Dove sono i vegani?


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Siamo davvero sicuri del cambiamento in atto? Forse è il caso di fermarci un attimo e riflettere.

 

Nel creare e condividere la petizione contro l’acquario della trasmissione ”Che tempo che fa” ho incontrato non pochi problemi: offese ”da e verso” i vegani, commenti spregevoli, negazioni…ma soprattutto rifiuti e silenzi da parte delle principali associazioni animaliste. Le conosciamo tutte ed é inutile elencarle qui. Come non serve spiegare come mai i giornali non ne hanno parlato a sufficienza (sono solo Pesci chiusi in un recipiente, non fa notizia).
É molto deludente e soprattutto preoccupante la scarsa unione tra i vari esponenti della lotta antispecista, quasi dovesse essere una gara a chi é più vegano, o chi é più famoso di ”like”. Come sempre si perde di vista il vero obiettivo in causa: gli Animali.
I Pesci detenuti nello studio Rai non torneranno mai in libertà, anche se le proteste avranno grande riscontro. Ma cercare almeno di scuotere l’opinione pubblica su un fatto così usuale, ma moralmente deplorevole, é già una mezza vittoria.
É ridicolo e deprimente creare attrito ed antipatia tra chi invece dovrebbe diffondere azioni mirate a salvaguardare le vere vittime dello specismo. Non é una guerra tra ”i vegani e il resto del mondo”, né io voglio attaccare personalmente il sig. Fazio perché nega l’evidenza dei fatti. Per carità, lui sa di essere nel giusto perché la legge lo tutela. Non esiste infatti un solo reato a carico di chi imprigiona gli Animali negli acquari, nei circhi, negli zoo…ed anche nelle nostre case. Lo Stato lo permette, e di conseguenza nessuno si pone il problema della liberazione.


Non aiutarsi quindi nella causa, perseguendo invece interessi personali ricchi di egocentrismo, é un grave danno per il veganismo. Non meravigliamoci dunque se, almeno in Italia, non stia facendo progressi sostanziali. La ragione é da ricercare nei vari gruppi distaccati e lontani tra di loro. Ed ecco perché siamo tristemente ridicolizzati come ottusi rompiballe, o come degli incapaci fuori di testa che sparano teorie strampalate. Non ci sono linee guide, e non esiste un grande movimento di riferimento. Solo quattro sparuti che non riescono neanche a fare coesione tra di loro. É un vero peccato, anche perché in questo modo non si puó pretendere che altri abbandonino la carne. Così facendo si sentiranno ancor più legittimati a non farlo ed anzi…a perseverare nell’indigestione!

 

 

Per chi volesse firmare e condividere la petizione:

Via i Pesci dall’acquario di “Che tempo che fa”.

Petizione · Direttore Rai 1 Angelo Teodoli- Via i Pesci dall'acquario di -Che tempo che fa-. @fabfazio · Change.org.clipular

 

 

 

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“fagli vedere come si uccide una Nutria”


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Da Veganzetta.org

“Un video di una violenza terribile sull’uccisione di una famiglia di Nutrie avvenuta nella campagna veneta, ricevuto dai volontari OIPA di Treviso e diffuso dal quotidiano onlineTrevisotoday. Badili, bastoni, Cani addestrati, il tutto per stanare e massacrare degli Animali contro i quali da anni è stata scatenata una guerra feroce senza precedenti. Un massacro a cui ha assistito anche un bambino per “vedere come si uccide una Nutria”.
La Regione Veneto ha “formato” ben 20.000 cacciatori e stanziato 250.000 euro di denaro pubblico, per un programma inutile e sanguinario di eliminazione fisica delle Nutrie dal territorio. Un assassinio legalizzato di Animali considerati dannosi da media e opinione pubblica, probabilmente per questo motivo gli individui protagonisti della mattanza del video si sentono legittimati, tanto da divulgarlo loro stessi.  Stanare e ammazzare a bastonate una famiglia di Nutrie con una crudeltà indicibile, aizzare dei Cani mettendo a rischio la loro vita a causa della difesa disperata delle Nutrie, far assistere un bambino alla scena per “educarlo” a come si trattano gli Animali selvatici, pare essere un’efficace valvola di sfogo delle pulsioni sanguinarie e patologiche di molti individui, che lungi dall’essere casi isolati, tentano anche di formare alle stesse pratiche le giovani generazioni.”

