Le ricette dell’energia


vegan

Perchè vegan? E’ la domanda che molti si pongono, soprattutto nell’ultimo periodo in cui vari articoli di testo e video si stanno diffondendo sempre più.

In questo articolo approfondiremo l’aspetto salutistico di un regime alimentare privo di ogni derivato alimentare.

Da sempre l’essere Umano ha ucciso Animali per nutrirsi. Giusto? Sbagliato? Negli ultimi decenni, forse a causa di un impatto ambientale sempre più pesante, i consumatori sono stati indotti a scegliere un alimentazione più vegetale e ricca di ingredienti naturali. L’abuso di carne e latticini, conseguentemente a massicce campagne promozionali e pubblicitarie, ha creato seri danni a salute ed ambiente. In questo contesto lasceremo per un attimo l’aspetto etico del consumo alimentare (ovvero l’uccisione spregiudicata degli Animali), non per meno importanza ma per una questione prettamente informativa.

In giro per il mondo sono innumerevoli gli esperti in materia che pubblicizzano una nutrizione sempre più responsabile ed attenta che possa favorire una migliore longevità ed un minore apporto di sostanze tossiche per l’organismo. Nonostante le polemiche e la disinformazione da parte di organi industriali perseveranti nel profitto personale è ormai risaputo che la carne assunta in quantità “particolari” crea numerose patologie. Anche i latticini ed il pesce non sono da meno. In particolare la caseina e il lattosio contenuto nel latte vaccino sta creando una vera e proprio “epidemia” da indigestione, e il pesce contaminato da tossine sempre più presenti nei mari non favorisce una corretta assunzione di nutrimenti fondamentali. Smontare la classica piramide nutrizionale non è lavoro semplice, soprattutto se dietro di essa esistono poteri forti altamente collusi con tutto un apparato medico/scientifico spesso e volentieri mentitore o peggio criminale. Non è una questione di allarmismo ma, dati alla mano, è assolutamente evidente che la dieta mediterranea tanto inneggiata non rappresenta più un pilastro fondamentale per crescere nuove generazioni. Almeno non la dieta mediterranea che include proteine animali in così grosse quantità.

Negli Stati Uniti T. Colin Campbell – biochimico statunitense, nutrizionista, professore emerito di Nutrizione e Biochimica alla Cornell University, noto per la pubblicazione del rapporto “The China Study” sulla comparazione tra l’alimentazione occidentale e cinese – (fonte Wikipedia) ha stravolto alcuni concetti storici in merito a nutrimenti base per la popolazione moderna. Tutto questo non senza scandali e relativi dibattiti controversi. Infatti in seguito ai suoi studi relativi alla correlazione fra cibo e malattie, Campbell ha adottato un’alimentazione integrale naturale a base vegetale e raccomanda la formazione degli operatori medici in tal senso. Nel 2010 in seguito a un’operazione al cuore, l’ex presidente degli Stati Uniti d’America Bill Clinton ha adottato a sua volta la nutrizione vegetariana raccomandata da T. Colin Campbell assieme ai colleghi Caldwell Esselstyn e Dean Ornish. Il numero dei vegani nel mondo è cresciuto soprattutto negli USA, dove quasi il 3% della popolazione adulta è stabilizzato su una dieta vegan. In India si raggiungono picchi del 30%. In Europa ad aggiudicarsi la palma della nazione go vegan è la Germania, con 7 milioni di persone. Dati interessanti giungono poi da oltremanica, dove la British Vegetarian Society ha condotto una ricerca secondo cui circa 2.000 persone ogni settimana cambiano il loro regime alimentare, ovvero circa il 5%. E in Italia? I vegani tricolore rappresentano l’1,1% della popolazione, ma c’è da credere che a seguito del costante crescere di attività commerciali e ristoranti il numero sia destinato a salire. Sempre in Italia esiste da 17 anni Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana – SSNV -“un’associazione non-profit fondata nel 2000 e costituita da professionisti, studiosi e ricercatori in diversi settori (Nutrizione, Medicina e settori connessi, Ecologia della nutrizione ed impatto ambientale, Giurisprudenza) favorevoli alla nutrizione vegetariana e competenti sui differenti aspetti delle diete a base di cibi vegetali (c.d. plant-based diets, plant-based nutrition). Le finalità che si propone l’Associazione, sono la diffusione e il sostegno della scelta vegetariana, in particolare nella variante 100% vegetale, e dei suoi principi culturali e scientifici, in quanto promotrice di salute, sostenibile da un punto di vista ecologista, e rispettosa delle scelte etiche delle persone.”

