Il linciaggio del cigno


cigno
Articoli come questi andrebbero pubblicati ogni giorno, sempre più con coraggio e consapevolezza!
Non leggo i quotidiani, non è mia abitudine anche perchè sono pieni di cronaca, politica e sport…e deprimermi a prima mattina non mi sembra proprio il caso.
Del resto la cronaca è figlia dell’antropocentrismo e la politica editoriale è schiava del capitalismo…quindi perchè lasciare un fondo di pagina alla cultura o alla solidarietà?
Oggi più che mai bisogna essere molto coraggiosi nell’affrontare di petto argomenti antispecisti in una società corrotta e malata di consumismo. Il rispetto non degli Animali ma della vita tutta è alla base di una convivenza pacifica e serena, fondamenta di un futuro roseo e benestante forse troppo complicato e schivo da realizzare, ma oltremodo più semplice di quanto si immagini.
Una sola osservazione vale più di mille considerazioni: guardatevi intorno, ovunque voi siate…al lavoro, al bar, per strada o in qualsiasi luogo pubblico…e rendetevi conto della follia delirante che circonda ognuno di noi esseri umani. Solo percependo eticamente tali singole azioni che ogni santo giorno vengono compiute meccanicamente e indifferentemente…si può capire da dove in realtà si deve partire per attuare una vera autentica rivoluzione antispecista.
Non certamente portando a spasso il cane…

“Il linciaggio del cigno”, di Aldo Colonna da Il Manifesto del 6 ottobre 2014:
“La spedizione punitiva contro un volatile che nidificava sul lago di Bracciano e la morte dell’orsa Daniza lo confermano: la vera emergenza del pianeta si chiama antropocentrismo.
Ricor­date il cigno reale aggre­dito in pri­ma­vera sul lago di Brac­ciano? Ebbene, non ce l’ha fatta, è morto. In cura presso la Lipu a Roma per set­ti­mane, l’animale non riu­sciva più a deam­bu­lare, le ferite da decu­bito gli ave­vano pia­gato la pan­cia, la testa era peren­ne­mente recli­nata sulle ali come un’ammainabandiera.

Il cigno aveva vis­suto i suoi quin­dici anni nidi­fi­cando in un’ansa del Parco del Lago, un cam­peg­gio situato tra Anguil­lara e Tre­vi­gnano, sul lago che costi­tui­sce un rico­vero ideale per que­sta spe­cie di ana­tidi. Faceva cop­pia fissa con una fem­mina che stava,al momento dell’aggressione, covando le uova. Un ragaz­zetto ancora impu­bere, ospite estem­po­ra­neo di cam­peg­gia­tori, si avvi­cina mal­de­stra­mente al nido e viene pron­ta­mente attac­cato dal maschio; il ragazzo si difende a pugni e le sue gambe risul­te­ranno piene di lividi. Fin qui, per molti versi, rea­zioni nor­mali: fisio­lo­gica quella dell’animale, umana quella del ragazzo vero­si­mil­mente digiuno di rudi­menti eto­lo­gici e sor­preso — quindi sicu­ra­mente impau­rito– dall’attacco del cigno.

Sono pre­senti due mili­tari, un uomo e una donna, che accor­rono per allon­ta­nare il ragaz­zino cer­cando di spie­gar­gli per­ché è in torto. Il cigno non ha ripor­tato ferite letali, l’allontanamento del gio­vane umano sem­bra defi­nire i con­torni di una banale sca­ra­muc­cia, di un banale epi­so­dio di cat­tiva edu­ca­zione ambien­tale. Ma il peg­gio deve ancora venire. Il ragaz­zotto, not­te­tempo, si arma di bastone e fa di nuovo visita al cigno. La spe­di­zione puni­tiva vedrà un secondo tempo, all’alba del giorno dopo allor­ché l’energumeno finirà il lavoro.

