Belle foto…di brutti maltrattamenti


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Da Agireora.org:

“Lo scorso anno la giornalista, fotografa e autrice Jo-Anne McArthur ha messo a disposizione sul sito We Animals un’ampia collezione di foto di animali scattate in tutto il mondo, che documentano lo sfruttamento e la violenza estrema che sono costretti a subire per mano umana. Non mancano nemmeno belle foto di situazioni positive e commoventi. Si tratta di una risorsa utilissima per la divulgazione: sia per mostrare direttamente le gallerie di foto così come sono, sia per utilizzarle in cartelloni e materiali informativi. Su richiesta sono anche disponibili in alta risoluzione. Come si legge dalla pagine di copyright, le foto sono utilizzabili gratuitamente per iniziative a difesa degli animali, è solo richiesto di citare la fonte, vale a dire autrice e sito We Animals. Le donazioni sono gradite, quando si ha la possibilità di farle, ma non obbligatorie.

Invitiamo a visitare la galleria fotografica di We Animals per trovare foto utili da diffondere in tanti modi.

Qui sotto alcuni esempi di scatti effettuati in allevamenti e macelli: sguardi di animali che stringono il cuore e che non possono lasciare indifferenti.”

 

Vitellino portato via alla madre appena nato, per vivere 6 mesi di disperazione e confinamento e poi venire macellato. Tutto il latte viene prodotto a questo prezzo, in tutti gli allevamenti del mondo, di ogni genere.we-animals-vitellino-portato-via.jpg

 

Un vitellino vivo, ancora per pochi mesi, e accanto uno morto di stenti.

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Maiali confinati in un allevamento senza possibilità di muoversi (Italia, 2015)

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Ancora gabbie di gestazione: il maialino non ha la possibilità di stare a contatto con la madre.

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Gabbie di gestazione: le madri non possono muoversi e accudire i loro piccoli (Italia, 2015)

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La disperazione di un maiale imprigionato per tutta la vita.

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Pollo “da carne” paralizzato per il ritmo innaturale di crescita.

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Galline in condizioni pietose, imprigionate per la produzione di uova: due anni di questo inferno e poi il macello.

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Tacchino in un allevamento, con evidenti ferite.

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Conigli giovani in allevamento, malati e non curati.

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La fine dei conigli dopo mesi di confinamento in piccolissime e affollate gabbie.

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Original post Belle foto di brutti maltrattamenti

 

Nota bene: la prima immagine in testata non è stata diffusa da Jo-Anne McArthur ma prelevata liberamente dal web

 

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Il mito delle proteine nobili


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12/05/2017

di Marina Berati

“Prendo spunto da un video del dott. Michael Greger, nutrizionista, per riparlare del “mito delle proteine” cui purtroppo ancora moltissime persone credono.

Tanti onnivori (inclusi anche parecchi medici e nutrizionisti) sono convinti che sia necessario mangiare carne, o almeno latticini e uova, per ottenere abbastanza proteine. I vegan sanno che non è così, però purtroppo anche molti di loro credono ancora che sia necessario prestare attenzione a quel che si mangia per “ottenere abbastanza proteine” e che sia necessario “combinare” gli alimenti vegetali per avere proteine della giusta “qualità”.

Queste sono credenze basate su conoscenze errate e vecchie di 40 anni, ottenute da studi sui ratti, che non hanno nulla di scientifico: allontaniamocene ed evitiamo di divulgarle!

E’ praticamente impossibile pianificare una normale dieta 100% vegetale normocalorica che non contenga abbastanza proteine, anche mettendosi d’impegno per farlo: a meno di non riempire la giornata con junk-food (dolci, fritti, grassi vari), che hanno molte calorie ma pochi nutrienti, o di non seguire una dieta da 800 calorie al giorno (che però è carente di tutti i nutrienti, non solo delle proteine), non si può creare una normale dieta con troppo poche proteine, perché le proteine si trovano in tutti i cibi vegetali in buone quantità.

In definitiva: da vegan non dobbiamo assolutamente preoccuparci delle proteine, mai!

Da dove si ricavano le proteine? Ne assumiamo troppe!

