Carcere inutile


merda
“Tutti i detenuti in salute dovrebbero essere obbligati a lavorare, perché nel lavoro c’è il loro recupero e anche quello delle spese giudiziarie, oltre a quelle per il mantenimento in carcere. Mai come in questo caso troviamo ostilità. Dai detenuti? No, dalle istituzioni. In Italia l’intero sistema penitenziario grava sulle tasche dei cittadini per circa 2 miliardi e 800 mila euro l’anno. Mantenere ogni singolo detenuto in carcere costa allo Stato, comprese le spese di sicurezza, circa 4000 euro al mese. Sono cifre importanti che dovrebbero servire anche a reinserire nella società anche le persone che non hanno mai imparato un mestiere. Nella maggior parte delle carceri italiane i detenuti giocano a carte o guardano la televisione. E il 70% quando esce torna a delinquere. Eppure la legge dice che i condannati in via definitiva dovrebbero lavorare, anche per saldare le spese processuali, le multe, o risarcire le vittime dei loro reati. Il problema è che, sempre secondo la legge, vanno retribuiti, però i soldi per pagarli non ci sono, allora si preferisce lasciarli oziare. Perché non cambiare la legge e farli lavorare lo stesso senza pagarli visto che i detenuti devono saldare il loro debito con lo Stato? Sarebbe una partita di giro. C’è poi un’altra legge che permette di impiegarli gratuitamente in lavori di pubblica utilità, come la pulizia dei parchi, delle strade, dei muri, degli argini dei fiumi o del fango delle alluvioni. Ma anche qui nulla si muove, perché dovrebbero essere i Comuni a farne richiesta, ma sindaci e assessori non sanno nemmeno che esiste questa legge. Un immobilismo che alla fine vede crescere le spese dello Stato, il degrado delle carceri (perché non li impiegano nemmeno per ridipingere le celle) e i detenuti non rieducati restituiti alla società. Eppure la maggior parte dei detenuti vorrebbero lavorare, anche gratuitamente, invece di guardare tutto il giorno un muro. Gli esempi di come funziona negli Stati Uniti e nel nord Europa, dimostrano che è possibile impiegare i carcerati, con un vantaggio per l’amministrazione e per la dignità della persona.”

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7 pensieri riguardo “Carcere inutile

  1. Qualcuno, me compreso, potrebbe obiettare che trasformare il carcerato in lavoratore non migliorerebbe le condizioni né dei carcerati lavoratori, né dei lavoratori “onesti” (o giudicati non ancora colpevoli da questo sistema). Anzi, peggiorerebbe decisamente il quadro. Come? Basterebbe immaginare che pacchia – anzi non ve ne è bisogno: basta guardare là dove già questo accade [vedi nota 1] – per le multinazionali disporre di manodopera gratuita o quasi e incapace di “scappare” dal posto di lavoro. Chiaramente un semplice quanto banale meccanismo logico e economico di opportunità spiega che il sistema borghese non avrebbe niente da fare che aumentare i reati e le occasioni di incarcerazione per regalare all’impreditoria nazionale e transnazionale il sogno di sempre: manodopera coatta a costo quasi zero o zero. Col risultato di innescare un semplice quanto elementare meccanismo ciclico: quando i carcerati coprono la domanda di manodopera, i lavoratori onesti vengono sempre meno impiegati, quindi o sono licenziati o devono abassare la paga oraria; impoverendosi tenderanno a delinquere e a scivolare nel serbatorio della manodopera non sindacalizzata e in catene… che aumenterà divorando ancora di più le quote di lavoro disponibili… in un ciclo che nel lungo termine produrrà uno schiavismo carcerario di massa. Non redimerà nessuno perché la classe dominante al potere (grande industria a finanza) avrà tutti gli interessi possibili meno che quelli di espellere i carcerati dalla rieducazione a vita attraverso il lavoro. Basta poco, per vedere come il meccanismo disciplinare in galera e nella magistratura permetta – quando lo si vuole – di trattenere qualcuno a vita (si vedano i casi Naria e Camenish fra i diversi…). Adesso c’è la scarcerazione facile proprio perché il carcere è almeno in Italia un costo passivo; negli USA sta accadendo l’esatto opposto.