(attenzione: immagini violente)

http://www.trevisotoday.it/video/nutria-ammazzata-treviso-2-dicembre-2017.html

 

Original post Video: “fagli vedere come si uccide una Nutria”

 

 

La violenza fa parte della natura Umana, ciò è imprescindibile ma soprattutto non si può sottovalutare.
Da questo presupposto parte ogni sfruttamento riconducibile alla sofferenza altrui…Umana e quindi anche Animale. Se si riesce a concepire questo paradigma (pur altamente negativo) allora può essere ben chiara l’attuale situazione, ovvero il genocidio di miliardi di esseri viventi.

Via i Pesci dall’acquario di “Che tempo che fa”


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“Che tempo che fa” ha aperto la nuova stagione televisiva con una ‘novità’ per niente gradita: la prigionia di tanti Pesci in un acquario in primo piano!

Infatti sotto la scrivania del presentatore sono in bella ‘mostra’ un numero non quantificato di Pesci apparentemente ‘esotici’ (ovvero pescati in luoghi molto lontani da noi) e quasi sicuramente sono d’allevamento, derivati quindi da uno sfruttamento che implica un profitto opportunista (cioè a discapito di Animali in cattività). Un cattivo esempio che come al solito viene rappresentato dalla televisione italiana, peggio se a farlo è un servizio pubblico. Non bastavano tutti i programmi a base di ricette culinarie, divulgatori di un alimentazione spregiudicata, in cui carne e derivati fanno da apri pista ad una errata consapevolezza della vita altrui (gli Animali). Se questi sono i risultati, esposti da chi dovrebbe dare il buon esempio tramite un mezzo d’informazione valido ed efficiente, siamo ancora lontano anni luce da una profonda presa di coscienza che possa liberare la mente da radicate tradizioni reticenti a scomparire. Fabio Fazio (insieme agli autori del programma) purtroppo è solo uno dei tanti rappresentanti che contribuisce a nascondere, anzi a mistificare, la sofferenza degli esseri viventi che non hanno voce. E’ risaputo che i Pesci all’interno di un ambiente ristretto non vivono bene, e in ogni caso uno studio televisivo dotato di luci artificiali non è propenso alla salvaguardia anzi è dannoso per la loro incolumità. Certamente non muoiono all’istante, ma chi può garantire che sopravvivano a lungo? Magari lo stesso Fazio avrebbe potuto invitare un esperto in materia per tranquillizzare gli spettatori e chi ha reale interesse verso la loro salute. Ma niente di tutto questo è stato fatto! Si è perseguito incessantemente nonostante il programma in questione dovrebbe divulgare intrattenimento accompagnato da cultura e buon senso civico. In sostanza è vergognoso che anche chi solitamente consuma cibo animale non si sdegni nel vedere questo scempio! La protesta dovrebbe essere unanime e condivisibile.

