Il benessere animale secondo la gdo


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Il benessere animale secondo la gdo (grande distribuzione organizzata) è sempre più enfatizzato tramite campagne pubblicitarie utili ad informare l’impegno da parte delle aziende alimentari sulle tematiche presunte etiche. Si parla di consapevolezza, sostenibilità, metodi d’allevamento meno intensivi…e quant’altro serva per aiutare i consumatori a non abbandonare le proprie abitudini alimentari carniste. Infatti negli ultimi anni, grazie anche ai nuovi mezzi d’informazione (social in primis), le persone sono sempre più informate su metodologie di produzione, e questo ovviamente può infastidire chi cerca di incrementare i propri profitti abbassando i costi ed aumentando le rese. Il capitalismo insegna che ogni sistema è accettabile per creare dal nulla immensi profitti senza nessuna salvaguardia e parsimonia. E’ così dai tempi della rivoluzione industriale, e proprio grazie a questo atteggiamento che sono nate le corporazioni ed ogni effetto collaterale: guerre, terrorismo, inquinamento ambientale, carestie, migrazioni dei popoli, sfruttamento animale, schiavitù…ed ogni nefandezza possibile. La storia Umana insegna, ma quello che nell’ultimo secolo di consumismo è venuto a crearsi supera ogni statistica mortale. Quindi a dispetto di ciò l’industria alimentare corre ai ripari e provvede a diffondere ampie documentazioni più o meno plausibili per calmare gli animi dei più sensibili ed attenti.

Un esempio viene da Coop Italia, società travestita da cooperativa, leader da decenni nella distribuzione organizzata. Sul loro sito è possibile visionare un accurata pagina (La politica di Coop sul benessere animale) dove si evidenzia l’impegno a favore di un maggiore benessere animale. La sezione è molto curata e spiega nel dettaglio le azioni presunte lodevoli che la società ha intrapreso e perseguito negli anni.

Scrivono: Attualmente Coop è la catena di distribuzione più impegnata, a livello nazionale, sul fronte della difesa del benessere animale, grazie ad azioni concrete volte a migliorarele condizioni degli animali nelle proprie filiere zootecniche, e non solo. Una scelta perfettamente in linea con la filosofia di Coop e integrata nel percorso di sostenibilità, a cui il benessere animale è legato in maniera indissolubile. Per Coop migliorare le condizioni di allevamento significa non solo garantire agli animali allevati, in quanto esseri senzienti, una vita degna di essere vissuta, ma anche migliorare la loro salute, con conseguente innalzamento della qualità del prodotto in termini assoluti, dal punto di vista della sicurezza, della qualità organolettica e di quella nutrizionale.”

In particolare l’interesse è rivolto verso La pesca sostenibile ,a favore degli acquisti di Tonno depredato tramite moderni sistemi (?…a canna). Oltre naturalmente alla morte dell’animale in questione la pesca intensiva è dannosa per i Delfini, ma non solo, anche per molte altre specie marine, in quanto il cruento sistema di reti non lascia scampo al pesce non interessato alla vendita, che viene quindi scartato e gettato in mare. Stiamo parlando di tante vittime, cifre enormi su scala mondiale che in parte, e non per meno importanza, interessa i Delfini, forse per un criterio di delicatezza plausibile considerato che l’animale in questione è all’apparenza bello e simpatico.

Detto questo, sembra chiaro il concetto di “difesa ambientale opportunista”. Se fosse in pericolo di vita…chi si occuperebbe dello Scorfano (Scorpaena Linnaeus)?

O del Lamantino dei Caraibi (Trichechus manatus)?

O dello Storione del Golfo (Acipenser oxyrinchus desotoi)?

 

Della loro incolumità…chi si interessa? Animali brutti all’apparenza, ma degni in ogni caso di vivere la loro esistenza!