Le proteine sono formate da aminoacidi, che possiamo considerare come i “mattoni” per costruire le varie proteine di cui il nostro organismo ha bisogno. Molti aminoacidi possono essere costruiti a partire da altri aminoacidi, tranne alcuni, chiamati “essenziali”, che devono essere ricavati dalle proteine che assumiamo dagli alimenti. Questo vale per noi esseri umani come per altri animali: nessun animale produce da solo gli aminoacidi essenziali.

Tutti gli aminoacidi essenziali hanno origine dalle piante e tutte le proteine vegetali contengono tutti gli aminoacidi essenziali, nessuno escluso. Una dieta 100% vegetale contiene in media IL DOPPIO delle proteine di cui il nostro organismo ha bisogno, quindi l’attenzione da porre è nel non assumerne troppe: assumerne troppo poche è virtualmente impossibile. Le diete onnivore ne contengono ancora di più e quindi sono più pericolose, in quanto alte quantità di proteine sono dannose per la nostra salute.

Il mito della combinazione di legumi e cereali

Questo mito è nato 40 anni fa sulla base del fatto che le proteine vegetali, pur contenendo tutti gli aminoacidi essenziali, sono più scarse di un dato aminoacido: i cereali hanno un contenuto minore di un dato aminoacido, i legumi di un altro. Questo ha portato a pensare che fosse necessario combinare nei pasti legumi e cereali.

Ma da decenni ormai si sa che non è così. Il nostro organismo mantiene un deposito di singoli aminoacidi, che vengono combinati tra loro a seconda delle necessità: non serve dunque combinare nulla nei pasti, lo fa direttamente il nostro organismo. Non ha importanza che quando mangiamo la pasta un dato aminoacido sia presente in minor quantità o quando mangiamo i ceci ci sia un altro aminoacido meno rappresentato: tutte le proteine vengono scisse nei vari aminoacidi, che vanno a finire in questo deposito, da dove viene prelevato quel che serve, quando serve.

Il mito delle proteine nobili

Questo mito sulla “qualità” delle proteine di origine animale, che sarebbe migliore di quella delle proteine vegetali, nasce in parte dalla falsa credenza di dover combinare tra loro i vari cibi vegetali e in parte dal fatto che i primi studi sulle proteine sono stati fatti sui cuccioli di ratto, che di certo sono molto diversi dagli esseri umani. Ennesima dimostrazione del danno dei test su animali: in particolare questi studi stanno causando gravi danni alla salute umana da decenni, perché hanno alimentato la credenza che si debbano assumere molte proteine, e soprattutto da fonti animali. Chiaramente poi l’industria zootecnica ci ha messo del suo per alimentare tale credenza e farci rimanere nell’ignoranza…

Cos’hanno concluso questi studi? Che i cuccioli di ratto crescono di meno se nutriti con vegetali. Ma i cuccioli di ratto non crescono bene nemmeno se nutriti con latte materno umano. Questo dovrebbe portarci a concludere che i bambini non vanno allattati al seno? Il latte materno nei ratti ha 10 volte tante proteine rispetto al latte materno umano, perché i cuccioli di ratto crescono 10 volte più velocemente dei lattanti umani.

Ebbene, sulla base di studi simili è stata costruita tutta la nostra “conoscenza” sulle proteine. O dovremmo dire tutta la nostra ignoranza?

Non esistono dunque proteine nobili, non esiste il problema della complementazione delle proteine né quello di non assumerne abbastanza. Esiste solo il grave problema dell’esagerata assunzione di proteine. Come vegan ne siamo parzialmente protetti, ma fino a un certo punto: quando ci facciamo prendere dalla“fissazione” delle proteine – e molti purtroppo lo fanno – ci facciamo del male da soli.”

Fonte: NutritionFacts.org, The Protein-Combining Myth, 25 aprile 2016.

References:

T A Davis, H V Nguyen, R Garcia-Bravo, M L Fiorotto, E M Jackson, D S Lewis, D R Lee, R J Reeds. Amino acid composition of human milk is not unique. J Nutr. 1994 Jul;124(7):1126-32.

T B Osborne, L B Mendel. Amino-acids in nutrition and growth. Abtlerhdden: Zeitschr. f. phvsiol. Chem., Ixxvii, p. 27, 1912.

P J Moughan, S M Rutherfurd, C A Montoya, L A Dave. Food-derived bioactive peptides–a new paradigm. Nutr Res Rev. 2014 Jun;27(1):16-20.

