La donna lunga


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Da Veganzetta.org:

“Questo racconto è ispirato a fatti realmente accaduti. In effetti la leggenda della Donna Lunga esiste davvero e in Toscana è abbastanza nota. Ce ne sono numerose versioni; quella che presento in questo racconto è la mia preferita. Naturalmente anche gli incidenti di caccia esistono davvero. In Italia molte persone, nel corso dell’anno, perdono la vita nei boschi, lasciando nel dolore intere famiglie. Che senso ha tutto questo? Cosa ci può essere di piacevole nell’uccidere Animali che se ne stanno tranquillamente nel bosco a farsi gli affari loro e contemporaneamente rischiare di essere uccisi da qualche altro cacciatore? Ad ogni modo La Donna Lunga è anche una storia di fantasmi, e in particolar modo del fantasma di Bambi che torna per prendersi la vendetta…

La donna lunga

“Nel cielo si sente il gracchiare dei corvi. La strada è interrotta. La tua storia sta per cadere. Stai. Per sapere. Cosa si prova“
Henry Ginsberg – Battuta di caccia

Luce
Mi sveglio.
Anna ancora dorme. La bacio.
Le preparo la colazione.
Partiamo per lo chalet. Voglio andare a caccia dico, voglio andare a caccia con tutto che non sono mai andato a caccia se non da bambino quando mi ci portava mio nonno di nascosto. I miei non volevano che andassi nei boschi con gente armata fino ai denti che non si faceva mai mancare un goccetto, dico.
La neve si sta sciogliendo e sui bordi della strada è tutto una poltiglia marrone che sembra nocciola. Anna si toglie le scarpe e si massaggia un piede. Non indossa i collant neppure in pieno inverno. Dice che non sopporta di sentire le gambe inguainate e che una donna per essere attraente deve avere le gambe nude. Mano a mano che saliamo incrociamo sempre meno macchine. A una ventina di chilometri dallo chalet siamo soli nella strada che s’inoltra nei boschi di betulle. Improvvisamente da un sentiero del bosco esce una vecchia. E’ una donna alta, molto alta ricurva, si appoggia a un bastone, Cammina scalza. Si avvia sul margine della carreggiata. La strada è ormai sterrata. Fredda. Ehi guarda quella, dice Anna. Proprio come te, dico io, sfiorandole la coscia nuda e sorridendo. La donna ci guarda mentre le passiamo accanto. Anna le fa un cenno con la mano. Lei risponde al saluto. La baita è al centro di una specie di radura. E’ di legno e con il tetto a spiovente. Le persiane sono chiuse. Parcheggio la jeep nel retro. Vicino alla legnaia. Non vedo l’ora di mettermi davanti al camino, dice Anna mentre s’infila una scarpa e apre lo sportello. Entriamo e apriamo le finestre, lasciando entrare la luce del primo pomeriggio e qualche raggio di sole che filtra dalla boscaglia. Alzo il telefono e chiamo Bruno per dirgli che siamo arrivati. Il posto è magnifico, dico. Entro mezz’ora sarò bello che pronto per andare a stanare la preda dico. Arrivo, dice, ti passo a prendere. Bene, dico. Tornerò tardi dico a Anna, sei sicura di non voler venire? Certo, dice lei mentre gira la manopola della doccia. L’acqua scende forte come un acquazzone estivo. Ma non vedo l’ora che torni, dice Anna. Magari ti faccio una sorpresa, dice, mandandomi un bacio. Adoro le sorprese, dico sorridendo. Mi rendo conto ancora una volta di quanto la amo. Sicura di non aver paura? dico. Terrò le luci accese, risponde mentre tende una mano sotto il flusso d’acqua della doccia, aspettando che si faccia un po’ più calda. Poi si toglie l’accappatoio.
Entra nella cabina.
Perfetto, dico.
La luce accesa.