Il tito­lare del cam­peg­gio, avver­tito, farà d’acchito la cosa più natu­rale: allon­ta­nare il ragazzo dal com­pren­so­rio e farne un inde­si­de­rato. Non potrà mai più avere accesso al cam­peg­gio. Comin­cia la corsa con­tro il tempo per ten­tare di sal­vare la vita all’animale. La Guar­dia Fore­stale, inter­pel­lata, se ne tira fuori. L’Asl di Brac­ciano idem, addu­cendo la moti­va­zione che loro si inte­res­sano solo di ani­mali dome­stici (ma un vete­ri­na­rio, per Giove, non dovrebbe pos­se­dere quei rudi­menti che gli con­sen­tano di pre­stare almeno le prime cure a un ani­male in dif­fi­coltà?), l’Ente Parco non può inter­ve­nire per­ché ha solo due vet­ture: una è ferma per un gua­sto, l’altra è rico­ve­rata dal mec­ca­nico. L’ultima spes è la Lipu, ma la Lipu ha solo volon­tari e, d’altronde, non si può spo­stare un ani­male sel­va­tico senza un per­messo spe­ciale. Il gestore del cam­peg­gio non si perde d’animo, carica con tutte le accor­tezze del caso il cigno e lo tra­sporta alla Lipu dove vivrà ancora qual­che set­ti­mana tra alti e bassi; ogni giorno di soprav­vi­venza in più ali­men­terà una spe­ranza andata poi fru­strata con la morte del mae­stoso vola­tile che dalle acque del lago dove viveva indi­stur­bato prima di incon­trare un imma­lin­co­nito e insen­sato car­ne­fice ha finito la sua esi­stenza su un pavi­mento di graniglia.

Banale cro­naca della quo­ti­dia­nità, ver­rebbe fatto di pen­sare. A chi può inte­res­sare la morte di un cigno in un pia­neta depau­pe­rato dalla morte di cen­ti­naia di civili pale­sti­nesi inno­centi (non è orri­bile que­sta rei­te­ra­zione warho­liana della morte?). Dovrebbe inte­res­sare tutti noi, ci vien fatto di rispon­dere, nes­suno escluso per­ché la sal­va­guar­dia dell’ambiente, il rispetto di un ani­male dome­stico, la cura della fauna con la rela­tiva sal­va­guar­dia della catena ali­men­tare serve a ren­dere più vivi­bile il pia­neta (vi è mai capi­tato di leg­gere “Sto­rie di ani­mali e altri viventi” di Asor Rosa? Un pic­colo gio­iello). Cru­deltà umana a parte.

E, a pro­po­sito, che dire di quei gen­ti­luo­mini che hanno recen­te­mente votato, in Par­la­mento, con­tro l’abolizione dei richiami vivi? Sapete di cosa si tratta? I cac­cia­tori sono soliti cat­tu­rare migliaia di tordi, di merli, di allo­dole, impri­gio­narli in gab­bie dove non è con­sen­tito loro il ben­ché minimo movi­mento e dove, al buio, per­dono la cogni­zione del tempo per poi esporli nuo­va­mente alla luce durante la sta­gione della cac­cia allor­ché comin­ciano a can­tare a squar­cia­gola la loro dispe­ra­zione pen­sando sia arri­vata pri­ma­vera ed offrire così incon­sa­pe­vol­mente alle dop­piette interi stormi di con­si­mili. A favore di que­sta bar­ba­rie si sono dichia­rati il Pd, Forza Ita­lia e Ncd. Al Par­la­mento euro­peo è pronta una pro­ce­dura d’infrazione con­tro l’Italia dal momento che que­sta pra­tica è proibita.

