Amore incondizionato


amici per sempre (2)
Come non essere daccordo. Come non capire che ciò probabilmente è l’origine di tutto, di ogni sentimento puro, condivisibile e parte integrante di ogni essere vivente. Come non cadere in un banale e scontato errore che riferisce tale concetto solo ad alcuni rispetto ad altri. La coscienza e la sensibilità è eccezionalmente inserita in ogni essere vivente, nessuno escluso, maschio o femmina, Umano o Animale. E’ scontato invece credere che ciò non sia vero rifiutando perciò ogni tesi o teoria che vuole, e giustamente pretende come certezza vitale, la sopravvivenza delle specie viventi derivata da accoppiamento sessuale e quindi affettivo. Lo stupro e la violenza psico-fisica con cui non pochi criminali praticano e abusano tali abomini scaturisce da un attenzione estrema personale e introversa, individualista, prepotente, egocentrica, o da una ritorsione indiretta subita e giustificata che li spinge in un vortice egoista, che li vuole crudeli, malvagi e distanti dalla compassione. Non si capisce perchè ciò esista, non si concepisce per quale assurdo motivo o ragione questo faccia parte di un comportamento umano distorto nella sua origine. Non è escluso che questo sia appartenente anche agli Animali…ma non in simili azioni immotivate e abominevoli, lontane da ogni senso civico e morale. Ed è quindi propriamente un dovere umano esclusivo osservare e captare ogni risvolto comportamentale facente parte la loro esistenza. Solo così è plausibile sopprimere quella violenza naturale derivata da un incoscienza malata e deprimente che disconosce ogni convivenza pacifica.
Il progresso moderno è purtroppo simbolo estremo e sconfitto di una relazione primordiale ed unica che voleva e pretendeva la collaborazione plurilaterale tra esseri viventi in un contesto naturale definito a priori come unico e condivisibile in tutte le sue diversità appunto incastonabili.
E’ anche vero, dunque e fortunatamente, che la femmina (Donna, Leonessa, Mucca o Pecora che sia…) possiede, all’interno della propria coscienza, un potere predominante e benefico strettamente collegato al proprio istinto materno. E che il maschio è più prettamente concentrato su azioni e reazioni machiste o comunque strettamente collegate al momento isolato e centrale del proprio essere vitale, rispetto invece ad una più lungimirante visione proiettata verso un futuro proficuo esistenzialmente parlando.
L’esistenza stessa che da sempre appartiene ad ogni forma di vita è naturalmente non priva di complete sfaccettature che differenziano un essere vivente dall’altro. Ed è anche per questo che giustamente esiste l’individuo o l’Animale “effemminato o mascolinizzato” nelle sue abitudini sociali di interazione. Ed è proprio in questo che sicuramente potrebbe nascondersi la soluzione a tutto il male che avvolge l’esistenza Umana.

Chi uccide…è un mostro! Una madre in difficoltà che non chiede aiuto e non si ribella al suo stato depressivo di stanchezza, è colpevole due volte se commette un delitto o una violenza. Ha l’obbligo morale e civile di farsi da parte se non riesce a svolgere il suo ruolo. E chi le è vicino inerme è complice anch’egli.
La storia recente è piena di mostri, e le madri che uccidono i propri figli purtroppo ne fanno parte.
Madri depresse, madri assassine. Le madri, spesso sono sole nel loro difficile ed impegnativo ruolo materno.
Non devono essere abbandonate e, se ciò avviene, lo sforzo affettivo di chi le circonda deve essere obbligatoriamente assiduo e controllato. Non bisogna giustificare le vittime carnefici, ma neanche condannarle senza redenzione, il cui significato, forse, è l’unico concetto religioso a cui si può fare affidamento per ottenere una liberazione pacifica. La comprensione senza condanna redentiva di chi commette atroci delitti (come gli infanticidi appunto) rischia di far perdere il vero significato del crimine commesso, la causa, l’origine, il movente specifico che spinge una madre ad uccidere il proprio figlio.
Non si può vivere in una società perbenista. L’uomo e la donna sono esseri viventi molto complessi, e realmente incontrollabili. Non a caso l’essere umano si è auto-imposto delle regole rigide, troppo spesso, però, infrante. Si differenzia dagli altri Animali anche per questo: istinto controllato, istinto animalesco sottomesso, socializzato. Gli Animali, forse, non reprimono il proprio essere. I più fortunati…sono liberi proprio per questo.
L’essere umano, obbligato ed indotto, deve farlo, deve reprimersi. La costruzione di un ambiente artificiale artefatto, associato forzatamente ad altri individui, ad altri contesti ristretti e tipici come appunto è il lavoro, i doveri sociali integrati e superflui, i ruoli istituzionalizzati di moglie e marito…tutto ciò lo ha ghettizzato, in una prigione cupa e violenta.
Non bisogna farsi condizionare dagli eventi e non bisogna abbandonare la propria presa di coscienza.

