Una critica al veganismo multifunzionale


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Da Veganzetta.org:

“Il veganismo viene spesso promosso come un’ideologia multifunzionale. Come se l’orrore degli allevamenti non fosse sufficiente ad argomentare in favore della liberazione animale, numerose associazioni animaliste scelgono di ampliare quello che dovrebbe essere un dibattito unicamente etico, portando a sostegno del veganismo preoccupazioni di tipo ecologico o salutistico (anni fa venivano chiamati argomenti indiretti).
Avere una pelle più sana e un sistema immunitario più forte, combattere contro la deforestazione e l’inquinamento degli oceani, vengono elencati tutti come buoni motivi “per passare a veg”. Soprattutto dopo l’uscita del documentario Cowspiracy, che ha tradotto in un linguaggio accessibile al grande pubblico i dati scientifici della FAO sulla relazione tra consumo di prodotti animali e cambiamenti climatici, le motivazioni ambientali del veganismo sono diventate sempre più popolari tra gli attivisti, che frequentemente argomentano come un’alimentazione vegana sia l’unica in grado di salvare il pianeta. Strategie comunicative di tale genere sono da intendersi come speciste. Suggerire di diventare vegani per salvare il pianeta da catastrofi ambientali sottende che l’ecatombe di Animali che si consuma quotidianamente sulle nostre tavole sia un fenomeno di secondaria importanza rispetto all’insostenibilità ambientale del ciclo della carne. Per dirla con Pierre Sigler, promuovere il veganismo con motivazioni ecologiche sarebbe come suggerire di fermare un genocidio “perché produce troppo sangue e questo inquina le acque sotterranee”. Un altro dei problemi principali dell’utilizzare la retorica dell’ecologia antropocentrica a sostegno del veganismo multifunzionale, riguarda il modo in cui gli Animali non Umani vengono rappresentati. Se l’antispecismo vede negli Animali delle vittime che devono essere liberate dal dominio umano, l’ecologia superficiale non guarda all’Animale come a una vittima, ma come a un eco-mostro che mangia e beve troppo, emette centinaia di litri di metano e produce troppe deiezioni. In altre parole, in una comunicazione ambientalista specista, non si considera il fatto che la Mucca sia stata sfruttata, stuprata e ammazzata, ma semplicemente che sia vissuta e che lo abbia fatto in un modo non sostenibile. Il problema che l’ambientalismo antropocentrico si pone, quindi, non è come porre fine al dominio umano sull’Animale, ma come trasformare “l’eco-mostro” in un essere vivente eco-compatibile. Questo è un problema che ha scatenato la creatività perversa di scienziati da ogni parte del mondo – canadesi e statunitensi stanno studiando vaccini contro il metano e mangimi altamente digeribili per rendere sostenibile il ciclo della carne. In India l’Università di Veterinaria dello Stato del Kerala sta allevando le Mucche “amiche del pianeta”: Bovine nane destinate alla produzione di latte, che emettono il 90% di metano in meno di una Mucca normale. In Argentina, invece, l’Istituto Nazionale di Tecnologia Agricola è riuscito a trasformare il metano prodotto dalle Mucche in un’opportunità economica e in una nuova forma di sfruttamento. Inserendo un tubicino all’interno dello stomaco dei ruminanti e collegandolo a un sacchetto fissato sulla loro schiena, i ricercatori sono riusciti a raccogliere il metano prodotto, trasformando le Mucche in una fonte di biocarburante. Secondo gli scienziati argentini, con i suoi gas, una Mucca potrebbe essere in grado di alimentare il motore di un frigorifero. Se dunque il problema ambientale legato al consumo di prodotti animali pare risolvibile al di fuori di una dieta vegana (oltre alle ricerche sopra citate, ci sono anche studi su mangimi in grado di far crescere gli Animali più velocemente, in modo che questi utilizzino meno risorse), il problema etico è invece presente in tutta la sua drammaticità. Il caso delle Mucche indiane dimostra come l’ambientalismo antropocentrico percepisca gli Animali non come soggetti, ma come oggetti da manipolare e trasformare, mentre l’esempio delle Mucche argentine suggerisce la possibilità che un ambientalismo superficiale possa addirittura portare a nuove forme di dominio. Ed è proprio di dominio e di antropocentrismo – e non di salutismo e ambientalismo – che il movimento vegano deve parlare. L’antispecismo mira a decostruire la convinzione che gli Umani godano di uno status morale superiore rispetto agli altri Animali. Come movimento di giustizia sociale, il veganismo etico non può trasformarsi in una crociata senza alcuna ideologia il cui unico scopo sia convertire quante più persone possibili ad una dieta, offrendo ad ogni “infedele” la sua buona ragione (specista) per non mangiare Animali. Come vegani antispecisti, dunque, non stiamo combattendo una crociata, ma prendendo parte a una rivoluzione: una rivoluzione contro un sistema basato sull’oppressione, sullo sfruttamento e sulla mercificazione d’individui.”

