Comunità


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Il lavoro stesso oggi nel mondo occidentale è un concetto puramente schiavizzato nel termine (non parlo di terzo mondo, ora. Quello è un altro capitolo della storia umana che ha bisogno di altro spazio sufficiente al dibattito).
Schiavizzato perchè obbliga una persona ad svolgere determinate funzioni ed azioni dietro un compenso poco più che dignitoso utile solo alla più mera sopravvivenza senza arricchimento lucroso che lo inserisce in un meccanismo prettamente superficiale e sofisticato: denaro in mano per comprare oggetti e cibo industrializzato inseriti a loro volta nel meccanismo. Includiamo anche animali, nell’illegalità bambini ed organi, farmaci e armi e il gioco è fatto! Il Pil è schizzato in alto!

Tutto è merce, tutto è profitto, tutto è libero scambio capitalista.

Una sorta di piramide lobbista massonica che comanda tutto il popolo dall’alto verso la massa ignorante silenziosa.

Silenziosa, sottomessa e ubbidiente.

Come un bravo fido cane al guinzaglio chiuso in un appartamento o peggio in un canile.

Accettazione di una prigionia.

Questo siamo…

“Datemi il potere economico e governerò il mondo senza leggi che possano contrastarmi…” (più o meno disse così…)

Senza scendere in dibattiti sociopolitici o peggio socioeconomici…la nostra società moderna è tutto questo.
Moneta unica-Ordine mondiale.

Peggio sta chi il lavoro non ce l’ha o peggio chi l’aveva e ora l’ha perso. Perchè? Facile a dirsi, sta peggio lui che non si sente parte integrante del meccanismo, parte integrante del ciclo vizioso da cui è stato escluso, cacciato, ingiustamente e violentemente.
Essere coscienti del proprio stato di schiavismo è oggi il nostro finto illusorio benessere.

Come tanti automi che si alzano la mattina per svolgere sempre le stesse cose ai medesimi orari con le medesime persone…come una grande finta famiglia di cui a nessumo importa se non al datore-padrone stesso del nostro lavoro.

Il sig. Adriano Olivetti lo aveva capito anni fa: “…se il territorio era la realtà da cui questa traeva impiegati, operai, tecnici, allora al territorio bisognava restituire una quota significativa di profitti sotto forma di servizi sociali, alloggi per i lavoratori, biblioteche, asili nido, salari soddisfacenti.”

Oggi non è così, almeno non lo è nel 90% dei casi che io conosca.
La cosiddetta fabbrica-modello che non è solo di proprietà del padrone…oggi non esiste.
Anzi vige il detto: “tutti siamo utili ma nessuno è indispensabile.”
E si capisce perchè molti il lavoro lo perdono o proprio non ce l’hanno.

Questo è il fallimento del capitalismo moderno.

Dobbiamo forse considerarci parte integrante di un epoca storica fine a se stessa…come lo è stata quella romana od egizia o greca o rinascimentale.
Un epoca destinata al termine…termine utile indispensabile per la sopravvivenza umana.

Foto tratta da Olivetti Storia di un impresa.

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