Infatti molti sono intervenuti per protestare, tra cui Renata Balducci presidente dell’Associazione Vegani Italiani Onlus con queste parole: “Acquario in trasmissione? Mostrare pesci prigionieri a tutta l’Italia è una cosa senza alcun senso e anche obsoleta. La nostra realtà è indignata. Lavoriamo costantemente per divulgare il rispetto della vita in tutte le sue forme e siamo rimasti molto delusi che una trasmissione come questa, molto seguita, proponga animali in cattività a soli fini estetici. E pensare che la televisione potrebbe essere un’occasione preziosa di di sensibilizzazione alla questione animale; un amplificatore potente in merito a questioni etiche a favore di scelte più sostenibili. Invece siamo ancora fermi qui: a difendere la nostra posizione di fronte ad un palese atto di violenza e di sfruttamento.” Pier Paolo Cirillo Coordinatore AssoVegan: “Qual’è l’intenzione di Fazio e della sua redazione allestendo un acquario nello studio televisivo? Ma pensa veramente il conduttore di Rai 1 di creare un’atmosfera familiare e serena, intervistando i suoi ospiti con accanto una gabbia acquatica con dentro dei poveri pesciolini pescati in acque esotiche per far bella mostra davanti a chi non avverte più l’empatia e la sensibilità di considerarli degli esseri viventi, ma solo come soprammobili? E’ diseducativo ed incivile – incalza Cirillo – presentare una situazione di prigionia e sofferenza di animali innocenti ai telespettatori della Rai come un arredo qualunque, e valutando anche un’implicita pubblicità occulta gratuita ai costruttori e venditori di acquari!” Silvia Premoli giornalista membro del Comitato Etico AssoVegan e responsabile Ufficio Stampa VEGANOK Animal Press: “…e stigmatizzo la liceità di arredare uno studio televisivo con animali ridotti per l’ennesima volta a terribile oggetto di arredamento (non vi è bellezza dove vi è prigionia). Sono altrettanto stupita come Fabio Fazio che si fa spesso paladino di diritti, che porta alla ribalta tematiche di giustizia sociale e temi protezionisti non riesca a fare un collegamento con la questione animale che ad essi è imprescindibilmente correlata. Sono delusa che Fazio non faccia l’equazione dei pesci prigionieri in un acquario, ridotti a oggetto da esposizione con una situazione di ingiustizia e sfruttamento, e ancora non trovi analogia tra prigionia e violenza. I pesci non hanno la voce e non possono scegliere, sono stati rinchiusi in una “scatola”. Una Rete TV nazionale e un conduttore al quale si delegano argomenti legati a cultura, costume e spesso etica dovrebbero essere entrambi responsabili dei messaggi ed esempi portati al pubblico. Non possiamo impressionarci se nel 2017 anziché dare spazio a un pensiero aspecista siamo ancora con gli animali in gabbia, rinchiusi nei circhi, negli zoo e negli allevamenti, costretti a divertire un pubblico ineducato. Mi auguro che le televisioni nazionali e i conduttori si evolvano educando i cittadini al rispetto, alla sensibilità, alla pietà verso ogni forma di vita. Chiediamo che si spendano parole per perorare la causa di animali liberi, individui che hanno diritti per un futuro senza acquari, senza gabbie e senza sofferenza. Per gli animali e per le nuove generazioni hanno bisogno di un respiro di rispetto, libertà e giustizia.” Oltre alla redazione di Promiseland.it (da cui sono tratte queste dichiarazioni): “La redazione di Promiseland si unisce ad Associazione Vegani Italiani Onlus e alle loro voci nell’indignazione: mostrare animali prigionieri, ridurli a oggetto e renderli scenografia, è inaccettabile. Crediamo in un utilizzo consapevole dei media in cui sia possibile dare spazio e voce alla questione animale, in cui si promuova il rispetto di ogni forma di vita.”

In risposta a ciò Fabio Fazio è intervenuto con le seguenti dichiarazioni: “Vorrei rassicurare quanti si stanno preoccupando per i pesci. I pesci stanno benissimo, mangiano…”. Poi ha aggiunto: “Sono pesci che amano stare nell’acqua anziché su un prato. Io sono stupito, i pesci vivono nell’acqua. Sono pesci di allevamento per gli acquari. È un acquario, i pesci vivono nell’acqua”. Luciana Littizzetto, quando ha raggiunto Fazio, ha ironizzato: “Te l’avevo detto che ti avrebbero fatto un mazzo così. Ragazzi non possiamo liberarli, sono pesci d’acqua dolce. Ci sono persone che vengono qui con il termometro ogni giorno e controllano se la temperatura è giusta, se sono raffreddati, ma avercelo io qualcuno che mi ca** così tanto”.

Questa petizione ha lo scopo ben preciso di far intervenire chi di dovere per rimuovere i Pesci e collocarli in ambiente idoneo. Naturalmente essendo in cattività non potranno essere liberati, ma almeno non rappresenteranno più un cattivo esempio. Servirà da monito per chi in futuro avrà la triste idea di arredare uno studio televisivo con Animali senzienti chiusi in gabbia. Anche perchè nonostante le proteste già avviate, ed inascoltate, la beffa continua senza sosta con Fabio Fazio che interviene il 26 novembre con un affermazione a dir poco squallida, ovvero visto che era intervenuto il coro dell’antoniano ha chiesto ai ragazzi di cantare una canzone in onore dei Pesci nell’acquario: “Il coccodrillo come fa”.

Petizione · Direttore Rai 1 Angelo Teodoli- Via i Pesci dall'acquario di -Che tempo che fa-. · Change.org.clipular.png

Via i Pesci dall’acquario di “Che tempo che fa”.

Questa petizione sarà consegnata a:

  • Direttore Rai 1 Angelo Teodoli
  • Che tempo che fa
  • Fabio Fazio

 

Solo la crisi ci può salvare


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Parlare oggi di decrescita sembra prematuro e scandaloso in particolar modo mentre si sta gioendo, a furor di popolo, dell’epoca più gloriosa del consumismo.

Ma perchè è così difficile approfondire tale nuova concezione dello sviluppo, in ogni suo aspetto consequenziale, in ogni suo risvolto costruttivo, in ogni sua parte sensibile e (perchè no) sincera e spudoratamente reale? In particolar modo, in vista di una più che probabile riduzione delle risorse energetiche, perchè non si discute oggi di una nuova era moderna che sembra apparire all’orizzonte?