P J Moughan, S M Rutherfurd. Gut luminal endogenous protein: implications for the determination of ileal amino acid digestibility in humans. Br J Nutr. 2012 Aug;108 Suppl 2:S258-63.

P Sengupta. The Laboratory Rat: Relating Its Age With Human’s. Int J Prev Med. 2013 Jun;4(6):624-30.

V R Young, P L Pellett. Plant proteins in relation to human protein and amino acid nutrition. Am J Clin Nutr. 1994 May;59(5 Suppl):1203S-1212S.

J McDougall. Plant foods have a complete amino acid composition. Circulation. 2002 Jun 25;105(25):e197; author reply e197.

P B Ramarao, H W Norton, B C Johnson. THE AMINO ACIDS COMPOSITION AND NUTRITIVE VALUE OF PROTEINS. V. AMINO ACID REQUIREMENTS AS A PATTERN FOR PROTEIN EVALUATION. J Nutr. 1964 Jan;82:88-92.

H N Munro. CHAPTER 34 – Free Amino Acid Pools and Their Role in Regulation. Mammalian Protein Metabolism. 1970. 299–386.

N Rizzo, K Jaceldo-Siegl, J Sabate, G E Fraser. Nutrient Profiles of Vegetarian and Nonvegetarian Dietary Patterns. Journal of Academy of Nutrition and Dietetics. 2013 Dec;113(12):1610–1619.

 

Nella foto in alto carne di Renna, sotto l’Animale…vivo (Rangifer tarandus)

Original post Preoccupati per le proteine? Nessun problema, se non siete cuccioli di ratto.

 

Quasi vegana & Quasi filosofo


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Secondo Leonardo Caffo esiste una presa di coscienza a strati, una sorta di consapevolezza a convenienza personale cui adeguarsi in base alle circostanze. Un opportunismo integrato ad alcuni personaggi di dubbia provenienza, i quali si assumono l’arroganza di avere la soluzione in tasca per far cessare lo sfruttamento Animale…o meglio diminuire il genocidio, visto e considerato che si vuole presumere con convinzione la funzionalità etica della violenza felice. Ma cos’é queso marchio di fabbrica? Da cosa e da chi é composto questo copyright corporativo? Questa mistificazione marketizzata é capostipite dell’allevamento sostenibile, del business green, della bio industrializzazione…ovvero la nuova frontiera della new economy. Sempre Leonardo Caffo afferma con convinzione di essere un animale tra gli animalisti, senza conoscere forse la vera storia dell’animalismo. Un movimento costituito da battaglie ideologiche e scontri fisici che hanno anche permesso la nascita e il perseguimento di un antispecismo rivoluzionario…ovvero l’unico strumento attuale, se così vogliamo chiamarlo, ostile alla mercificazione degli esseri viventi. Si preferisce quindi perseguire filoni mediatici, credendo forse di alleviare la sofferenza degli Animali tramite spot brandizzati e squallide chiacchere filosofiche, addirittura anche utilizzando una satira spicciola e fuori luogo. Probabilmente Giulia Innocenzi e Leonardo Caffo credono ipocritamente che il successo sia lungo e producente, ma si vantano subdolamente di non credere alle critiche costruttive. Una quasi vegana e un filosofo pentito si rifiutano, con saccenteria arrogante, di contribuire in gruppo alla liberazione Animale. Che tristezza, e che fallimento. Ma non è tanto chi sia Giulia Innocenzi, cosa fa o scrive, ma piuttosto chi c’è dietro lei o personaggi simili. Diffondere la concezione furba di un allevamento sostenibile non intensivo è fondamentale per convincere i consumatori (vegani e non) dell’esistenza reale di un isola felice in cui beati Animali da reddito vengono uccisi dolcemente e nel pieno rispetto delle regole morali e civili. E’ doveroso prendere le distanze da tutto ciò che rappresenta l’ipocrisia del business-green (alias veganismo multifunzionale), ovvero una mistificazione perfetta in cui anche il salutismo vegano vi è entrato pienamente, proprio a causa dei vegani stessi e di tutti quelli che stupidamente o anche volontariamente hanno contribuito a questo scempio. Si rischia seriamente di cancellare anni di lotta valorosa e duro lavoro, a causa purtroppo di facili ingenuità ed abili strategie di marketing. Il sistema vuole così, perchè è scontato e risaputo che i Maiali muoiono ammazzati. Cara Giulia Innocenzi…non è una questione di coerenza, ma piuttosto di mistificazione. Che Vissani si sia schierato contro gli allevamenti intensivi…chissenefrega! Anche perchè mi sembra ovvio, ed anche uno gnomo ignorante lo avrebbe fatto! Il problema di fondo non sono gli allevamenti intensivi, ma tutto il carnismo in sè che perdura da secoli, e che certamente non si allevierà tramite un semplice libro di successo o con uno spettacolo televisivo. Di questo la rete ne è già piena! Le denuncie sono importanti, ovviamente, ma nascondersi dietro un dito…rappresenta l’ipocrisia più grande e dannosa! Cosa farete, tu ed altri specialisti della bio-violenza, quando i governi autorizzeranno la produzione della carne in provetta? (sempre che non l’abbiano già fatto) A risentirci per aggiornamenti!

