Induzioni


Boligan (5)
La stragrande maggioranza delle persone pensa ed agisce tramite dogmi, tradizioni e regole ben precise spesso tramandate da genitori, amici, parenti…o peggio da mezzi artificiali altamente strumentali come purtroppo è (per esempio) la televisione commerciale, emblema post-moderno del progresso Umano. Essa non ha possibilità di interazione, scambio, giudizio o parere contrario…agisce cioè in una sola direzione. Non si può dire lo stesso invece di altre forme mediatiche come i social network e quindi internet stesso, il quale pur essendo strumento di globalizzazione non si può controllare totalmente e radicalmente proprio per la sua natura strutturale. Può essere forse l’unica alternativa veramente efficace per un informazione condivisa tradotta in fonte di discussione (Veganzetta.org e per fortuna tanti altri sono la prova tangibile di un cambiamento costruttivo, come un tempo lo erano i giornali e quindi la carta stampata).
La pubblicità “marketizzata” è un potente strumento massificante in cui, nel maggioranza dei casi, viene diffuso un messaggio errato e mistificato utile solo ad una vendita derivata da speculazione. Come non concepire quindi lo sfruttamento Animale come il risultato di un comportamento Umano assolutamente egoista e psicotico? Come intenerirsi di fronte ad un Gattino o un Canarino…e poi nutrirsi di Mucche, Maiali, Conigli? Come non vedere e quindi concepire oltre le apparenze una realtà attuale erede di una pratica sanguinaria secolare? Come poter scavalcare ciò che non è visibile ad occhio nudo, ma bensì parte integrante di un comportamento Umano somatizzato e tradotto in abitudine quotidiana?
Se si pensa a pratiche passate assolutamente micidiali e sanguinarie ma prettamente comuni nel loro tempo, si può capire forse il reale ragionamento ed atteggiamento degli Umani. Per molti il carnismo è giusto perchè induce ad una normalità del vivere attuale, come per molti lo è il vegetarianismo o per altri ancora il veganismo. Tutti comportamenti individuali frutto di una scelta personale. La differenza reale sta nella presa di coscienza. Molti operano un radicale cambiamento per merito di opere di convincimento o condivisione o discussione sociale. Di contro però molti “tornano indietro” e decidono di abbandonare un alimentazione o uno stato comportamentale troppo distante, e quindi sacrificante, da un concetto di normalità sociale. Altri si convertono o si pentono o peggio estremizzano i loro gesti ed usi abituali.
Bisogna quindi premere sulle “induzioni” giuste ed utili alla liberazione, non alla prigionia. Informare eticamente e pacificamente, a viso aperto e senza restrizioni o censure.
Nutrirsi e vestirsi di altri Animali non può essere sano e corretto per un Umano che dispone di ogni giudizio ed intelletto sufficiente ad una sana partecipazione etica. Le persone devono sapere come, quando, quanto e perchè le loro abitudini giornaliere possono essere nocive e deleterie per la collettività di ogni specie.
Uscire da un consumismo di massa che costringe ognuno a partecipare direttamente ad una produzione intensiva globalizzata priva di ogni salvaguardia e parsimonia non è affatto semplice e non privo di effetti collaterali. La decrescita deve essere graduale, e il semplice boicottaggio corporativo non è sufficiente da solo a ribaltare l’attuale sistema capitalista tanto distruttore perchè generatore di profitti individuali non utili al benessere reale.
Una perfetta presa di coscienza etica e condivisa potrebbe diffondere in una sola generazione Umana un cambiamento rivoluzionario assolutamente nuovo. Nuovo in quanto buono, perchè quello che si è visto e vissuto fino ad oggi è ben lontano dall’essere costruttivo.
Se l’essere Umano è arrivato fin qui grazie (o per colpa) del consumo di carne…all’orizzonte può essere visibile una realtà migliore. Migliore in termini di liberazione.

Foto di Boligan

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2 pensieri riguardo “Induzioni

  1. Gentile Roberto, permettimi una domanda… Rileggendoti:

    “Non è necessario ed utile definirsi vegani se appartenenti ad una casta privilegiata che può suscitare (come purtroppo e spesso avviene) antipatia ed estremismo.”

    applicheresti la stessa logica, o diresti le stesse cose, se poniamo al posto di “vegani” ci fossero termini come: “ebrei”, “neri”, “omosessuali”? Grazie e salutoni.

