Scelta vegetariana: significato e vari gradi


vegan (3).jpg

di Stefano Severoni:

“Secondo i dati Eurispes dell’ultimo triennio, la percentuale di vegetariani e vegani si attesterebbe intorno al 6-7% della popolazione italiana. Senza in questa sede discutere sull’affidabilità o meno di tale indagine (dai risultati un po’ troppo altalenanti negli anni per essere pienamente affidabili), analizziamo i termini e i gradi di questo comportamento, che oltrepassa il regime alimentare, poiché ha implicanze anche etiche ed ecologiste.
Per iniziare, un utile strumento d’analisi ci è offerto dall’etimologia del termine stesso; nei vocabolari della lingua italiana il sostantivo maschile si ritrova in varie forme: vegetarianesimo, vegetarianismo, vegetarismo, derivazioni di vegetariano, aggettivo e sostantivo maschile, dall’inglese Vegetarian. In effetti il vocabolo vegetarianesimo fu coniato nel 1847 in Inghilterra in occasione della fondazione della Vegetarian Society per indicare chi non mangiava né carne né pesce, derivandolo, si suppone, dalla parola latina vegetus (= sano, vigoroso), per evidenziare come chi non consuma carne è in salute. Il termine fu poi adottato in Germania nel 1857 e infine in Francia nel 1875. A partire dal 1889 si parla di vegetarismo. Contrariamente a quanto molti credono, non avrebbe pertanto origine dal sostantivo vegetale, come “cibo dei vegetariani”, vegetarian non sarebbe cioè tratto dall’inglese veget(able) = vegetale, con il suffisso-arian (cfr.unitarian, trinitarian e simili). Si tratta di una neoconiazione: nell’antichità infatti si usava la locuzione abstinentia, sottointeso carnium (“dalle carni” ovvero ab esu animalium, “dal cibarsi di animali”), per indicare l’astinenza dalle carni animali, comportamento non inusuale nel mondo greco-romano. Alla base del termine vegetarianesimo/ vegetarianismo/ vegetarismo ci sarebbe quindi la sanità, il vigore prospettato da questo tipo di dieta.

Per esempio nel vocabolario etimologico del Pianigiani, risulta che l’aggettivo italiano “vegeto” (= che vien su prosperamente robusto) riprende il lat. vegetus derivante da vegeo = sono sano, vigoroso e, attivamente, spingo, eccito da una radice VAG’- che è nel sanscrito vag’-ayami = incito, risveglio, rendo alacre, gagliardo, così come in vag’as = forza, vaksami = cresco (|vaks = vag|); cfr. il lat. vigere (e anche vigor, vigesco) = ho forza, vigore, oppure augeo e il connesso greco αὔξω, dalla radice AUG- accresco, con allargamento di UG-. Pianigiani in proposito propone il parallelo con il vocabolo “igiene” dal gr. ὑγιεινή [τέχνη] “arte che conferisce alla salute”, connesso a ὑγιής “sano, in pieno vigore”, ond’anche ὑγίεια = sanità e ὑγιαίνω = sono o divengo sano, paragonabile al sanscrito og’as = forza, a sua volta da una radice UG’-, che risponde a una radice primitiva VAG. Più recentemente, alla base si postula una radice proto-indoeuropea *weg’- “essere vigoroso” sottesa sia al lat. vigil / vigeo sia a vegetus / vegeo. 

L’alimentazione vegetariana (scelta “sana, vigorosa”, quindi, fin dalla stessa etimologia) sta a indicare uno specifico tipo di dieta (dal lat. diaeta, a sua volta dal gr. δίαιτα = modo di vivere): termine quest’ultimo che erroneamente nel linguaggio comune è inteso come temporanea astinenza, totale o parziale, dal cibo, se si considera che nel latino medievale dieta indicava il giorno stabilito per l’assemblea di alcuni popoli germanici e derivava a sua volta dal latino dies = giorno, per poi passare a designare le assemblee del Sacro Romano Impero dove si trattava della guerra e della pace, della legislazione e dell’elezione del sovrano. 

