Codice a barre


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“Cosa pensereste se un giorno spuntasse fuori un post del genere? Quale sarebbe la vostra prima reazione?
Immaginiamo, naturalmente, che la vostra opposizione all’introduzione dell’allevamento di cani per la macellazione sarebbe dettata unicamente dal riconoscimento del cane come un individuo, a cui accordare dei diritti fondamentali come quello di non venire ucciso per una semplice questione di gusto (come invece accade ad animali come le mucche da carne e da latte, i vitelli, i maiali, le galline da uova e da carne, i pesci, etc.).
Allora, come mai le riflessioni sui danni all’ambiente e sui danni alla salute accompagnano tanto spesso la questione della liberazione animale?
Non si tratta, in fondo, ancora di una visione specista, secondo la quale riguardo alla violenza sui cani, mai ci si opporrebbe per questioni ambientali e salutistiche, mentre lo si fa per altre specie?
Se tale atteggiamento venisse usato nel caso delle vicende umane, sarebbe come ci opponessimo a forme di violenza, per il fatto che la produzione di coltelli, pistole o bombe è inquinante o che fa male alla salute di chi lavora nelle industrie che li producono.
Alcuni affermano che gli umani siano egoisti di natura e quindi il tema salutistico e quello ambientalista possono far leva su persone a cui degli animali mandati al macello non gliene importa nulla. In realtà, questo modo di pensare, anche se dettato da una strategia di comunicazione, non tiene conto del fatto che si stanno comunque riaffermando dei valori specisti (senza spesso esserne neanche coscienti), senza contare che si tratta di una strategia della cui efficacia non abbiamo un riscontro.
Le sole cose che sicuramente possiamo dire con certezza sono due.
Riguardo al tema salutistico, basterebbe dire chiaramente che possiamo vivere in salute con una dieta completamente vegetale e senza fare uso di alimenti per cui altri animali siano stati sfruttati.
Inoltre, parlando di rischi per la salute in maniera eccessiva, stiamo ancora considerando il corpo di quegli animali, il loro latte e loro uova come cibo, quando invece dovremmo parlare di loro come degli individui da sottrarre a un’inutile violenza.
In pratica, nel tentativo di far capire al nostro interlocutore che gli altri animali sono essere senzienti come noi e, quindi, vittime di un’inutile violenza, li stiamo, in realtà, riproponendo come macchine e schiavi da carne, latte, uova, che poi è proprio quello a cui ci opponiamo.
Possiamo anche dire che citare i rischi per la salute ha a che fare ancora con noi umani, invece che con loro, e che anche se qualcuno fosse interessato alla salute, tenderà probabilmente a ridurre o a migliorare il consumo di prodotti di origine animale, ma l’animale comunque va al macello, anche se uno specista lo mangia solo “biologico” e 2 volte alla settimana.
Riguardo al tema ambientalista, incorriamo nello stesso tipo di errore, vale a dire che si sposta il piano da quello dei diritti e della liberazione a quello dell’impatto ambientale , in questo, riduciamo altri esseri senzienti ad un dato statistico, ad un oggetto, alla pari di un barile di petrolio o una busta di plastica.
Si finisce, quindi, per rimanere intrappolati in un discorso che niente ha a che fare con i diritti degli altri animali e, spesso, i nostri interlocutori, avranno vita facile nel cercare scuse, parlando di come effettivamente stiano in salute (pur pagando altri per uccidere animali), elencando studi che smentiscono altri studi, in una guerra di citazioni e link scientifici, discorrendo di come ognuno di noi inquini e che un non-vegano possa inquinare come un vegano, a seconda del tipo di consumi.

Sia chiaro: NON stiamo dicendo che l’allevamento di animali non abbia un impatto enorme sia sull’ambiente che sulla salute. Lo ha certamente.
Quello che stiamo dicendo è che dovremmo stare attenti a come veicolare il nostro messaggio, altrimenti si rischia, come è accaduto anche in alcune recenti programmi televisivi nei quali degli antispecisti hanno avuto l’occasione di parlare di liberazione animale, di rimanere invischiati in dibattiti in cui gli animali e la questione della loro liberazione rimangono sommersi da un polverone di dati su amminoacidi, deforestazione, patologie del colon, etc.
Anche per questo motivo, si lascia gioco facile a chi è favorevole alla violenza di allevamenti, mattatoi, pesca e altre pratiche, dato che asseconderanno la nostra deriva salutistica e ambientalista, pur di non dover parlare di chi va al macello ad essere ucciso e pur di non dover giustificare la propria dissonanza cognitiva che lo porta a negare l’evidenza, vale a dire che fra uccidere un cane per una questione di gusto e uccidere un altro animale non esiste alcuna differenza (e il fatto che in altri paesi si uccidano cani, non vuol dire che sia una violenza giustificata, anzi…)
Insomma, va bene parlare anche di salute e ambiente, ma facciamo attenzione. Se davvero vogliamo arrivare ad un cambio di percezione rispetto ad alcuni animali (come ora accade rispetto ai cani), dovremmo cercare di capire se, in effetti, stiamo commetendo lo stesso errore di chi li vede come “cibo” o “schiavi” e finiamo per rafforzare quel concetto. Anche per questo motivo, con un’eccesiva insistenza sul salutismo, rischiamo di prestare il fianco alla stupida accusa di essere dei modaioli, in cerca della dieta migliore in termini di salute per noi stessi. Non siamo qui per l’egoismo della nostra salute, non siamo qui per una moda. Siamo qui per una questione sociale, come lo saremmo se a qualcuno venisse in mente di legalizzare l’allevamento di cani da macello in Italia.”

Fonte https://www.facebook.com/codiceabarre1

La foto (pur legittima) è una provocazione che deve far riflettere sullo sfruttamento Animale (passato ed attuale) derivato dalla alimentazione consumista, ovvero esseri viventi senzienti considerati prodotti commerciali da vendere un tot. al kg. In ogni modo e con ogni mezzo (pur pacifico) bisogna far capire quanto sia sbagliato nutrirsi di carne e derivati, anche effettuando comparazioni alquanto inappropriate ma sicuramente efficaci. Le abitudini quotidiane, assimilate come una normalità istituzionale, devono scontrarsi con una maggiore consapevolezza della vita altrui. Considerare gli Animali (tutti) non cibo ma esseri viventi dotati di intelligenza, sentimenti e pari diritti è un grande passo in avanti in termini di progresso mentale.

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