 

Per dovere di divulgazione, e soprattutto in merito alle pubblicazioni su Facebook di Giulia Innocenzi e Leonardo Caffo, qui di seguito il commento di Codice A Barre

“Questo post è, in primo luogo, un tentativo di capire cosa stia succedendo nell’attuale dibattito sui diritti animali, alla luce delle reazioni scaturite dopo una foto pubblicata da Giulia Innocenzi, non-vegana e autrice del libro Tritacarne sugli allevamenti cosiddetti intensivi, in cui la stessa abbraccia il cuoco Vissani (quello della dichiarazione di qualche tempo fa “I vegani sono una setta. Li ammazzerei tutti”).
In secondo luogo, vogliamo continuare a riflettere sul rischio di messaggi ambigui, controproducenti e contradditori di chi, come la Innocenzi, pensa che esista un modello di allevamento “etico”, dove all’animale possa essere dato ogni tipo di diritto, tranne naturalmente, però, quello più fondamentale di tutti, vale a dire evitare di avere la gola tagliata al macello.
Infine, andremo a commentare quello che ha scritto Leonardo Caffo, autore antispecista e vegano, riguardo a quanto è scaturito dopo la pubblicazione della foto della Innocenzi con Vissani.
Andiamo per gradi. Giulia Innocenzi ha pubblicato una foto con Vissani in cui, come didascalia del loro abbraccio, afferma: “SIAMO LA COPPIA PIU’ BELLA DEL MONDO, E CI DISPIACE PER GLI ALTRI… Quando senti che tutto traballa, rintanati nelle certezze: Gianfranco Vissani uno di noi!!! P.S. Chi l’avrebbe mai detto, eh? La battaglia contro gli allevamenti intensivi crea alleanze inaspettate, anche fra una quasi vegana e un iper carnivoro.”
Ci sono molte cose da dire riguardo a quanto dichiara la Innocenzi. La prima è che “quasi vegana” (riferito a se stessa) e “uno di noi” (riferito a Vissani) non sono espressioni innocue come la Innocenzi vuole far sembrare.
L’uso del termine “quasi vegano” ci fa capire che la Innocenzi non ha le idee ben chiare (o non vuole averle) riguardo al veganismo e al movimento di liberazione animale. Non si può essere “quasi vegani” e non perche’ si tratti di una classifica di purezza, ma perché il veganismo non è una dieta disintossicante, da fare cinque giorni su sette, non è salutismo, ma un movimento di liberazione e di astenzione dalla violenza.
Dichiararsi “quasi vegani”, quindi, sta allo stesso livello di dichiararsi “quasi” contro la violenza sui cani, per esempio (e questo esempio è subito chiaro a tutti, dato che anche i non-vegani non fanno fatica a riconoscere nel cane un individuo da rispettare, sempre e comunque).
Ma questo termine “quasi vegana”, messo vicino a “Vissani uno di noi”, ci lascia perplessi anche per un altro motivo. Se non basta il “quasi vegana” a confondere le idee sul significato del veganismo, ecco che arriva la celebrazione di Vissani (“uno di noi”) accanto a quell’aggettivo “vegano”. A Giulia Innocenzi chiediamo di farci un favore: quello di non usare l’aggettivo vegano impropriamente, come se si trattasse di una dieta a percentuali, e di riflettere sul fatto di averlo usato nella stessa frase in cui Vissani viene definito “uno di noi”.
ll veganismo, infatti, non mira al “mattatoio felice” e alla “violenza etica”. Bisogna evitare di fare confusione. Che Vissani sia contrario agli allevamenti intensivi non ci sembra qualcosa da elogiare, come se si fosse scoperto chissà cosa. Quale carnista si pronuncerebbe mai a favore degli allevamenti intensivi? Nessuno. Stanno sempre tutti a parlarci di come l’animale, prima di essere ammazzato, debba vivere al pascolo, libero (ma non libero di scappare dal mattatoio, s’intende). Cuochi, allevatori e consumatori sono sempre pronti a tessere le lodi dell’allevamento di una volta, dell’allevatore di fiducia, del macello di provincia. È qualcosa che vuol fare illudere che si sia davvero generosi nei confronti degli animali.
Ma il veganismo non si occupa del come si sfrutti e si uccida un animale. Di quello si occupa il cosiddetto welfarismo. Il veganismo ha, invece, a che fare con l’abolizione di sfruttamento e violenza e non con la sua continuazione.
Quindi, Giulia Innocenzi, se la tua campagna mira a cambiare i modi della violenza, ma non la sostanza, allora sì, Vissani è uno di voi, ma SOLO di voi, e non uno di noi.
Il cuoco, infatti, non ha nessun problema con l’uccidere animali, pur potendo benissimo farne a meno. Vissani è uno di quelli che resta favorevole a sfruttarli e ammazzarli, parliamoci chiaro.
La considerazione che la Innocenzi ha di Vissani non ci sorprende, comunque. Abbiamo ascoltato diverse interviste alla Innocenzi e, nei suoi discorsi, del concetto fondamentale del veganismo e dell’antispecismo non c’e traccia o quasi.