Cosa vuol dire questo? Che effettivamente esistono prove certe che possono correlare determinate abitudini verso un perfetto stile di vita prettamente “veg”. Ciò non vuol dire che chi mangia carne o formaggio si ammalerà di cancro o diabete…ma specificatamente non contribuirà a raggiungere specifici parametri salutari. Soprattutto è da ribadire il “perchè” non si può cambiare, questo è importante. Ovvero, perchè non smontare tradizioni e ricorrenze che da decenni sono enormemente rappresentati di un consumismo esasperato? 50 o 60 anni fa non si consumava tutta questa carne, non esisteva i fast food o le steak house. Perchè allora si è giunti a questa esaltazione del cibo proteico? Le ragioni sono innumerevoli e da ricercare in un capitalismo sempre più concentrato verso la soddisfazione personale: sazi e grassi! Indubbiamente non va bene, e non si può continuare in questo modo. 

Nell’epoca più gloriosa dell’informazione non si può restare indifferenti, e non si può attendere ancora nel non dimagrire in salute. Formazione, educazione e condivisione rappresentano parametri e condizioni essenziali per diffondere un ottimo stile di vita che rispetti tutti: Animali, ambiente e noi stessi!

Come sempre un buon libro può aiutare a capire alcuni nozioni semplici ed utili per intraprendere il percorsi dell’alimentazione 100% vegetale:

Le Ricette dell’Energia

140 proposte vegane crude e cotte per vivere con più vitalità

9788897586852_0_0_0_75Le Ricette dell’Energia

Due famose “crudiste” che ci accompagneranno a scoprire un fantastico mondo fatto di tanti gusti e sapori unici con la complicità del crueltyfree, non una moda ma una tendenza assolutamente etica e coerente. Cos’è il crudismo? Ogni dieta crudista prevede, esclusivamente o prevalentemente, il consumo di alimenti crudi e di stagione non lavorati e non trattati e spesso provenienti da agricolture biologiche a km zero. (Attenzione: esiste anche il consumo di pesce crudo che non riguarda assolutamente il tema in discussione.)

In ogni caso vi stupirete dall’enormità e varietà di ingredienti totalmente vegetali che potranno arricchire le vostre tavole. Non vi resta che provare e…buon appetito!

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McVegan


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Da Veganzetta.org:

“Fino a ieri McDonald’s e veganismo parevano due elementi del tutto incompatibili: due concezioni dell’esistenza di segno opposto. Oggi la realtà – come sempre – supera la fantasia e nasce il McVegan: il primo panino targato McDonald’s completamente vegan. Il panino da quanto riferiscono fonti giornalistiche, è per ora in fase di test e disponibile al pubblico solo in Finlandia, c’è da scommettere però che presto sarà distribuito in ogni punto vendita della multinazionale statunitense del fast food. Non è certo una novità quella dei panini vegani, ma il McVegan, proprio in virtù di ciò che McDonald’s rappresenta, appare come il risultato finale di una sciagurata metamorfosi che ha trasformato il veganismo da corrente controculturale (di opposizione e alternativa a una società umana che in nome del profitto e/o dell’antropocentrismo sfrutta e uccide gli Animali) a subcultura legata a doppio filo con il consumismo di nicchia, ed ora sfociata nel fast food e junk food (cibo spazzatura) aprendo un nuovo mercato dalle enormi potenzialità.”

