marketing. Sono in molti che professano teorie abbastanza realistische su quello che si prospetta in uno scenario abbastanza attendibile. Ma come attuare una tale consapevolezza senza mezzi utili e mirati, soprattutto se nell’opinione pubblica è presente una totale disinformazione?

Parlare di decrescita in un luogo che vuole diffonderla… sembra atipico ed alquanto stupido. Proprio per questo, forse, le idee e le concezioni non sono per niente scontate, e a volte è opportuno rivederle e studiarle tramite un approccio più ampio e costruttivo. Molti sono i sostenitori famosi di tale rivalutazione sociale (inutile elencarli in questo contesto). Ma chi di loro è veramente consapevole e quindi convinto di attuare una nuova fisionomia sociale? Un stravolgimento radicale nelle proprie abitudini, ovvero provare sulla propria pelle un cambiamento presubilmente utile ma che comporta rinunce a dispetto delle proprie cose, della propria auto, del cellulare, dell’abito griffato, del piatto di carne ecc.ecc. Chi vuole mangiare tutto, fregandosene della naturale ed inevitabile conseguenza che ciò potrebbe provocare alla collettività, è veramente sicuro di perseguire l’unica vera alternativa all’attuale presente? Chi pensa all’estromissione totale e completa del lusso, del vizio, dell’audacia di perseguire il successo, o la carriera e la fama, è realmente considerabile un portatore sano della decrescita?

La carne è sinonimo di gusto e sazietà, non ci sono dubbi. Questo avviene ogni giorno al fast food, alla steak house, al centro commerciale, in crociera, alle sagre di paese, a natale e – perchè no? – anche a ferragosto. Ogni ricorrenza che si rispetti è sinonimo di grigliate con carne arrosto, alla griglia, bollita, fritta, alla brace, spezzatino, al sugo, e chi ne ha più ne metta. Si può mangiare la bistecca e allo stesso modo incentivare la decrescita felice? Certo, diranno in molti, comprando porzioni di filetto dal contadino di campagna. Oppure recandosi in quel piccolo agriturismo appena fuori città. E magari aiutando anche il bravo macellaio sotto casa che acquista i suoi cosciotti di pollo in allevamenti estensivi, a filiera corta, senza antibiotici, pertanto sostenibili. Ma il business green è il nuovo filone del momento? Riesumato forse da un commecio biologico che sa di vigore stantio? Probabilmente incentivato da una maggiore consapevolezza dei consumatori? O da una riuscita stretegia mediatica?

Personalmente credo poco nella affiliazione spontanea e, vivendo in un presente altamente indottrinato, sembra plausibile che alcune scelte alimentari e comportamentali siano avvantaggiate da coinvolgimenti di massa o peggio da marketing graffianti. Ecco perchè le decisioni strettamente personali spesso non sono affidabili, e purtroppo non persistenti verso una completa assimilazione delle proprie decisioni.

Se pensiamo ai precedenti movimenti sociali, utili a ribaltare profondi e radicati dogmi del passato, non tutti sono ad oggi rientrati nella normalità di un vivere quotidiano. Il femminismo stenta ancora ad affermare le proprie posizioni, soprattutto se analizziamo i recenti fatti di cronaca. Doveva rappresentare l’anti-mascolinità per eccellenza, e si è rivelato una farsa bella e buona. L’abortismo tanto acclamato resta ancora oggi una pratica non completamente ufficializzata e sono in molti gli obiettori che si rifiutano di applicarla, incentivando tra l’altro conseguenti interventi chirurgici di dubbia efficacia e sicurezza. Come non biasimarli del resto, la medicina non è mai stata completamente libera da prodondi interessi opportunisti.

E che dire dell’antirazzismo e di ogni valoroso rappresentante? Vittime e carnefici di una lotta tramandata di secolo in secolo. Pochi risvolti positivi verso una completa cancellazione dell’odio e della violenza verso i propri simili. Immigrazione e clandestinità sono una fonte inesauribile di guadagno a discapito di poveri senza nulla, neanche la loro dignità. Si aggiunge poi anche la beffa di essere accusati perfetti parassiti attaccati alla pelle di onesti cittadini (che ipocrisia infatti affermare che l’africano a casa nostra vive meglio di noi).

