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A volte non basta una poesia, alcune poche parole significative…per far capire alla gente comune quanta crudeltà possiamo causare con un semplice gesto. Pensiamo sempre che ciò non ci appartiene, che è normale comprare, cucinare e mangiare resti di animali. Ormai è diventato un luogo comune, un abitudine, una ricorrenza, una cura quasi…c’è ancora chi pensa e crede che mangiare altri esseri viventi possa giovare o addirittura guarire la nostra salute ed esistenza. Credenze popolari e falsi teorie mediche hanno rovinato la nostra vita, trasformandoci in assassini inconsapevoli.

Ci scusiamo o addiritura preghiamo ringraziando il Signore per il nostro pasto giornaliero (i più neanche lo fanno e si ingozzano in silenzio o litigano, spesso davanti alla tv che trasmette l’ultimo bollettino di guerra!).
Sono io pazzo…o quello che mi circonda è un incubo?
Non so, forse è una condanna predestinata…!


Ho cercato motivazioni e spiegazioni dappertutto…nei libri, a scuola, in famiglia, tra amici e conoscenti, tra incontri casuali e fortunati, in viaggio, nelle chiese cattoliche prima ed evangeliste dopo…ho atteso, invano, di ricevere una risposta anche solo confusa…ma niente, non ho avuto nulla. Nulla di certo e convincente, come se dovesse essere quasi un mistero ed una ovvietà macabra e terribile.

Cosa?

La morte!
Molti dicono che sia giusto che gli animali muoiano per mano nostra, che non c’è niente di male se soffrono.

C’è chi addirittura dice che non hanno un anima, non provano niente…amore, odio, vendetta o risentimento. Io penso che sicuramente non ci odiano (per lo più…) ,ci amano senza chiedere nulla, questo è vero e reale…ma da esseri presunti superiori siamo tanto inferiori da non sapere e capire i nostri errori.


La morte da sempre ci accompagna. La morte animale, la morte umana.

Sempre!

Viviamo più a lungo dei nostri antenati, godiamo di più e creiamo più oggetti meglio di qualsiasi altro uomo primitivo…sì, questo è vero…ma per cosa? Per un nostro appagamento personale momentaneo? Per sopravvivere?

Possiamo allora paragonare il nostro gusto e piacere di carne ad un bisogno di soddisfazione presente non indispensabile? Possiamo affermare che la tortura, l’uccisione e lo sfruttamento animale è pura follia moderna costruita ad arte solo per fare profitto?

Possiamo confessare le nostre pene senza essere giudicati colpevoli?

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