Original post McVegan ovvero il completamento di una metamorfosi

 

McVegan ovvero il completamento di una metamorfosi - Veganzetta - Notizie dal mondo vegan e antispecista.clipular.png

 

Gli inneggiatori “da qualche parte dobbiamo pur cominciare” sono gli stessi individui (purtroppo vegani di battezzo) che vogliono (anzi pretendono) la carne sintetica. Sono gli stessi che gridano al miracolo quando centinaia di surrogati vegetali arrivano sui banchi della Gdo. Sono gli stessi che vogliono tutto e subito anche e soprattutto affermando con convinzione spicciola: “Meglio una Mucca viva oggi, che cento morte domani.”

Magari fosse così!

Quello che invece e tristemente non concepiscono (sempre se realmente abbiano intrapreso la presa di coscienza) è che il capitalismo, ed ogni forma convenzionale, mai nulla potrà apportare ad una nuova società libera.

Luigi dice: “Vogliamo fare il medesimo errore con gli allevamenti?”

Ci ha già pensato il capitalismo moderno, e tra qualche anno la filiera produttiva della carne tradizionale sarà affiancata da nuovi prodotti molto simili nella forma, nel gusto e nel colore ad un Mac-burger. Peccato che sia stato clonato da una Mucca (non libera) destinata al macello.
Il brevetto è già pronto, e attualmente la carne sintetica costa 200 dollari al kg (forse più). Per far scendere il prezzo dovranno creare un mercato di massa, quindi innumerevoli donazioni e conseguenti riproduzioni (parliamo di centinaia di miliardi di donazioni). Come è possibile prevedere una svolta epocale tramite una simile aberrazione scientifica? Tutto ciò rappresenta una cospicua opportunità commerciale che vuole fare arricchire chi degli Animali se ne frega, e i vegani gli stanno dando una mano. Del resto era quello che volevano, i magnati del calibro di Bill Gates (vegetariano pentito) e Richard Branson (è di fatto uno degli uomini più ricchi del mondo) che ora puntano al business della carne in vitro affermando che pulirà l’ambiente dall’inquinamento e salverà gli Animali dagli allevamenti intensivi. Peccato che non sia ben chiara tutta la procedura e soprattutto chi saranno i donatori.
Detto questo…se osteggiare è ridicolo (per usare la stessa terminologia) mi chiedo in che modo dovremmo accogliere il McVegan, l’hamburger sintetico ed ogni diavoleria commerciale che da qui in avanti arricchirà le tavole dei consumatori. Allo stesso modo dovremmo ignorare ogni altra aberrazione esistente? Ma soprattutto c’è da chiedersi perchè gli strateghi del marketing stanno investendo sui vegani? Forse perchè c’è qualcuno che è interessato a comprare i loro prodotti? O forse perchè sperano di modificare le coscienze delle persone in chiave cruelty-free?

Da quello che ultimamente si vede in giro…sembra davvero che i “vegani” stiano accorpando un po’ tutto. Tutto ciò rappresenta un amara sconfitta, proprio perchè dimostra stanchezza in un movimento nato con delle solide basi etiche. Sicuramente la collaborazione e la condivisione (in questo pecca molto il web) non è stata capace a sufficienza di intraprendere un concreto confronto, come invece a volte avviene e con successo in altri luoghi e con altre tematiche. L’egocentrismo ha preso il sopravvento, e l’induzione commerciale ha fatto il resto. Ben presto il consumismo ingloberà ogni cosa…l’allerta è già suonata. Non possiamo restare a guardare, e soprattutto non possiamo permettere che tanti individui si facciano abbindolare da logiche di profitto, dibattiti provocatori e squallide inconcludenze. Un mea culpa è doveroso, soprattutto tra gli addetti ai lavori.

Resta il conforto di tanto buon lavoro svolto, da attivisti e pensatori che hanno contribuito alla diffusione di un ideologia pacifista.
Bisogna prendere le distanze da chi non è forte abbastanza, e bisogna continuare a far concepire l’antispecismo. Altrimenti si creerà uno stallo evolutivo, e il capitalismo avrà altro terreno fertile su cui investire.

Rendersi spocchiosi ed anche un po’ ignoranti non è la rovina del veganismo…è molto peggio.