Si parla ripetutamente di rischi per la salute nel mangiare animali (noi li chiamiamo così, non “carne”), di rischi causati dall’uso di antibiotici dati agli animali e dall’inquinamento prodotto dagli allevamenti, ma dell’animale come individuo a cui riconoscere il diritto a non essere sfruttato e ucciso in NESSUNA forma non c’è traccia. Anzi, la Innocenzi si spinge persino a fare l’elogio della “eccellenza italiana” e a promuovere etichette da lei definite “parlanti” da apporre sul corpo impacchettato di chi è stato ucciso e venduto al supermercato, per chiarirne la provenienza.
Ma da chi vuole che provenga quel corpo se non da un animale, senziente come noi, che voleva solo essere lasciato in pace, invece che essere costretto a nascere con l’unico scopo di essere ucciso?
Se le etichette davvero potessero parlare, direbbero che si tratta di qualcuno, non di qualcosa, di un individuo e non di “carne”, o che quello era il latte di una madre non-umana destinato ai suoi figli o le proprie uova e non prodotti per i quali, “a fine carriera”, si debba venire uccisi o si debba uccidere i piccoli maschi.
Ci troviamo ancora costretti a ripetere quello che abbiamo già spiegato molte volte, cioè che se il messaggio rimane ambiguo, non si tratta di piccoli passi in avanti, ma di un rallentamento del movimento di liberazione animale.
L’industria gongola ogni volta che qualcuno corre in sua difesa con la propaganda dell’allevamento “felice”.
L’industria non ha altra arma a sua disposizione se non quella di illudere le persone che esista un modo corretto di commettere violenza, quando, invece, la scelta vera consiste tra commetterla e non commetterla.
Se trasmettere delle immagini degli allevamenti intensivi si conclude in maniera vaga o, peggio ancora, con l’invito a uccidere “coscienziosamente”, non si tradiscono mica i vegani (non siamo noi che andiamo al macello), ma, gli animali stessi.
Inoltre, tutto quello che sappiamo in termini di psicologia e cambiamento del comportamento o dell’efficacia delle campagne sociali, ci dice che il messaggio deve essere chiaro e mirare a obiettivi a lungo termine e non essere diluito.
Nessun movimento per la giustizia ha mai chiesto dieci per ottenere cento. Parlare in maniera chiara aiuta chi davvero puo’ cambiare.
Nessuno nega che ci sia un valore nel mostrare immagini di animali allevati in maniera intensiva, ma se il messaggio rimane quello secondo cui basterebbe allevarli meglio per sentirsi a posto con la coscienza, allora non ci siamo proprio.
Tutte le strade (intensivo o meno, biologico, al pascolo, senza antibiotici, etc.) portano al mattatoio e ogni animale che nasce in un allevamento viene visto sotto una sola ottica: essere sfruttato e ucciso.
A chi continua, senza alcun dato che possa supportare le proprie tesi e ignorando tutti gli studi compiuti in merito, a dire che si tratta di una strategia dei “piccoli passi”, facciamo notare che chi parla di “violenza felice” non mette in atto un cambiamento di strategia, ma sostituisce l’obiettivo stesso e finisce col promuovere il suo opposto: l’animale resta uno schiavo da uccidere. E a questo o si è favorevoli o contrari. Non esistono i “quasi”. È ora di pronunciarsi.
Per finire, parliamo dell’autore Leonardo Caffo, che va in soccorso di Giulia Innocenzi. In suo post, condiviso dalla Innocenzi stessa, Caffo afferma: “Riemergo brevemente dall’apatia che ormai mi suscita il dibattito per esprimere solidarietà a Giulia Innocenzi per gli attacchi vari che ha ricevuto in questi giorni da animalisti di ogni tipo convinti di avere verità, coerenza e perfezione nel taschino. Tutte le volte che si prova a cambiare le mani vanno sporcate; se volete le mani pulite e il trofeo della perfezione tenetevi il mondo così com’è.”.
Caffo potrebbe provare a spiegarci per quale motivo ci si debba “sporcare le mani”. Da una persona che s’interessa di filosofia, ci si aspetta argomentazioni logico-razionali che possano supportare la propria tesi, e non semplici slogan.
Che ci si debba sporcare le mani è tutto da dimostrare, come pure che si abbia bisogno di messaggi fuorvianti e ambigui come quelli della Innocenzi.
Riguardo al drammatico termine “attacchi”, usato da Caffo, beh, gli facciamo presente che non esistono personaggi intoccabili e che quelli che lui definisce “attacchi” fanno parte del diritto di critica.
Caffo parla di animalisti “di ogni tipo”? Dal modo in cui si esprime, ci pare chiaro che Caffo non solo abbia una visione snobistica del resto del movimento, ma che, appena altri esercitano il diritto di critica, questi vengano da lui degradati e definiti “animalisti di ogni tipo”, senza contare che, a questo punto, la stessa Innocenzi dovrebbe rientrare nella categoria…
Se Caffo si sente apatico, rimanga pure inattivo: non c’è bisogno di risvegliarsi dal torpore per andare in aiuto di chi parla di “carne felice”. Risparmi pure le energie per la disobbedienza civile di cui tempo fa andava parlando, ma di cui non si è mai vista traccia.”