Elisa Valenti

Per approfondire:

www.telegraph.co.uk/news/2016/05/05/india-to-fight-climate-change-with-dwarf-cows-that-rarely-break

http://intainforma.inta.gov.ar/?p=19084

 

Original post Una critica al veganismo multifunzionale

 

 

Parlare e discutere di liberazione Animale non solo è precoce, ma azzardato ed assolutamente complesso in un sistema che mercifica le vite. L’approccio salutistico, ambientalista o quant’altro di simile è la mossa più semplice e risolutiva per far capire alle persone quanto sia sbagliato mangiare carne ed affini (sbagliato in termini personali appunto). Anche perchè ciò accade ogni giorno in dibattiti di ogni genere, tra diete varie e strategie commerciali. Ovviamente non è la strada giusta per ottenere una concreta svolta o un radicale cambiamento. Sono necessari decenni, o forse più, di studio e condivisioni. L’attuale empatia non è matura abbastanza per concepire la vita altrui. Il progresso morale non è sufficientemente adeguato, essendo propriamente erede di un passato egoista e prettamente egocentrico. Da qui nasce la considerazione dell’antropocentrismo legato ad ogni pensiero ed azione. Il salutismo vegano non è altro che una direttiva commerciale appositivamente inserita dentro la speculazione, la quale ha poco da condividere con il benessere degli Animali. Lo dimostrano i casi di marketing spregiudicato a cui stiamo assistendo. Nel frattempo mangiando bio e comprando dal contadino otteniamo sicuramente un alternativa ad un mercato spregiudicato e schiacciante, ma questo c’entra ben poco con l’altruismo. Si può essere seguaci di un alimentazione 100% vegetale…e poi praticare di fatto tendenze da serial killer, o seguire un alimentazione con carne e derivati…ed essere attivi in opere solidali e benefiche. Ecco perchè il concetto salutista non sta in piedi, perchè impone a se stessi un considerazione prettamente personale ed egoista, e cioè: lo faccio per me stesso in primis, e poi di riflesso sugli altri. Ma non è così scontato, magari fosse ovvio…gli Animali da reddito vivrebbero già liberi e sani per conto loro. E poi lo stesso concetto salutista lo praticano i difensori delle proteine nobili…quindi serve a ben poco nutrirsi con consapevolezza se poi i risultati sono controversi. Abbattere un sistema capitalista che sperpera ed uccide non è cosa da poco, e certamente non tramite spot veganizzati. Basta osservare ciò che sta accadendo in tv o sui media: dibattiti squallidi e vergognosi. Ognuno difende le proprie parti ed ognuno si impone con astuzia e caparbietà…non è questa la strada giusta. Molti dicono che ogni iniziativa è utile al cambiamento, tutto fa brodo come già menzionato, ma i risultati purtroppo non sono per niente soddisfacenti. Sono aumentati i vegani e i vegetariani…ma gli Animali? Come se la passano? E’ come se si cercasse di combattere l’inquinamento con le auto a batterie, senza considerare che le stesse inquinano egualmente perchè costituite da materiali altrettanto dannosi e tossici. E’ un girare intorno senza risvolti considerevoli ed utili ad una giusta ed equa introspezione. Sostanzialmente nessuno conosce il giusto metodo e nessuno può meglio approcciarsi al cambiamento, è piuttosto una questione di equilibrio e compromesso, questo perchè si rischia di scendere in oscuri ed ipocriti radicalismi che produrrebbero un nulla di fatto. Il salutismo ed ogni pratica cosiddetta funzionale al veganismo si avvicina alla massa proprio perchè intacca il bisogno personale ed individualista di un soggetto. E’ utile ma altrettanto rischioso per gli eventuali risvolti negativi, purtroppo consequenziali perchè appartenenti ad un sistema mercificante che non risparmia nessuno…neppure i vegani.