Immaginiamoci un mondo senza petrolio, gas, carbone e nulla che possa scaldare le nostre case e muovere l’economia mondiale (previsione per niente utopica), in cui tutto ciò che ci circonda viene messo in discussione perchè non più fabbricabile o gestibile. Ogni oggetto, azione, comportamento, farmaco, mezzo di trasporto, abbigliamento, cibo e quant’altro appartenente al nostro benessere (e malessere) di colpo diventasse opinabile. Il collasso industriale non è una novità nell’emisfero del capitalismo recente. La saturazione dei bacini d’utenza non è una previsione fantastica o un brutto scherzo dei strateghi del marketing. Sono in molti che professano teorie abbastanza realistische su quello che si prospetta in uno scenario abbastanza attendibile. Ma come attuare una tale consapevolezza senza mezzi utili e mirati, soprattutto se nell’opinione pubblica è presente una totale disinformazione?

Parlare di decrescita in un luogo che vuole diffonderla… sembra atipico ed alquanto stupido. Proprio per questo, forse, le idee e le concezioni non sono per niente scontate, e a volte è opportuno rivederle e studiarle tramite un approccio più ampio e costruttivo. Molti sono i sostenitori famosi di tale rivalutazione sociale (inutile elencarli in questo contesto). Ma chi di loro è veramente consapevole e quindi convinto di attuare una nuova fisionomia sociale? Un stravolgimento radicale nelle proprie abitudini, ovvero provare sulla propria pelle un cambiamento presubilmente utile ma che comporta rinunce a dispetto delle proprie cose, della propria auto, del cellulare, dell’abito griffato, del piatto di carne ecc.ecc. Chi vuole mangiare tutto, fregandosene della naturale ed inevitabile conseguenza che ciò potrebbe provocare alla collettività, è veramente sicuro di perseguire l’unica vera alternativa all’attuale presente? Chi pensa all’estromissione totale e completa del lusso, del vizio, dell’audacia di perseguire il successo, o la carriera e la fama, è realmente considerabile un portatore sano della decrescita?

La carne è sinonimo di gusto e sazietà, non ci sono dubbi. Questo avviene ogni giorno al fast food, alla steak house, al centro commerciale, in crociera, alle sagre di paese, a natale e – perchè no? – anche a ferragosto. Ogni ricorrenza che si rispetti è sinonimo di grigliate con carne arrosto, alla griglia, bollita, fritta, alla brace, spezzatino, al sugo, e chi ne ha più ne metta. Si può mangiare la bistecca e allo stesso modo incentivare la decrescita felice? Certo, diranno in molti, comprando porzioni di filetto dal contadino di campagna. Oppure recandosi in quel piccolo agriturismo appena fuori città. E magari aiutando anche il bravo macellaio sotto casa che acquista i suoi cosciotti di pollo in allevamenti estensivi, a filiera corta, senza antibiotici, pertanto sostenibili. Ma il business green è il nuovo filone del momento? Riesumato forse da un commecio biologico che sa di vigore stantio? Probabilmente incentivato da una maggiore consapevolezza dei consumatori? O da una riuscita stretegia mediatica?

Personalmente credo poco nella affiliazione spontanea e, vivendo in un presente altamente indottrinato, sembra plausibile che alcune scelte alimentari e comportamentali siano avvantaggiate da coinvolgimenti di massa o peggio da marketing graffianti. Ecco perchè le decisioni strettamente personali spesso non sono affidabili, e purtroppo non persistenti verso una completa assimilazione delle proprie decisioni.

Se pensiamo ai precedenti movimenti sociali, utili a ribaltare profondi e radicati dogmi del passato, non tutti sono ad oggi rientrati nella normalità di un vivere quotidiano. Il femminismo stenta ancora ad affermare le proprie posizioni, soprattutto se analizziamo i recenti fatti di cronaca. Doveva rappresentare l’anti-mascolinità per eccellenza, e si è rivelato una farsa bella e buona. L’abortismo tanto acclamato resta ancora oggi una pratica non completamente ufficializzata e sono in molti gli obiettori che si rifiutano di applicarla, incentivando tra l’altro conseguenti interventi chirurgici di dubbia efficacia e sicurezza. Come non biasimarli del resto, la medicina non è mai stata completamente libera da prodondi interessi opportunisti.