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McDonald's lancia McVegan, il primo panino 100% vegetale.clipular

Sei vegano?


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“L’Italia non è un Paese per vegani. Secondo l’Eurispes nel nostro Paese aumentano i veg, stimati al 7,1% della popolazione. Ma per le circa 350mila persone che tra loro hanno fatto la scelta di non mangiare nessun derivato animale (0,6%), la vita sociale non è sempre così semplice.

A chi non è capitato di andare a cena fuori e vedere i camerieri fuggire in cucina per sapere cosa poterti servire? E dell’isolamento delle feste comandate, a cui nessuno vuole più invitarti per non cambiare il menù proposto da una vita, ne vogliamo parlare? Che dire, poi, delle nonne che non si capacitano di non poter più ingozzare i loro adorati nipoti con l’agnello pasquale, o degli amici che, pur accettando apparentemente l'”inspiegabile” scelta, non perdono occasione per fare insopportabili battutine o allucinanti domande, che fanno cadere le braccia anche ai più pazienti?

“Ecco 25 cose che un vegano si è sentito dire almeno una volta nella vita:
1. Vegano? Oh no, pure tu ti sei fissato con questa moda?
2. Non mangi carne? E allora cosa mangi?
3. Se non mangi nemmeno il latte e le uova, il tonno lo mangi?
4. Ti importa tanto degli animali, ma ai bambini che muoiono di fame non ci pensi?
5. Se fossero tutti come te, il mondo sarebbe invaso dagli animali!
6. E per le verdure non ti dispiace? Anche le piante soffrono! (Arghhhhhh….)
7. Dai, mangia il pesce, i pesci mica soffrono…
8. E allora a che servirebbero i canini se dobbiamo mangiare solo verdure?
9. È un peccato, non sai cosa ti perdi… (come se uno ci fosse nato vegano!)
10. Ecco, ho cucinato le verdure ripiene apposta per te! (Peccato che dentro ci sia il macinato…)
11. Ma quindi dentro a un panino che ci metti?
12. Ho fatto il pollo con le patate, tu però puoi mangiare le patate… (Oh, grazie, gentilissimo papà!)
13. Come fai a fare sport? Ce la fai poi a reggerti in piedi? E le proteine da dove le prendi?
14. Tofu? Ma che diavolo è? Mi hanno detto che fa schifo (Beh, sì, in effetti non è che sia il top del gusto…)
15. Tanto gli animali sono già morti, mica li uccidi tu!
16. Dolci senza latte e uova? E di che sono fatti, di aria?
17. Oh, mi piacerebbe essere vegano, ma mi piace troppo il cibo NORMALE…
18. Purtroppo non posso diventare vegano, sono anemico…
19. Sei vegano?!? Ma sembri così in salute! (Già, tranquillo, non divento giallo come i Simpson…)
20. Fate tutti i preziosi, ma poi ve le comprate le scarpe e le borse di pelle…
21. Quando guidi però i moscerini li uccidi, eh?!?
22. Dai, prendilo un pezzo di formaggio, tanto non ti vede nessuno, non lo diciamo!
23. Ok dire no a formaggio e uova, ma non mangiare nemmeno il miele è troppo esagerato…
24. È impossibile che tutto il mondo diventi vegano, cosa mangerebbero gli esquimesi?
25. Capisco le pellicce e le borse di pelle, ma le scarpe di CUOIO le puoi mettere, no?!?

Quante volte lo hanno chiesto pure a voi? Lasciate nei commenti le domande più assurde e curiose che vi abbiano mai fatto.”

