Destrutturazione


 

ipnosi

Oggi sembra prematuro parlare di decrescita, in particolar modo mentre si sta vivendo il consumismo all’apice massimo. Ma pensandoci bene è proprio ora il tempo giusto, soprattutto in vista di una più che probabile riduzione delle risorse naturali ed energetiche (petrolio in primis). Immaginiamoci un mondo senza idrocarburi (previsione per niente utopica) in cui tutto ciò che ci circonda viene messo in discussione proprio perchè di derivazione petrolifera. Oggi ogni oggetto o comportamento deriva dallo sfruttamento dell’oro nero: ogni farmaco, mezzo di trasporto, abbigliamento, cibo e quant’altro appartenente al nostro benessere (e malessere) è direttamente scaturibile da esso, ovvero la fonte di energia più preziosa mai scoperta dall’essere Umano. Senza una responsabile e costruttiva decrescita industriale, e senza altre fonti meno inquinanti e non consequenziali a guerre e conflitti, quello che si prospetta è un futuro davvero disastroso, con perdite di posti di lavoro e relative speculazioni finanziarie scatenanti in proteste e ribellioni civili. E’ obbligatorio riflettere ed agire! Ma come attuare una tale rivoluzione senza mezzi utili e mirati, soprattutto se nell’opinione pubblica è presente una totale disinformazione? Ecco perchè il business vegano, ed ogni azione consequenziale, si allontana enormemente da una logica pacifista e consapevole utile a limitare i consumi devastanti di un capistalismo sfrenato. Tale sbocco commerciale nella sua novità marketizzata non fa altro che alimentare un altro mercato parallelo che nulla condivide con la salvaguardia dell’ecosistema. Illudersi che le proposte convenzionali al veganismo possano liberare gli Animali da secoli di schiavitù è una certezza più che assodata. E’ utopia pura pensare che la ricerca psicotica verso il profitto possa giovare al benessere di tutti. Il business green rappresenta un falso clamoroso senza precedenti, un fascio di luce abbagliante che sta ingannando le coscienze di ognuno…vegani e non.
Se volete approfondire l’argomento potete leggere Serge Latouche. Egli infatti “critica, attraverso argomentazioni teoriche e con un approccio empirico comprensivo di numerosi esempi, il concetto di sviluppo e le nozioni di razionalità ed efficacia economica. Queste infatti appartengono ad una visione del mondo che mette al primo posto il fattore economico; per Latouche invece si tratta di “far uscire il martello economico dalla testa”, cioè di decolonizzare l’immaginario occidentale, che è stato colonizzato dall’economicismo sviluppista. In questo quadro egli critica anche il cosiddetto “sviluppo sostenibile”, espressione che a prima vista suona bene, ma che in realtà è profondamente contraddittoria, e rappresenta un tentativo estremo di far sopravvivere lo sviluppo, cioè la crescita economica, facendo credere che da essa dipenda il benessere dei popoli. I numerosi testi di Latouche invece evidenziano che i maggiori problemi ambientali e sociali del nostro tempo sono dovuti proprio alla crescita ed ai suoi effetti collaterali; di qui l’urgenza di una strategia di decrescita, incentrata sulla sobrietà, sul senso del limite, sulle “8 R” (riciclare, riutilizzare ecc.) per tentare di rispondere alle gravi emergenze del presente.” (fonte Wikipedia)
Potete anche leggere Maurizio Pallante il quale si occupa da molti anni di politica energetica e tecnologie ambientali. Ha fondato il “Movimento per la Decrescita Felice” e ne dirige le edizioni.

 

Foto prelevata dal web

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2 pensieri riguardo “Destrutturazione

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