I bambini non sono Topi


topino-grigio

di Marina Berati, settembre 2016

“Mi è capitato di leggere un comunicato stampa inviato ad agosto dall’AREA Science Park, un enorme complesso che si trova a Trieste (e in parte a Gorizia) all’interno del quale risiedono molte aziende tecnologiche e centri di ricerca e sviluppo.

Il comunicato si intitolava Obesità infantile: progressione delle patologie epatiche più veloce nell’età pediatrica e nei maschi per cui mi sono detta “Bene, hanno condotto delle ricerche epidemiologiche per studiare il problema, sempre più enorme, dell’obesità infantile… chissà che diano qualche consiglio utile al fine di far consumare meno cibi animali e più cibi vegetali.”

No, nulla di tutto questo: continuando la lettura, capisco di trovarmi davanti invece all’ennesimo inutile esperimento su animali, stavolta compiuto dai ricercatori della Fondazione Italiana Fegato (che fa appunto parte dell’area di ricerca) e pubblicato sulla rivista PLoS ONE lo scorso luglio.

“Ma non si parlava di obesità infantile? Di età pediatrica?”, mi chiedo. Ah, certo, perché hanno usato cuccioli di topo anziché topi adulti! Quindi, i risultati di un esperimento sui cuccioli di topo alimentati con una dieta ricca di grassi e zuccheri vengono presentati come un’indagine su “cosa accade al fegato quando in età pediatrica prevale una dieta a base di junk food – il cibo spazzatura – e di zuccheri”, per evidenziare come la steatosi epatica e la steatoepatite abbiano una “progressione più veloce nell’età pediatrica e nei maschi”.

Diciamo invece le cose come stanno: queste patologie, nei topi cuccioli maschi alimentati con una dieta artificiale piena di grassi hanno una progressione più veloce che nei topi cuccioli femmina e in quelli adulti. Stop. Da questo non si può desumere affatto che lo stesso valga nei bambini (se davvero vale, lo si può sapere solo ricavandolo da studi realistici, non sui topi) e soprattutto non si può presentare il risultato dello studio come un fatto valido per l’età pediatrica.

Studi inutili

L’obesità infantile è una questione seria: che si studino gli innumerevoli casi esistenti, non serve far ammalare apposta dei topi e poi ucciderli.

Non serve per 2 motivi:

1. perché i bambini non sono topi, quindi quello che si ricava dai topi non ci dice nulla di quello che accade sui bambini, così come non ci direbbe quello che accade sui gatti o sui cani;

2. perché di bambini che soffrono di questo problema ce ne sono già tantissimi: si studi l’alimentazione di questi bambini e si operino delle correlazioni sui dati, unendoli ai tanti già noti sulla nutrizione e sui danni dei grassi, specie quelli di origine animali. Questo sì sarebbe davvero utile! E’ molto più oneroso? Certo, rispetto a studiare 70 topi per 4 mesi è estremamente più oneroso, ma in un caso si ottengono dati applicabili e utilizzabili, nell’altro si ottengono informazioni senza utilità – se non quella di vedersi un articolo pubblicato! -, dato che non abbiamo il problema di contrastare un’epidemia di obesità nei topi.

Ancora più grave la conclusione dell’articolo, che promette ulteriore vivisezione e ulteriore spreco di vite, risorse e tempo: “Considerando che l’obesità infantile è in esplosione anche da noi e che il danno al fegato da sindrome metabolica diventerà nei prossimi anni la principale causa di trapianto di fegato, il modello sarà un’ottima piattaforma per studiare i meccanismi che portano al danno, capire le differenze maschio/femmina e testare farmaci e nuovi approcci diagnostici”.

Non è proprio quello di cui abbiamo bisogno: abbiamo bisogno di prevenire queste malattie nei bambini con la corretta nutrizione, e quindi con l’informazione verso i genitori, i quali, senza saperlo, danneggiano i propri figli e li avviano a una morte precoce o a malattie croniche.

D’altro canto, lo afferma lo stesso Ufficio Stampa dell’AREA Science Park, nello stesso articolo “anche un recente report pubblicato dall’Oms Europa richiama l’attenzione proprio sulla necessità di migliorare la nutrizione materna e quella del primo periodo di vita del bambino con l’obiettivo di diminuire il rischio di malattie croniche, inclusa l’obesità”. Esatto, questo dobbiamo fare, informare e far cambiare abitudini, non compiere inutili esperimenti sui topi!

Gli animali “sacrificati” nello studio

Nello studio in oggetto, pubblicato sulla rivista PLoS ONE a luglio, possiamo trovare altri tristi dettagli:

  • sono stati usati 37 cuccioli di topo maschi e 37 femmine, acquistati dagli allevamento Harlan, sottoposti a una dieta ad alto contenuto di grassi e zuccheri (fruttosio nell’acqua da bere); una parte dei topi veniva nutrita normalmente, in modo che fungessero da “gruppo di controllo”; 
  • tutti quelli nutriti con la dieta ad alto contenuto di grassi e zuccheri hanno sviluppato steatosi dopo 8 settimane e molti fibrosi epatica dopo 16 settimane;
  • ogni 4 settimane venivano “sacrificati” alcuni animali e prelevati tessuti e sangue direttamente dal cuore: i vivisettori raramente parlano di uccisione, chiamano sempre “sacrificio” l’atto di uccidere gli animali che usano, nemmeno fossero dei sacerdoti antichi che offrivano animali sugli altari dei loro dei;
  • a fine esperimento sono stati uccisi tutti.

(Fonte: Veronica Marin, Natalia Rosso, Matteo Dal Ben, Alan Raseni, Manuela Boschelle, Cristina Degrassi, Ivana Nemeckova, Petr Nachtigal, Claudio Avellini, Claudio Tiribelli, Silvia Gazzin, An Animal Model for the Juvenile Non-Alcoholic Fatty Liver Disease and Non-Alcoholic Steatohepatitis, PLosONE, http://dx.doi.org/10.1371/journal.pone.0158817)

Nell’articolo gli sperimentatori ci tengono a dire che le procedure di legge sono state tutte rispettate e che il “massimo sforzo” è stato fatto per ridurre il numero di animali usati e la loro sofferenza. Sempre a discrezione degli stessi sperimentatori, naturalmente.

Il vero “sforzo” che servirebbe, però, è quello di eliminare per sempre questo genere di esperimenti: non è di studi su animali che abbiamo bisogno per progredire nella conoscenza della medicina e della biologia. Abbiamo bisogno di studi rilevanti per la specie umana. Non abbiamo bisogno di “sacrifici” animali come nelle antiche religioni, non li vogliamo e non li accettiamo: abbiamo bisogno di scienza moderna e affidabile, fonte di progresso e non di sofferenza e morte.”

 

Original post I bambini non sono topi: basta con la vivisezione!

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