Roberta Ragni (con il contributo del direttore Simona Falasca, e di tutta la redazione GreenMe.it)

 

 

Original post 25 COSE CHE UN VEGANO SI E’ SENTITO DIRE ALMENO UNA VOLTA NELLA VITA

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L’etica a convenienza


 

Perché non c'è nulla di etico nella vita di un vegano - The Vision.clipular.png

In questi giorni gira parecchio sul web un articolo di un tale Matteo Lenardon che su The Vision ha scritto qualcosa in merito alla non presunta etica dei vegani. Premesso che tutto ciò ha fatto molto discutere, parecchio tra gli utenti di facebook soprattutto chi si è sentito colpito nel fianco proprio perchè assiduo consumatore di cibo vegetale, Lenardon colpisce a spada tratta la presunta ipocrisia del veganismo nell’appropriarsi di alcuni prodotti alimentari non propriamente sostenibili (anacardi, quinoa, mandorle ecc.ecc.). Addirittura si colpevolizzano gli stessi di essere responsabili della distruzione della foresta pluviale! In ogni caso l’articolo si dilunga molto sull’aspetto salutistico e poco su concetti reali e coerenti del veganismo stesso. Insomma una sorta di polemica consueta ed attuale su quello che è oggi il solito chiacchiericcio mondano: dare addosso ai vegani!

Le risposte al testo sono state lunghe ed esorbitanti, molte addirittura pittoresche:

 

(2) Marco Puccini - Marco Puccini ha condiviso un link..clipular

Magari parlare di coperta che scopre il “culo” di altri non definisce propriamente l’etica di un determinato atteggiamento o comportamento. Qualcuno addirittura ha menzionato i nazisti e la loro “etica” nel preservare la razza ariana! Ma senza scendere in squallidi dibattiti fomentati da un articolo pressoché ridicolo (e di un ignoranza pazzesca) è giusto ed opportuno dire che: quello che è accaduto negli ultimi anni è certamente una novità, come lo sono state tante battaglie sociali in passato…ma come dice bene Adriano Fragano non è quello che i fondatori del veganismo volevano ottenere. Parlare e discutere di liberazione animale non solo è precoce, ma azzardato ed assolutamente complesso in un sistema che mercifica le vite. L’approccio salutistico o ambientalista è stata la mossa più semplice e risolutiva per far capire alle persone quanto sia sbagliato mangiare carne ed affini (sbagliato in termini personali appunto), e continua accadere ogni giorno in dibattiti di ogni genere tra diete varie e strategie commerciali. Ovviamente non è la strada giusta per ottenere una concreta svolta o un radicale cambiamento. Sono necessari decenni, o forse più, di studio e condivisioni. L’attuale empatia non è matura abbastanza per concepire la vita altrui. Il progresso morale non è sufficientemente adeguato, essendo propriamente erede di un passato egoista e prettamente egocentrico. Da qui nasce la considerazione dell’antropocentrismo legato ad ogni pensiero ed azione. Il salutismo vegano non è altro che una direttiva commerciale appositamente inserita dentro la speculazione, la quale ha poco da condividere con il benessere degli Animali. Lo dimostrano i casi di marketing spregiudicato a cui stiamo assistendo. Nel frattempo mangiando bio e comprando dal contadino otteniamo sicuramente un alternativa ad un mercato spregiudicato e schiacciante, ma questo c’entra ben poco con l’altruismo. Si può essere seguaci di un alimentazione 100% vegetale…e poi praticare di fatto tendenze da serial killer, o seguire un alimentazione con carne e derivati…ed essere attivi in opere solidali e benefiche. Ecco perchè il concetto salutista non sta in piedi, perchè impone a se stessi un considerazione prettamente personale ed egoista, e cioè: lo faccio per me stesso in primis, e poi di riflesso sugli altri. Ma non è così scontato, magari lo fosse…gli Animali “da reddito” vivrebbero già liberi e sani per conto loro. E poi lo stesso concetto salutista lo praticano i difensori delle proteine nobili…quindi serve a ben poco nutrirsi con consapevolezza se poi i risultati sono controversi. Abbattere un sistema capitalista che sperpera ed uccide non è cosa da poco, e certamente non tramite spot veganizzati. Basta osservare ciò che sta accadendo in tv o sui media: dibattiti squallidi e vergognosi. Ognuno difende le proprie parti ed ognuno si impone con astuzia e caparbietà…non è questa la strada giusta. Molti dicono che ogni iniziativa è utile al cambiamento, tutto fa brodo come già menzionato, ma i risultati purtroppo non sono per niente soddisfacenti. Sono aumentati i vegani e i vegetariani…ma gli Animali? Come se la passano? E’ come se si cercasse di combattere l’inquinamento con le auto a batterie, senza considerare che le stesse inquinano egualmente perchè costituite da materiali altrettanto dannosi e tossici. E’ un girare intorno senza risvolti considerevoli ed utili ad una giusta ed equa introspezione. Sostanzialmente nessuno conosce il giusto metodo e nessuno può meglio approcciarsi al cambiamento, è piuttosto una questione di equilibrio e compromesso, questo perchè si rischia di scendere in oscuri ed ipocriti radicalismi che produrrebbero un nulla di fatto. Il salutismo ed ogni pratica cosiddetta funzionale al veganismo si avvicina alla massa proprio perchè intacca il bisogno personale ed individualista di un soggetto. E’ utile ma altrettanto rischioso per gli eventuali risvolti negativi, purtroppo consequenziali perchè appartenenti ad un sistema mercificante che non risparmia nessuno…neppure i vegani, o chi crede o finge di esserlo. Ecco perchè l’articolo “Perchè non c’è nulla di etico nella vita di un vegano” può essere indirizzato a tali soggetti, ovvero chi sceglie di adottare un alimentazione vegetale o similare senza nessuna consapevolezza.

