Le Foreste e l’Uomo


Tutte le rivoluzioni sociali portano inevitabilmente ad una scelta, ad una rinuncia, e ciò sta accadendo anche nel movimento vegan. Amare gli Animali considerandosi animalisti, senza fare altrettanto con gli umani definendosi dunque umanisti, è totalmente sbagliato. La vita, tutta, va amata e rispettata. In questo senso dovremmo definirci Animali-Umani, considerando dunque l’uomo e la donna individui essenziali facenti parte di un ecosistema terrestre articolato, con all’interno una varietà di esseri viventi altrettanto complessi e straordinariamente stupendi nella loro essenza. Questo è vero animalismo non specista: una specie che non prevale su un altra. Ecosistema significa anche giusto equilibrio perchè la vita stessa perduri all’infinito, senza nessun evento esterno forzatamente intromesso che possa spezzare un evoluzione innata e primordiale che persiste da migliaia di anni. Uscire da un concetto puramente antropocentrico può far capire l’immensità e lo splendore che il pianeta può offrire, senza chiedere nulla in cambio. Le risorse naturali, oggi esistenti sulla Terra, hanno impiegato milioni di anni per costituirsi e consolidarsi. Un solo secolo di rivoluzione industriale ha messo a serio rischio un equilibrio naturale tanto complesso, quanto estremamente fragile e delicato da riprendere. Ovviamente questo vero ed autentico animalismo può sussistere solo in base alla vita stessa che collega, da sempre, la specie. Ovvero l’evoluzione stessa ci ha portato fin qui dove siamo ora, proprio perchè l’unione terrestre ha permesso il proliferare di varietà diverse e stupendamente tali da creare quello che molti definiscono un autentico paradiso vivente.

Molti studiosi e sociologi affermano che l’era del capitalismo moderno sia giunta ormai al suo termine. Non è più sostenibile un società umana basata sullo sfruttamento di risorse naturali finite a seguito di fatturati corporativi infiniti. Ecco perchè si deve incentivare urgentemente uno sviluppo economico (di nome e di fatto) che concentri gli sforzi lavorativi dei popoli su coltivazioni biologiche a filera corta insieme a consumi sostenibili. Un benessere solo illusorio basato su bisogni non necessari che esaurisce notevolmente ogni risorsa personale e naturale, è uno stile di vita scellerato ed irresponsabile! Una decrescita responsabile e graduale può solo permettere uno sviluppo più logico ed etico verso nuove prospettive di vita. Non si può pretendere che l’intero ecosistema subisca ancora questa usurpazione incontrollata. Alluvioni e cataclismi climatici verificatisi negli ultimi anni, sono una prova inconfutabile di quello che sta accadendo. Ai poli artici la situazione è molto critica e drammatica. L’inquinamento atmosferico è una triste conseguenza di un industrializzazione basata sullo sfruttamento di ogni essere vivente sul pianeta, ipocritamente da chi ne fa parte egoisticamente ed unicamente come unico protagonista indiscusso. Il colonialismo ha imprigionato l’Africa in uno stato di usurpazione ed abbandono. Il capitalismo carnista ha condannato miseramente tutta l’umanità in un stato di malattia forzata. Ogni anno vengono disboscate intere foreste, per far spazio a coltivazioni utili alla nutrizione di Animali in gabbia, concepiti artificialmente, nutriti ininterrottamente, ingrassati a dismisura per ottenere prodotti commerciali di uso comune in diete da un sapore gastronomico di eccellenza. Per produrre un solo chilo di carne bovina da allevamento intensivo è necessaria un enorme quantità di acqua (circa 15.500 litri), molto di più rispetto alla produzione di grano o mais (circa 2.400). L’impronta idrica umana è molto evidente e pesante, incrementata soprattutto dall’industrializzazione di ogni settore produttivo. (documento scaricabile qui http://missioni.blog.diocesifirenze.it/files/2013/06/Impronta-idrica.9-14.pdf)

“Siamo esseri umani perchè qualcuno ci ha raccontato la favola fantastica che l’uomo e la donna sono gli unici individui terrestri che provano emozioni, amore, compassione e dolore?”

E’ appurato che anche gli Animali provano sensazioni fisiche molto intense. La schiavitù che gli abbiamo imposto ne è una macabra testimonianza. Una prova incorruttibile che spiega e racconta come, quando e perchè, provano fisicamente e mentalmente, tutto il male che gli infliggiamo. Sempre più spesso si ricorre a teorie, tecniche e mezzi sofisticati per aiutare ad eliminare il dolore. Dolore superficiale. Patologie derivanti soprattutto dal benessere consumista. Farmaci come droghe legalizzate, che spingono ad eliminare un dolore innato, che accompagna da sempre ogni essere vivente, e che indubbiamente aiuterà sempre a capire la propria vitalità. Un dolore fisico non mortale, non scatenato da una malattia, o da un evento traumatico. Un dolore derivato da una repressione del subconscio. Una reazione naturale del cervello che distoglie l’attenzione da stress e preoccupazioni, rivolgendola verso il sistema nervoso, creando appunto il dolore fisico. Forse anche le piante provano sensazioni fisiche. Non è escluso che ciò sia plausibile. Ma le differenze tra il nostro organismo e la loro struttura, è evidente non a pochi. Non sappiamo quasi nulla della loro esistenza. Eppure loro stesse ci aiutano ogni giorno a vivere meglio. Con l’aria che respiriamo, con i frutti che mangiamo, con le erbe che assumiamo.

