Il veganismo non è una filosofia di vita personale


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“Molte volte ho scritto che il veganismo è solo un punto di partenza, intendendo la punta di un iceberg di una questione molto più ampia che quella dello sfruttamento degli animali e che quindi non si deve considerare come punto di arrivo, essendo, tutto sommato, una prassi individuale; per quanto possa diventare, all’occorrenza, di testimonianza pubblica.
Spesso sento parlare di “filosofia vegana”. A mio avviso porla in questi termini non aiuta a far comprendere alle persone cosa c’è dietro in quanto rimane un discorso circoscritto appunto alle scelte personali. Ciò che si recepisce dall’esterno è che ci sono alcune persone che seguono una precisa filosofia che è quella del rispetto per gli altri animali. Punto e basta. 
Invece il veganismo intanto non è una filosofia, ma una prassi, che è sì individuale, ma non in quanto scelta di vita, bensì in quanto presa di posizione politica contro un sistema che considera lecito sfruttare gli individui di altre specie. E da individuale, nel momento in cui si è capito che non si sta facendo qualcosa per sé stessi, come stile di vita nella propria esistenza, ma per combattere un’ingiustizia che riguarda altri individui, diventa collettiva, sociale, politica.
Restando nell’ambito semantico della “filosofia di vita” non si riesce a far capire che abbiamo riconosciuto lo sfruttamento degli altri animali come un’ingiustizia e che trattandosi di un’ingiustizia il discorso si fa sociale e politico.
Serve questo spostamento semantico dal piano filosofico/individuale a quello sociale/politico.
Inoltre chiedere alle persone di diventare vegane senza che abbiano compreso quanto sopra è come chiedergli di andare sulla luna. Cioè, diventa una richiesta dal loro punto di vista inaccettabile perché non comprensibile. Diventa quasi una richiesta autoritaria, come se volessimo imporre loro una nostra scelta di vita. 
Il punto è che quando si parla di “filosofia vegana”, “cucina vegana”, “dieta vegana” ecc. gli animali e il loro sfruttamento continuano a restare sullo sfondo, come referenti assenti.
Va fatto capire che gli allevamenti, i mattatoi e ogni altra forma di dominio sui corpi altrui distruggono esistenze di individui che sono senzienti quanto noi; distruggono nuclei familiari, impediscono ogni bisogno etologico essenziale (e poco importa che il maiale nato in gabbia non conosca la libertà, stare rinchiuso senza poter fare ciò che sarebbe nella sua natura fare è comunque un danno enorme, è comunque sofferenza, è ingiustizia), impediscono lo sviluppo evolutivo di intere specie, spezzano relazioni, soffocano interazioni, spazzano via interi mondi.
A volte ci stupiamo di come animali che da lungo tempo interagiscono con noi siano così intelligenti, comunicativi, comprensivi, volitivi (nel senso che esprimono desideri e bisogni propri) e non riflettiamo su quanto ogni individuo di quella massa inimmaginabile che finisce nei mattatoi sia come il nostro cane o gatto. Ossia, diverso da qualsiasi altro, unico, bisognoso di star bene, di gioia, di felicità, di libertà, di contatto, di interazione con i propri simili e a volte con noi.
Comunque sia, quando cominceremo a ottenere qualche risultato, quasi sicuramente il Potere di chi vuole continuare ad avere schiavi a costo zero ci contrasterà in due modi: 
con la repressione e censura vere e proprie;  con la diluizione del messaggio, facendo sembrare le nostre lotte un fenomeno di costume (come sta accadendo appunto per il veganismo e per il movimento animalista nel suo complesso).”
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Sono daccordo Rita Ciatti, oggi esistono troppe contaminazioni indirette che hanno stravolto (o stanno per farlo irrimediabilmente) la concezione iniziale del veganismo, che non voleva assolutamente diffondersi come pretesto personale a proprio godimento. Bisogna restare sul punto di partenza, e cioè gli Animali e le loro sofferenze.
Un caro saluto e grazie per le tue riflessioni sempre utili.
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2 pensieri riguardo “Il veganismo non è una filosofia di vita personale

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