Per concludere, e per cercare di replicare alle teorie contraddittorie, caro Matteo Lenardon ancora una volta si preferisce parlare a sproposito lasciandosi coinvolgere in gossip e pettegolezzi da talk-show. Un pezzo d’antologia! Peccato che tutto ciò che viene elencato nell’articolo non abbia nulla da condividere con la realtà vegana non salutista, non consumista, non modaiola, non dietetica…ovvero niente che riguarda tutto ciò che non viene raccontato dai vari personaggi famosi (e non) quali Giulia Innocenzi, Leonardo Caffo, Paola Maugeri, Red Ronnie, Red Canzian, ecc.ecc.ecc. Si continua a seguire il tormentone, e si continua a diffondere notizie fuorvianti che con la consapevolezza vegana non ha nulla da spartire. E a malincuore ci si sente obbligati a smentire ancora, ed ancora, una volta con conseguente perdita di tempo e svogliatezza nell’affermare con convinzione che il veganismo (quello vero a favore degli Animali) non è salutismo, non è dietologia, non è ambientalismo, non è consumismo, non è moda…non è niente di tutto questo, e specificatamente niente di tutto quello che si afferma (anche e soprattutto in errore) nell’articolo in questione: “Perchè non c’è nulla di etico nella vita di un vegano.” In verità la parola etica viene troppo spesso utilizzata da chi usufruisce del puro significato del carnismo (che ripetiamo ancora una volta (su citazione della dott.essa Melanie Joy) “è un sistema di oppressione avvallato da ingiuste forze di potere e causa danni inutili a miliardi di individui.”): allevamento etico, vivisezione etica, raccolta fondi per ricerca scientifica etica, capitalismo etico ecc.ecc.ecc. Quindi…cosa c’entra la soia non etica? Cosa c’entra la quinoa? Cosa c’entrano gli anacardi? Cosa c’entrano le mandorle? Cosa c’entra l’avocado? Tra l’altro tutti cibi di prim’ordine esistenti da migliaia di anni prima ancora dell’avvento del veganismo moderno, cibi che in ogni caso verrebbero consumati anche senza i vegani. Non è certamente colpa loro se l’industria ha deciso di inondare il mercato di ricette culinarie a base di zenzero, curcuma e co. Come ha detto giustamente Maria Giovanna Lanza“è il sistema che è sconvolgente…non la richiesta.” E senza dimenticare che la foresta pluviale sta morendo per colpa di un consumismo sfrenato ed estremizzato da altre abitudini decennali che non stiamo qui ad elencare. I genocidi e la fame nel mondo sono provocati da ben altri accadimenti di cui sinceramente anche i vegani più “trendy” hanno ben poca responsabilità oggettiva. Perchè dunque scrivere un altro ennesimo articolo contro il veganismo? Forse come l’autore stesso afferma: “Ho scritto questo pezzo su The Vision perché voglio stringere nuove amicizie su Facebook.” Auguri…allora! E complimenti per aver contribuito all’ennesima disinformazione mediatica tanto in voga tra gli utenti del momento. E mi raccomando continui a digiunare come afferma in ultima battuta, perchè il suo atteggiamento nell’esaminare cambiamenti doverosi non si affrontano in questo modo, non con la critica decostruttiva, e non certamente mentendo spudoratamente.

