Antibiotici


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Che il latte materno sia per l’uomo come per gli animali mammiferi l’unica vera fonte benefica di nutrizione pre-svezzamento è naturale. Ogni altro problema va gestito di conseguenza. Ciò non toglie che il latte di un altro essere vivente (in questo caso quello di mucca) debba essere assunto in casi limitati e appunto determinati. Per l’uomo non si dovrebbe superare il 5°/6° anno di vita (fonti autorevoli). Diventare un “lattante a vita” assumendo tutti i suoi derivati (formaggi e latticini) è solo un vizio e non un bisogno. Non mi meraviglio che i casi di intolleranza alimentare siano in aumento causati appunto da cattive abitudini che si trasmettono di generazione in generazione.
Tutto ciò che ne consegue (inquinamento, malattie, devastazioni e guerre, povertà nel terzo mondo…) è solo un amara conseguenza a comportamenti errati e distorti di una società consumista.
Ora, che questa società ci abbia cresciuto e viziato…non ne giustifica il mezzo, nè tantomeno ci gratifica. Forse i più insensibili si sentiranno completi ed insoddisfatti ipocritamente …ma non certamente chi è cosciente della propria esistenza. Essere poi consapevoli del contesto in cui viviamo (città, lavoro, rapporti sociali ecc.) è solo un “compromesso rischioso” consequenziale alle nostre scelte. Io posso capire e scegliere, tutto il resto è solo un risultato.
Non esiste eticamente un macellaio vegan come non esiste un carnivoro cosciente della propria alimentazione. La fame è dettata da un istinto, e l’istinto umano è spinto da messaggi ed induzioni. Ormai non viviamo più nei boschi…e inadeguatamente neanche il nostro cane.
Se quello che fai ti piace, difficilmente cambierai idea. Ma se capisci che è sbagliato, ti trovi di fronte ad un bivio…spetta a te! E’ solo una questione di scelte e consapevolezza. Puoi decidere di sapere e far finta di nulla, rifiutare la realtà…o puoi capire che l’alimentazione altro non è che nutrimento, non vizio di gola. E distinguere consapevolmente una bistecca di manzo da un piatto di fagioli…è una bella vittoria! Altroché!