Cono­scevo un uomo che aveva un gatto chia­mato Tom­ma­sino. Bianco, con la coda tigrata e gli occhi da albino. Forse era un cane tra­ve­stito da felino: sem­pre gli arti­gli ritratti, andava d’accordo coi cani e con gli umani. Rispon­deva ai comandi e si fidava di tutti come fa un bam­bino. Spesso rus­sava e l’uomo a dir­gli di non farlo e lui smet­teva. Una sera tanto fri­gnò che l’uomo spa­lancò la porta sulla cam­pa­gna oscura e minac­ciosa. Non fece più ritorno e l’uomo lo trovò l’indomani impic­cato a un car­tello stra­dale. Banale cro­naca di un pic­colo dolore quo­ti­diano che si scio­glie nell’alveo dei mille dolori del mondo, immarcescibile e per que­sto ano­nimo. Acca­deva in un ridente paese dell’alto Lazio, Oriolo Romano, dove pure vive­vano tran­quilli due cani inseparabili,Tommy e Nerone. Vive­vano in un ter­reno recin­tato ma non sof­fri­vano di soli­tu­dine, un uomo ogni sera li pren­deva in con­se­gna por­tan­doli per una pas­seg­giata nel bosco pro­spi­ciente. Nerone faceva paura a vedersi, era gigan­te­sco e com­ple­ta­mente nero ma docile e affet­tuoso. Aveva uno strano modo di mani­fe­stare la sua con­ten­tezza: invece di muo­vere la coda come un pen­dolo la roteava. Il pic­colo Tommy era pro­prio pic­colo, di colore fulvo e la coda arric­ciata e si faceva sentire,eccome se si faceva sen­tire. Un giorno un balordo (per ven­di­carsi del loro padrone? Vai a sapere…) li avve­lenò con il para­flu, una sostanza appe­ti­bile per un canide data la sua con­si­stenza zuc­che­rina. Mori­rono tra atroci sof­fe­renze e li trovò il giorno dopo l’uomo che li con­du­ceva ogni sera in pas­seg­giata. Dalla bocca e dall’orifizio anale fuo­riu­sciva una bava blua­stra. Il povero Tommy pre­sen­tava la coda srotolata.
Pare che in que­sto ridente borgo, molti anni fa, il feno­meno del ran­da­gi­smo venisse con­tra­stato con solu­zioni radi­cali: un addetto faceva con­vo­gliare nel recinto del cimi­tero i cani per­duti senza col­lare e, una volta chiuso il recinto, li abbat­teva a badilate.

Già, cose del pas­sato, oggi qui gli ani­mali ran­dagi ven­gono rico­ve­rati in un recinto e rifo­cil­lati. Ma, per una cosa che cam­bia, altre riman­gono immu­tate. La bosca­glia di Monte Raschio è per­corsa con­ti­nua­mente da brac­co­nieri. Una volta hanno deci­mato una fami­glia di cin­ghiali. Hanno tagliato la testa ai geni­tori lascian­dola sul sen­tiero con tutte le inte­riora, due pic­coli sareb­bero finiti al forno due giorni dopo (i brac­co­nieri ten­dono a van­tarsi delle loro imprese…) e gli altri cuc­cioli che riu­sci­rono a fug­gire anda­rono sicu­ra­mente incon­tro a morte per inedia.

Andrea Frova, tra i nostri fisici più impor­tanti, docente in pas­sato a La Sapienza di Roma, già in odore di Nobel, ha sen­ten­ziato che, con gli attuali ritmi, al pia­neta restano 500 anni di vita. Avete capito bene: cin­que­cento. Il fatto che la nostra espe­rienza si esau­rirà prima…non conforta.

L’uccisione di Daniza è noti­zia recente. Una brutta sto­ria di ammi­ni­stra­tori inetti e vete­ri­nari della dome­nica. Lode­vole l’atteggiamento del Pro­cu­ra­tore di Trento Giu­seppe Amato che ha dispo­sto un’autopsia dell’animale con pro­fes­sio­ni­sti seri e ha affi­dato esclu­si­va­mente alla Guar­dia Fore­stale l’osservazione dei due cuc­cioli. Non è vero, dicono gli inetti di cui sopra, che le stes­sero dando la cac­cia. L’hanno accer­chiata in cin­que, senza vie di fuga, e l’hanno fatta fuori. Una banale ven­detta. Se que­sto assillo verrà con­fer­mato dall’esame autop­tico è spe­ra­bile che i col­pe­voli ven­gano perseguiti.
Ma a qual­cuno di que­sti eto­logi da bar­zel­letta è venuto mai il dub­bio di docu­men­tarsi? Lo sanno che nei par­chi nazio­nali degli Stati Uniti sono i ran­ger a occu­parsi della fauna sel­va­tica, che fanno dei corsi ai visi­ta­tori spie­gando loro in primo luogo che quello che vanno a visi­tare è l’habitat dei plan­ti­gradi e non il loro? Sapete come ven­gono tenuti alla larga dagli uomini? Spa­rando loro dei pro­iet­tili di gomma: nes­sun danno fisico ma tanta paura suf­fi­ciente a man­te­nere inal­te­rato l’equilibrio fra le due spe­cie. E ai sedi­centi eto­logi ver­rebbe fatto di chie­dere: per­ché un orso dovrebbe vivere rele­gato (que­sto sarebbe stato comun­que il destino di Daniza se non l’avessero accop­pata) in un recinto di un ettaro quando il loro habi­tat sono gli scon­fi­nati boschi? Solo per­ché un incauto cer­ca­tore di fun­ghi s’è messo a rimi­rarla come un beota invece di indie­treg­giare e andar­sene per i fatti suoi?
Ma che poli­tica ambien­tale è mai quella che ghet­tizza un’orsa e le toglie i cuc­cioli non ancora svez­zati? E, per con­ti­nuare, non è vero che tifiamo più per Daniza che per una donna vio­lata. Tifiamo per tutti coloro che si tro­vano in stato di dipen­denza e di infe­rio­rità fisica, in sog­ge­zione, tifiamo per i deboli, per gli emar­gi­nati. Nello spe­ci­fico, Daniza avrebbe potuto vin­cere solo in un corpo a corpo, non dispo­neva di un fucile col quale rispon­dere al fuoco.