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Perché non c'è nulla di etico nella vita di un vegano - The Vision.clipular (2)

La Corte di Giustizia Europea, il latte vegetale e i “no vegan”


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Da Campagne per gli Animali:

I fatti:

La Corte di Giustizia Europea di recente si è espressa mediante una sentenza in cui si dichiara che non è legittimo utilizzare termini quali “latte”, “burro”, “formaggio”, “yogurt” eccetera nella denominazione di prodotti che non contengano ingredienti di derivazione animale, come per esempio i prodotti cosiddetti vegani.
La sentenza della Corte di Giustizia Europea scaturisce in risposta ad un’azione legale promossa dall’associazione tedesca di tutela della concorrenza Verband Sozialer Wettbewerb contro un’azienda alimentare tedesca (la TofuTown) che produce prodotti di origine vegetale commercializzati come «Soyatoo burro di tofu», «formaggio vegetale», «Veggie-Cheese», «Cream» e altre denominazioni simili.
Nella pratica ciò significa che nei Paesi aderenti all’Unione Europea non sarà più possibile commercializzare prodotti alimentari con diciture del tipo “latte di soia” o similari, diverrà pertanto necessario trovare altre denominazioni. Quindi per esempio niente più cappuccino con latte di soia.

La notizia della sentenza è stata preceduta in Italia dalla pubblicazione di un’analisi della Coldiretti dal titolo “Il popolo dei No Vegan“, in cui si afferma che il 95% dei cittadini italiani non è vegan, anzi è no vegan. nella pubblicazione di denuncia inoltre che tale “popolo dei No Vegan” mangia carne “nonostante le fake news, gli allarmismi infondati, le provocazioni e le campagne diffamatorie che hanno determinato purtroppo anche il moltiplicarsi di preoccupanti casi di malnutrizione tra i più piccoli“.

L’analisi:

Al netto delle solite posizioni faziose di numerosi esponenti della carta stampata, la pronuncia della Corte pare essere meramente un provvedimento di ordine normativo atto alla regolamentazione (leggasi normalizzazione) dei prodotti di origine vegetale (sempre più presenti nella Grande Distribuzione Organizzata), e non invece un tentativo di tutelare gli interessi della lobby del comparto zootecnico e caseario, comparti che negli ultimi anni stanno subendo considerevoli colpi a causa del calo della domanda di prodotti derivanti dallo sfruttamento degli Animali.
Per chi abbraccia la filosofia vegana (che ancora una volta è giusto ricordare che ha un’origine etica), tale notizia dovrebbe rappresentare un elemento positivo. Il cibo vegetale non ha nulla a che fare con le sofferenze a cui gli Animali vengono sottoposti per essere trasformati in “prodotti”, pertanto non dovrebbe richiamare né nel nome, né nell’aspetto, né tantomeno nel gusto il cibo carneo.
Una corretta alimentazione a base vegetale non dovrebbe avere bisogno di rifarsi a quella carnea, o scontare alcun rapporto di sudditanza proponendo dei succedanei, anzi dovrebbe tendere a prenderne il più possibile le distanze per promuovere un nuovo concetto di alimentazione sositutivo. L’uso di denominazioni come “latte”, “burro”, “formaggio” e similari per i prodotti vegetali ha solo ed esclusivamente una motivazione commerciale e di marketing (come lo sono in egual misura le diciture “vegan” apposte sulle confezioni dei prodotti più disparati, anche su quelli palesemente di origine evegetale): motivazioni che non interessano nella maniera più assoluta la pratica veganismo etico.