    [1] Qui un articolo in inglese:
    http://www.alternet.org/story/151732/21st-century_slaves%3A_how_corporations_exploit_prison_labor

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    1. E’ sicuramente un analisi particolarmente interessante…quasi perfetta nella sua ideologia. Qui però non stiamo fantasticando, lasciamolo fare agli sceneggiatori di hollywood. Qui vorremmo cercare di capire perchè mai un carcerato, pur colpevole (sperando che lo sia davvero, e non un misero innocente imprigionato), non possa redimersi lavorando onestamente. Obiettivamente parlando è l’unica soluzione plausibile che si possa attuare. Che poi le multinazionali possano lucrare ANCHE su questo…bè, la soluzione di riserva è che non ci siamo multinazionali, e di conseguenza non ci siano persone che uccidino, rubino, strupino ecc. ecc., un sistema sociale quindi non capitalista sfrenato, come lo è appunto oggi, ma bensì più sostenibile ed etico nel suo sviluppo. Poi i pazzi ci saranno sempre…ma bisogna curarli nel modo giusto, non certamente con l’isolamento e l’ozio. Un omicida seriale potrebbe anche essere pericoloso per la comunità…ma tenerlo chiuso in gabbia a cosa serve? Anche Erika ed Omar oggi sono liberi pur essendo colpevoli…e nonostante nessuno debba giustificarli per il loro crimine commesso, il perdono credo sia l’unica soluzione per entrambi, per i loro cari e conoscenti, oltre che da esempio per tutti. Utopia? Estremismo? Non credo assolutamente. Estremisti sono quelli a favore della pena di morte.
      Se proprio dobbiamo fantasticare…allora facciamolo così, con i buoni propositi.

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      1. “Qui però non stiamo fantasticando, lasciamolo fare agli sceneggiatori di hollywood.”

        Gentilissimo,
        ho proposto la mia ipotesi con un po’ di ironia, ma non ho problemi a rimuoverla e dire chiaramente che non si tratta affatto di fantasie: il modello del lavoro carcerario è una atroce e disumana realtà già da ora – come ho detto espressamente non serve immaginare, basta “guardare là dove il modello di cui lei parla è operativo e funzionante”.

        aggiungo che se non si smantella la logica che lega lavoro a profitto (e non semplice e essenziale soddisfacimento dei bisogni) ogni forma di lavoro non farà che matematicamente alimentare l’economia di mercato e profitto. le multinazionali non sono affatto frutto di cattiveria ma la semplice applicazione in scala di questa logica: economia di profitto = guadagnare il più possibile con la vendita di beni e servizi, spendendo (per produrre tali beni/servizi) il meno possibile. siamo andati già ben oltre – come ha ben descritto lei peraltro nel suo ultimo post, l’apologo del ristorante – le fantasie hollywoodiane.

        il quadro che le descrivo non è fantasia è una previsione razionale sugli esiti dell’applicazione di un modello di produzione. portare il mercato e il lavoro nelle carceri aumenterà semplicemente le carceri a meno che non si cambi radicalmente logica slegando profitto e produzione.

        va da sé che la leggo e seguo con molto piacere.

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      2. Grazie per la risposta e la condivisione. Sono daccordo…purtroppo spesso i comportamenti Umani seguono tristemente concetti ben radicati ad uno stile di vita assolutamente Antropocentrico. Questo avviene da sempre, nonostante ci sia una presa di coscienza molto forte. Il capitalismo moderno ha creato uno stato di oppressione sociale molto radicato nelle menti delle persone. Noi borghesi, siamo costretti e schiavizzati da un sistema indotto molto potente. Uscirne è molto pericoloso. Rifiutarlo può essere un alternativa pacifica. Peggio di noi, stanno le popolazioni ai margini di questa società perbenista ed ipocrita. L’Essere Umano è dotato di molte attitudini e qualità, peccato che molto spesso le sue creazioni artificiali e i suoi pensieri artificiosi si collocano sempre in un soddisfacimento personale. Tra gli Animali non Umani questo non avviene. Introdurre nelle carceri il lavoro come concetto di dovere Etico per il bene personale e della collettività, inducendo pertanto un educazione coscienziosa e pacifica, può essere un alternativa. Ma come hai ben spiegato tu, il rischio è che ciò venga utilizzato dal sistema stesso che ha permesso la creazione di tali prigioni, in un altro soddisfacimento allo sfruttamento. Meglio allora lottare su due fronti: non riempirle tramite un educazione infantile Antispecista, ed aiutare i colpevoli ad assumersi responsabilità in ambito civile ed Etico. Il lavoro, inteso come mezzo di redenzione, può essere un alternativa. Tutto il resto va affrontato in altro modo. E la Liberazione Animale altro non è che una Vittoria per il diritto alla vita, compresa la nostra.
        Cari saluti Antispecisti. 🙂

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