Chi si ostina a difendere la tesi salutista-ambientalista o che dir si voglia ma, pur ammirando la caparbietà che denota attenzione e sensibilità, distoglie il fulcro della discussione in corso ovvero l’accentramento della presa di coscienza verso obiettivi personali che sono alla base dell’antropocentrismo, e cioè tutto ciò che è contrario alla liberazione Animale. Stessa cosa dicasi per altre discipline come l’ecologia, l’etologia, la biologia, la genetica, la zoologia ecc. ovvero tutte sperimentazioni teoriche pratiche eseguite dall’essere Umano a scopo esclusivamente personale e non propriamente a difesa dell’Animale. Studiare gli Animali e l’ambiente non significa tutelarli e proteggerli…spesso e volentieri tutto l’opposto. Per esempio l’olandese Nikolaas Tinbergen, nobel 1973 per la medicina, propose una sua interpretazione di una malattia psichiatrica che colpisce i bambini, l’autismo, partendo dallo studio del comportamento conflittuale di Uccelli e Pesci. Quindi? Perseguire una teoria antropocentrica tramite pratiche individualiste. Poi se vogliamo parlare di ricette, moda, tendenze e quant’altro inerente all’essere vegani allora dobbiamo trasferirci in un altro luogo che non sia questo. Niente di personale, ma qui non si tratta di fare una gara tra chi è più vegano o meno. Qui si tratta di prendere posizione e distanze su chi o cosa sta snaturando il concetto principale del veganismo che non è sicuramente quello di Greenpeace, nè Ciwf, nè Wwf…solo per fare alcuni nomi. Qui non si tratta di fare una battaglia contro chi segue degli ideali sicuramente particolari, quali sono quelli della tutela ambientale, qui si tratta di fare chiarezza ed affermare quali e cosa siano determinate convinzioni o scelte e a cosa portano. Solo per fare un esempio: in Germania le guardie forestali periodicamente uccidono i Cervi per mantenere costante il loro numero e salvaguardare le foreste, la Norvegia che tanto si dichiara ambientalista ha appena autorizzato la mattanza dei Lupi per salvaguardare le Pecore, in Danimarca la Giraffa Marius di appena 18 mesi e di sana costituzione fu abbattuta nello zoo di Copenaghen perché considerata in sovrannumero, episodio precedente al Leone di appena un anno sezionato in pubblico a scopo scientifico perchè nello zoo c’erano già troppi felini, i Conigli selvatici nei parchi di Stoccolma se troppi vengono fucilati, congelati e poi mandati fuori regione ad una centrale di biogas. E questo avviene in tutto il mondo su vasta scala, spiegando perfettamente come la tesi ambientalista-scientifica-salutista o simile viaggi di pari passo con tutto ciò che non è a favore degli Animali. All’apparenza potrebbe sembrare valida, ma di fatto non porta benefici concreti, almeno per gli Animali. Per capirci, quando la maggior parte delle persone viene a conoscenza che sei vegano-vegetariano…ti chiedono: “E allora cosa mangi?” Non ti domandano perchè lo sei, cioè il concetto e che è alla base della scelta etica, no…si interessano di bisogni personali, ovvero di necessità private e quindi lontane dall’empatia altrui, ovvero il motivo principale che dovrebbe istituire il veganismo come ideologia pacifista collettiva. Questo non avviene perchè si pongono al primo posto i propri bisogni, e con ciò non si ottiene di fatto un cambiamento nelle abitudini e soprattutto nelle consapevolezze, ovvero gli Animali continuano a soffrire e a morire nonostante nei supermercati, nei ristoranti e nelle strade si parli e si mangi vegano. In questo articolo si vuole puntualizzare come il veganismo stia prendendo un altra strada e di come, purtroppo, si stia snaturando il concetto fondamentale che era alla base iniziale: creare empatia, e non egoismo.
La psicosi consumista odierna è in realtà una giustificazione alle proprie malefatte perseguendo interessi personali: i cacciatori che dicono di amare la natura utilizzando lo sport come mezzo di distruzione, i vivisettori che squartano cavie da laboratorio per ricercare una propria scoperta illuminante, gli etologi che studiano il comportamento Animale per rifletterlo su se stessi…ecc.ecc.ecc.

A proposito di veganismo e ambientalismo “di massa”, ovvero due aspetti diversi di concepire la consapevolezza ma costituiti entrambi da un identica matrice fuorviante.

Questa è la proposta di Greenpeace:
“DOBBIAMO IMPARARE A CONSUMARE MENO E MEGLIO. COMPRA IN MODO RESPONSABILE! Ti piacerebbe mangiare pesce senza renderti complice dell’impoverimento del mare? Molte specie ittiche (come tonno, pesce spada e merluzzo) comunemente consumate in Italia, sono pescate con metodi distruttivi che danneggiano e svuotano il mare. La buona notizia è che le alternative esistono: basta conoscerle. SCOPRI LA NOSTRA GUIDA! Con le TUE SCELTE, ogni volta che fai la spesa, puoi contribuire a cambiare il mercato del pesce e premiare chi pesca in modo sostenibile: ad esempio i pescatori artigianali, che usano attrezzi con un basso impatto sull’ambiente. Inoltre, controlla che i rivenditori inseriscano in etichetta le informazioni previste dalle nuove leggi europee: provenienza, stagionalità, taglia minima e metodi di pesca.”