In riferimento all’analisi della Coldiretti, si può affermare che trattasi di una non notizia, che denota solamente una grande preoccupazione per l’andamento del mercato della carne in questi anni (la stessa Coldiretti afferma “nel primo trimestre del 2017 i consumi di carne sono calati del 3,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente“), e inoltre una totale inettitudine dal punto di vista della comunicazione. L’analisi di cui sopra infatti afferma:

1) Dato che una certa percentuale di cittadini italiani si definisce vagan, significa che la restante percentuale non è vegan.
2) Chi si nutre anche di cibo di origine animale, da oggi non è più un onnivoro, ma un “No Vegan”, che si oppone quindi al veganismo.

Il primo punto riguarda un’ovvietà sconcertante che ha l’unico scopo di evidenziare che solo il 5% della popolazione umana in Italia è vegan (dalle statistiche Eurispes 2017 pare però si tratti del 3%, quindi la Condiretti ha sbagliato pure a riportare le cifre), mentre ben il 95% restante cdi conseguenza non lo è, come a dire che il “fenomeno vegan” è stato abbondantemente sovrastimato. La stessa iniziativa della Coldiretti però, sta a testimoniare come nella realtà da parte di chi lucra sfruttando gli Animali ci sia molta apprensione per ciò che sta accadendo.
Il secondo punto è una sorta di involontario regalo pubblicitario al veganismo come fenomeno sociale, perché Coldiretti illustra una situazione italiana che non esiste: una società civile polarizzata in cui una massa enorme di persone umane è raccolta in una improbabile fazione denominata “No Vegan” nel tentativo di “resistere” al veganismo commerciale emergente e alle sue fake news. In un solo colpo l’intera popolazione umana italiana è stata fantasiosamente divisa in “Vegan” e “No Vegan”, con il solo risultato che in ogni caso ciò che si intende contrastare viene preso come esclusivo metro di giudizio: si parla (dimostrando di non conoscerlo affatto) del veganismo, riducendo chi non è vegan a un soggetto che, in quanto tale, deve per forza essere contrario opponendo una sorta di resistenza attiva (vedasi l’esilarante l’hashtag #NoVeganAllaRiscossa). L’analisi puerile che fa Condiretti ignora totalmente l’enorme diversità di posizioni che vi possono essere tra chi non è vegan (e che non ha nessun bisogno di affermarlo) e anche tra chi si dichiara tale, ma lo è – a torto o a ragione – per motivazioni molto diverse. Le due fazioni in stile Montecchi e Capuleti sul veganismo paventate dalla Coldiretti, pertanto hanno come unico risultato quello di dare ulteriore visibilità al veganismo stesso sempre più al centro dell’attenzione mediatica.”

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Original post La Corte di Giustizia Europea, il latte vegetale e i “no vegan”

 

La sentenza viene accolta in sordina…e ne prendiamo atto. Nel linguaggio comune i surrogati vegetali verranno in ogni caso associati alle diciture classiche (burro, latte, formaggio, burger, wurstel, ecc.), è inevitabile (nessuno al supermercato chiederà: “Dove si trova la bevanda vegetale di soia?”. Verrà più spontaneo chiamarlo: latte di soia, di riso, d’avena ecc.ecc.) Ma ciò dimostra come la presenza costante ed esponenziale di questi prodotti stia creando un dibattito socio-culturale e a tratti istituzionale. Stiamo parlando ovviamente di “veganismo commerciale”, non sempre positivo per la liberazione Animale, perciò ne prendiamo atto ed andiamo avanti.

Piccola nota d’informazione: i consumi di carne “fresca non conservata” sono in lieve calo ma non è lo stesso per tutti gli altri derivati, in particolare i salumi. Ciò significa che le recenti campagne di sensibilizzazione, diffuse anche dai comunicati OMS, hanno convinto i consumatori NON a diventare veg-egetari-ani bensì estimatori di insaccati e latticini.

Continuiamo nel nostro lavoro e attendiamo sviluppi.