Mukko


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di Adriano Fragano (Mutt Nik)::

“Maggio 2015 Il vecchio Cane che vedete nella foto si chiama Mukko. Vive con me dal 2007, prima ha passato 5 anni in un canile, prima ancora era “proprietà” di qualche cacciatore che ha tentato di sbarazzarsene sparandogli (ha il corpo pieno di pallini di piombo ormai assorbiti dalla pelle) e rompendogli la testa forse con un bastone (ha un grande callo osseo sulla fronte e il cranio pieno di vecchie fratture malamente saldate). In canile è stato operato per un tumore e per dei polipi nasali: respira da una sola narice e spesso è raffreddato. Quando lo portai a casa pesava 33 kg: in cinque anni non era mai uscito dal box e aveva dimenticavo come si corre. Una volta libero nel campo di fronte casa passò molto tempo a rotolarsi nell’erba, cosa che fa tutt’ora con grande gioia.
Nonostante il calvario che ha dovuto affrontare, Mukko è un Cane felice: buono con tutti gli esseri viventi, amici di tutti e sempre in cerca di coccole. Per anni dopo la sua adozione ha tentato in mille modi di fuggire – facendomi disperare – nonostante avesse a disposizione un campo recintato di ben 5mila metri quadrati: l’idea che vi fosse una rete tra lui e l’orizzonte lo angosciava, quindi si dedicava alla sua distruzione con grande perizia. Aveva un grande bisogno di camminare nei campi circostanti, ma è sempre tornato a casa.
Ora è molto vecchio, i veterinari dicono che potrebbe avere 18 anni: non fugge più e si muove poco. La scorsa settimana è stato colpito da una fortissima crisi epilettica dovuta probabilmente a un tumore al cervello (il terzo in totale). Non mi si venga a dire che questo è il suo destino, o il suo karma, o il risultato di un disegno divino, perché nulla potrà mai giustificare quello che Mukko ha dovuto subire nella sua lunga e innocente vita; se anche per assurdo fosse così, destini o disegni simili sono francamente inaccettabili. Mukko però è un maestro di vita – di sicuro il mio maestro – e gode di ogni attimo, dell’erba, del vento e del sole, ha pazienza e tolleranza infinite, è limpido e dignitoso. Vivere con lui è un grande privilegio. Ama alla follia il cibo e mangerebbe qualsiasi cosa, ma non ha mai sfiorato un solo essere vivente per fargli del male, questa forse è stata la sua condanna durante la sua vita da schiavo di cacciatori. Ora passa molto tempo a dormire, vuole essere accarezzato e non mi perde di vista un attimo: si sente debole e credo desideri il conforto di chi lo ama. Farò il possibile per fargli trascorrere ciò che gli resta da vivere serenamente.
Quando se ne andrà si porterà via un pezzo considerevole di me. Tutti dovremmo incontrare un Mukko nella nostra vita.”

Original post Mukko


“Il 29 settembre 2015 all’ora di pranzo (la sua ora preferita) Mukko mi ha lasciato mentre era steso in cucina con lo sguardo fisso verso il campo che poteva vedere attraverso la porta aperta. A meno di 12 ore dalla sua morte anche Blanche, la sua compagna di tanti anni, ha voluto raggiungerlo: l’ho trovata il mattino seguente addormentata nella sua cuccia. Ora entrambi i miei due vecchi (18 e 16 anni) riposano nel luogo che hanno percorso in lungo e in largo.
Per me sono sempre qui e mi aspetto che da un momento all’altro spuntino fuori da una siepe.”
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15 pensieri riguardo “Mukko

  1. Il mio Mukko si chiama Sirio. L’abbiamo preso al canile di Fossoli (si quella del campo di concentramento) nel 2004 assieme ad un pastore tedesco di nome Iole, morta due Natali fa’. Sirio è stato più fortunato di Mukko e anche della Iole. E’ stato trovato legato ad un palo lungo la tangenziale quando aveva circa sei mesi. Il veterinario ci chiese di andare a prenderlo, perchè sapeva che era appena morta la nostra cagnolina. Noi adottammo Sirio e anche la Iole. Sirio è con noi da oltre 12 anni e da oltre 12 anni cerca di scappare ogni volta che si apre il cancello. Ha un giardino di 3 mila metri, cucce, lettini, porticato e porta morta, scale, legnaie piene di topi, gatti da compagnia, una famiglia che lo cura, lo pettina, le nutre, lo porta a passeggio, cerca di coccolarlo anche non gliene può fregar di meno, ma il suo unico pensiero è scappare. Sono 12 anni che quando io, mio marito e miei figli usciamo di casa dobbiamo tirare fuori la macchina, chiudere il cane, uscire, chiudere il cancello, tornare a riaprire al cane e andare. Al ritorno il percorso è inverso. Se qualcuno suona al cancello la pamtomima è la stessa. Sarà anche perchè è maschio e mio marito e mio figlio non hanno voluto farlo castrare, ma è davvero un rompiballe. Un trovatello rompiballe.