Le Foreste e l’Uomo – Italiano (Paola Maugeri) from GoodPlanet on Vimeo.

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4 pensieri riguardo “Le Foreste e l’Uomo

  1. Vorrei commentare “…anche gli animali provano sensazioni fisiche molto intense”. Gli animali hanno anche intensi sentimenti. Ti racconto….avevo una gatta che girava libera per la campagna circostante la nostra abitazione. Un giorno tornò a casa con un bel gattone rosso (nota che lei era sterilizzata, quindi non era una questione di istinto) e da quel momento furono inseparabili. Lei sullo zerbino davanti alla porta di casa, lui in fondo alla scala aspettandola. Lei seduta sulla sedia in cantina, lui seduto sulla sedia accanto. Ognuno aveva il suo posto, lui non è mai andato in quello della micia. Lei andava e lui andava, lei tornava e lui tornava. Ovunque si mettesse lei, sicuramente lui era a pochi metri di distanza (non di più). Non so come accadde, ma la gatta rimase uccisa dal treno; la trovai in mezzo ai binari proprio davanti alla finestra della mia cucina. Da quel momento, per molti giorni, il gattone pianse. Era sempre nei posti dove stava lei e si guardava intorno con uno sguardo che faceva tristezza infinita e sconcerto. Una mattina trovai il gatto sui binari, acciambellato nel punto in cui era morta la gatta. Piangeva. L’ho chiamato…non si muoveva. Gli ho fatto vedere e sentire la scatola dei croccantini…..niente. Sono andata sui binari a prenderlo prima che arrivasse un treno…..cosa straordinaria, si è ribellato, non voleva venire, si avvinghiava al binario, ha cercato di graffiarmi per farmi desistere (sempre stato un gatto socievole e buonissimo). Infine ce l’ho fatta. Quando l’ho messo a terra nel prato è rimasto molto tempo fermo e zitto guardandomi. Poi si è alzato e se n’è andato, voltandosi ogni tanto a guardarmi come per dare gli ultimi saluti. Io sono rimasta immobile….non riuscivo a capacitarmi di tutto quello che era successo. Da quel giorno non l’ho più visto.
    Sono passati tanti anni, ma ancora questa storia mi rattrista anche se sono felice di avere avuto il privilegio di percorrere un pezzetto della mia strada insieme e queste due anime.

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    1. Esattamente Cinzia! “Gli animali hanno anche intensi sentimenti.” Hai ragione…hai completato il mio pensiero, grazie. Ma soprattutto grazie di cuore per il tuo racconto, una storia emozionante e triste che fa riflettere su chi e cosa rappresentano gli Animali…tutti senza distinzione. Non ti nascondo che mi sono commosso. 🙂 Grazie ancora e ti saluto con affetto.

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  2. Non posso che essere d’accordo con ogni singola parola! La vita va amata, TUTTA, a prescindere dalle forme, dalle specie!
    Solo comprendendo veramente questo, potremo finalmente vivere tutti in pace su questo meraviglioso Pianeta, la nostra Madre Terra! Tutto quello che facciamo agli animali e all’ambiente lo facciamo a noi stessi, perchè siamo UNO, tutti parte di UN UNICO ecosistema, tutti interconnessi.
    Una decrescita individuale è necessaria per la nostra sopravvivenza e quella dell’intero Pianeta.
    Individuale perchè, a mio parere, tutto parte sempre dalle scelte individuali, i veri cambiamenti, anche globali, nascono sempre dai singoli cambiamenti degli individui.
    Ciao, buona serata
    Serena

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    1. Ciao Serena. “Individuale perchè, a mio parere, tutto parte sempre dalle scelte individuali, i veri cambiamenti, anche globali, nascono sempre dai singoli cambiamenti degli individui.” Proprio così, hai ragione! Solo tramite una logica etica individuale l’essere umano potrà un giorno raggiungere una consapevolezza terrestre reale e pacifica, solo allora potrà veramente considerarsi parte integrante di un ecosistema puro e meraviglioso. E anche vero però che oggi abbiamo bisogno di una profonda e radicale collaborazione collettiva per diffondere sempre di più un forte pensiero antispecista sincero che possa salvare il mondo da una catastrofe annunciata.
      Cari saluti e a presto. 🙂

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