Politicamente corretto


“Gli anni della nostra sciagurata presenza sulla Terra hanno visto per lunghissimo tempo l’esaltazione e l’orgoglio dell’infierire sulle vittime: per limitarci ai nostri diretti antenati, ciò che avveniva entro i confini dell’Impero Romano erano carneficine di una tale ineguagliabile ferocia che la storia che viene normalmente insegnata nelle scuole di solito le censura con determinazione ben maggiore di quella che viene regolarmente usata per i film vietati ai minori.
Non illudiamoci che tutto sia finito da tempo immemorabile, perchè l’ultimo spaventoso tormento pubblico, nel modo occidentale, si ricorda essere avvenuto in Francia nel 1757, quando Damiens venne punito per il tentato, neppure riuscito, regicidio di Luigi XV con una condanna a morte eseguita tra i tormenti indicibili protratti per ore davanti ad una folla “insaziabile”, che continuava a reclamare che durasse ancora un po’ anche quando, ormai ridotto ad un “troncone”, venne gettato ancora “vivo” nel fuoco! Quest’ultima oscena rappresentazione pose fine comunque ai tormenti, ma non alle pubbliche condanne a morte, ancora capaci di generare entusiasmo decenni dopo, se è vero che la rivoluzione francese fu un tripudio di “teste mozzate” davanti alla popolazione prima eccitata e poi “assuefatta”.
Progressivamente, il mondo occidentale è andato occultando lo spettacolo di strazi e morte, contrariamente a quanto avviene in diverse altre parti del mondo, ma non sembra rifuggirlo con troppa convinzione: ne è orrida testimonianza la morte del dittatore liberiano Doe, che ebbe luogo nel 1900 a opera dell’avversario Prince Johnson, sopraggiunta dopo mutilazioni e strazi inenarrabili, protrattisi anche in questo caso per ore, video-filmati da zelanti testimoni. […]
Il parallelo con il mondo animale, anche da questo punto di vista, è preciso. Il Settecento, secolo di grande sviluppo della vivisezione, giustificata dalle teorie cartesiane che negavano verità al dolore degli animali, vide i peggiori esperimenti su di loro, sganciati da ogni limitazione etica, praticati in pubblico. In quel periodo anche i macelli erano all’aperto, e lo spettacolo dei maltrattamenti di tutti gli animali era quotidiano.
Lo stesso percorso di nascondimento in atto per gli uomini coinvolse progressivamente il mondo animale: la vivisezione ora non solo è condotta all’interno dei laboratori, ma è anche rigorosamente blindata, accessibile alla visione solo per i diretti interessati o grazie ai filmati carpiti da coraggiosi attivisti di associazioni animaliste.
Parallelamente l’uccisione degli animali a scopo alimentare si è andata rinchiudendo in spazi ben definiti, che si sono organizzati in luoghi sempre più lontani dai centri abitati: spesso la dislocazione non è conosciuta, e in ogni caso l’accesso è vietato.
Anche numerosi comportamenti molto meno cruenti sono andati scomparendo dalla pubblica vista: le punizioni fisiche dei bambini, fino ad alcuni decenni fa, non erano spettacolo così inconsueto. I cosìdetti “schiaffoni educativi”, le sculacciate, gli strattonamenti erano evenienze non raramente osservabili anche per strada, perchè culturalmente accettati. Ritenuti interventi di esclusivo appannaggio dei genitori non suscitavano, nella gran parte delle persone che casualmente si trovavano ad assistervi, la spinta ad intervenire.
Oggi, che pure il fenomeno degli abusi e dei maltrattamenti dei minori sappiamo essere purtroppo ancora diffuso, analoghi comportamenti indurrebbero la reazione di qualsiasi persona di buon senso. […]
Insomma progressivamente andiamo costruendo un abitudine mentale rispettosa, non violenta. […]
Le guerre, per essere dichiarate e condotte, devono apparire “inevitabili” e venire presentate a fin di “bene”, devono essere “umanitarie”, di difesa, preventive.
Le condanne a morte, nei paesi occidentali in cui ancora sopravvivono, non possono costituire spettacolo pubblico. Quando lo diventano, per esempio nei documentari o nella finzione cinematografica, si trasformano in genere in formidabili atti di accusa al sistema.
Analogamente, non ammettiamo più che la condanna a morte di tutti gli animali sia pubblica [si analizzi per esempio casi di uccisione o maltrattamenti riportati quasi quotidianamente dai notiziari televisivi], perchè sorgerebbero [profonde indignazioni] proteste di piazza: i maltrattamenti ancora agiti pubblicamente sugli animali, per esempio nelle “sagre”, vengono mistificati con macchinosi ragionamenti e messi in una “diversa cornice cognitiva”, che li identifica come “manifestazioni culturali”.
Ma come in questa epoca, in cui parte del mondo politicamente corretto ha messo al bando e rifugge inorridito dall’uso delle pellicce [intere] che non è giusto strappare agli animali, si è visto un parallelo “infuriare” di inserti di pelliccia nascosti all’interno di cappotti e di piume d’oca ben cuciti nelle fodere. […]
Quanti milioni di oche sono state spennate, vive e coscienti, e non una sola volta nella loro pur brevissima tragica vita, per riempire con ‘vero piumino’ l’ennesimo inutile capo d’abbigliamento che riempe gli animali di mezzo mondo?”

Fonte Annamaria Manzoni – Sulla cattiva strada, edizioni Sonda
sulla-cattiva-strada-650

Annunci

Invia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...