La scelta vegetariana indica ogni concezione dietetica che, basandosi su presupposti di ordine non solamente igienico ma anche etico (illecita uccisione di animali), ecologista (minor impatto sull’ambiente) e spirituale (purificazione), proscrive l’uso di alimenti carnei, compresi i pesci, e reputa i cibi di provenienza vegetale (dove vegetale è ciò che si ottiene, che si estrae, dalle piante), come idonei a una completa e sana alimentazione. 

Esistono diversi gradi di alimentazione vegetariana:

• l’alimentazione lacto-ovo-vegetariana esclude solamente la carne e il pesce, cioè i carnami, ivi inclusi insaccati, frattaglie e prodotti nei quali sono contenuti tali prodotti animali, come per esempio le preparazioni con lo strutto;

• l’alimentazione ovo-vegetariana oltre a non ammettere il consumo di carnami, proscrive
pure quello di latte e suoi derivati, permettendo il consumo delle uova;

• l’alimentazione lacto-vegetariana esclude l’utilizzo di carne, pesce, uova, ma consente quello di latte e suoi derivati;

• l’alimentazione granivora prevede l’assunzione di soli cereali;

• l’alimentazione 100% vegetale o vegana prevede il consumodi cibi di origine vegetale, escludendo carne, pesce, uova, latte e suoi derivati, nonché i prodotti delle api (miele, polline, pappa reale, ecc.);

• l’alimentazione crudista prevede solo l’uso di prodotti crudi, cioè non cotti (dal lat. crudus = sanguinolento, non cotto, immaturo, crudele, dalla stessa radice del latino cruor = sangue) e può includere l’utilizzo di carne e pesce, come l’istintoterapia di C. Burger; nel qual caso si viene in sostanza a perdere la connotazione vegetariana, includendo alimenti uccisi e perdendo la valenza non violenta;

• l’alimentazione fruttariana o frugivora è adottata da chi si ciba di soli frutti, cioè dei prodotti di piante arboree come mele, pere, ciliege, pesche, arance, ecc., ma anche di frutti di piante erbacee (fragole, cocomeri, angurie, ecc.). 

La scelta vegana (termine coniato nel 1944 da Donald Watson, il fondatore della Vegan Society inglese eliminando semplicemente la parte centrale della parola vegetarian) racchiude un significato etico e supera l’aspetto puramente dietetico dell’alimentazione 100% vegetale. Essa prevede, infatti, di non utilizzare alcun ingrediente ottenuto dallo sfruttamento e uccisione di animali (per la produzione di latte e uova gli animali sono infatti sfruttati e poi uccisi esattamente come nella produzione di carne). Essa comprende anche la scelta di non utilizzare alcun prodotto di origine animale in ogni altro aspetto della propria esistenza, non solo nell’alimentazione: ossia evitare pellicce di animali per coprirsi, pelli nel tessuto di calzature, cinture e borse, lana (derivante dall’allevamento, e conseguente inevitabile macellazione, delle pecore), cosmetici che impiegano prodotti animali, e altri sistemi come la vivisezione. Prevede anche di non visitare zoo, acquari, circhi con animali e qualsiasi luogo di reclusione e sofferenze per gli animali. Il principio che sta alla base di questa motivazione è che la vita di tutti gli animali, esseri senzienti come noi, debba essere sempre rispettata anzi salvaguardata.

Circa venti secoli fa Giovenale (morto intorno al 140 d.C.) affermava che la sanità della mente dipende da quella del corpo: «mens sana in corpore sano» (Satire, X, 356). In tutti i campi e in ogni epoca storica, nel mondo della scienza, della religione, della filosofia, dell’arte, della medicina, dello sport, della letteratura, dello spettacolo, ecc., moltissime persone che hanno fatto la scelta di non mangiare animali si sono mostrate intelligenti, colte, aperte, sagge, serie, pacifiche, spirituali, tolleranti, serene. Per loro non è stata una scelta politica, una moda, un modo per mettersi in evidenza, ma una disposizione interiore, che ognuno vive con sfumature diverse.” 

Fonte www.scienzavegetariana.it – info@scienzavegetariana.it

Annunci

Invia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...