Fonte http://fishfinder.greenpeace.it/

Veramente molto discutibile!

 

(per leggere altri commenti cliccare sul link originale dell’articolo)

DOSSIER – Disinformazione vegan


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“E’ in atto da oltre un anno una campagna stampa probabilmente orchestrata a tavolino per creare nel pubblico paura e diffidenza verso l’alimentazione vegan nei bambini; una campagna di disinformazione che può creare gravi danni, ingenerando diffidenza dei genitori verso i medici (che i giornali dipingono come contrari all’alimentazione vegan nei bambini, mentre così non è nella maggior parte dei casi). Una campagna davvero amareggiante, perché ha come prime vittime i bambini: le paure che essa crea nei genitori rischiano di causare un allontanamento dai medici e un probabile rifugiarsi presso altri “esperti” che invece esperti non sono affatto, ma si atteggiano a guru di dottrine non basate sulla moderna scienza, bensì su vecchie teorie non scientifiche.
E questo sì può creare danni alla salute dei bambini, non certo l’alimentazione vegan! Tutte le notizie di “bambini ricoverati in ospedale a causa della dieta vegan” o che addirittura verrebbero sottratti alla potestà genitoriale per questa ragione, NON sono rispondenti alla realtà: qui raccogliamo una breve cronistoria con relative smentite, che verrà costantemente aggiornata. Praticamente in tutti i casi i pediatri che hanno seguito i pochissimi bambini ricoverati dichiarano che la dieta vegan non è affatto un problema, al contrario di quanto invece i giornali vogliono far credere. Oltretutto, se in un anno (estate 2015 – estate 2016) sono riusciti, con ostinata tendenza giornalistica al pettegolezzo, a scovare solo 5 casi in tutta Italia con le migliaia di bambini vegan o lattanti con madre vegan che ormai ci sono… già questa sarebbe una dimostrazione che l’alimentazione vegan nei bambini non presenta affatto problemi, anche qualora questi casi fossero stati reali. Per contro, ben altri sono i numeri dei bambini onnivori ricoverati in ospedale per problemi legati a una nutrizione errata. Il centro contro l’obesità dell’ospedale Gaslini di Genova riferisce di 375 ricoveri l’anno di bambini (ovviamente onnivori) con problemi legati all’obesità e in circa la metà dei casi le complicazioni sono molto gravi: ipertensione, sindrome metabolica, complicazioni ortopediche, difficoltà psico-sociali (Fonte: Obesità infantile: il centro del Gaslini è un’eccellenza nazionale, 31 maggio 2012).
375 casi in un solo ospedale di una sola città. Perché non fare un articolo per ciascuno di questi casi in tutta Italia, con titoli shock? Più che un giornale servirebbe un’enciclopedia… Invece no, lo fanno su una manciata di casi di bambini o genitori PRESUNTI vegan.

L’ulteriore aggravante è che, nonostante tutti i casi citati dai giornali si siano in seguito dimostrati infondati:

– non ci sono mai state rettifiche che spiegassero come i casi citati non fossero in realtà dovuti all’alimentazione vegan;
– tali articoli restano on-line nonostante diano notizie fuorvianti su un tema delicato come la salute dei bambini;
– in aggiunta, spesso nelle nuove bufale si citano nuovamente le vecchie come se fossero vere, a sostegno di quelle nuove.

Tutto ciò alimenta il sospetto che non si tratti di errori in buona fede.
Questo dossier vuole smascherare le affermazioni infondate che circolano sui media su questo tema, con l’obiettivo di contrastare tale pericolosa campagna disinformativa.”

 

Leggi il dossier alla pagina: DOSSIER – Disinformazione vegan: prime vittime i bambini

 

Fonte Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana – SSNV (info@scienzavegetariana.it) Rete Famiglia Veg

