La loro casa è il mare


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“C’è stato un tempo in cui Alberto Lopez accudiva i Delfini in cattività. L’aveva fatto da giovane a Rimini e per vent’anni allo zoo di Barcellona. Un lavoro che gli piaceva e non gli piaceva. Conosceva i Delfini uno per uno. Sapeva che erano prigionieri a vita. Catturati per divertire gli esseri Umani, vendere i biglietti, vendere i sorrisi. La sua sola consolazione era trattarli nel modo migliore. E lui sapeva come farlo.
Un giorno nell’acquario muore una femmina che lascia un cucciolo non ancora svezzato. Alberto chiede il permesso di trasferirlo in una vasca più piccola per nutrirlo e (forse) salvarlo. Ma trasferirlo vuol dire chiudere al pubblico per cinque giorni. Il suo capo disse: “Il cucciolo non vale cinque giorni senza spettacoli, permesso rifiutato.”
Era il 2004. Quel giorno Alberto decise di averne abbastanza. Tanto più che gli girava tutto storto, anche la vita, litigava con la compagna, era insoddisfatto. Decise di cambiare. Separarsi dallo zoo. Separarsi dalla compagna. Mettersi dalla parte dell’avventura. E dei Delfini.
Lascia Barcellona. Va a vivere a Roses, sulla costa catalana, sotto il promontorio di Cap de Creus. Compra una piccola barca in società con tre amici, si inventa un programma turistico di escursioni per chi vuole vedere i Delfini tra le onde del golfo. Le escursioni gli danno da vivere. Ma anche la possibilità di tornare a studiarli , come ai tempi dell’università di biologia marina. E di partecipare alle battaglie per la loro salvaguardia. Compresa quella degli ambientalisti che chiedono (e qualche volta ottengono) la chiusura degli acquari.
Quella lotta è diventata la sua seconda vita. Spiega: ”Se vedi un Uccellino o un Leone in gabbia, la prima cosa che vedi sono le sbarre. Ma se vedi un Delfino nuotare in una piscina di acqua blu, le sbarre sono l’ultima cosa cui pensi. Ti sembra che stia bene. In realtà quell’acqua è una prigione peggiore.”
Negli acquari i Delfini mangiano pesce morto anziché vivo. Il rumore costante delle pompe li disorienta e li frastorna. Non riescono a nuotare come dovrebbero. La loro cattività è una lunga, silenziosa agonia. E anche quando sembra che giochino, stanno solo ubbidendo a un condizionamento che li imprigiona.
Ora Alberto non sa spiegarsi come ha fatto a lavorare così a lungo in quei penitenziari d’acqua, invece di provare a chiuderli. Ma intanto navigare nella nuova vita gli sta insegnando come risarcire quella vecchia.”

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basta delfinari

Fonte Vanity Fair

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2 pensieri riguardo “La loro casa è il mare

    1. Una storia tra le tante…ma molto appassionante in quanto parla di un essere Umano che, di fronte a tanto sfruttamento, ha deciso saggiamente di voltare pagina e dedicarsi ad altro che non fosse sofferenza e morte di creature deboli, innocenti ed indifese. Quello che oggi molte persone dovrebbero fare proprio per modificare lo stato attuale degli Animali, ovvero una prigionia infinita.
      Un caro saluto a te Serena, e grazie per il tuo contributo.

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