La Coop intanto scrive: “A raccontare l’impegno Coop per la tutela delle risorse ittiche nei mari di tutto il mondo, dall’estate 2014 è un unico logo, in cui alla siluette di tre pesci in campo azzurro, si unisce la scritta “Pesca sostenibile”. Questo marchio che compare tanto sulle confezioni di scatolette che di surgelati come sui banchi del prodotti freschi, è il riassunto di un impegno Coop che dura ormai da anni e che con questa scelta ha compiuto un ulteriore passo avanti.
Alla base di questa decisione sta prima di tutto la volontà di aiutare il consumatore a fare una scelta consapevole e informata su ciò che acquista, superando i tanti marchi diversi di certificazione nel settore, che, pur qualificati, rischiano di essere poco comprensibili. Per questo abbiamo deciso di realizzare un nostro marchio che riunifichi tutti gli altri schemi di certificazione (tra cui Dolphin safe, Friend of the Sea, Marine Stewardship Council, Alaska Seafood Marketing Institute), assumendoci così la responsabilità di un lavoro, iniziato ormai da 15 anni, per garantire la sostenibilità e la qualità dei prodotti ittici.”

logo dolphin safe

Ovviamente esistono regolamentazioni internazionali che consentono la pesca intensiva o la cosiddetta “a canna”. Ma l’ultima parola, come è ovvio che sia, spetta ai consumatori liberi di scegliere se acquistare un alimento o meno. Il marketing induce a preferire determinati articoli, l’informazione nutrizionale da parte di medici e nutrizionisti amplifica la scelta, dettata infine da stretegie aziendali che scuotono le coscienze riportando sulla loro giusta direzione i possibili acquirenti distratti da nuove consapevolezze. Quindi come ovviare a queste nuove tendenze comportamentali che tolgono copiose vendite alla distribuzione? Molto semplice: creando una campagna ad hoc! Ed ecco che Coop entra in primo piano, da sempre attenta (e forse rispetto ad altri competitor un bieco applauso le è dovuto) verso i consumatori pubblica il tema: “La natura sceglierebbe Vivi Verde COOP”.

Ma come considerarlo giusto e ragionevole?

Per chi si oppone allo sfruttamento animale ovviamente la risposta è di gran lunga più che attesa!

Tutto prende spunto dalla pagina facebook: La Natura non comprerebbe alla Coop – Salva il Delfino e Uccide il Tonno

Si contesta l’ipocrisia con cui l’azienda preferisce salvare i Delfini uccidendo i Tonni, come se esistessero Animali di serie A e B in cui “alcuni” vengono uccisi per essere mangiati mentre altri no! Tra l’altro in Europa non è abitudine alimentare mangiare i Delfini, cosa che invece avviene regolarmente in Giappone…quindi la coerenza dov’è?! Come al solito si preferisce costruire un pretesto opportunista, ed anche alquanto ipocrita, per giustificare il consumo di carne. Siamo alle solite: il profitto prima di tutto! Non basta l’estinzione di migliaia di specie marine e terrestri. Non bastano le evidenze più che ovvie sui danni notevoli (salute ed ambiente) da consumo animale. Non basta demonizzare le nuove leve giovanili che lottano ogni giorno per diffondere maggiore consapevolezza sulla vita altrui. Non basta tutto ciò! Bisogna per forza difendere a spada tratta fino alla fine le proprie strategie commerciali.

E loro lo fanno così:

 

Lottare pacificamente per fortuna è ancora un diritto. Per questo si può inviare una mail di protesta per manifestare il proprio dissenso (senza insulti).

Gli indirizzi sono i seguenti:
filo.diretto@alleanza3-0.coop.it, info@centroitalia.coop.it, servizio.clienti@nordest.coop.it, filodiretto@liguria.coop.it, filodiretto@lombardia.coop.it, soci.consumatori@novacoop.coop.it, filodiretto@unicooptirreno.coop.it, comunica@coopfirenze.it

Ricordarsi di aggiungere il nome e cognome.

 

 

Foto prelevate liberamente dal web

 

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2 pensieri riguardo “Il benessere animale secondo la gdo

  1. “Lottare pacificamente per fortuna è ancora un diritto. ”

    Non ti ci abituare.
    Qui in Europa si parla già di rifare Referendum sgraditi, che non hanno dato il “responso giusto” e senti un po’ che scrive un economista in cattedra nelle nostre Università: l’esimio Giulio Sapelli.

    “Ma secondo lei è giusto indire un referendum su un tema così importante e complicato?
    Assolutamente no. Il popolo non può votare su tematiche del genere, non ne ha le competenze. Stento a credere alla democrazia parlamentare, figuriamoci su quella diretta…”

    Tra poco ci diranno come votare e cosa dire e pensare. O in galera!

    Mi piace

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