Come giustamente afferma Annamaria Manzoni nell’articolo pubblicato da Veganzetta (“Dalla parte delle donne e degli altri Animali”) : “Che siano le donne molto più degli uomini a preoccuparsi delle sofferenze degli altri Animali non è solo un luogo comune, perché vi sono molte argomentazioni a supporto di questa asserzione. Si può cominciare dal fatto che il 70% delle persone vegetariane (quelle vegane sono conteggiate nel numero) secondo stime generalmente accreditate per quanto inevitabilmente imprecise, sarebbero donne: bisogna considerare che si tratta di una scelta fatta sulla base di considerazioni di tipo etico, volta ad astenersi da qualsivoglia violenza anche indiretta contro gli Animali; chi infatti si muove sulla scorta di motivazioni ecologiche o salutiste arriva al più ad una riduzione del consumo di carne, non alla sua abolizione, tanto meno all’eliminazione di tutti i prodotti di origine animale, che abbisogna di motivazioni ben più forti. Non è certo un caso che gli uomini giustifichino in genere la loro non adesione a un’alimentazione priva di crudeltà proprio con l’argomentazione che i cibi vegetali sarebbero “da donna”, vale a dire anemici, non vigorosi, inadatti alla loro virilità. E così non solo non si impegnano a modificare uno stile di vita basato su un del tutto deresponsabilizzato piacere del palato, ma nobilitano la loro pigra adesione allo status quo attraverso una autoassolutoria svalutazione delle ben più consapevoli scelte femminili. Da sottolineare poi il fatto che il 90 % delle segnalazioni di maltrattamenti di Animali, che giungono ai centralini delle associazioni animaliste, provengono da donne; il ché significa che gli uomini applicano un filtro percettivo alla loro vista che permette loro di non dare accesso ad immagini o episodi di Animali sottoposti a sofferenze, oppure che spettacoli di questo tipo non mobilitano in loro una conseguente reazione di indignata difesa del più debole, da cui evidentemente si ritengono esentati.”
Ma ancora è sempre lei stessa che afferma (“Pride: orgoglio e pregiudizi, tra minatori, omosessuali e vegane”) come ci sia da riflettere parecchio in merito a presunte lotte di classe: “Tantissimo c’è da imparare: c’è da imparare la lezione, tante volte impartita ma mai davvero introiettata, che la lotta dei deboli può rafforzarsi solo grazie ad un fronte comune che faccia evolvere la debolezza in forza; e che è fondamentale riconoscere il denominatore comune in tutte le dinamiche di sfruttamento che accomunano l’interesse a mantenere gruppi, categorie, realtà in posizioni svantaggiate. Il richiamo alle lotte in difesa degli Animali è del tutto evidente: l’anima dell’antispecismo come atteggiamento di rivendicazione di diritti che non devono essere in funzione dell’appartenenza ad una specie, ad un genere, ad una razza dovrebbe finalmente e davvero trasferirsi dal piano teorico a quello dell’attivismo, riconoscendo la fondamentale esistenza dei punti di contatto.”

Ogni essere vivente è strettamente condizionato dall’ambiente esterno a lui collegato nella sua nascita e crescita e che permette lo sviluppo o meno di una sensibilità accentuata o estrema in correlazione con luoghi, individui ed Animali. Ovvero con tutto ciò che rappresenta il “mondo” in cui vive e invecchia.
Molti potrebbero non essere convinti, molti potrebbero obiettare il contrario. Ma se si osservano gli Animali in ogni loro specie o affinità, questo rappresenta il segreto puro e primordiale appartenente ad ognuno, Umani e non, in egual misura forse più o meno accentuata, in sfumature ed affinità diverse, in modalità ed intensità a volte contrapposte.
Se si osserva il mondo animale, in tutto ciò che gli esseri viventi fanno e rappresentano tramite danze ed ugolii straordinariamente belli e coinvolgenti, se si ascolta e si guarda specificatamente questo spettacolo della Natura…molto probabilmente si capisce come ogni sentimento d’attrazione spinga irrimediabilmente verso un unione sessuale e quindi sentimentale. Alcuni potrebbero affermare che amare incondizionatamente è priorità tipica ed esclusiva Umana. E’ invece fortunatamente sbagliato credere fermamente in un antropocentrismo affettivo unico ed estremo rivolto solo verso se stessi o propriamente un altro individuo…uomo o donna che sia.
L’unica vera pace universale è diretta esclusivamente verso una solidarietà e tolleranza assoluta nei confronti di ogni essere vivente, nessuno escluso. L’antispecismo stesso non divide, ma unisce.

Link originali agli articoli di Annamaria Manzoni pubblicati da Veganzetta:

Dalla parte delle donne e degli altri Animali

Pride: orgoglio e pregiudizi, tra minatori, omosessuali e vegane

Foto tratta dal web

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4 pensieri riguardo “Amore incondizionato

  1. Vorrei commentare brevemente la parte finale in cui si parla dell’amore incondizionato peculiarità dell’essere umano. In effetti sappiamo benissimo che ciò non è vero. Gli uomini difficilmente riescono a vivere questo aspetto dell’amore. La moltitudine di coppie che si separano ne sono testimonianza mentre ci sono specie di animali (tipo le oche canadesi) che si uniscono per la vita. I nostri animali domestici stessi ci amano a prescindere dal nostro comportamento. E non è abitudine o convenienza perchè li nutriamo. Le loro dimostrazioni di affetto si vedono in innumerevoli situazioni. Il problema è che l’essere umano si sente superiore all’animale in tutto e per tutto, illudendo se stesso di essere migliore e invece è solo diverso sotto certi aspetti.
    In ultimo, come madre di quattro figli, davanti all’infanticidio, anche se rimango sconvolta, non mi permetto di giudicare perchè una donna che commette un simile atto sicuramente ha dei problemi (di varie nature) che non possiamo capire. Sicuramente la colpa è grande, ma è una persona che ha bisogno di tanto aiuto.

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