Business vegano


 

E’ un messaggio alquanto incoerente che non porta nessun giovamento al veganismo e alla sua applicazione etica. Anzi ciò dimostra che ogni iniziativa pur dichiarata “vegana” contribuisce solo alla diffusione di un mercato alimentare (vedi i prodotti veganizzati) che non tutela affatto gli Animali, anzi. Non esiste un capitalismo etico, o almeno il fantomatico business green non è certamente molto coerente verso l’ecosistema e i suoi ospiti. Sono tutte fandonie create appositivamente dai strateghi del marketing per ottenere profitto. L’unico sistema per vivere in armonia con la terra e gli Animali è quello di creare un sistema pur commerciale ma assolutamente rispettoso e parsimonioso, questo per evitare speculazioni e sfruttamenti. Molti esperti in materia economica ritengono che la decrescita costruttiva sia la nuova era del progresso Umano, nata dalle ceneri di uno sviluppo corporativo ormai allo stallo. La crescita infinita con i suoi fatturati da capogiro sta irrimediabilmente generando guerre e cataclismi ovunque, e mentre le potenze industriali progettano di andare a colonizzare Marte…qui sulla Terra ormai la psicosi da consumo è al suo apice massimo. Hanno messo questo logo anche su un elettrodomestico di una nota marca hi-tech. Qual’è il senso etico e costruttivo nel seguire un mercato che utilizza a scopo speculativo ogni pretesto utile e benefico? Non è la strada giusta, e non il fine ultimo per liberare gli Animali da sfruttamento e sopraffazione. Che dire dunque del veganismo salutista? Un altra costola della speculazione! La ricerca del profitto costituisce un induzione molto forte, ovvero la causa principale dello sfruttamento in genere. Ecco perchè il veganismo (tranne alcune file dell’antispecismo) rischia di essere inglobato nel vortice del marketing corporativo. In questo preciso momento storico chi dispone di un empatia sufficiente ed utile a scalfire le coscienze assopite…non può permettersi di fallire. Viviamo sì all’interno di un sistema consumista ma non certamente per nostro volere. E’ come vivere fuori dal tempo, almeno noi che abbiamo sufficiente presa di coscienza. Combatterlo significa anche concepirlo consapevolmente in una visione diversa e non per forza costretta e subdola. Io sì utilizzo internet, ma è anche vero che se avessi altri mezzi più efficaci e pacifici mi limiterei a spegnere il mio computer o smartphone e a non accenderlo più, come è anche vero che potrei tranquillamente far parte di un consumismo esasperato ma senza esserne figlio dipendente. Verosimilmente è come dire di combattere lo sfruttamento Animale volando…senza schiacciare le formiche sotto i piedi!

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10 pensieri riguardo “Business vegano

      1. Ho riletto l’articolo, e ci ho riflettuto come promesso.
        Innanzitutto sono d’accordo con l’intero articolo, che purtroppo suscita in me più recondite paure: sono preoccupata, perché non so saremo in grado di cambiare il nostro stile di vita consumistico per fare spazio a un “noi” che comprenda sulla Terra anche la natura e gli animali, non solo l’uomo. Tuttavia, spero e sogno un futuro così, dove i panda, i leoni, le tigri, la Foresta Amazzonica e ogni genere più svariato di biodiversità esista ancora.
        Sono molto incuriosita dalla “decrescita costruttiva”: è un argomento di cui non ho sentito mai parlare, ma sento che in sé racchiude la mia speranza in un mondo migliore. A riguardo, hai qualche informazione in più da darmi per potermi informare autonomamente?
        Grazie per gli spunti.
        A presto!
        Simona G.