Le origini e le virtù del cacao


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Con questo articolo si inizia un percorso alla ricerca di alimenti buoni e sani, ricchi di nutrienti naturali e indispensabili per una buona salute.  Innanzitutto è giusto prediligere prodotti alimentari provenienti da colture biologiche e locali, meglio se non appartenenti a grossi brand corporativi. Questo per ridurre al minimo le contaminazioni da agenti esterni (ogm, pesticidi ecc.), utilizzati molto spesso per aumentare le rese (e quindi i fatturati tipici di un capitalismo moderno), per impedire la deforestazione (purtroppo usuale), e soprattutto per agevolare le piccole realtà produttive. Scegliere alimenti privi di queste logiche opportuniste è la chiave di successo per combattere la speculazione mondiale ad opera di grandi aziende che non hanno nessuna tutela verso il benessere dei consumatori, figuriamoci dei propri lavoratori. Spesso utilizzano specifiche ed astute strategie di marketing per agevolare i loro loschi profitti. A volte però per poter attingere determinate materie prime è necessario scendere a dei compromessi, a volte rischiosi e difficili da accettare. Molti di questi ingredienti infatti (come il cacao) provengono da particolari paesi che sono idonei alla loro coltivazione proprio grazie al clima e alla morfologia del terreno. La maggior parte di queste produzioni sono in mano a grandi industriali che cedono la manodopera a piccole cooperative locali, spesso a conduzione familiare, proprio per garantire costi bassi e grandi ricavi. Lo sfruttamento è praticamente dietro l’angolo, anche se gli stessi investitori garantiscono nei loro statuti massimo rispetto della legge. Nella realtà molte volte non è così…ecco perchè è sempre opportuno indagare e punire i criminali, troppe volte autorizzati da silenzio ed opportunismo.

Questa particolare divulgazione si aggiunge a “Alimentazione e salute” già presente su questo blog, ampliandola ed integrandola. Gli spunti di lettura e riflessione potranno essere prelevati da altre fonti opportunamente citate a fondo testo.

 

Origine della pianta:

“L’albero del cacao (Theobroma cacao) cresce nelle zone umide e calde della fascia equatoriale, compresa tra le latitudini 10°N e 10°S dall’equatore. La sua provenienza non è stata identificata con esattezza, ma si sa che le origini di quest’albero vanno ricercate nelle regioni tropicali del Venezuela, dell’Honduras e del Messico. Alcuni ritengono che l’albero provenga originariamente dalla foresta pluviale del Brasile, altri dal Messico, ma le prove scientifiche tendono ad indicare la valle del fiume Ulúa come la vera culla del cacao e del cioccolato. Oggi però il cacao viene coltivato con cura e passione in piantagioni presenti in tutto il mondo (ma sempre all’interno della fascia equatoriale): in Africa, in Asia e in America Latina. Oggi, l’Africa è il maggior fornitore di cacao: qui viene coltivato il 75% della produzione mondiale. Per le piccole fattorie presenti nelle decine di migliaia di villaggi africani, la coltivazione del cacao rappresenta un’importante fonte di reddito. 

Bacche di cacaoalbero del cacao

 

Coltivazione:

L’ambiente perfetto per l’albero del cacao si trova al caldo delle foreste equatoriali. I giovani alberi di cacao crescono solo a temperature tropicali sotto l’ombra protettiva di altre piante ad alto fusto, come ad esempio banani o palme. I raggi del sole cocente e i venti impetuosi sono spietati nemici di questo albero così fragile. A partire dal quinto o sesto anno di vita, gli alberi di cacao iniziano a produrre frutti e a svolgere pienamente il proprio ruolo economico all’interno delle numerose piantagioni. Tuttavia, la vita utile dell’albero del cacao è di soli 25 anni, trascorsi i quali è necessario sostituirli con piante più giovani. Dopo sei mesi le cabosse sono giunte a maturazione e, da verdi, hanno assunto una colorazione giallo-arancio. Con grande cautela per non danneggiare i rami, le bacche vengono raccolte dai lavoratori della piantagione, e lasciate maturare per qualche altro giorno dopo la raccolta. La buccia esterna viene incisa con un lungo coltello e con un movimento ben preciso, senza tagliare le fave. Tutto ciò avviene due volte all’anno.

aprire una bacca di cacaofermentazione del cacao

 

Raccolta e distribuzione:

A questo punto, la polpa contenente i preziosi semi di cacao viene rimossa dalla bacca e raccolta in grandi cesti.
Poi, i semi vengono coperti con foglie di banano e lasciati sul terreno o su dei vassoi a fermentare per un periodo che va da cinque a sette giorni, a seconda del tipo. Dopo la fermentazione, vengono sparpagliate sul terreno e lasciate ad essiccare al sole per circa sei giorni. Le fave vengono regolarmente capovolte per fare in modo che trattengano solo una minima parte del loro contenuto di acqua (± 3%). La fase di essiccazione è fondamentale per interrompere la fermentazione, ma anche per ragioni di stoccaggio. Una volta essiccate, i coltivatori di cacao portano il loro prezioso raccolto a un centro di smistamento, in cui le fave vengono classificate. Per ogni agricoltore viene aperto in due un campione di 100 fave, il cui contenuto viene classificato per attribuire al lotto di cui fanno parte un codice di qualità. Quindi le fave vengono pesate e suddivise in sacchi di iuta di 50-60 kg, che successivamente vengono sigillati per garantire la provenienza e la qualità del loro contenuto.