Lisbona, Castello di San Gior­gio. In una radura vediamo decine di grossi vola­tili anco­rati al pro­prio tre­spolo con una catena. Sono rapaci, aquile, fal­chi, bar­ba­gianni, gufi, civette. Di note­voli dimen­sioni. Sem­brano dro­gati, istu­pi­diti, nes­suno di loro si muove tranne un fal­chetto che, a inter­valli caden­zati, si pro­tende in avanti dispie­gando le ali (che abbia voglia di volare?). Un car­tello enorme recita: «Fatevi una foto col vostro rapace pre­fe­rito, solo 6 euro!».

La verità è che noi abbiamo una con­ce­zione dell’universo antro­po­cen­trica. Al di fuori dell’Uomo tutto è di secon­da­ria impor­tanza se non inu­tile. Macon e Con­ci­lio Tri­den­tino non sen­ten­zia­rono che ani­mali e donne non ave­vano anima? Per­fetto, il fem­mi­ni­ci­dio viene dritto dritto da lì! E non fa ben spe­rare che dei mise­ra­bili neo­na­zi­sti vadano imbrat­tando i muri accu­sando Anna Frank di essere una can­ta­sto­rie.
Siamo alla chiusa.
Sarete curiosi di sapere com’è finita con la morte del cigno e com­pa­gnia can­tante. La com­pa­gna del cigno pro­ta­go­ni­sta di que­sta sto­ria, ter­ro­riz­zata, è fug­gita via lasciando le uova al pasto serale dei rapaci che nidi­fi­cano sull’altura incom­bente la spiag­gia. Il ragazzo si dice mor­ti­fi­cato per l’accaduto ma, a lume di naso, pensiamo che lo sia mag­gior­mente per non essere potuto più andare in vacanza (almeno per quest’anno). La madre è mor­ti­fi­cata anch’essa, ten­tando mal­de­stra­mente di assu­mere le difese del figlio («Non l’ha fatto appo­sta, so’ ragazzi…»).
Ci sem­bra di leg­gere vec­chi copioni.
Per la Legge e il buon senso non faremo il nome del minore ma pos­siamo cer­ta­mente fare i nomi degli eroi. Ales­sio Rosi, il gestore del cam­peg­gio, per­sona riso­luta e dotata di grande equi­li­brio, è la per­sona che si è data da fare per sal­vare il cigno. E Corinna Baiocco col­la­bo­ra­trice amo­re­vole e, anche lei, dotata di sen­si­bi­lità ed equi­di­stanza.
Ma che Paese è mai que­sto che ha ancora biso­gno di eroi?
Intanto, per la cro­naca, una nuova fami­glia di cigni è diven­tata stan­ziale pro­prio nel posto in cui,in pri­ma­vera, uno di loro cercò di pro­teg­gere la spe­cie. Lascia­tevi andare e cer­cate di imma­gi­nare i vol­teggi dei nuovi arri­vati sulle note di The swan of Tuo­nela di Mau­rice Ravel e, forse, ci pia­cerà pen­sare che non tutto è perduto.”

