Gli allevamenti di Galline ovaiole (da dentro)


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“Guadalajara, Mexico – Per la prima volta in assoluto, Animal Equality rilascia le impressionanti immagini raccolte in Messico all’interno della crudele industria delle uova. Un documento video esclusivo sulle drammatiche condizioni in cui vengono tenuti questi animali così fragili e sensibili e su come vengano trattati come vere e  proprie macchine da profitto. Il materiale, ottenuto dal nostro team internazionale di investigatori fra marzo e settembre 2016, mette in evidenza le sofferenze delle galline che vivono negli allevamenti di Jalisco, Messico. Stiamo parlando di più di 95 milioni di animali, il che significa più del 50% della popolazione di galline del Messico.

Gabbie sovrappopolate, muta forzata, mutilazione dei becchi, totale assenza di assistenza sanitaria ed animali lasciati morire all’interno delle gabbie sono solo alcune delle crudeli routine che la nostra organizzazione si trova a documentare – ancora una volta – con questo documento.

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Per massimizzare i profitti dell’industria avicola, è pratica standard tagliare il becco di questi animali pochi giorni dopo la nascita. È una pratica standard che avviene in tutto il mondo, Italia compresa, e serve ad impedire che le galline si attacchino fra di loro a causa delle condizioni di stress estremo, sia fisico che psicologico, a cui sono sottoposte. L’amputazione del becco  si effettua con una lama arroventata o un fascio a infrarossi. Il becco è un organo complesso che contiene nervi e recettori e il taglio passa attraverso gli strati nervosi. L’utilizzo di una lama arroventata danneggia nervi e tessuti, lascia ferite aperte e sanguinolente e può causare dolore cronico all’animale per tutta la vita, soprattutto se la procedura viene eseguita in età adulta. La tecnica a infrarossi non provoca ferite aperte, ma è estremamente dolorosa e riduce l’espressione di comportamenti naturali. In più, va anche detto che essendo l’alternativa più costosa, il taglio ad infrarossi è anche quello meno praticato.

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Le galline sono costrette a vivere in batteria, un termine che significa semplicemente in gabbia. Lo spazio che hanno a disposizione non è superiore a quello di un comune foglio A4: le gabbie sono tutte altamente sovrappopolate al punto che questi animali non riescono nemmeno ad aprire le proprie ali. Volete rendervi conto di cosa voglia dire vivere in spazi così ristretti? Facciamo un esempio che possano capire tutti: immaginatevi di salire su un ascensore progettato per quattro persone. Su questo ascensore però, al momento siete in cinque o addirittura in sei individui.
Tentate di immaginarvi che tipo di sensazione potreste provare: probabilmente non vedrete l’ora di uscire dall’ascensore.
Ecco, immaginate di dover spendere la vostra intera esistenza in una condizione simile. Provate inoltre a pensare che nessuno venga mai a pulire quell’ascensore e tentate di immaginarvi cosa voglia dire non vedere mai la luce del sole. Riuscite ad immaginarvi un’intera esistenza spesa in una gabbia ora?

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L’assistenza veterinaria è completamente assente. Gli animali malati o feriti vengono abbandonati a loro stessi e lasciati morire senza alcun tipo di cura. Quelle che invece sopravvivono nonostante queste condizioni, sono invece costrette a vivere assieme ai corpi in decomposizione degli altri animali morti.

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Ma forse, la pratica più estrema è quella della muta forzata. Si tratta di un processo per cui gli allevatori privano di acqua e cibo le galline per ben tre giorni. Ciò avviene perchè così facendo il processo di deposizione delle uova viene accellerato, aumentando la redditività dell’allevamento. A patirne sono però ancora una volta gli animali: come conseguenza di 3 intere giornate senza cibo nè acqua, queste galline perdono buona parte del loro piumaggio, assieme a circa il 20% della propria massa corporea.

“Il nostro obiettivo a breve termine è quello di eliminare per sempre le gabbie e tutte le sofferenze che questa pratica inumana comporta. Allevare questi animali in gabbia è una delle pratiche più cruente al mondo.”

Lo afferma Matteo Cupi, direttore esecutivo di Animal Equality Italia.”

 

Dichiara invece Dulce Ramirez, direttrice esecutiva di Animal Equality in Messico:

“Alcune delle più grandi compagnie messicane hanno già preso l’impegno di eliminare queste crudele ed obsolete gabbie, per evitare di essere meno competitivi: queste condizioni inumane sono infatti totalmente sconnesse dai valori condivisi del popolo messicano. La nostra scietà ha il diritto di conoscere come viene prodotto quello che consuma. Solo un consumatore informato può fare scelte consapevoli e compassionevoli.”

 

“Investigazioni come queste, ci danno la possiblità di mostrare al pubblico la realtà dietro alle nostre abitudini alimentari e di avere sempre più materiale a supporto della nostra tesi: lo sfruttamento e la sofferenza animale devono finire.”

Tu hai la possibilità di fare la differenza: puoi aiutare queste galline e gli animali allevati a scopo alimentare, Italia inclusa. Supporta il lavoro dei nostri investigatori e di chi si batte ogni giorno per porre fine a tutte queste sofferenze.

 

 

Original post Gli allevamenti di galline ovaiole da dentro. Una nuova investigazione di Animal Equality

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7 pensieri riguardo “Gli allevamenti di Galline ovaiole (da dentro)

    1. Ciao Vicky, indubbiamente TUTTA la produzione alimentare industriale (sia essa d’origine animale o vegetale) è in costante sovrapproduzione, questo per garantire superflui approvigionamenti alla grande distribuzione che non pregiudicano sprechi e rifiuti. Quando però si parla di vite senzienti, come in questo caso specifico, il danno è enorme. Basti pensare che negli allevamenti intensivi di Galline ovaiole i Pulcini maschi vengono uccisi subito dopo la nascita perchè non “utili” alla produzione di uova…e parliamo di milioni di esseri viventi letteralmente trucidati. Solo questo dovrebbe scuotere le coscienze ed interrompere fin da subito l’assunzione di ogni alimento attinente alle stesse. Questo purtroppo non avviene non essendoci un informazione corretta e veritiera (indubbiamente vivendo in una società consumista i conflitti d’interesse sono molteplici).
      Tu, per esempio, che tipo d’alimentazione segui?

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      1. In ordine: pasta, pane e derivati, verdura, uova, carne, pollo, pesce, frutta, uova, riso. Alcuni alimenti devo evitarli o moderarne l’assunzione a causa di diabete, intolleranza al lattosio, allergia al nichel da contatto (quindi zero scatolami ecc.). Non mangio gallina, coniglio, agnello, vitello, rane, lumache, ostriche, anguilla nè verdura e frutta che contenga semi e/o filamenti.
        Mi sembra che basti…

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  1. Poverine, mi fanno pena … io in genere compro sempre le uova di casa al panificio e se proprio devo comprarle al supermercato prendo quelle da galline allevate a terra, perché non trovo proprio giusto questo modo di fare …

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    1. Non dovrebbero farti pena, ma compassione. E comunque anche gli allevamenti cosiddetti “a terra” non pregiudicano un sollievo per gli Animali anzi, è una sofferenza ipocrita e mascherata utile solo ad alzare i prezzi e a giustificare erroneamente una prigionia forzata ed innaturale.

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