 

Qui di seguito alcune foto che dovrebbero rappresentare il benessere acquisito:

“Il programma ha cambiato il mio reddito e la mia vita. Ora posso fare tanto di più.”

Claude Boni Seka – coltivatore di cacao

“Ha cambiato la mia situazione finanziaria. Il reddito del cacao mi ha aiutato a costruire una casa per la mia famiglia.”

Vincent Anon Beda – coltivatore di cacao

 

Note caratteristiche:

Fin dall’antichità il cacao è stato considerato un prodotto della natura di enorme valore, tanto che i Maya e gli Aztechi lo definirono “il cibo degli dei”, viste le sue peculiarità nutrizionali e i suoi effetti sull’organismo. Da questa pianta, è possibile ricavare
sia una polvere ricca di alcaloidi (per questo classificabile come droga) e carboidrati, che
una frazione lipidica nota come burro di cacao; in base alle tempistiche di fermentazione, il prodotto derivante sarà più o meno ricco di particolarità organolettiche. Se maggiormente fermentato, viene destinato all’uso alimentare, altrimenti ad uso cosmetico. La polvere di cacao contiene naturalmente alcaloidi, come la caffeina e la teobromina (appartenenti al gruppo delle sostanze nervine), aventi entrambi proprietà stimolanti; al contempo
contiene un numero elevato di fitocomposti, come i polifenoli e i tannini, ad elevata proprietà antiossidante, e altre sostanze: proteine, carboidrati, grassi, vitamine
(in particolar modo del gruppo B), minerali come ferro (14,3 mg/100 g), calcio, potassio, fosforo, zinco; anandamide e tetraisochinoline. Proprio grazie a queste sostanze nutritive e al loro ruolo biologico positivo, il cioccolato, in particolar modo quello fondente (quello che contiene la proporzione più elevata di cacao), è considerato un “cibo funzionale”, con caratteristiche toniche, stimolanti e “antidepressive”, dimostrandosi adatto anche agli atleti e ai soggetti astenici. Al cacao sono state attribuite inoltre proprietà lievemente
diuretiche, astringenti, broncodilatatrici, cardiotoniche e vasodilatatrici: un cucchiaino di
cacao al giorno aiuta a mantenere e migliorare la funzionalità arteriosa. Da non dimenticare che il cacao e i suoi derivati sono sconsigliati in caso di ernia iatale e possono essere responsabili di reazioni allergiche e di cefalee o emicranie, ragion per cui se ne consiglia un
consumo moderato.”

 

 

Fonte www.scienzavegetariana.it – info@scienzavegetariana.it – Callebaut, coltivazione del cacao

Scelta vegetariana: significato e vari gradi


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di Stefano Severoni:

“Secondo i dati Eurispes dell’ultimo triennio, la percentuale di vegetariani e vegani si attesterebbe intorno al 6-7% della popolazione italiana. Senza in questa sede discutere sull’affidabilità o meno di tale indagine (dai risultati un po’ troppo altalenanti negli anni per essere pienamente affidabili), analizziamo i termini e i gradi di questo comportamento, che oltrepassa il regime alimentare, poiché ha implicanze anche etiche ed ecologiste.
Per iniziare, un utile strumento d’analisi ci è offerto dall’etimologia del termine stesso; nei vocabolari della lingua italiana il sostantivo maschile si ritrova in varie forme: vegetarianesimo, vegetarianismo, vegetarismo, derivazioni di vegetariano, aggettivo e sostantivo maschile, dall’inglese Vegetarian. In effetti il vocabolo vegetarianesimo fu coniato nel 1847 in Inghilterra in occasione della fondazione della Vegetarian Society per indicare chi non mangiava né carne né pesce, derivandolo, si suppone, dalla parola latina vegetus (= sano, vigoroso), per evidenziare come chi non consuma carne è in salute. Il termine fu poi adottato in Germania nel 1857 e infine in Francia nel 1875. A partire dal 1889 si parla di vegetarismo. Contrariamente a quanto molti credono, non avrebbe pertanto origine dal sostantivo vegetale, come “cibo dei vegetariani”, vegetarian non sarebbe cioè tratto dall’inglese veget(able) = vegetale, con il suffisso-arian (cfr.unitarian, trinitarian e simili). Si tratta di una neoconiazione: nell’antichità infatti si usava la locuzione abstinentia, sottointeso carnium (“dalle carni” ovvero ab esu animalium, “dal cibarsi di animali”), per indicare l’astinenza dalle carni animali, comportamento non inusuale nel mondo greco-romano. Alla base del termine vegetarianesimo/ vegetarianismo/ vegetarismo ci sarebbe quindi la sanità, il vigore prospettato da questo tipo di dieta.