Fonte http://ilmanifesto.info/il-linciaggio-del-cigno/

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4 pensieri riguardo “Il linciaggio del cigno

  1. E cosa si può commentare? Con l’animo profondamente addolorato prendo coscienza di questa troppo consueta crudeltà quotidiana. Sono d’accordo con te, parlando delle barbarie perpetrate contro gli animali, non si vuole sminuire o non prendere in considerazione le innumerevoli e strazianti barbarie contro l’essere umano (qualcuno direbbe che è ben più grave e posso anche essere d’accordo), ma stimolare a una domanda: “Se non siamo capaci di avere cura del piccolo, dell’indifeso, di chi non ha parola per far valere i propri diritti, potremo avere la capacità di avere cura di cose e persone che riteniamo più importanti e di valore?” Qual presunzione sarebbe se qualcuno rispondesse SI!
    Gli eroi. E per fortuna che ancora ci sono questi eroi! Anche se dovrebbero essere la normalità e non l’eccezione.
    La politica. Non so più che dire nè che pensare….mi vergogno a dirlo, ma sono confusa. Mi sembrano tutti uguali, tutti incapaci, tutti cacciatori di potere e denaro, tutti indifferenti al disastro ambientale e alla conseguente fine della vita (nostra compresa). Ma come si fa a non vedere, a non capire! Chi votare per poter cambiare qualcosa? Tu non voti e, per diversi anni l’ho fatto anche io, ma….non è forse latitanza? I governanti continuano a fare i loro interessi, come si possono fermare se non c’è qualcuno che si propone di governare a misura di uomo e di natura? Ognuno nel suo piccolo deve tendere alla preservazione, amore e rispetto della natura (tutta), ma chi legifera in tal senso? In “grande” chi agisce per ripristinare il naturale equilibrio?

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    1. “E cosa si può commentare?”…Tutto! E tu lo hai fatto molto saggiamente! La violenza nei confronti dei deboli ed indifesi è simbolo macabro dell’antropocentrismo che da secoli ormai accompagna criminalmente la storia umana. Non a caso i deboli sono sempre quelli che patiscono: animali, bambini, donne, anziani ,portatori di handicap, malati, e tutti gli esseri umani ai margini della società moderna consumista, senza escludere le popolazioni del terzo mondo e del medio oriente massacrato da decenni da una guerra capitalista ed sanguinaria. Che dire poi di quelle persone che stupidamente non includono nella categoria protetta-indifesa i leoni, le tigri, gli orsi e tutte quelle specie animali più possenti e forti esistenti in natura tali da non difendersi equamente in un contatto corpo a corpo, se in mezzo si contrappone un arma…pistola, fucile, bomba o bastone che sia.
      Tutti i nostri mali quotidiani derivano da una violenza indotta e giustificata troppo spesso come screzio, gioco, divertimento innocente, o peggio banale errore. Come commentare per esempio il recente caso di quasi “stupro” ad un ragazzino napoletano, colpevole solo di essere un pochino obeso, vittima inconsapevole anch’esso di questo status pseudo-perfetto che ci vuole tutti magri e belli, quando poi non lo siamo affatto proprio per merito dei nostri vizi. Ascoltando la madre e i parenti pare sentir pronunciare uno “scandalo ingiustificato” per un azione semplice ed incontestabile, eseguita da un presunto brav’uomo quale sicuramente lo è…ma perchè dunque “malato” di noia?
      Non esistono risposte certe ed eticamente consapevoli se continuiamo a giustificare la nostra violenza quotidiana come un sforzo di evasione all’apatia, altro diversamente nota come paranoia! Una sorta di giustificazione macabra al soddisfacimento personale momentaneo.
      Il circo animalesco per esempio è il simbolo di questo delirio…come lo era un tempo il Colosseo romano!
      Solo uscendo saggiamente e rivoluzionariamente da questo buco generazionale si può capire coscientemente le radici del problema.
      Il non-voto non è “pigra-latitanza”, ma una forma di protesta anch’essa…uno stile di vita rivoluzionario che si oppone allo stato sociale attuale. Come il veganismo stesso è da considerarsi l’unica autentica alternativa possibile. Detta anche vera forza popolare democratica…potente, coinvolgente ed innocente!

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