Per saperne di più su veganismo e liberazione animale:
www.vegfacile.info
www.piattoveg.info/
www.sarcofagia.it/
bioviolenza.blogspot.com
– “Perché vegan”
http://www.agireoraedizioni.org/libri/vegan/ebook-perche-vegan

 

Diete vegetariane: non confondiamole con quelle più restrittive


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“In questo comunicato vorremmo fare chiarezza sul termine “dieta vegetariana”, al fine di evitare che alcune diete, che seguono regole particolari e restrittive, e quindi potrebbero di fatto essere scarsamente salutari ed equilibrate, vengano fatte passare per “vegetariane” per il semplice fatto che non includono carne e pesce.
Esaminiamo la questione per passi.

Criterio esclusivo o inclusivo?

Se utilizziamo il criterio “esclusivo”, possiamo dire che le diete vegetariane ESCLUDONO totalmente o parzialmente i cibi di origine animale. La dieta latto-ovo-vegetariana esclude le carni di tutti i tipi, pesce incluso; quella vegana o 100% vegetale esclude anche latticini e uova (e miele), ed è quella che SSNV promuove come più salutare per il nostro organismo.
Con questo criterio si ha però accesso a un’ampia varietà di altre diete a base vegetale, che non necessariamente includono anche TUTTI i cibi di origine vegetale, ma possono essere più restrittive.
E’ dunque importante utilizzare invece il criterio “inclusivo”: quelle vegetariane sono diete che includono TUTTI i gruppi di cibi vegetali (cereali, legumi e cibi a base di glutine, verdura, frutta, frutta secca e semi, grassi), e che possono includere o meno cibi di origine animale indiretta, cioè latticini, uova e miele (quelle latto-ovo-vegetariane).
Questo secondo criterio ci chiarisce che il termine “vegetariana” include:
– la dieta vegana o 100% vegetale, la migliore per il nostro organismo e anche l’unica che, dal punto di vista etico, non uccide animali (dato che, statisticamente parlando, la motivazione principale di questa scelta è quella etica);
– la dieta latto-ovo-vegetariana, ovo-vegetariana e latto-vegetariana.