Per esempio nel vocabolario etimologico del Pianigiani, risulta che l’aggettivo italiano “vegeto” (= che vien su prosperamente robusto) riprende il lat. vegetus derivante da vegeo = sono sano, vigoroso e, attivamente, spingo, eccito da una radice VAG’- che è nel sanscrito vag’-ayami = incito, risveglio, rendo alacre, gagliardo, così come in vag’as = forza, vaksami = cresco (|vaks = vag|); cfr. il lat. vigere (e anche vigor, vigesco) = ho forza, vigore, oppure augeo e il connesso greco αὔξω, dalla radice AUG- accresco, con allargamento di UG-. Pianigiani in proposito propone il parallelo con il vocabolo “igiene” dal gr. ὑγιεινή [τέχνη] “arte che conferisce alla salute”, connesso a ὑγιής “sano, in pieno vigore”, ond’anche ὑγίεια = sanità e ὑγιαίνω = sono o divengo sano, paragonabile al sanscrito og’as = forza, a sua volta da una radice UG’-, che risponde a una radice primitiva VAG. Più recentemente, alla base si postula una radice proto-indoeuropea *weg’- “essere vigoroso” sottesa sia al lat. vigil / vigeo sia a vegetus / vegeo. 

L’alimentazione vegetariana (scelta “sana, vigorosa”, quindi, fin dalla stessa etimologia) sta a indicare uno specifico tipo di dieta (dal lat. diaeta, a sua volta dal gr. δίαιτα = modo di vivere): termine quest’ultimo che erroneamente nel linguaggio comune è inteso come temporanea astinenza, totale o parziale, dal cibo, se si considera che nel latino medievale dieta indicava il giorno stabilito per l’assemblea di alcuni popoli germanici e derivava a sua volta dal latino dies = giorno, per poi passare a designare le assemblee del Sacro Romano Impero dove si trattava della guerra e della pace, della legislazione e dell’elezione del sovrano. 

La scelta vegetariana indica ogni concezione dietetica che, basandosi su presupposti di ordine non solamente igienico ma anche etico (illecita uccisione di animali), ecologista (minor impatto sull’ambiente) e spirituale (purificazione), proscrive l’uso di alimenti carnei, compresi i pesci, e reputa i cibi di provenienza vegetale (dove vegetale è ciò che si ottiene, che si estrae, dalle piante), come idonei a una completa e sana alimentazione. 

Esistono diversi gradi di alimentazione vegetariana:

• l’alimentazione lacto-ovo-vegetariana esclude solamente la carne e il pesce, cioè i carnami, ivi inclusi insaccati, frattaglie e prodotti nei quali sono contenuti tali prodotti animali, come per esempio le preparazioni con lo strutto;

• l’alimentazione ovo-vegetariana oltre a non ammettere il consumo di carnami, proscrive
pure quello di latte e suoi derivati, permettendo il consumo delle uova;

• l’alimentazione lacto-vegetariana esclude l’utilizzo di carne, pesce, uova, ma consente quello di latte e suoi derivati;

• l’alimentazione granivora prevede l’assunzione di soli cereali;

• l’alimentazione 100% vegetale o vegana prevede il consumodi cibi di origine vegetale, escludendo carne, pesce, uova, latte e suoi derivati, nonché i prodotti delle api (miele, polline, pappa reale, ecc.);

• l’alimentazione crudista prevede solo l’uso di prodotti crudi, cioè non cotti (dal lat. crudus = sanguinolento, non cotto, immaturo, crudele, dalla stessa radice del latino cruor = sangue) e può includere l’utilizzo di carne e pesce, come l’istintoterapia di C. Burger; nel qual caso si viene in sostanza a perdere la connotazione vegetariana, includendo alimenti uccisi e perdendo la valenza non violenta;

• l’alimentazione fruttariana o frugivora è adottata da chi si ciba di soli frutti, cioè dei prodotti di piante arboree come mele, pere, ciliege, pesche, arance, ecc., ma anche di frutti di piante erbacee (fragole, cocomeri, angurie, ecc.). 