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    1. La mia affermazione era assolutamente provocatoria e si riferiva al fatto (o meglio ad alcune persone) che definendosi appunto “vegani” credono o si reputano appartenenti ad un “élite” che non può essere giudicata o contestata.
      Tutt’altro, è esattamente il contrario. Tutti devono essere soggetti a controllo o giudizio proprio perchè non esiste nulla di assoluto e supremo, o meglio non può e non deve esistere. La tua domanda è la prova di ciò. Certamente se sostituiamo la parola “vegani” con un altra la frase può avere lo stesso significato etico ma applicato ad un altro contesto. Quindi (per esempio) se si definisce “estremo o fanatico o antipatico” il movimento omosessuale attuale che utilizza manifestazioni eccentriche, ma significative in quanto provocatorie, quali i “gay pride” significa che non si è compreso e concepito abbastanza il significato reale dell’essere gay che letteralmente, e tramite queste rappresentazioni, si vuole accentuare in “orgoglio e fierezza” (e non “superbia” come invece e spesso si confonde nell’intento di ricezione) cioè il concetto opposto alla “vergogna” vista la “condizione” in cui sono state costrette a vivere in passato la maggior parte delle persone omosessuali.
      In particolare (considerato che il paragone è molto rappresentativo) l’orgoglio gay si basa su tre assunti:

      - che le persone dovrebbero essere fiere di ciò che sono,
      - che la diversità sessuale è un dono e non una vergogna,
      - che l'orientamento sessuale e l'identità di genere sono innati o comunque non possono essere alterati intenzionalmente.
      

      Stessa cosa dicasi per altre categorie di Umani che tu hai nominato, si cambia solo la terminologia applicata a diversi contesti.

      Ma in questo luogo si parla e si discute di liberazione Animale, quindi il definirsi vegani non deve essere sinonimo di soddisfazione e superbia personale, non deve applicare la propria scelta di vita ad un beneficio Umano (non solo), non deve suscitare estremismo e caparbietà che allontana il fine ultimo del veganismo, quello etico non salutista per intenderci, quello dettato da una presa di coscienza consapevole che non vuole ostinatamente imporre la propria ideologia, ma contrariamente ricercare un pensiero profondo che inviti a riflettere coscientemente su tutte le proprie abitudini giornaliere tanto deleterie per la salvaguardia degli Animali e quindi di tutto l’ecosistema (Umani compresi). Difatti il razzismo, l’omofobia, il sessismo e tante altre pratiche violente e sanguinarie altro non sono che estremismi totalitari che accentrano l’attenzione su egoismi e prevaricazioni utili solo fantasticamente alla supremazia personale, ma che invece e purtroppo (come la storia dovrebbe insegnare) portano solo all’odio e all’autodistruzione e non ad un reale benessere, presente falsatamente solo nelle menti folli e psicotiche. Il vero benessere (fisico ed interiore) si persegue solo tramite tolleranza e solidarietà verso i deboli e gli indifesi, in questo caso specifico Animali ed Umani soggetti a sfruttamento. Questo naturalmente è utopico se contestualizzato in un epoca consumista dove regna indiscutibilmente la ricerca del profitto e della soddisfazione personale. I principi dei diritti fondamentali sono giusti e determinati ad un fine pacifista e libero da ogni pregiudizio. Ma le intromissioni e le contaminazioni sono ovunque e molto infettive. Si veda per esempio il filone vegano-commerciale attuale in aumento. Quanto giovamento potrà portare se applicato da parte di chi utilizza la produzione alimentare intensiva senza parsimonia e salvaguardia? L’industria implica sfruttamento utile ad ottenere profitto, ovvero capitale finanziario accumulato grazie a fatturati infiniti che non creano nessun progresso utile allo sviluppo vivente, bensì solo devastazione e povertà. Oppure si veda ciò che il governo istraeliano ha fatto negli ultimi decenni. La repressione è giustificabile se applicata da parte di chi a sua volta è stato maltrattato? Le guerre e le ritorsioni sono giuste e condivisibili se generatori di denaro? O solo perseguimenti di altri soddisfacimenti? Quanto realmente di tutto ciò potrà giovare alla liberazione?
      Bisognerebbe essere felici e soddisfatti con poco materialismo e senza arrecare nessun danno altrui. Ma questa realtà potrà veramente essere raggiunta solo uscendo dal carnismo spietato e secolare, dal consumismo attuale che ha istituzionalizzato ogni scelta quotidiana in un atto folle e psicotico di raggiungimento a stato illusorio.
      Grazie per il confronto e cari saluti.

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