E che dire dell’antirazzismo e di ogni valoroso rappresentante? Vittime e carnefici di una lotta tramandata di secolo in secolo. Pochi risvolti positivi verso una completa cancellazione dell’odio e della violenza verso i propri simili. Immigrazione e clandestinità sono una fonte inesauribile di guadagno a discapito di poveri senza nulla, neanche la loro dignità. Si aggiunge poi anche la beffa di essere accusati perfetti parassiti attaccati alla pelle di onesti cittadini (che ipocrisia infatti affermare che l’africano a casa nostra vive meglio di noi).

E per ultimo, non per meno importanza, che dire dell’animalismo? Completo fallimento?

Di tutto lo sforzo esteso in quasi tre decenni recenti non è rimasto nulla o quasi. I circhi, ed ogni luogo di detenzione, sono ancora aperti. Le pellicce si vendono ancora grazie a noti stilisti internazionali. La caccia è ancora legale, e la vivisezione pure. E che dire della fame di carne a sbafo? No comment… si potrebbe urlare. Neanche il comunicato dell’Oms ha fermato i carnivori poveri di proteine nobili.

Quindi… come poter essere ottimisti nei confronti di un futuro realmente privo di sfruttamento e speculazione? Come poter credere ad una decrescita logica, costruttiva e magicamente benefica? Come immaginare una nuova società libera da pregiudizi, speculazioni, frodi, inganni ed ogni tipo di mistificazione?

Viviamo nella società del profitto, della sopraffazione, della prevaricazione. Non esistono certezze assolute, né soluzioni certe per abbattere il capitalismo attuale, o ogni forma di civilizzazione forzata.

La decrescita ora come ora è un mezzo, uno strumento, non tanto una filosofia di vita. E certamente non con solide basi. Ecco perchè è d’obbligo la riflessione e la condivisione.

Il progresso morale non viaggia di pari passo con l’evoluzione della tecnica, per cui aspettiamoci altri temuti risvolti negativi che potrebbero di gran lunga peggiorare la rivoluzione in atto. A meno che non si voglia continuare ad impersonificare simbologie astratte poco coerenti con l’attuale presente.

A voi la scelta, a voi la libertà di interpretare.

 

E per non avere dubbi o interpretazioni errate è meglio leggere ed approfondire un testo abbastanza veritiero e coerente con l’approccio in questione.

“Basta con la follia della crescita! Siamo noi i principali artefici del nostro destino, oppure le scelte che ci riguardano dovranno sempre essere delegate ad altri?”

E’ ciò che Andrea Strozzi e Paolo Ermani vogliono far capire ai consumatori, ovvero i veri responsabili di tale crescita smisurata. All’interno del libro si affronta un analisi attenta e misurata che vuole mettere sotto esame l’attuale sistema economico, politico e, di conseguenza, sociale. Il mito del PIL, il sogno americano, l’egocentrismo con cui si affrontano le tematiche quotidiane. Tutta una serie di aspetti che inevitabilmente stanno portando l’umanità intera verso il collasso.

 

Solo la crisi ci può salvare

Stop (parziale) alla sofferenza


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Di Annamaria Manzoni:

“Per gli psicologi: STOP (parziale) DEGLI ANIMALI NEI CIRCHI
Oggi mi sento di condividere questo obiettivo raggiunto, per quanto parziale e pur con tutti i limiti del caso, con gli AMICI PSICOLOGI che hanno sottoscritto il mio Documento sulle valenze antipedagogiche di tutti gli spettacoli che abusano di nonumani (WWW.annamariamanzoni.it Documento Degli Psicologi). Il documento ha avuto amplissima diffusione, è stato citato da molte associazioni in vari contesti, portato a testimonianza di un cambiamento di paradigma, tradotto in inglese e in francese da Eurogroup for Animals per diffonderlo in Europa. Non ha mancato di suscitare reazioni per nulla rassicuranti da parte dei circensi, anche a livello di attacchi diretti e personalizzati: a maggior ragione, sono quindi tanto riconoscente ai colleghi che hanno insieme a me accettato di esporsi in prima persona. Con maggiore forza della nostra, data la loro compattezza nella federazione europea, anche la categoria professionale dei veterinari si è espressa esplicitamente e da tempo nella stessa direzione, parlando dei circhi come portatori di una visione distorta del rapporto uomo-animale: proprio su questo rapporto, in tutte le sue implicazioni, siamo prepotentemente chiamati ad intervenire.
Un grazie di cuore per avere messo generosamente la propria professionalità al servizio di un atteggiamento solidaristico nei confronti dei più deboli, rispetto al quale ancora tantissimo abbiamo da dire e da fare.”