La scelta vegana (termine coniato nel 1944 da Donald Watson, il fondatore della Vegan Society inglese eliminando semplicemente la parte centrale della parola vegetarian) racchiude un significato etico e supera l’aspetto puramente dietetico dell’alimentazione 100% vegetale. Essa prevede, infatti, di non utilizzare alcun ingrediente ottenuto dallo sfruttamento e uccisione di animali (per la produzione di latte e uova gli animali sono infatti sfruttati e poi uccisi esattamente come nella produzione di carne). Essa comprende anche la scelta di non utilizzare alcun prodotto di origine animale in ogni altro aspetto della propria esistenza, non solo nell’alimentazione: ossia evitare pellicce di animali per coprirsi, pelli nel tessuto di calzature, cinture e borse, lana (derivante dall’allevamento, e conseguente inevitabile macellazione, delle pecore), cosmetici che impiegano prodotti animali, e altri sistemi come la vivisezione. Prevede anche di non visitare zoo, acquari, circhi con animali e qualsiasi luogo di reclusione e sofferenze per gli animali. Il principio che sta alla base di questa motivazione è che la vita di tutti gli animali, esseri senzienti come noi, debba essere sempre rispettata anzi salvaguardata.

Circa venti secoli fa Giovenale (morto intorno al 140 d.C.) affermava che la sanità della mente dipende da quella del corpo: «mens sana in corpore sano» (Satire, X, 356). In tutti i campi e in ogni epoca storica, nel mondo della scienza, della religione, della filosofia, dell’arte, della medicina, dello sport, della letteratura, dello spettacolo, ecc., moltissime persone che hanno fatto la scelta di non mangiare animali si sono mostrate intelligenti, colte, aperte, sagge, serie, pacifiche, spirituali, tolleranti, serene. Per loro non è stata una scelta politica, una moda, un modo per mettersi in evidenza, ma una disposizione interiore, che ognuno vive con sfumature diverse.” 

Fonte www.scienzavegetariana.it – info@scienzavegetariana.it

Tutte le scuse portano al macello…


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Ciò che avviene all’interno dei macelli, o più comunemente definiti mattatoi, non è conosciuto ai più. Volutamente non viene rappresentato, nè descritto alla perfezione: terribili luoghi di morte. Oggi molti potrebbero documentarsi e farsi una ricerca appropriata per capire le varie modalità di uccisione legalizzata. Ma se si continua a giustificare il genocidio Animale, tale analisi non ha senso di esistere. Stesso paragone può applicarsi a tutti i genocidi che puntualmente avvengono in angoli bui del pianeta, ma che difficilmente vengono divulgati alle masse popolari, non tramite le opportune considerazioni. Si preferisce non vedere, tacere, non influenzare coscienze sensibili che potrebbero devastare anche le menti più rigide. Non è proficuo, non è produttivo, non è politicamente corretto. La coscienza viene assopita e le masse vengono dirottate verso coinvolgimenti pilotati atti a rappresentare un istituzione, un dogma, uno status. Tutto è più semplice da gestire se la direzione è unica.

Esiste quindi la cosiddetta dissonanza cognitiva, ovvero:

“sostenere due o più cognizioni o pensieri che risultano in contraddizione tra loro e questo genera tensione e disagio”

Come dire che ognuno è consapevole di ciò che succede, si sente coinvolto emotivamente tramite consapevolezze del tutto naturali, ma in realtà nel proprio vivere quotidiano applica varie azioni che di fatto contribuiscono al proseguimento di tali atrocità. Non capire per esempio le origini del terrorismo islamico, o la fame nel terzo mondo, o i traffici internazionali di armi e droga. Tutto sottomesso e messo da parte come se appartenesse ad altri, senza riguardo o possibilità di risoluzione. Menefreghismo a parte ci si sente impotenti e forse deboli, ma basterebbe anche un lieve consapevolezza per modificare lo stato delle cose. Il senso di colpa raramente interviene a favore di una ragionevole conversione d’abitudine, ma piuttosto si cercano ostinatamente varie scuse per giustificare il proprio operato. Gli esempi sono innumerevoli e ben noti a tutti, e molti dei quali abbastanza allegorici…inutile pertanto elencali qui. Basta solo riflettere a fondo per capire che finchè si nasce, si cresce e si vive in una società basata sulla ricerca infinita di profitto…mai nulla di considerevole potrà essere applicato alla liberazione Animale.

 

Margaret Mead disse:

“Se guardate attentamente vedrete che quasi tutto ciò che conta davvero per noi, tutto ciò che rappresenta il nostro impegno più profondo nel modo in cui la vita umana deve essere vissuta e curata, dipende da una qualche forma di volontariato.”

 

 

Foto di Laverabestia.org