Invece altri tipi di diete a base vegetale, ma più restrittive, devono necessariamente essere indicate diversamente, e già di fatto lo sono, perché i loro seguaci non si definiscono “vegetariani” o “vegani”, ma come:
-fruttariani
-crudisti
-igienisti
-macrobiotici

Il problema si pone infatti quando diete più restrittive come queste vengono definite “vegetariane” o “vegane”, facendo così credere che anche le diete vegetariane propriamente dette siano altrettanto restrittive e altrettanto non equilibrate.

I componenti delle diete vegetariane:

In riferimento ai criteri per la realizzazione di una dieta equilibrata, cioè in grado di fornire tutti i nutrienti e l’energia necessari, solo le diete realmente vegetariane, e non quelle più restrittive, li rispettano.
Un’osservazione sulle diete onnivore, in relazione al loro essere equilibrate o meno: la dieta onnivora media di oggi è fortemente sbilanciata verso i cibi animali e quindi certamente non equilibrata; solo una drastica diminuzione del consumo di carne, pesce, latticini e uova e un deciso aumento del consumo di vegetali può renderla meno sbilanciata. Non si compia dunque l’errore di credere che una dieta onnivora sia automaticamente “equilibrata” solo perché include cibi animali, mentre quelle vegetariane abbiano invece bisogno di accorgimenti e attenzioni: è piuttosto il contrario!

Detto questo, i punti principali per ottenere dieta ottimale sono:

– consumo di cibi vegetali variato: consumare quotidianamente cibi appartenenti a tutti i gruppi vegetali (cereali, legumi, verdura, frutta, frutta secca e grassi), senza le esclusioni previste in alcune diete più restrittive. All’interno di ciascun gruppo vegetale vanno variati gli alimenti (non consumare ogni giorno lo stesso legume, la stessa verdura, lo stesso cereale, ecc.).

– La dieta deve garantire adeguate quantità di vitamina B12: punto che sta diventando un’impresa anche nell’alimentazione onnivora, nonostante l’ampio uso di integratori di vitamina B12 nei mangimi degli animali (chi mangia molta carne dunque può sperare di assumere abbastanza vit. B12 solo grazie a tali integratori). Infatti sono spesso presenti problemi di assorbimento che colpiscono molti soggetti, per i quali è consigliabile assumere la vitamina nella forma cristallina contenuta negli integratori (ottenuti, come in natura, da sintesi batterica): è difficile infatti assorbire la vitamina contenuta nel cibo. Ma la difficoltà a ottenere quantità adeguate di vit. B12 dipende anche dal fatto che recentemente è stato riconosciuto che le assunzioni necessarie a mantenere livelli ematici ottimali di vitamina B12 (sopra ai 450 pg/ml) sono ben superiori a quel che si reputava anni fa. Per questo assumere la vitamina a partire da un integratore è un’azione responsabile per tutti, non solo per i vegetariani. 

– E’ necessario garantire all’organismo adeguate quantità di vitamina D: questo non è possibile in nessun tipo di dieta. Questa vitamina viene infatti fornita, anche nella dieta onnivora, solo per il 10% dalla dieta: la fonte naturale è la sua formazione in seguito all’azione dei raggi solari. Purtroppo questo processo è diventato scarsamente efficace per l’uomo: la carenza di questa vitamina è molto diffusa ed è saggio per chiunque garantirsi il fabbisogno attraverso un integratore alle dosi raccomandate dai LARN.

– Il consumo di latticini e uova non è affatto necessario (come taluni “nutrizionisti da TV” vorrebbero far credere!), né risulta utile, anzi, si rivela dannoso, fattore di rischio per le malattie croniche. Se si decide di consumare questi alimenti, lo spazio che devono occupare nella dieta deve essere ridotto al minimo. Tale quantitativo non è in grado di apportare né la necessaria quantità di B12 (che va dunque sempre assunta da integratore nei latto-ovo-vegetariani), né quella di calcio; per contro, nel caso dei latticini, favorisce la perdita di ferro dall’organismo con più meccanismi.