Pensiamo agli antibiotici negli allevamenti. Un aspetto molto delicato, sia per quanto riguarda il benessere degli animali che per quanto concerne la formazione di batteri super resistenti ai medicinali convenzionali. Ridurre gli animali a mera fonte di reddito rinchiudendoli negli allevamenti e somministrando loro potenti antibiotici può portare alla diffusione di malattie che si ritorceranno contro l’umanità.
Alcuni mesi addietro dagli Stati Uniti è giunto un nuovo allarme sull’abuso di antibiotici negli allevamenti di pollame. I maggiori allevamenti di pollame made in Usa somministrano gli antibiotici agli animali ogni giorno, di prassi, con il mangime, anche in assenza di malattie. Simili dosi secondo gli esperti favoriscono lo sviluppo di batteri super resistenti ai farmaci utilizzati per il trattamento dei pazienti. Il punto è che gli allevatori somministrano agli animali antibiotici che appartengono alla stessa categoria di farmaci utilizzati per gli umani (fonte Fda-Food and Drug Administration).
Al giorno d’oggi, l’80% degli antibiotici utilizzati negli Usa non verrebbe somministrato ai pazienti, bensì agli animali da allevamento. Un circolo vizioso che consente alle aziende una produzione maggiore, più proficua, ma che rischia di mettere in pericolo la salute di tutti.
La California ha iniziato a muoversi controcorrente. Il governatore della California ha infatti appena votato la prima legge statale per ridurre l’impiego di antibiotici negli allevamenti ed ha incoraggiato i legislatori ad individuare nuove strade per prevenire l’abuso di antibiotici.
Alcuni consumatori e gruppi ambientalisti hanno considerato la proposta di legge troppo debole, poiché risultava molto simile alle misure già esistenti indicate dall’Fda e troppo inerte per apportare un cambiamento concreto. Ecco allora che si troveranno nuove vie per ridurre l’impiego di antibiotici negli allevamenti e la California continuerà ad impegnarsi in questo senso, nella speranza che possa essere d’esempio per altri Stati.
Secondo un gruppo di scienziati statunitensi, l’abuso di antibiotici negli allevamenti e in medicina sta mettendo a rischio la vita umana e innalzando a dismisura i costi della sanità pubblica. Si parla ormai di una vera e propria crisi della salute e del sistema sanitario, tanto che ai soli ospedali le infezioni causate da batteri resistenti agli antibiotici costano 20 miliardi di dollari all’anno.
Ormai non vi sono più dubbi: la somministrazione continua e regolare di antibiotici agli animali di allevamento in dosi non terapeutiche (e dunque di routine, anche in assenza di malattie) sta contribuendo alla resistenza dei batteri ai farmaci.
Ma non finisce qui. Secondo l’ultimo rapporto dell’Oms sulla resistenza globale agli antibiotici, alcune malattie che sembravano ormai scomparse o facili da curare potrebbero ritornare a colpire e ritorcersi contro di noi, con molta forza, proprio a causa dell’abuso di quest’ultimi negli allevamenti. Alcune malattie, come la tubercolosi, diventate curabili in passato, ora risultano spesso fatali.
E il problema non interessa soltanto i Paesi in via di sviluppo e le zone del mondo in cui l’assistenza sanitaria è scarsa. L’allarme è già qui e le seguenti sono soltanto alcune delle infezioni che potranno tornare a minacciarci per via del nostro comportamento irresponsabile: tubercolosi, gonorrea, febbre tifoidea, sifilide e difterite, e non solo…
Se pensiamo infatti all’uso massificato, indiscriminato e speculativo dei vaccini da sfruttamento animale ad uso e consumo umano…la tragedia epidemica potrebbe già essere alle porte. Aids in passato e casi recenti di Ebola sono solo due esempi reali devastanti!
In nome del profitto gli allevamenti intensivi non solo sfruttano gli animali fino alla morte, ma mettono in pericolo la salute di tutta l’umanità.
Cosa possiamo fare per limitare il problema della resistenza agli antibiotici? Innanzitutto, come da oggetto di questo articolo, sarebbe bene vietarne l’impiego inutile e non necessario.
Qualcosa possiamo fare comunque anche noi persone comuni. Non assumiamo antibiotici quando non è necessario. Gli antibiotici vanno assunti solo se prescritti da un medico e i medici stessi dovrebbero indicarli come cura soltanto quando i pazienti ne hanno davvero bisogno e solo in assenza di alternative.

Un maggior impegno da parte di tutti potrebbe fare in modo che malattie curabili non ci si ritorcano contro, ritornando fatali a distanza di decenni.

Fonte http://www.greenme.it/vivere/salute-e-benessere/14449-antibiotici-allevamenti-effetti-negativi

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2 pensieri riguardo “Antibiotici

  1. Caro Roberto, sono perfettamente in linea con l’articolo, ma mi rendo conto che il lavoro da fare è immane! E quindi penso che si debba cominciare dal basso, dal singolo, con un informazione ampia e documentata (come stai facendo sul blog). Siamo stati indottrinati fin da piccoli che il latte e i suoi derivati sono importanti, anzi fondamentali, nella nostra alimentazione e quindi più ne consumiamo meglio é. Solo oggi posso dire:balle! Ma da adesso posso cambiare (anzi, sono già cambiata da diverso tempo) e far conoscere a chi mi sta accanto la verità. E anche gli antibiotici….le persone le prendono anche per un semplice raffreddore; certi medici le prescrivono con facilità neanche fossero caramelle! E poi quello che conta, in definitiva, cos’è? Da parte delle aziende solo il profitto. Da parte del consumatore soddisfare i propri desideri (se gli allevamenti intensivi prevedono gli antibiotici ma ci consentono di mangiare quanta carne ci pare ad un prezzo basso, ben vengano. Terribile!). Che dire? Che ognuno nel suo piccolo s’impegni a fare ciò che può, nella speranza che quanto prima il cambiamento venga fatto anche in grande.

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