Fa freddo. Non è ancora il tramonto. Saliamo sull’altana e Bruno sguaina le carabine. Poi apriamo due sedie pieghevoli e ci sediamo Non dobbiamo far altro che aspettare un cazzo di Bambi, un cazzo di Bambi che cada in trappola dice Bruno, mentre si accende una sigaretta. Bambi? domando. Bruno fa un profondo tiro dalla sigaretta. Cartone animato del cazzo quello, hai presente no? Certo, dico, chi non conosce Bambi? Una stronzata totale di quegli animalisti del cazzo, lì a Hollywood. E’ un cartone animato per bambini, dico. E’ un cartone animato che fa passare i cacciatori come degli assassini, altroché. Bruno solleva la sua carabina e la punta verso le betulle, come un cecchino in attesa del nemico. Comunque devo ammettere che ho visto fare a questi animali cose incredibili dice Bruno, cose incredibili come se comprendessero il mondo, come se conoscessero il segreto della vita. Senti questa: è successa poco tempo fa. Eravamo in tre. Eravamo proprio da queste parti. Insomma, te la faccio breve, eravamo appena arrivati quando all’improvviso, ecco uscire un Bambi dal sottobosco. Perciò tiriamo subito fuori le carabine e cerchiamo di metterlo nel mirino. Dopo una manciata di secondi, lo inquadro e premo il grilletto, ma Bambi fa uno scarto improvviso e vedo saltare un pezzo di tronco giusto dove un istante prima era la sua testa. Fanculo, dico, mentre gli altri si mettono a ridere. Nel frattempo ovviamente Bambi è scomparso. Passa una decina di minuti ed eccolo di nuovo. Sempre lui. Quando hai passato anni a inquadrarli nel mirino, ti rendi conto che riconoscerli è facile. A questo punto gli altri neanche ci provano a prendere la mira perché hanno capito che ormai è una cosa fra lui e me. Fra me e lui. Puoi capirlo no? Certe volte diventa una questione personale. E così lo punto di nuovo. Ma questa volta aspetto. Aspetto per essere sicuro di non mancarlo e fare la figura dello scemo. Aspetto. E il Bambi viene avanti, deciso, un passo dopo l’altro, guardando dritto verso di noi, quasi volesse farci vedere di non avere paura. Naturalmente noi restiamo in silenzio. E lo guardiamo avanzare, tanto che a un certo punto arriva fin quasi sotto l’altana. Quel cazzo di Bambi mi sta sfidando a premere il grilletto, dico mentre continuo a tenerlo dentro al mirino. A un certo punto Bambi allunga il collo come se volesse salire sull’altana e a quel punto capisco che non posso più aspettare, lo spettacolo è finito. Premo il grilletto. La sua testa esplode e il Bambi si è schianta sull’erba come se qualcuno gli avesse improvvisamente sfilato la terra sotto i piedi.
Così, sbang. Accidenti, dico, mentre prendo una sigaretta. Aspetta, dice Bruno, ancora non ho finito. C’è dell’altro? domando mentre armeggio con l’accendino. Certo, senti un po’, a quel punto scendiamo giù dall’altana e andiamo a vedere com’è messo il nostro amico. Scendiamo e cosa troviamo? Cosa trovate? dico. Beh, niente. Non troviamo niente, dice Bruno. Cosa vuol dire che non trovate niente? Quello che ti ho detto. Bambi è come scomparso, capisci? Svanito. Bruno si prende un’altra sigaretta. Quindi non era morto? chiedo, mentre cerco un posto dove spegnere la sigaretta. Probabilmente, dice Bruno. Resta il fatto che non c’era più. Neppure una goccia di sangue.

Saliamo sulla jeep e prendiamo la via di casa. Riproveremo domani sera, dice Bruno, entro questa settimana ti garantisco che stenderai il tuo Bambi. Certo, dico. Senti, la vuoi sapere un’altra storia? Che storia, dico. Quella della Donna Lunga. La Donna Lunga? E chi è la Donna Lunga? chiedo. Una vecchia pazza che vive in questi boschi, dice Bruno, una di quelle vecchie figlie dei fiori fissate con la difesa della natura. In molti raccontano di averla vista. Sembra che sia alta più due metri e che abbia il potere di prendere le sembianze degli animali, ma soprattutto di farle prendere agli altri. Dicono che viva in una baita circondata da Bambi e che i cacciatori che muoiono negli incidenti di caccia siano in realtà vittime della Donna Lunga. Intendi dire che trasforma un cacciatore in animale e l’altro gli spara convinto di avere sotto tiro una preda? chiedo. Si qualcosa del genere. Forse entra nella teste della gente, forse riesce a provocare le allucinazioni. Magari usa qualche droga. E come farebbe? A distanza? dico. Che vuoi che ne sappia. Alla fine è solo una storia, anche se è vero che molti incidenti di caccia restano inspiegabili. I cacciatori si sparano per errore, dico. O forse è la Donna Lunga, dice Bruno abbozzando un sorriso. La Donna Lunga, dico fra me e me, guardando fuori dal finestrino. Magari era lei il Bambi a cui ho sparato l’altra volta, dice Bruno ridendo. Nel frattempo imbocchiamo la strada sterrata che porta alla baita. Non è ancora l’alba.
Mi accorgo subito che c’è qualcosa che non va. C’è qualcosa che non va, dico. Cosa significa? dice Bruno. Prendi i fucili, dico. C’è qualcosa che non va nella baita. Sono sicuro. La luce è spenta. Anna, urlo, Anna.
Anna non risponde. Mi accorgo che la porta è aperta.
Improvvisamente, lento, deciso, silenzioso, dalla porta esce un Bambi.
Cristo, dice, Bruno.
Prende il fucile.
Mi volto e.