Conclusione:

Da tutto ciò consegue che possono essere definite vegetariane solo le diete che aderiscono a questi principi. Altri tipi di diete, che limitano l’assunzione dietetica di nutrienti, sia attraverso restrizioni sul cibo che attraverso restrizioni sull’uso dei necessari integratori, non possono e non devono essere definite come “diete vegetariane”, ma con il termine che le caratterizza e che i loro stessi aderenti hanno scelto di utilizzare. I vegetariani non debbono essere confusi con queste diete “alternative” come crudismo, fruttarismo, igienismo, dieta macrobiotica, e chi più ne ha più ne metta.”

 

Fonte Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana – SSNV (info@scienzavegetariana.it)

DOSSIER – Disinformazione vegan


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“E’ in atto da oltre un anno una campagna stampa probabilmente orchestrata a tavolino per creare nel pubblico paura e diffidenza verso l’alimentazione vegan nei bambini; una campagna di disinformazione che può creare gravi danni, ingenerando diffidenza dei genitori verso i medici (che i giornali dipingono come contrari all’alimentazione vegan nei bambini, mentre così non è nella maggior parte dei casi). Una campagna davvero amareggiante, perché ha come prime vittime i bambini: le paure che essa crea nei genitori rischiano di causare un allontanamento dai medici e un probabile rifugiarsi presso altri “esperti” che invece esperti non sono affatto, ma si atteggiano a guru di dottrine non basate sulla moderna scienza, bensì su vecchie teorie non scientifiche.
E questo sì può creare danni alla salute dei bambini, non certo l’alimentazione vegan! Tutte le notizie di “bambini ricoverati in ospedale a causa della dieta vegan” o che addirittura verrebbero sottratti alla potestà genitoriale per questa ragione, NON sono rispondenti alla realtà: qui raccogliamo una breve cronistoria con relative smentite, che verrà costantemente aggiornata. Praticamente in tutti i casi i pediatri che hanno seguito i pochissimi bambini ricoverati dichiarano che la dieta vegan non è affatto un problema, al contrario di quanto invece i giornali vogliono far credere. Oltretutto, se in un anno (estate 2015 – estate 2016) sono riusciti, con ostinata tendenza giornalistica al pettegolezzo, a scovare solo 5 casi in tutta Italia con le migliaia di bambini vegan o lattanti con madre vegan che ormai ci sono… già questa sarebbe una dimostrazione che l’alimentazione vegan nei bambini non presenta affatto problemi, anche qualora questi casi fossero stati reali. Per contro, ben altri sono i numeri dei bambini onnivori ricoverati in ospedale per problemi legati a una nutrizione errata. Il centro contro l’obesità dell’ospedale Gaslini di Genova riferisce di 375 ricoveri l’anno di bambini (ovviamente onnivori) con problemi legati all’obesità e in circa la metà dei casi le complicazioni sono molto gravi: ipertensione, sindrome metabolica, complicazioni ortopediche, difficoltà psico-sociali (Fonte: Obesità infantile: il centro del Gaslini è un’eccellenza nazionale, 31 maggio 2012).
375 casi in un solo ospedale di una sola città. Perché non fare un articolo per ciascuno di questi casi in tutta Italia, con titoli shock? Più che un giornale servirebbe un’enciclopedia… Invece no, lo fanno su una manciata di casi di bambini o genitori PRESUNTI vegan.

L’ulteriore aggravante è che, nonostante tutti i casi citati dai giornali si siano in seguito dimostrati infondati:

– non ci sono mai state rettifiche che spiegassero come i casi citati non fossero in realtà dovuti all’alimentazione vegan;
– tali articoli restano on-line nonostante diano notizie fuorvianti su un tema delicato come la salute dei bambini;
– in aggiunta, spesso nelle nuove bufale si citano nuovamente le vecchie come se fossero vere, a sostegno di quelle nuove.

Tutto ciò alimenta il sospetto che non si tratti di errori in buona fede.
Questo dossier vuole smascherare le affermazioni infondate che circolano sui media su questo tema, con l’obiettivo di contrastare tale pericolosa campagna disinformativa.”

 

Leggi il dossier alla pagina: DOSSIER – Disinformazione vegan: prime vittime i bambini

 

Fonte Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana – SSNV (info@scienzavegetariana.it) Rete Famiglia Veg