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      2. Ciao Simona, sono contento che l’argomento abbia suscitato in te una profonda riflessione perchè è quello che ognuno dovrebbe fare quando si imbatte su una tematica che riguarda tutti. Oggi sembra prematuro parlare di decrescita, in particolar modo mentre si sta vivendo il consumismo all’apice massimo. Ma pensandoci bene è proprio ora il tempo giusto, soprattutto in vista di una più che probabile riduzione delle risorse naturali ed energetiche (petrolio in primis). Immaginiamoci un mondo senza idrocarburi (previsione per niente utopica) in cui tutto ciò che ci circonda viene messo in discussione proprio perchè di derivazione petrolifera. Oggi ogni oggetto o comportamento deriva dallo sfruttamento dell’oro nero: ogni farmaco, mezzo di trasporto, abbigliamento, cibo e quant’altro appartenente al nostro benessere (e malessere) è direttamente scaturibile da esso, ovvero la fonte di energia più preziosa mai scoperta dall’essere Umano. Senza una responsabile e costruttiva decrescita industriale, e senza altre fonti meno inquinanti e non consequenziali a guerre e conflitti, quello che si prospetta è un futuro davvero disastroso, con perdite di posti di lavoro e relative speculazioni finanziarie scatenanti in proteste e ribellioni civili. E’ obbligatorio riflettere ed agire! Ma come attuare una tale rivoluzione senza mezzi utili e mirati, soprattutto se nell’opinione pubblica è presente una totale disinformazione? Ecco perchè il business vegano, ed ogni azione consequenziale, si allontana enormemente da una logica pacifista e consapevole utile a limitare i consumi devastanti di un capistalismo sfrenato. Tale sbocco commerciale nella sua novità marketizzata non fa altro che alimentare un altro mercato parallelo che nulla condivide con la salvaguardia dell’ecosistema. Illudersi che le proposte convenzionali al veganismo possano liberare gli Animali da secoli di schiavitù è una certezza più che assodata. E’ utopia pura pensare che la ricerca psicotica verso il profitto possa giovare al benessere di tutti. Il business green rappresenta un falso clamoroso senza precedenti, un fascio di luce abbagliante che sta ingannando le coscienze di ognuno…vegani e non.
        Se vuoi approfondire l’argomento puoi leggere Serge Latouche, egli infatti “critica, attraverso argomentazioni teoriche e con un approccio empirico comprensivo di numerosi esempi, il concetto di sviluppo e le nozioni di razionalità ed efficacia economica. Queste infatti appartengono ad una visione del mondo che mette al primo posto il fattore economico; per Latouche invece si tratta di “far uscire il martello economico dalla testa”, cioè di decolonizzare l’immaginario occidentale, che è stato colonizzato dall’economicismo sviluppista. In questo quadro egli critica anche il cosiddetto “sviluppo sostenibile”, espressione che a prima vista suona bene, ma che in realtà è profondamente contraddittoria, e rappresenta un tentativo estremo di far sopravvivere lo sviluppo, cioè la crescita economica, facendo credere che da essa dipenda il benessere dei popoli. I numerosi testi di Latouche invece evidenziano che i maggiori problemi ambientali e sociali del nostro tempo sono dovuti proprio alla crescita ed ai suoi effetti collaterali; di qui l’urgenza di una strategia di decrescita, incentrata sulla sobrietà, sul senso del limite, sulle “8 R” (riciclare, riutilizzare ecc.) per tentare di rispondere alle gravi emergenze del presente.” (fonte Wikipedia)
        Puoi anche leggere Maurizio Pallante il quale si occupa da molti anni di politica energetica e tecnologie ambientali, ha fondato il “Movimento per la Decrescita Felice” e ne dirige le edizioni.

        Grazie per il tuo commento e a presto.

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  1. Bell’articolo!
    Proprio stamattina spiegavo questo a mia sorella che mi diceva che ultimamente vedendo molti prodotti vegani e biologici nella grande distribuzione lo interpretava come un fatto positivo……
    Purtroppo le stesse multinazionali oggetto di boicottaggio per tutti i crimini commessi verso le persone, gli animali e l’ambiente ora hanno fiutato quanto è grande il business del vegano/biologico e ci si sono tuffati a capofitto!
    Ma si può pensare che chi non ha mai avuto a cuore nè la salute delle persone, nè la salvaguardia degli animali, nè la tutela dell’ambiente possa ora produrre “cibo” (spazzatura) per questioni etiche o salutiste???? E’ ovvio che l’unica cosa a cui puntano queste aziende è il denaro, a qualsiasi costo…..
    Dici giusto, non esiste un capitalismo etico!
    Sta a noi, singolarmente, prendere finalmente coscienza che è indispensabile tornare ad una vita sobria e frugale, tornare a prodursi il proprio cibo (e non solo) quanto più possibile e, quando non è possibile, scegliere di acquistare cibi semplici, prodotti da quelle piccole aziende che sono nate dalle convinzioni etiche personali dei loro fondatori.
    Ciao Roberto, buona settimana
    Serena

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    1. Ciao Serena, infatti è proprio così. Ormai le aziende (e che “fior” di aziende!) si sono accorte che il 5% dei consumatori è vegano/vegetariano e quindi hanno subito attivato le loro menti genialoidi per speculare a più non posso. La cosa peggiore è che molti vegani ci sono cascati dritto in piedi e stanno facendo la loro parte per peggiorare le cose, molti addirittura gridano al miracolo seguendo dunque un alimentazione a tratti anche dannosa per se stessi. E’ tutto falso ed ipocrita invece, e gli Animali purtroppo soffrano ancora!
      Cari saluti Serena, e a presto!

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