Buio”

Francesco Cortonesi

 

 

Strana storia…come tutte quelle con il finale aperto. In ogni caso fa riflettere, e molto! Una riflessione acuta, quasi silenziosa…che fa rabbrividire.
Brutte storie quelle che accadono nei boschi, nei boschi bui dove ogni “piccolo” Umano armato compie un assassinio.

 

Original post La donna lunga

 

Made in America


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Inbubbiamente le apparenze possono ingannare…ma io mi chiedo come un imprenditore capitalista, che ha sempre e comunque tutelato i propri interessi, possa realmente essere vicino alle concrete necessità della gente comune. Quella stessa gente priva di egoismo e distante da istinti di sopraffazione…ovvero le minoranze, gli emarginati e chiunque desidera vivere in pace e in libertà. Mi chiedo come possa essere vicino agli Animali innocenti ed indifesi, gli stessi Animali che invece e purtroppo vengono uccisi anche per colpa sua e dei suoi familiari, gli stessi Animali ed Umani privi di una reale e consapevole salvezza. Io mi chiedo come un seguace di rigide regole di mercato corporativo possa capire cosa significhi vivere da povero immigrato in un paese straniero ed ostile che non fa nulla per integrarlo. Mi chiedo come un leader politico rappresentante di poteri forti e discriminanti possa aiutare moralmente ed economicamente altre comunità straniere, diversamente da quello che hanno fatto i suoi predecessori, irrimediabilmente colpevoli di orribili crimini di guerre mistificate come missioni di pace e lotta al terrorismo, lo stesso terrore nato e cresciuto nelle democrazie del profitto opportunista. Ovviamente tutte le sue dichiarazioni sono false e fasulle, come le sue ipocrite promesse utili solo a perseverare altra fama, altra ricchezza, altra gloria per se stesso e i suoi discendenti. La Clinton non è meglio o peggio di Trump…se fossi stato un cittadino americano non avrei votato affatto! Le rivoluzioni certamente non si applicano in un giorno e da qui ad abolire la vivisezione ce ne vuole! Gli Usa sono un paese fondato sul genocidio e la schiavità dei nativi d’america ed africa, quindi non bisogna meravigliarsi se oggi i cambiamenti radicali non arrivano ancora. L’unico presidente che voleva davvero cambiare le cose lo hanno ucciso…quindi si capisce benissimo come in realtà le fondamenta del governo made in america siano ben altre e gestite da altri che non siano pochi individui politici.

 

Foto di Gunduz Agayev

33 Leoni tornano in Africa dopo anni di prigionia nei circhi


“I felini sono stati salvati dai circhi sudamericani in cui erano rinchiusi e trasferiti in un’area protetta in Sudafrica. Dopo anni di cattività hanno finalmente visto la loro patria d’origine per la prima volta. È la storia a lieto fine di 33 leoni, partiti dai circhi del Sud America (24 provenienti dal Perù e nove dalla Colombia) e ricondotti in Sudafrica, la terra dei loro avi, forse sognata nel corso della loro vita fatta di catene e spettacoli innaturali e umilianti. I grandi felini sono atterrati a Johannesburg a fine aprile, nell’ambito dell’operazione “Spirit of freedom”, organizzata dall’associazione Animal Defenders International (Adi). È stato il più grande trasporto aereo di leoni mai avvenuto, ha affermato Jan Creamer, presidente dell’associazione ambientalista. Molti stati dell’America latina si sono resi protagonisti di quella che l’associazione Essere animali ha definito la “rivoluzione sudamericana contro la sofferenza nei circhi”. Numerosi paesi, tra cui Messico, Colombia e Perù, hanno infatti approvato nuove leggi che vietano spettacoli che sfruttano gli animali, dando l’esempio a tutto il mondo.