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  2. Le tue parole rappresentato quanto di più nobile possa essere scritto… ho sempre considerato gli animali al nostro pari… ma con il passare degli anni e con tutto quanto ho vissuto, posso affermare che loro sono al di sopra di noi.
    Ci insegnano ciò che nei libri non si può leggere, ciò che solo si può apprendere stando vicini a loro… lasciandoci con indulgenza sopraffare dal loro amore puro e devoto!
    Sereno anno nuovo a Mukko e a te… abbi cura di lui.
    Serenità :-)claudine

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  3. La tua bellissima storia mi ha fatto ricordare il mio cane morto due anni or sono . E’ stata una sofferenza indicibile che non ho ancora superato. Mi consola il fatto che il mio cane, come il tuo, nel periodo in cui è stato con te, ha vissuto una vita felice. Mi auguro che il disgraziato che gli ha fatto del male sia stato denunciato e punito come merita.

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  4. “non ha mai sfiorato un solo essere vivente per fargli del male”…perciò il suo proprietario cacciatore lo ha impallinato…
    Fa’ in modo che conservi la sua dignità di meraviglioso animale fino all’ultimo giorno della sua esistenza, fa’ in modo che non soffra i dolori tremendi che la sua malattia potrebbe dargli e tienigli compagnia fino all’ultimo giorno, come lui ha tenuto compagnia a te.

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  5. Scrivo a nome di Mutt Nik, autore dell’articolo.
    Trarre spunti di riflessione dalla storia di Mukko è molto importante! La sua storia ha toccato personalmente anche me ed è per questo che l’ho riportata nel blog. Sono felice anch’io che altri possano capire e sentire emozioni utili alla presa di coscienza. Come già detto più volte l’informazione e la condivisione sono strumenti indispensabili per risvegliare i giusti valori oppressi da tanta malvagità ed indifferenza.

    Riporto qui la sua risposta ai vostri commenti:

    “Desidero ringraziare Roberto per aver pubblicato la storia di Mukko nel suo blog e tutte le persone che hanno letto e commentato.
    Quando si incontra un Mukko lo si riconosce subito: basta uno sguardo e si ritrova in lui (o lei) ciò che abbiamo perduto. E’ un risveglio della memoria, un incontrare e finalmente capire.
    Il 29 settembre 2015 all’ora di pranzo (la sua ora preferita) Mukko mi ha lasciato mentre era steso in cucina con lo sguardo fisso verso il campo che poteva vedere attraverso la porta aperta. A meno di 12 ore dalla sua morte anche Blanche, la sua compagna di tanti anni, ha voluto raggiungerlo. Ora entrambi i miei due vecchi (18 e 16 anni) riposano nel luogo che hanno percorso in lungo e in largo.
    Per me sono sempre qui e mi aspetto che da un momento all’altro spuntino fuori da una siepe.

    Adriano”

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  6. Il mio Mukko si chiamava Tenderly, era il mio amico del cuore, il mio unico amore, dopo sei anni, era ancora giovanissimo, si è preso un’infezione, dopo tre giorni di clinica è entrato in coma ed è morto. Non sono stata mai così male in vita mia, nemmeno dopo la morte di mio padre. Non ho mangiato per una settimana ma dopo il mio cuore non si è chiuso, no, perchè sapevo che lui avrebbe voluto così e quindi sono arrivati Spritz e Shiva, i due nuovi amori miei. Loro sono la mia vita e ho detto tutto 🙂
    Quando il tuo Mukko non ci sarà più non chiudere il tuo cuore ma aprilo ancora di più perchè ci sono tanti altri amici che avranno bisogno del tuo amore 🙂

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