Ricchezza


beef
“NON SIAMO RICCHI nè lo stiamo diventando, anzi!”

Ma perchè, viviamo sulla Terra solo per diventarlo?
Siamo stati concepiti solo per sentirci ospiti ricchi indesiderati?
O inquilini poveri coscienti e consapevoli di esserlo?
Qual’è il concetto umano antispecista di ricco e povero?

Il business odierno, italiano ed estero…ha solo un unico ed esclusivo scopo: capitalizzare risorse. Tanto 10, come 100 o un milione.
In questo caso specifico: denaro.
Non c’è alcuna differenza. Io posso impattare per 10, 100 o 1000.
La sostanza non cambia.
Chi produce qualsiasi articolo commerciabile è soggetto in ogni caso ad un impatto ambientale…che esso sia una tshirt, un hamburger, un auto, una pelliccia ecc.ecc. Certamente ci sono differenze e differenze!
In questo caso spicca l’etica umana che predilige una cosa rispetto ad una altra. Ma il capitalismo non prevede questo! Non applica sconti! Non distingue tra una mucca, un auto o una pelliccia rispetto ad un hamburger vegetale o tofu. Per esso è comunque un profitto. E la classica vendita modiaiola sostenibile, come per esempio il “caffè solidal”, è solo un “pagliativo”. Non fa testo, numero, statistica. Non è determinante per una capitalizzazione. No. E’ solo una scusa per dimostrare un falso impegno.
Forse anni fa il biologico alimentare poteva essere un arma efficace se adoperata con le opportune misure, se non fosse stato schiacciato volutamente dalla grande distribuzione, se non fosse diventato dunque solo una “nicchia” per fedelissimi.
Per esempio chi produce shoppers biocompostabili di derivazione vegetale ha una diversa sensibilizzazione inquinante rispetto ai classici sacchetti spesa in pet o pvc (tra l’altro vietati di recente). Ma in ogni caso il suo impatto è comunque evidente. Minore, più sostenibile, ecologico…ma pur sempre presente. E’ un principio cosciente, ma senza l’intervento del legislatore nessuno industriale si sarebbe mai sognato di cambiare stile di produzione…figuriamoci! Si è “tappato” un “buco” produttivo per evidenziare un cambiamento etico all’opinione pubblica. Senza considerare (o forse sì) che il costo medio al pubblico è salito a circa 15/20 centesimi da 5/8 precedenti. Un classico esempio di “affare commerciale”. Un “connubio” perfetto tra capitalismo ed ecologia.
E’ corretto? E’ giusto?
I rifiuti domestici sono l’emblema del nostro vivere scellerato quotidiano. Ecco perchè è importante la raccolta differenziata. Reciclare, reintrodurre, riutilizzare fino a ciclo finito come ultimo fine il rifiuto stesso. Si ritarda o si rallenta il processo, ma comunque la nostra esistenza e presenza è in ogni caso…viva. Si può evitare di mangiare carne e derivati e questo è etico, ma se tutti nel pianeta mangiassimo all’improvviso solo vegetali comunque avremmo lo stesso un impatto devastante in termini di agricoltura, raccolta, rifiuto.

Porre un rimedio immediato è tanto dannoso quanto inutile, la Terra non lo sostiene. Ecco spiegarsi i continui cataclismi recenti e probabilmente futuri. Bisogna cambiare idea e concezione della vita stessa terrestre, non infinita o assorbibile…tutt’altro. Sensibile piuttosto ad azioni incontrovertibili, dannosi a tal punto da non avere “fughe”.

Migliaia di anni di evoluzione ci hanno trascinato in una coscienza tale non pari (forse) a nessun essere vivente.
Perchè non sfruttarla a nostro beneficio?
Perchè non renderla veramente una fonte di benessere comune?
Umana, animale, vegetale e pur minerale.

Un piccola azienda, una società di persone “ivate”, un industria…può scegliere oggi liberamente di sostituire i processi produttivi in quanto la legislazione al riguardo è ancora carente (ovviamente)…ma è pur sempre una scelta facoltativa non intelligente, non ancora obbligata da un sistema capitalista che richiede obbligatoriamente tutto ciò secondo le normali regole di mercato. Dentro o fuori! Non ci sono vie di mezzo!
Se il meccanismo è fallato e corrotto….noi, semplici artigiani consumatori, cosa possiamo fare?
Una cosa semplicissima e democraticamente parlando più necessaria ed utile del voto politico: acquistare consapevolmente! Muovere l’economia collettiva verso una più stabile vita pacifica. Certamente non senza danni, l’attuale sistema economico ne risentirebbe in una escalation deprimente, ma probabilmente se attuata gradatamente e sinceramente…altro non potrebbe dare che benefici futuri. I nostri nipoti potrebbero ringraziarci.

Questa è l’unica azione sincera e meno negativa che ognuno di noi può attuare fin da subito, limitando i danni già pur crescenti ed evidenti da una scelleratezza passata senza precedenti.
Il mondo industrializzato “campa” grazie ai nostri acquisti!
Il terzo mondo “crepa” per colpa dei nostri acquisti!
Gli animali “soffrono e muoiono” per colpa nostra!
Il pianeta sta già reagendo ai cambiamenti distruttivi, tramite segnali che forse solo un cieco o un sordo umano testardo non può percepire e reagire.

Trasformare il “veganismo” (odio questa parola…) in un consuntivo economico capitalista è quanto di più sbagliato si possa fare oggi.
Creare fatturato immediato su uno stile di vita è un doppio delitto, un triplice errore.
Gli strateghi del marketing lo sanno bene, e si illudono di poter continuare nell’inganno e nella menzogna collettiva.
Profanare il concetto vegan in diritto salutare odierno è un abile mossa utile solo alle corporations alimentari, desiderose di prevenire un collasso vendite già consumato…non tanto per una maggiore consapevolezza (purtroppo), bensì per uno stallo produttivo ineccepibile e psicotico.
Del resto produrre in catena di montaggio cibo ed optionals non necessari…trascina prima o poi in un delirio collettivo scatenante e dilagante.

Non c’è una reale vera risposta o soluzione al problema…non esiste ancora.
Il tempo è il nostro unico amico probabile che non dobbiamo sottovalutare.

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