I leoni sono partiti dall’aeroporto di Bogotà, capitale della Colombia, salutati dai teneri cartelli realizzati dai bambini delle scuole locali, che augurano agli animali “Felice libertà!“. “Hanno viaggiato bene sono solo affamati: durante il viaggio, per la loro sicurezza, hanno avuto poco cibo”, ha dichiarato il presidente di Adi. I leoni, il cui trasporto è costato circa 400mila dollari, hanno viaggiato in apposite gabbie e sono stati sottoposti a sessioni di aromaterapia per ridurre lo stress prima dell’imbarco.

Gli animali ritroveranno il loro ambiente ma non sarà possibile reintrodurli in natura. I leoni, dopo una prima fase di quarantena in una struttura specializzata, verranno condotti in un’area protetta, l’Emoya Big Cat Sanctuary di Vaalwater, nella provincia di Limpopo. Il santuario è composto da cinquemila ettari di savana chiusi al pubblico, dotato di piscine naturali di acqua potabile e di radure. Molti dei leoni salvati non sono nelle condizioni necessarie per essere rilasciati in natura con successo. “Si tratta di leoni che hanno sofferto enormemente. Alla maggior parte di loro sono stati strappati via gli artigli e hanno i denti rotti – ha spiegato Jan Creamer. – Un altro ha problemi agli occhi, un altro ancora è completamente cieco”.”

 

Original post 33 leoni tornano in Africa dopo anni di prigionia nei circhi

Avorio


“Il club dei giganti si riunisce in Kenya per contrastare il bracconaggio e il traffico d’avorio che mette a rischio la sopravvivenza degli elefanti africani.

Per salvare gli elefanti dal bracconaggio e dal pericolo dell’estinzione, bisogna preservare l’ecosistema africano, l’industria del turismo e una parte importante del patrimonio comune del continente: è per questo che si riunisce in questi giorni a Nanyuki, in Kenya, il Giants club composto da diversi governi africani, organizzazioni non governative in difesa dell’ambiente, uomini d’affari e zoologi.

“Avorio significa morte. Morte per i nostri elefanti, per un’eredità preziosa che dio ha dato al continente africano. Morte per il nostro settore turistico”, ha dichiarato il presidente keniano Uhuru Kenyatta nel discorso di apertura del vertice. “Come se non bastasse, il commercio illegale di avorio si traduce in finanziamenti illeciti ai gruppi armati in diverse parti dell’africa. Anche per questo dobbiamo unire le forze e fare tutto quanto in nostro potere per fermare il bracconaggio e il contrabbando di questo oro bianco”.

Con un gesto di portata storica, al termine del vertice che si conclude sabato, saranno date alle fiamme oltre 100 tonnellate di avorio. Si tratta di circa un quinto degli stock del prezioso materiale sequestrati nel mondo, pari a 100 milioni di dollari secondo il valore di mercato. La pira – la più grande mai realizzata per una cerimonia simile – è composta dalle zanne di circa 6.700 elefanti. Secondo gli esperti, se i tassi di mortalità si manterranno ai livelli attuali, esiste il rischio concreto che questi pachidermi possano estinguersi entro il 2025. Ad oggi, della popolazione di elefanti presenti in Africa un secolo fa, resta solo il 10 per cento degli esemplari. Secondo il Kenya Wildlife Authority circa 30mila elefanti vengono uccisi ogni anno per le loro zanne da bracconieri sempre meglio armati, grazie anche alle nuove tecnologie. Il risultato, drammatico, è che il numero di pachidermi morti di morte naturale e quelli uccisi dal bracconaggio, superano il tasso di riproduzione della specie. Il club dei giganti – al suo incontro inaugurale – vede tra i soci fondatori Kenya, Gabon, Uganda e Botswana che ospitano sul loro territorio oltre la metà della popolazione di elefanti presente in Africa. Tra i suoi principali animatori c’è Evgeny Lebedev, il più giovane editore del Regno Unito, proprietario dei quotidiani Independent e Evening Standard e presidente della ong Space for giants.”

 

 

 

Original post Kenya, un club di giganti per proteggere i pachidermi dal bracconaggio