E per ultimo, non per meno importanza, che dire dell’animalismo? Completo fallimento?

Di tutto lo sforzo esteso in quasi tre decenni recenti non è rimasto nulla o quasi. I circhi, ed ogni luogo di detenzione, sono ancora aperti. Le pellicce si vendono ancora grazie a noti stilisti internazionali. La caccia è ancora legale, e la vivisezione pure. E che dire della fame di carne a sbafo? No comment… si potrebbe urlare. Neanche il comunicato dell’Oms ha fermato i carnivori poveri di proteine nobili.

Quindi… come poter essere ottimisti nei confronti di un futuro realmente privo di sfruttamento e speculazione? Come poter credere ad una decrescita logica, costruttiva e magicamente benefica? Come immaginare una nuova società libera da pregiudizi, speculazioni, frodi, inganni ed ogni tipo di mistificazione?

Viviamo nella società del profitto, della sopraffazione, della prevaricazione. Non esistono certezze assolute, né soluzioni certe per abbattere il capitalismo attuale, o ogni forma di civilizzazione forzata.

La decrescita ora come ora è un mezzo, uno strumento, non tanto una filosofia di vita. E certamente non con solide basi. Ecco perchè è d’obbligo la riflessione e la condivisione.

Il progresso morale non viaggia di pari passo con l’evoluzione della tecnica, per cui aspettiamoci altri temuti risvolti negativi che potrebbero di gran lunga peggiorare la rivoluzione in atto. A meno che non si voglia continuare ad impersonificare simbologie astratte poco coerenti con l’attuale presente.

A voi la scelta, a voi la libertà di interpretare.

 

E per non avere dubbi o interpretazioni errate è meglio leggere ed approfondire un testo abbastanza veritiero e coerente con l’approccio in questione.

“Basta con la follia della crescita! Siamo noi i principali artefici del nostro destino, oppure le scelte che ci riguardano dovranno sempre essere delegate ad altri?”

E’ ciò che Andrea Strozzi e Paolo Ermani vogliono far capire ai consumatori, ovvero i veri responsabili di tale crescita smisurata. All’interno del libro si affronta un analisi attenta e misurata che vuole mettere sotto esame l’attuale sistema economico, politico e, di conseguenza, sociale. Il mito del PIL, il sogno americano, l’egocentrismo con cui si affrontano le tematiche quotidiane. Tutta una serie di aspetti che inevitabilmente stanno portando l’umanità intera verso il collasso.

 

Solo la crisi ci può salvare

Aviaria all’Eurovo di Codigoro, saranno abbattute 850mila Galline


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“Codigoro (Ferrara), 8 ottobre 2017 – Ci sono 850mila Galline da abbattere. E’ ufficiale! Incombe il flagello dell’aviaria. Ieri l’ordinanza del sindaco di Codigoro Sabina Zanardi è stata perentoria. Muove sulla segnalazione del Centro nazionale di referenza per l’influenza aviaria all’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie. Le analisi non lasciano dubbi. Hanno confermato «La positività per il virus influenzale tipo A, sottotipo H5N8 – si legge – nell’allevamento della società agricola Fiorin di Lionello & Css». Lo stabilimento si trova in via per Ferrara nel territorio comunale di Codigoro. Impiega ottanta dipendenti, manodopera per lo più locale.”

Così titolano i giornali del posto, senza neanche troppi allarmismi. Senza neanche dire una sola parola a favore degli Animali (quasi 1 milione!) che saranno uccisi! Si pensa al danno economico, ai posti di lavoro e forse al pericolo di contaminazione…per carità tutto giusto, ma non abbastanza! Non è abbastanza per giustificare il silenzio assordante di chi vuole ancora una volta tacere e non vedere il genocidio in atto, la terribile devastazione di una specie animale. Una tragica conseguenza preannunciata e scontata, che si ripeterà ancora ed ancora fino a quando si capirà finalmente che gli Animali non sono nati per essere allevati e mangiati.